di Spoleto del 1964. Falsa nella narrazione con eventi di valore strategico molto dubbi e stradiscussi tanto da indurre il cte alleato Gen, Alexander a lanciare un proclama nel dicembre 1944 ove si invitava le forze partigiane dal desistere dalle loro azioni di guerriglia in quanto assai spesso contrastanti con la strategia degli eserciti regolari, di poi un comando fortemente egemonizzato dal Partito Comunista e quindi operante per obiettivi politici di parte, anzi di partito, e infine, elemento che solo pochi (vedi Giampaolo Pansa) hanno cercato di mettere in luce, un intento strettamente vendicativo, assai spesso con motivazioni del tutto personali, che ha fatto decine di migliaia di vittime, del tutto da estrapolare a fattori bellici, di cui irrilevanti sono i dati di riscontro. Insomma una resistenza che di resistente ha molto poco, per non parlare di una alea di spirito guerriero che ha una indicizzazione di caduti e feriti irrilevanti, ascrivibili piu' ad azioni di polizia e ritorsione che ad azioni di combattimento effettive, Ci si provo', nel dopoguerra, specie negli anni sessanta quando le forze di sinistra si fecero piu' pretenziose a stabilire un ideale nesso tra Resistenza e Risorgimento, ma in verita' nell'immaginario collettivo della nazione tale connubio non e' mai passato. Questo in verita' non perche' vi e' come sembrerebbe di primo acchitto una troppa vistosa sproporzione di valori e ideali tra i due mementi storici, quanto perche’ quella stessa sinistra che aveva caldeggiato la cosa si cominciava a rendere conto negli anni ottanta e novanta con la critica storica fattasi piu’ profonda e articolata che anche il Risorgimento era un movimento che aveva magagne grosse come una casa, anzi come intere citta’ - vedi il film Bronte, le revisioni sulla Impresa dei Mille, ed ancora il ruolo dei Rotschild nel finanziare il massone e faccendiere degli inglesi Conte di Cavour, l’altra faccia del fenomeno del cosidetto Brigantaggio nel sud italia che impegno’ le forze armate del nuovo Regno assai piu’ di quelle impiegate in tutte le campagne contro l’Austria. La Resistenza non era una mammoletta, ma il Risorgimento con cui era stato tentato l'accostamento, era forse addirittura peggio: se sulla prima pesava l'influenza di un partito, quello comunista e una troppo spiccata partigianeria, sul secondo si stendeva l'ombra della massoneria e gli interessi di una potenza straniera l'Inghilterra, che aveva fatto dell'inganno e della mercificazione l'emblema del suo potere . La perfida albione, la nazione bottegaia come l'aveva definita Napoleone, si ripresentava sul panorama nazionale questa volta affiancata dalla sua degna erede, gli iper consumisti e capitalisti per eccellenza ovvero gli Stati Uniti d''America : quell'Isola piu' grande che il filosofo e geo-politico Carl Schmitt aveva indicato come naturale raccoglitrice dello spirito commerciale e quindi bottegaio inglese, ecco qui si che poteva allacciarsi una qualche associazione, dove a ben vedere il nostro Paese, l'Italia era sempre nella parte del complemento oggetto, la nazione da sfruttare da farci esperimenti, dal dominare tramite l'interesse economico : una terra di conquista per farne appunto una propaggine di bottega, una terra non di bottegai in quanto padroni di bottega, ma semplici garzoni . Ecco l'Italia che noi , gente che non si contenta delle narrazioni di comodo e di parte-partito, ottanta anni dopo, siamo chiamati a non festeggiare
il nome è ripreso da un vecchio locale di Praga Solidni Nejistota dei primi tempi dopo la liberazione dal comunismo
venerdì 25 aprile 2025
80 ANNI DI MENZOGNE
di Spoleto del 1964. Falsa nella narrazione con eventi di valore strategico molto dubbi e stradiscussi tanto da indurre il cte alleato Gen, Alexander a lanciare un proclama nel dicembre 1944 ove si invitava le forze partigiane dal desistere dalle loro azioni di guerriglia in quanto assai spesso contrastanti con la strategia degli eserciti regolari, di poi un comando fortemente egemonizzato dal Partito Comunista e quindi operante per obiettivi politici di parte, anzi di partito, e infine, elemento che solo pochi (vedi Giampaolo Pansa) hanno cercato di mettere in luce, un intento strettamente vendicativo, assai spesso con motivazioni del tutto personali, che ha fatto decine di migliaia di vittime, del tutto da estrapolare a fattori bellici, di cui irrilevanti sono i dati di riscontro. Insomma una resistenza che di resistente ha molto poco, per non parlare di una alea di spirito guerriero che ha una indicizzazione di caduti e feriti irrilevanti, ascrivibili piu' ad azioni di polizia e ritorsione che ad azioni di combattimento effettive, Ci si provo', nel dopoguerra, specie negli anni sessanta quando le forze di sinistra si fecero piu' pretenziose a stabilire un ideale nesso tra Resistenza e Risorgimento, ma in verita' nell'immaginario collettivo della nazione tale connubio non e' mai passato. Questo in verita' non perche' vi e' come sembrerebbe di primo acchitto una troppa vistosa sproporzione di valori e ideali tra i due mementi storici, quanto perche’ quella stessa sinistra che aveva caldeggiato la cosa si cominciava a rendere conto negli anni ottanta e novanta con la critica storica fattasi piu’ profonda e articolata che anche il Risorgimento era un movimento che aveva magagne grosse come una casa, anzi come intere citta’ - vedi il film Bronte, le revisioni sulla Impresa dei Mille, ed ancora il ruolo dei Rotschild nel finanziare il massone e faccendiere degli inglesi Conte di Cavour, l’altra faccia del fenomeno del cosidetto Brigantaggio nel sud italia che impegno’ le forze armate del nuovo Regno assai piu’ di quelle impiegate in tutte le campagne contro l’Austria. La Resistenza non era una mammoletta, ma il Risorgimento con cui era stato tentato l'accostamento, era forse addirittura peggio: se sulla prima pesava l'influenza di un partito, quello comunista e una troppo spiccata partigianeria, sul secondo si stendeva l'ombra della massoneria e gli interessi di una potenza straniera l'Inghilterra, che aveva fatto dell'inganno e della mercificazione l'emblema del suo potere . La perfida albione, la nazione bottegaia come l'aveva definita Napoleone, si ripresentava sul panorama nazionale questa volta affiancata dalla sua degna erede, gli iper consumisti e capitalisti per eccellenza ovvero gli Stati Uniti d''America : quell'Isola piu' grande che il filosofo e geo-politico Carl Schmitt aveva indicato come naturale raccoglitrice dello spirito commerciale e quindi bottegaio inglese, ecco qui si che poteva allacciarsi una qualche associazione, dove a ben vedere il nostro Paese, l'Italia era sempre nella parte del complemento oggetto, la nazione da sfruttare da farci esperimenti, dal dominare tramite l'interesse economico : una terra di conquista per farne appunto una propaggine di bottega, una terra non di bottegai in quanto padroni di bottega, ma semplici garzoni . Ecco l'Italia che noi , gente che non si contenta delle narrazioni di comodo e di parte-partito, ottanta anni dopo, siamo chiamati a non festeggiare
martedì 8 aprile 2025
IL CONTESTO DEL SOGNO
Il sogno ha un suo contesto, ecco questa e’ una cosa che nessuno neppure Freud aveva scoperto, intendendosi per contesto un qualcosa di sottostante al suo manifestarsi, tipo il muoversi in relazione a fatti, circostanze, ambienti, un qualcosa che fa da riferimento a quanto va verificandosi nella particolare narrazione del sogno che non e’ affatto uniforme ne’ tantomeno inseribile in uno spazio/tempo, perlomeno lo spazio/tempo organizzato secondo la nostra logica aristotelica, quella dei ferrei principi di identita’, non contraddizione e terzo escluso. Be’ scontato che sia così! fin qui nulla da obiettare, e’ ovvio che in un mondo governato dalla coscienza vigano le leggi di tale coscienza quelle fissate dai meccanismi di condensazione e spostamento sanciti dalla retorica del linguaggio ovvero la metafora e la metonimia e quindi i principi della logica, essendo il sogno un prodotto non della coscienza, ma di quello che abbiamo convenuto chiamare inconscio, e’ ovvio che ci siano delle altre regole di funzionamento. Altre regole, ma altrettanto presupponesti anche se nel meccanismo non logico dell’inconscio , questo appai spesso contraddittorio, strambo, del tutto, e’ il caso di dirlo : illogico. Ho detto anche in altri scritti, che ci sono una ridda di sogni, e in ognuno v’e ‘ sempre una contestualizzazione del sognatore rispetto ad un ambiente che però non riconosce, ma che sempre e’ dato per scontato e tale contestualizzazione puo’ a volte prendere gli elementi della sua rappresentazione dalla realta’ cosciente, oppure fare completamente a proprio arbitrio, stravolgendo panorami, indicazioni e quant’altro, quasi a volerci costringere ad un lavoro di affinamento che spesso e volentieri e’ del tutto arbitrario , come d’altronde la stragrande maggioranza delle cose che attengono al mondo dell’inconscio e quindi dei sogni. Una delle teorie che affianco piu’ volentieri al testo canonico di Freud L’interpretazione dei sogni e’ quella dell’inconscio come insiemi infiniti e della sua “bi-logica” dello psicoanalista cileno Ignacio Matte’ Blanco che funzionerebbe non per associazione e identita’, ma piuttosto per trasposizione di classi di appartenenza di significati e per simmetria, contraddicendo quindi vistosamente l’impalcatura tradizionale della coscienza. La assoluta simmetria del funzionamento dell’inconscio che e’ in grado di attraversare tutte le classi categoriali di appartenenza, per questo autore difatti fa da correttivo alla supposta linearità della coscienza, una linerialita’ solo per analogia che infatti e’ del tutto assente nell’inconscio proprio come la negazione come aveva giustamente rilevato Freud : i famosi sillogismi aristotelici “Socrate e’ un uomo , socrate e’ mortale, tutti gli uomini sono mortali” le asserzioni più accreditate del pensiero “Lucio e’ padre di Mario, Mario e’ il figlio di Lucio” diventano in presenza della bilogica e della simmetria proprie dell’inconscio, che come Lucio e’ padre di Mario così Mario lo sara’ di Lucio e questo vale anche per il contesto: noi con la coscienza non conosciamo o perlomeno non distinguiamo il contesto del sogno dalla narrazione , magari sono a Roma, lo dico espressamente e sto invece passeggiando per Ponte Carlo a Praga , l’ufficio in cui mi trovo a lavorare somiglia a quello di quando ero impiegato in Banca, ma e’ invece la sede di una impresa di costruzioni . La perfetta simmetria del funzionamento dell’inconscio gioca di questi scherzetti, che quindi al risveglio ti fanno solo scrollare le spalle, ma non ti dicono un’acca del loro presunto significato e o significante (ho proprio l’impressione che l’inconscio se ne fotta della bella, sia di Saussure, sia di Lacan) Questa teoria di un inconscio come insiemi infiniti di Matte’ Blanco con la sua bi-logica e la perfetta simmetria delle rappresentazioni giocano una parte di tutto rilievo nella simbolizzazione dei sogno che non e’ vero che e’ assurda e de-contestualizzata, e’ invece perfettamente coerente, e palesa continuamente l'appartenenza con un contesto di fondo, ma lo fa con e in un altro sistema che non e’ quello cui siamo avvezzi a interpretare con la nostra coscienza che e’ poi a ben vedere un chiaro derivato del linguaggio come sostiene Julian Jaynes nel suo “il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza”. Un altro punto di vista, che si aggiunge a queste osservazioni sul funzionamento dell'inconscio e’ quello che vanno ripetendo da decenni i fisici quantistici a cominciare da Einstein ovvero valutare più punti di vista un po' alla maniera del "principio di indeterminatezza" di Heisenberg, e di certo considerare la posizione dell'osservatore e neppure una sola, ma molte altre, molteplici, forse infinite come gli insiemi di Matte’ Blanco o i multi universi di Everett/De Witt , dove il termine “multiverso” ha riferimento con il principio che una misurazione di una proprietà di uno stato quantistico abbia come conseguenza la divisione della storia dell'universo in molti mondi distinti, ciascuno dei quali caratterizzato da diversi risultati della misura. Alla stessa considerazione era gia’ arrivato anni prima, nel 1948 il geniale Richard Feynman, che in tale anno appunto ideo’ il suo “integrale sui cammini” che puo’ essere anche esso invocato per dare credito ad una scelta di possibilita’ in merito a percorsi temporali che soggiacciono ad un impiego di numeri immaginari (proiezioni di negativi) e al solito simbolismo dell’inconscio che potrebbe dare quella modalita’ di coniugazione al futuro anteriore (ovvero quel “sara’ stato” che da forza ad un “ad-venire” in virtù delle considerazioni di una tradizione da ripercorrere ed impiegare come distinguo in quel composito processo che hanno chiamato storia) . Integrale sui cammini significa dunque possibilita’ piu’ che altro inconsce secondo la formulazione originale di Feynman di avere piu’ mondi ognuno per un cammino, e questo ha molta moltissima corrispondenza con la contestualizzazione dei sogni che quindi esulerebbe dal calcolo dell’integrale secondo il meccanismo logico della coscienza, ma non da quello simbolico e quindi oltre il conscio, del simmetrico per ognuno dei possibili percorsi dove nella proiezione convengono tutte le possibilita’, quella di un percorso di arrivare alla galassia di Andromeda e ritorno, ma anche quella di girare attorno al comodino della mia camera da letto e ripresentarsi. Il fatto che la nostra coscienza abbia scelto un solo percorso quello della logica linguistica tra metafora e metonimia, ovvero condensazione e spostamento dei concetti, non significa affatto che questo sia l’unico percorso, anzi...
venerdì 21 marzo 2025
SPECCHIO DELLE MIE BRAME ( o DEL DESIDERIO)
"Conviene sempre indugiare sulla riflessione" lo hanno detto in molti, soprattutto uno psicoanalista Jacques Lacan che sull’oggetto concreto, il mezzo con il quale otteniamo la immagine della riflessione, ovvero lo specchio, ha fatto, per sua stessa ammissione l’ingresso nel mondo della psicoanalisi “ho fatto il mio ingresso nella psicoanalisi con uno scopino…”(si ha detto proprio così: uno scopino) “che si chiama stadio dello specchio” Nel l936, difatti nell’ambito del Congresso di Marienbad, Lacan aveva presentato un suo intervento intitolato “Le stade su miroir. Théorie d’un moment structurant et génétique de la constitution de la réalité conçu en relation avec l’expérience et la doctrine psychanalytique” e questo già di per sé rappresentava un tentativo di fare il punto sulle molteplici istanze a proposito della costruzione dell’identità personale, che in quel periodo con Freud ancora vivo, ma messo un po’ da parte nel consesso psicoanalitico per le sua ben nota revisione dellateoria della Libido e la scoperta di un istinto o pulsione di morte, era alla ricerca di una qualche nuova concezione che potesse fare da contraltare alla seconda topica dell’inconscio e alle ultime conclusioni freudiane. Lo specchio in quanto luogo della riflessione era appunto uno di questi elementi e questo vale poteva valere anche quando lo specchio non era ancora stato inventato o per permetterselo ci volevano 7 anni di grandi sacrifici economici: la superficie di un ruscello, come ci rende fin troppo edotti Narciso, un vetro opacizzato, un pavimento tirato a…..eh si!!!!… specchio! ….“Specchio delle mie brame…” dice la matrigna di Biancaneve “chi è la più bella del Reame?”” Lo specchio “riflette” ma lo fa assai spesso appropriandosi dell’altro significato semantico connesso a tale verbo: riflette si l’immagine, ma anche il pensiero, e quello si sa, va ben oltre quel che appare: gli anni che passano per l’odiosa matrigna e il paragone impietoso con la fresca nipotina, così come la linea del naso nel romanzo di Pirandello “uno, nessuno e centomila” Lo specchio riflette l’immagine, ma anche quello che fa seguito all’immagine, e questo può ingenerare conseguenze inaspettate. Logico e naturale che dello specchio se ne sono occupati in parecchi, trovandoci sempre qualche cosa di ambiguo, di estremamente pericoloso, come Narciso ci ha insegnato e tutto sommato lo stesso Freud sottende quando individua quella famosa e controversissima “pulsione di morte” - cosa c’è dietro l’ultima superficie della riflessione, cosa c’è oltre? Freud è stato il primo che non ha avuto il coraggio di andare quell’oltre: mancando di identificare la morte con la figura di Narciso, ha perduto l'occasione di trovare un ben diverso referente da quel forzato Edipo come soggetto di desiderio sicchè le arditissime tesi di Al di là del principio del piacere rimangono sempre un po’ zoppe, claudicanti proprio sul tema cardine del desiderio: da qui anche il fatto che alla parola “specchio” poeti, romanzieri, filosofi e soprattutto psicoanalisti, abbiano sempre avuto paura di indentrarsi in un sorta di campo minato, dove quello che è, non è sempre quello che sembra e viceversa: massima ambiguità e poliformità non solo di immagine, ma anche di pensiero, di idee, che spesso e volentieri sono parecchio al di là della riflessione. Lacan aveva un po’ aggirato il problema, facendo dello “stadio dello specchio” una sorta di epistemologia metodologica della identità umana, ovvero un qualcosa che consiste nel riconoscimento da parte del bambino nella sua immagine speculare, cosa che grosso modo si verificava nel periodo che va dai sei a diciotto mesi, quindi in un periodo in cui la formazione sia psichica che motoria è ben lungi dall’essersi definita. L’assunzione della propria immagine come propria, provoca nel bambino dice Lacan, uno stato di giubilo, tuttavia, quell’immagine, che nello specchio appare completa e unitaria, è discordante con lo stato d’insufficiente coordinazione motoria che caratterizza l’infanzia in quel periodo, nonché con la nonpadronanza del linguaggio. Il riconoscimento della propria immagine costituisce una vera e propria identificazione, nel senso che provoca una trasformazione soggettiva. Nella prospettiva di Lacan, la nozione di “stadio dello specchio” non ha niente a che fare con un vero stadio, nel senso di “fase”, né con un vero “specchio”. Lo stadio diventa un’operazione psichica, ontologica, a partire dalla quale si costituisce l’essere umano in un’identificazione In francese, “Io” si può dire Je oppure Moi. Per Lacan, il Je fa riferimento al soggetto dell’inconscio, il Moi, invece, allude all’istanza psichica che si costituisce a livello immaginario; In quanto poi alla gioia giubilatoria con cui il bambino riconosce l’immagine riflessa come sua, Lacan pone l’accento su questa illusione di completezza e unità, che non ha effettivi riscontri sulla realtà, e dice la famosa frase “”lo specchio dovrebbe attendere un tantino, prima di riflettere” perché come ci insegnano anche i più antichi testi dell’umanità, l’Iliade in primis, la originaria percezione che l’uomo ha di se stesso è divisa per parti e non unitaria “il piè veloce Achille, Atena dalle bianche braccia, il ceruleo occhio di Afrodite, financo il multiforme ingegno di Odisseo; quindi costituito in questo modo, l’Io è, di fatto, la sede di un misconoscimento, poiché l’immagine che lo specchio rimanda dà l’illusione di unità e di padronanza, ma di fatto ’Io si costituisce fin dall’inizio come identificazione di un Io ideale e come ceppo di tutte le successive identificazioni secondarie". Si capisce da queste succinte note, che tipo di importanza abbia lo specchio a livello psichico e anche comportamentale, tanto da poter essere considerato come un punto di inizio della struttura soggettiva di ciascuno di noi, non aliena però da problematiche legate appunto sia alla riflessione che all’identificazione, sicchè si fa ritorno sia a Biancaneve, che al naso di Pirandello e ben presto si passa ad investire non solo la struttura soggettiva, ma anche quella delle relazioni interpersonali, e questo anche nell’arte più moderna il cinema, che sullo specchio gioca molteplici dei suoi registri, dal sequel di spazi interni nel film di Resnais “l’anno scorso a Marienbad” forse solo casualmente con accenno al luogo dove la teoria di Lacan venne la prima volta enunciata o addirittura citato espressamente già dal titolo “come in uno specchio”
dal grande Ingmar Bergman. Psicoanalisi, cinema e anche tutte le altre arti, sono tutte in qualche modo coinvolte nella definizione dello specchio, che quindi non è solo una fase, sia pure della rilevanza di quella quasi dell’inizio, ma investe tutto il nostro essere nelle varie sequenze della vita e soprattutto si pone a ultimo diaframma della morte andando a coincidere col desiderio
dal grande Ingmar Bergman. Psicoanalisi, cinema e anche tutte le altre arti, sono tutte in qualche modo coinvolte nella definizione dello specchio, che quindi non è solo una fase, sia pure della rilevanza di quella quasi dell’inizio, ma investe tutto il nostro essere nelle varie sequenze della vita e soprattutto si pone a ultimo diaframma della morte andando a coincidere col desiderio
lunedì 17 marzo 2025
IL CAMBIAMENTO DA ANALOGO IO
Una cosa e' certa , grosso modo tremila anni fa qualche cosa di veramente epocale a livello geo politico, ma sopratutto a livello di struttura cerebrale umana e' cambiato. Si sono anche addotte delle entita' improvvisamente scomparse, che hanno quindi avrebbero propiziato la nascita di una coscienza ovvero un analogo io costruito su base linguistico/metaforica che poneva del tutto superfluo il meccanismo neuronale delle voci degli dei come trascinamento metonimico di significanti? ma possibile che queste raffinatissime stringhe di energia non avessero contemplato l’eventualita’ che ad un certo punto il cervello della parte sinistra della loro …non chiamiamola proprio creazione, ma insomma… “co-istruzione”, non arrivasse a costituire una metafora-io, che si rende conto di essere in situazione con l’ambiente e quindi pensa, con la logica conseguenza che qualche millennio piu’ tardi ci sara’ chi asserira’ convinto….” dunque sono” ???? O magari all’esaurimento del compito che era emerso impellente per tali entita’ e quindi al loro conseguente venire meno senza curarsi troppo di quello che sarebbe successo alle loro manipolazioni genetiche? Noi poi datiamo il loro abbandono a tremila anni fa, ma potrebbe essere molto, molto piu’ arcaico, cinquemila, diecimila anni fa, forse anche ventimila; difatti cosa ci dice che l’uomo non abbia continuato a coabitare con le voci allucinatorie oramai saldamente assimilate nell’emisfero destro del proprio cervello, assolvendo tutte le necessita’ del vivere, compatibili col proprio ambiente? Le voci non erano piu’ dirette come un tempo, la soglia di stress per provocarla si era fatta molto piu’ alta, magari abbisognavano di persone particolari per essere interpretate, ecco ad esempio Jaynes nel suo celeberrimo libro "Il crollo della mente bicamerale e l'origine della coscienza" vero e proprio riferimento costante di tutti i miei scritti, cita i due poemi dell’Iliade e dell’Odissea per sottolineare una forte differenza non solo di stile di scrittura, di ambientazione sociale, di costumi, ma anche di struttura mentale dei protagonisti nelle rispettive narrazioni: nell’Iliade la voce e persino la presenza del dio, e’ giustappunto sempre diretta, immediata, senza alcun intermediario; al contrario nell’Odissea ci sono una pletora di auguri, di sibille e anche gli dei incedono sempre al travestimento o alla sostituzione con un personaggio familiare del personaggio cui vogliono comunicare. L’eta’ dell’oro o comunque la si voglia chiamare, non da’ alcuna certezza, così come non danno certezze le modalita’ dei comportamenti degli umani e di questa sorta di entita’ che potrebbero anche configurarsi come stringhe energetiche in accordo tra di loro come le corde di un violino su alti e bassi di determinate frequenze, la cui melodia risuona ai due spettri di polarita’ per una misteriosa simmetria. Di concreto, di carnale c’e’ pero’ la corporeita’ umana che in effetti come per magia e soprattutto d’improvviso, risulta abissalmente differente rispetto a tutti gli altri esseri viventi del pianeta, anche quelli con i quali si vorrebbe stabilire una certa affinita’. come diceva un antropologo “e’ come se con l’uomo, l’evoluzione che fino ad un certo punto disegnava una linea diritta in lieve anche se costante rialzo, di colpo si impenna ad angolo retto sfrondando tutti gli schemi precostituiti” Tutti i famosi dilemmi della storia umana concorrono a questa tesi : l’anello mancante, l’assoluta mancanza di indizi che confortino una naturale evoluzione, l’elemento mare come sorta di demarcazione sulla fisicita’, i misteri sulla nascita repentina di tutte le piu’ celebrate civilta’ , le lampanti discrasie su certi assiomi legati al tipo di organizzazione sociale, tipo quello evidenziato in un precedente articolo di questo stesso blog (l’uomo primitivo non ha mai abitato le caverne) ed infine la stessa aleatorieta’ del termine uomo primitivo e la questione sempre aperta sulla sua origine di cui la presente e’ solo una delle tante , che cerca di non mancare come informazione, giustappunto Esiodo, gli Yuga degli Indu’, Darwin, Lamark, Guenon, Evola, Biglino, piu’ qualche nuova aggiunta tipo la teoria della mente bicamerale di Julian Jaynes e in ultima analisi un apporto sul serio e il faceto di un bel po’ di fantasia . Ecco che ci facciamo improvvisamente propositivi e dismettiamo qualsivoglia cautela nei termini di possibile riscontro spazio/temporale, diamo per scontato, o quasi, una narrazione che, ripeto intraprende da questo punto un percorso alquanto fantasioso, o magari diciamo immaginario, come i numeri che tanto apporto hanno dato al calcolo infinitesimale, proiezioni di negativi, come ad esempio i -1, -2, -3….-n sotto radice quadrata: venendo meno gli impegni sul pianeta le entita’ dovettero allentare il controllo delle allucinazioni e subito si resero conto che tale diminuizione di una funzione cerebrale ampliava quella dell’emisfero opposto, ovvero difficolta’ di metonimie, cioe’ trascinamento di significanti a favore di un proliferare di condensazioni metaforiche di cui per conseguenza ecco cominciare a far capolino la metafora-io: non così immediata e repentina, ma insomma sempre piu’ frequente, in primis tra la gente di mare la cui navigazione su barche ed in mezzo a sconfinate distese d’acqua poneva giocoforza delle situazioni del tutto inusitate cui le famose voci non erano in grado di dare una soluzione così immediata: anche Jaynes e’ dell’idea che le prime formazioni di un analogo io, cioe’ di una coscienza, dovettero manifestarsi in popoli dediti a lunghi viaggi di mare, quali ad esempio i Fenici. Abbiamo visto il grado di violenza, di devastazione, che comportarono le prime manifestazioni di questa coscienza: mai e poi mai nei millenni di mente bicamerale si era vista tanta crudelta’, tanta sistematica voglia di aggredire, di conquistare , tanto desiderio di sopraffazione di altri esseri umani. Di certo le entita’, che attenzione erano oramai in procinto di abbandonare la loro frequentazione del pianeta, dovettero riflettere sulle motivazioni di questa esplosione di violenza nei loro, un tempo, docili pupilli. Un qualcosa di assolutamente imprevisto “colpa di questa dannata metafora che l’emisfero linguistico ha fatto di se stesso in relazione al contesto” dovette dire qualcuna delle entita’, non ovviamente con parole, ma con frequenze di stringa, per molti versi simili, come abbiamo detto a melodie ingenerate dalla tensione di corde di violino. “cosa si piò fare?” “e cosa vuoi fare? oramai stiamo rientrando della nostra dimensione in altro universo. Probabilmente non avremo mai piu’ niente a che fare con questo pianeta, cosa ci importa? lasciamoli scannare da soli, vedi bene che dispongono tutti di quella dannata metafora-io che li fa essere così rabbiosi, così crudeli, ed in stretta correlazione le difficoltà e la conseguente frustrazione, che il loro stato gli ha imposto: i peggiori tra di loro, quelli che vanno sempre alla ricerca di nuove conquiste di terre, di gente da dominare, da schiavizzare , sono quelli difatti che sono nati e cresciuti in territori brulli, aridi, con poche risorse, dove ogni cosa dal cibo, a certe comodita’, agi, persino divertimenti , erano di difficile reperimento. “noi ce andiamo “ fece un’altra entita’ “ e lasciamo un pianeta dove praticamente in ogni angolo, c’’e’ una guerra, uccisioni, eccidi , stupri, saccheggi” “.
lunedì 10 marzo 2025
I PRINCIPI DEL RITORNO
Il ritorno ad una Eta' dell'Oro di questo nuovo capitolo della storia umana, che il ritorno di Donald Trump sembra stia apparecchiando con velocita' SUPERSONICA , dovrebbe essere accompagnato, come suggerivo in un articolo di qualche giorno fa in un altro blog, per la precisione "lapasseggiatadellecattive.blog.spot.com" da un riferimento costante a quanto di meglio espresso dalla ragione umana nel corso dei millenni, cioe' anche dalla sua tradizione , scartando tutto cio' che ha portato male e distruzione e cioe' guerre, carestie, giochi di potere, speculazioni economiche, eccessivo riferimento al denaro, al commercio, al profitto personale, al progressismo incondizionato, al poco distinguo alle specificita' delle comunita' umana. Ho piu' volte osservato che tutto questo coacervo di malignita' e devastazione e' perfettamente ascrivibile all'affermarsi della coscienza come modalita' specifica di interazione con l'ambiente naturale e con il contesto sociale: la coscienza questo derivato del linguaggio articolato impostosi non piu' di tremila anni fa con le sue modalita' metaforiche e metonimiche (condensazione e trascinamento direbbe il Freud de L'interpretazione dei sogni, ma anche De Saussure nel suo Corso di Linguistica Generale e perfino Lacan nel suo infinito Seminario, ha non solo condizionato ma totalmente delineato la presenza dell'uomo nel pianeta in appena tremila anni di storia, lasciando nel mistero piu' fitto quello che era stato prima dell'affermarsi della sua modalita' come "essere al mondo" ; un mistero reso ancora piu' impenetrabile da inquietanti e del tutto inspiegabili reperti che lascerebbero supporre una durata di questa diversa modalita' d'essere, enormemente piu' lunga (si parla di decine di migliaia, ma perfino di centinaia di migliaia ed ecco questo imprecisato, ma senza dubbio molto piu' lungo periodo si e' soliti attribuirlo alla "Eta' dell'Oro", quella di cui parla Esiodo e anche gli Yuga della filosofia indù. C'è un autore Julian Jaynes
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che in suo eccezionale saggio del 1976 "il crollo della mente bicamerale e l'origine della coscienza" ha cercato di spiegare con dovizia di particolari una modalita' di essere al mondo non imperniata sul linguaggio (appunto la mente bicamerale ovvero la suddivisione per aree di compertenza del cervello umano : una (la sinistra ) preposta all'adattamento tout court caratterizzato da metafore e cioe' analogie che appunto caratterizzano la formazione di un linguaggio e un'altra metonimica, che utilizza la parte destra del cervello) che trascina la somma delle esperienze acquisite previa la formazione di suggestioni allucinatorii e che non consente la formazione di una metafora di se' stesso in situazione all'ambiente, cioe' un "analogo io " Ebbene si questo eccezionale saggio di Jaynes dovrebbe essere preso a sorta di "principio di tutte le cose " per un mondo che tenta spasmodicamente di esaurire le malefatte della coscienza (guerre, miseria, interesse particolare, mentalita' bottegaia, capitalismo, etc.), assieme ad un altro grande capitolo della conoscenze umana (tra le poche cose sfuggite al rullo compressore della coscienza) che interessa piu' in soggettiva la vicenda dell'essere umano : la sua salute e integrita' rispetto ad un ambiente che lo impegna e anche a disciplinare l'effetto di quel famoso "analogo io" ovvero la metafora di se' stesso in situazione che nel corso dei suoi tremila anni di storia (corrispondenti all'eta' dell'argento (guerrieri) e poi a quella di bronzo (mercanti ) ha imposto regole e convinzioni che hanno aggravato tale integrita' - ovvero non solo le azioni platealmente negative, tipo la guerra o la speculazione economica, ma anche quelle disposizioni apparentemente benefiche , tipo la scienza, la medicina, l'igiene, e tutte quei precetti e norme di comportamento apparentemente istituiti per il benessere personale, ma in realta' fortemente iatrogene in quanto ipocrite e buoniste (il famigerato "lo facciamo per il vostro bene!"). Quindi oltre ad un qualcosa che effettivamente spieghi come siamo arrivati fin qui , abbiamo bisogno di un qualcosa che ci dica come mantenerci il piu' possibile integri e adatti alle sfide che il mondo ci pone innanzi, cercando cioe' di mantenere al massimo grado la salute, il benessere, quindi abbiamo bisogno di una medicina, il cui unico farmaco sia però se stessa, senza andarlo a ricercare altrove, piu' o meno frammentato in mercificazioni e quindi meno che mai in tutte le operazioni che hanno rivestito e rivestono a tutt'oggi un marchiano interesse per pochi, che erroneamente e del tutto inopportunamente qualcuno continua a chiamare elites o filantropi. Ebbene questo qualcosa e' una medicina certamente, ma non la medicina cosidetta ufficiale che si e' letteralmente identificata negli interessi commerciali di societa' anzi vere e proprie lobbies del farmaco che oramai dominano totalmente il panorama mondiale . Lo abbiamo visto solo pochi anni fa, come queste lobbies abbiano cercato di imporre la la loro volonta' distopica praticamente su tutto il mondo sollevando a bella posta la paura delle masse con i collaudati mezzucci di virus inventanti e pandemie inesistenti; la medicina che ci serve e' un qualcosa di totalmente nuovo che innanzi tutto non persegua quell'errore fondamentale di separare pensiero e corpo, ma anzi faccia proprio leva su tale sintonia per trovare gli elementi di una sua applicazione. Il nome di Rick Geerd Hamer salta subito prepotentemente alla ribalta con le sue 5 Leggi Biologiche che hanno in effetti sovvertito dalle fondamente i principi della medicina. Ho fatto numerosi, anzi direi numerosissimi articoli su Hamer e la sua rivoluzione biologica per cui rimando a questi, per una conoscenza al dettaglio di ogni singola legge e ai suoi meccanismi di traduzione dallo psichico al somatico previo un accurato studio della filogenesi della vita, che passando all'ontogenesi si appunta sulla embriologia e la distinzione in foglietti embrionali Credo di aver individuato un distinguo nella manifestazione dei...stavo a dire, sintomi, ma non sono sintomi, non avvengono in presa diretta sul fattore conflittuale, ma diciamo così, in differita, quindi sono "simboli" e il loro significante non sta lì a disposizione per essere condensato, ma piuttosto scivola indietro nel tempo (qualche volta anche avanti) e si sovrappone con altri simboli, anche provenienti da altri foglietti embrionali che hanno ontogenicamente innescato la reattività (un pò come il funzionamento del conscio e dell'inconscio coi due meccanismi privilegiati del linguaggio : la metafora e la metonimia) : quindi potremmo convenire che il fattore di disagi principali ed altri secondari nonchè recidive, costellazioni e anche binari (chi ha la fortuna di conoscere un pò della teoria di Hamer, mi comprende) risiede in una sorta di scansione temporale di tali simboli che si!!!...sono ovviamente simboli (e non sintomi ) di conversione corporea. Ecco difatti che un bruciore alla bocca dello stomaco non è mai in sintonia immediata con una frustrazione sul lavoro, un dolore ai reni con problemi di rischiare di perdere la casa e neppure fitte di ernia ad una delusione, ma ecco , li procede segue, così come una tossettina che magari ti innesca quella mancanza di respiro , ma che subito dopo, dopo aver compiuto il suo lavoro di disturbo che ti polarizza e incanala l'attenzione, se ti distrai scompare. Affascinante eh!? il funzionamento dei foglietti embrionali che poi altro non sono che la modalità filogenetica, ricapitolata dall'ontogenesi che perviene alla specializzazione di tutto il sistema cerebrale, appunto in parti più o meno evolute, preposte alla risoluzione dei vari conflitti, scanditi nel tempo, dell'essere al mondo, ed anche del "non essere". Avevo dapprima ipotizzato che l'ernia e le fitte a stomaco, fianchi, schiena all'altezza dei reni, fossero tutti da addurre ad un originale conflitto del boccone (sporco) quindi imputabile al foglietto embrionale dell'endoderma (il piu' arcaico) , messo in gioco dalla annosa diatriba con esponenti familiari in relazione ad appunto "sporchi" interessi economici, un boccone che per le implicazioni appunto di insudiciamento di tutta una serie di credenze, non si riusciva a mandare giù e si cercava di sputare. Ero stato propenso a ritenere di tutta una infiammazione dell'intero tratto del colon, che si muoveva appunto nei vari tratti del suo sviluppo, ma sempre in riferimento ad un unico foglietto embrionale, quello dell'endoderma, innescato sempre da quella DHS per dirla alla Hamer, ma la cosa mi appariva strana per via del suo frequente ripresentarsi, e a risoluzione oramai bella che assimilata anche volendoci mettere la crisi epilettoide. No! c'era qualcos'altro e devo dire la rilettura dei testi originali di Hamer, che ad una prima lettura mi erano sembrati non solo ostici, ma anche presupponenti ed un titinin spocchiosi, si è rivelata illuminante: in questi difatti è analizzata al dettaglio la distinzione dei foglietti embrionali ed è chiaramente intesa la frequentissima possibilità che questi vadano mescolandosi in una stessa parte del corpo, che può avere parti di altri foglietti (un esempio classico proprio i rivestimenti parietali del colon e dello stomaco che hanno diverse composizioni a secondo del loro riferimento evolutivo - sempre quella benedetta ontogenesi ricapitolante la filogenesi - e quindi non un solo conflitto a monte dell'affezione, ma molteplici: quello del sentirsi più o meno adeguato ad un certo contesto, di avere paura di non farcela (foglietto embrionale del mesoderma recente) , quello della protezione e del "nido" che mette in gioco l'ectoderma e quindi anche i reni e, se la cosa è più pronunciata, anche il cuore e le coronarie. Succede un pò la stessa cosa sul fatto delle metastasi del cancro, che sono intese come una specie di diffondersi dello stesso male, ma in realtà altro non sono che nuove conflittualità, spesso e volentieri innescate da diagnosi infauste che innescano la paura; certamente non un fantomatico diffondersi dell'affezione, ma neppure un qualcosa di reiterato (la cosidetta recidiva) o un binario, ma differenti conflitti che innescano differenti foglietti embrionali, magari dello stesso organo corporeo. E’ proprio vero che la medicina di Hamer, come dicono gli Spagnoli è da denominarsi “Sagrada” = Sacra, in quanto qualcosa di veramente sacro in ambito di nosologia ma anche alla fin fine di cura, perché se è pur vero che “sapere di cosa si soffre non esclude il soffrire” come dicevano Epicuro ed Epitteto, e’ evidente come disporsi in termini di conoscenza ed accettazione rispetto al proprio corpo e al diverso funzionamento degli organi, rappresenta una conquista dell’intelletto umano che vale la meta finale dell’alchimia, la pietra filosofale, l’illuminazione , la Grande Trasformazione. Superare determinate discrasie sopratutto di una poco reale separazione mente-corpo, di metodologie fondate su protocolli nosologici quanto mai riduttivi, di inaffidabili procedimenti statistici e di diagnosi basate sul puro caso o su di una supposta “sfiga” con peculiarità più o meno genetiche, dovrebbe essere l’imperativo categorico di questo inizio terzo millennio e non certo quello di lasciarsi irretire dal solito terrorismo mediatico delle infami classi al potere di questo mondo mercantilistico e bottegaio, che si avvalgono dei più spregevoli mezzi di convinzione (paura e denaro) messi in atto con stucchevole periodicità in questa Età dei Mercanti coi suoi servili esecutori ( mentalità sinistrorsa e pecoronismo delle masse). Quindi piu' che mai adottare le 5 Leggi di Hamer e il suo "testamento biologico" che ci ha lasciato come seconda modalita' essenziale per disporci ad un ritorno dell'eta' dell'oro, secondo i parametri cui abbiamo fatto cenno e che a me piace definire di "futuro anteriore" il "sara' stato" della ri-assunzione di una tradizione un po' evoloniamente individuata anche in una sua non proprio effettiva tradizione, come modalita' preferenziata per dar luogo ad un altro av-venire
giovedì 20 febbraio 2025
GLI UOMINI/EVENTI DEL FUTURO ANTERIORE
Sembra proprio che ci siamo al tempo del "Futuro anteriore" Eh si! un futuro anteriore che oramai non e' piu' prossimo venturo come mi auguravo ancora due anni fa, ma effettivo, in pieno svolgimento, grazie diciamolo ad alcuni eventi/personaggi che hanno caratterizzato questi ultimi mesi di fine 2024 e inizio 2025 : il ritorno di Trump probabilmente l'evento/persona piu' rilevante, quindi la messa all'angolo di tutte le concezione sinistrorse e buoniste di supporto allla infame concezione liberalista dei bottegai di ogni epoca ( questa del liberalismo non e' ancora una partita vinta, ma coi sono buoni indizi che potrebbe essere svolta) . C'è quindi la progressiva erosione della infame alleanza europea (UE) con sempre piu' vistosi segni non solo di declino, ma di effettivo tracollo, il che resta forse l'evento piu' atteso dalla gente che ha conservato ragione e dignita' e ha mantenuto quella tradizione indicata parecchi anni fa da uno dei grandi veri filosofi della storia Julius Evola in ispecie per un suo saggio del 1953 “Cavalcare la tigre”dove si faceva riferimento ad una tradizione senza tradizione, ovvero non suffragatastoricamente quindi non “ex-sistente”ma insita nell’uomo che riusciva appunto a differenziarsi dal contesto di menzogne e falsita’ facendo leva soprattutto su se stesso, quindi “in-sistente” e che e’ stata mantenuta solo da pochissimi alcuni pensatori, ovviamente ferocemente osteggiati e ostracizzati dalla pseudo cultura dominante liberista e globalista nonche’ ipocritamente sinistrorsa; parlo in prima battuta dei vari Aleksander Dugin, Giorgio Agamben, Alain De Benoist , che ovviamente sono tra i primi a meritare la qualifica di uomini di questo prossimo venturo “futuro anteriore”, che dovra’ fare piazza pulita di tutte le falsita’ di tutte le menzogne, di tutte le “parti” a bella posta costruite e non solo di questi ultimi decenni, ma un po’ di tutta la storia dall’avvento della cosidetta eta’ del bronzo o dei mercanti (meta’ secolo XIV) per precisarsi con maggiore incisivita’ trecento anni dopo, con la cosidetta rivoluzione industriale (meta’ secolo XVIII), che ha posto la tecnologia a docile servizio del principio economico (la macchina al servizio del denaro). Ovviamente il solo pensiero, la sola teoria non sono sufficienti per incanalare una nuova prospettiva di concezione mondiale, occorre la pratica (chi e’ che ha detto che un’oncia di pratica vale piu’ di cento cerretti di teoria ?), una pratica operativa, fattiva e ben congegnata dalle persone opportune: e’ questa la condizione necessaria perche ‘ una credenza possa sostituirsi ad una precedente, quasi sempre, come ha osservato Kuhn nel suo famoso paradigma a proposito del cambiamento correlato alle “rivoluzioni scientifiche” antitetica, addirittura opposta. Se ad esempio nel negativo, espresso dai momenti appena passati possiamo ravvedere quella continuita’ necessaria tra la teoria e pratica dell’opera teorica del sedicente filosofo Karl Popper in ispecie nel suo famoso saggio “La Societa’ Aperta e i suoi nemici” e la prassi sistematica e operativa della struttura economica e finanziaria con la medesima denominazione The open Society” del suo allievo George Soros, che tanto si e’ adoperata per diffondere liberalismo, sinistrismo di maniera e speculazioni tutte tese a fomentrare sommosse, rivolte, colpi di Stato negli ultimi trent’anni, non possiamo non ravvedere oggi, nel campo opposto della giustizia della verita’, della tradizione, la correlazione tra il citato filosofo Dugin con le sue idee di Mondo Multipolare, di Quarta via politica e di una emergente societa’ Euroasiatica che sia pero’ rispettosa di tutte le altrecivilta’, la concreta opera di uno statista come Vladimir Putin il Presidente della nuova inusitata Russia, none erede della Russia Sovietica, ne’ di quella degli Zar, ma neppure di identificazione con il sempre piu’ unilaterale mondo liberista di derivazione bottegaia anglosassone e di totale esplicazione statunitense, che ha rappresentato il leit motive della continua opposizione tra potenze di mare e potenze di terra, acutamente analizzato dal pensiero geopolitico di Karl Schmitt (1942). Tra gli uomini di pratica, oggi piu' che mai possiamo aggiungere il ritorno a Presidente degli USA di Donald Trump, vero e proprio uomo di Futuro anteriore così come era stato un altro Presidente degli USA John Fitzegerald Kennedy, entrambi con un qualcosa di profondo in comune : la provenienza dalla classe sociale verso poi la quale si sono scagliati contro, operando in senso opposto. Per il primo fu scelta la strada dell’eliminazione fisica tramite attentato, per il secondo si e’ mobilitato tutto l’establishment liberista e sinistrorso (il sedicente George Soros in prima istanza) per contraffarre le elezioni e invalorare con l’espediente del voto per corrispondenza, dove la manipolazione ha interessato milioni di voti, proprio per impedire il netto trionfo dell’unico presidente USA che non ha mai fatto una guerra. Viene anche da pensare che tutta la buriana allestita, dai soliti noti, con la pandemia, il virus inventato, il contagio tipo peste nere del 1348, sia stata allestita con il compito, si di fare una prova generale di asservimento al principio economico e ipertecnologico di tutto il mondo , ma anche quello specifico e piu’ immediato di potere, con la scusa del contagio, accampare il ricorso al voto per corrispondenza, proprio per scongiurare la sicurissima rielezione di Trump, e quindi dover desistere da tutte le velleita’ di “Great reset” così come stabilito da Klaus Schwab l’ideatore del termine/processo, nonche’ presidente del Centro di Davos dal 1971, che nella tabella di marcia di realizzazione, aveva chiaramente sostenuto che senza gli USA non sarebbe mai stato possibile realizzare tale meccanismo per realizzare il sogno dei nuovi bottegai, ovvero la societa’ aperta alla Popper ma anche alla Orwell/Huxley. . Ci si ferma qui, come detto, sperando di difettare per conoscenza, dispiace altresì di non poter mettere nessuna donna in questo novero di illustri personaggi, ecco magari una eccezione per Eleonora Brigliadori per aver pubblicamente rifiutato di prestare la sua persona ad uno spot pro-vaccini, e magari per la cantante Laura Pausini per essersi rifiutata di cantare la falsissima canzone Bella Ciao, spacciata per un inno partigiano della Resistenza , ma composta solo nel 1964 in occasione del Festival dei due mondi di Spoleto, dal Gruppo Nuovo Canzoniere Italiano erede dei famosi Cantacronache, un gruppo musicale non nuovo a questo tipo di manipolazione della storia (altro esempio con la Canzone "Gorizia tu sei maledetta" spacciata per un canto della Grande Guerra, ma composta dallo stesso Gruppo ben quasi cinquant'anni dopo (1916-1964). Tra i personaggi non famosi, ma diventati tali per un singolo gesto, una azione che vale mille e piu' stampelle tirate al nemico, quella di quel Mario Ferri che fugge nella spiaggia a fronte dei poliziotti. E' vero che si dice che tale personaggio si sia poi pentito, addirittura invitando la gente a non fare come lui, e anzi a tenersi rinchiusa a casa, ma questa confessione a posteriore sa tanto di imposizione ricattatoria, per cui non c'e' da prestarvi fede e ritenere invece il gesto della fuga un qualcosa che ricorda quella "Fuga dalla Liberta' di Erich Fromm" sostituendovi pero' la preposizione "dalla" con "per" : FUGA PER LA LIBERTA'
giovedì 13 febbraio 2025
IL RITORNO DELL'ORO
Arrivati a questo 2025 e a certe conquiste davvero entusiasmanti (il ritorno di Trump negli USA, la crisi della UE e del sistema neo liberalista sulle generali, il successo di Calin Georgescu in Romania, la vittoria su tutta la linea di Putin, la Meloni e sopratutto il gen.Vannacci in Italia, etc.) che sembrano accavallarsi così come appena 5 anni fa si accavallavano quelle nefaste, correlate alla falsa pandemia e alla falsa emergenza sanitaria, fanno si che ci si provi a rivolgersi direttamente all’eta’ dell’oro e non a quelle d’argento e di bronzo, ovvero direttamente agli dei e non a guerrieri e mercanti come abbiamo fatto finora, senza prendere neppure in considerazione quella iattura che ha fatto drammaticamente capolino durante la citata farsa di pandemia, di considerare quella eta’ del ferro che vede l’intera umanita’ degradata al ruolo di servi, servi di pochi, pochissimi scellerati padroni… ecco! questa si ! ...sarebbe sul serio una opportunita’ inusitata, anzi una opportunita’unica e sola in tutta la storia dell’umanita’, una di quelle che non e’ stata mai e poi mai tentata, per dirla anche in termini di fisica quantistica, un diverso flusso di equazione d’onda, un diverso integrale sui cammini che si discosta sia come limiti che come derivate, da tutte le scelte prese in esame finora. Alla base di tale ipotesi bisogna fare piazza pulita di quella che ci e’ stata passata come storia, come cultura, come essenza di questo nostro mondo oramai al capolinea della decenza e abbracciare invece tutt’altro punto di vista, un cambiamento radicale di osservazione, ma anche di posizione e quindi prendere in esame un nuovo alternativo riferimento di essere al mondo. Sono molteplici i tentativi piu’ o meno accreditati in tal senso e spesso e volentieri hanno avuto l’epiteto di “rivoluzione “ : la rivoluzione copernicana, quella piu’ terra terra, anzi piu’ “mercato mercato” di rivoluzione industriale, quindi quelle sociali come la francese e poi qualche tempo dopo quella bolscevica; c'e' da dire che hanno dato l’epiteto di rivoluzione anche a sorta di farse della storia come la rivolta delle colonie americane o il cosidetto risorgimento italiano, movimenti totalmente pilotati e asserviti ad una classe egemonica di potere come quella dei mercanti, emersa in chiave dominante nella mentalita’ anglosassone che ha costituito anche un suo braccio segreto , ma altamente operativo come la setta della Massoneria, non a caso coeva come istituzione ai cambiamenti economici indotti dalla Rivoluzione Industriale (anche questo fenomeno eminentemente inglese). Beh si! hanno chiamato rivoluzione anche quella fascista del 1922, che di rivoluzionario aveva davvero poco e ci hanno anche provato a dare un simile epiteto alla risibile “resistenza” contro le truppe tedesche sempre in Italia, emersa solo sotto copertura delle truppe angloamericane e negli ultimi giorni di guerra con la sola unica eccezione delle “quattro giornate di Napoli” che con il fenomeno Resistenza aveva ben poco a che fare , un po’ come la famosa canzone Bella Ciao eletta a inno, diciamo magari colonna sonora solo vent’anni dopo, su ideazione di un gruppo di colti e raffinati musicisti (Nuovo Canzoniere Italiano) che l’avevano presentata al festival dei Due Mondi di Spoleto del 1964. C’è stata anche una rivoluzione in termini di conoscenza, magari per decretare una qualche fine, così come ci aveva provato Hegel nel suo “fenomenologia dello spirito” a prendere di petto alcuni aspetti particolari dell’essenza umana, addirittura l’intera storia, ma certo l’identificazione di uno spirito della storia con un mediocre generale del tutto gonfiato e costruito nelle sue pseudo glorie, ha costituito forse una delle piu’ grosse cantonate mai presa da un cosidetto filosofo. Piu’ seria e concreta la rivoluzione della scoperta dell’inconscio messa in atto con l’inizio del XX secolo da Sigmund Freud, anche se preceduta da molte intuizioni di geni artistici come Dante Alighieri, Shakespeare, Cervantes, Melville, ma di certo tutte queste rivoluzioni non hanno minimamente cambiato il punto di riferimento generale che e’ sempre quello bottegaio e commerciale che origina da un’altra grande grandissima gonfiatura : la pseudo peste nera del 1348. Di tale epocale evento e della sua poca attendibilita’ ho gia’ parlato in precedenti articoli, ritrovando per molti aspetti lo stesso tentativo delle stesse forze (mercanti, cioe’ bottegai, gente asservita solo al denaro, al commercio e a quell’unico valore che e’ il valore dio scambio) di innescare con la paura di una malattia e di una sua abnorme diffusione un capovolgimento giustappunto epocale del vivere sociale e dei suoi riferimenti tradizionali, quale appunto e’ stata oggi in inizio di terzo millennio l’operazione passata sotto la denominazione di Covid-19. Bottegai e relativo bagaglio di nefandezze ascrivibile a un mondo considerato come una unica grande bottega, un mondo quindi unipolare in quanto asservito a quell’unico e solo valore che ha la sua emanazione sociale nello spirito del capitalismo e persino in una serie di credenze pseudo filosofiche denominate “liberismo” quali efficacemente rappresentate e perseguite dal suo epigono piu’ convincente : il mondo, la mentalita’ anglosassone e la sua derivazione in prassi, idee, convinzioni che si sono fatte scudo di tutta una serie di parole, per lo piu’ riprese dall’antico: liberta’, democrazia, societa’ aperte, libero scambio, ma rimanipolate a bella posta, come si era fatto in prima battuta con l’apparire appunto delle prime tendenze economiche e di mercato con l’Umanesimo e poi con il Rinascimento e il recupero di uno sfalsatissimo codice classico , per dare impulso ad mondo concepito come unico grande mercato.Spetta al filosofo e geo-politico Carl Schmitt di avere dato una entita’ specifica a tale tendenza, individuando nell’elemento mare e quindi l’elemento liquido dell’acqua come assenza di confine, di limite, per avallare tutti i principi di mercimonio contenuti nello spirito anglosassone che si mescolera’ a quello nomade dell’ebraismo e avra’ nella ex colonia di isola piu’ grande degli Stati Uniti d’america, il degno e ancora piu’ efficace perseguitore di tale tendenza al dominio fondato sul denaro (saggio del 1942 “Terra Mare”). I tempi che viviamo e le catastrofi che come fosche nubi si addensano non soltanto tra le nostre contrade occidentali non consentono più di avere un atteggiamento accondiscendente o di indifferenza, verso le storture che alimentano il sistema mediatico e culturale di derivazione anglosassone talassica che ha enormi responsabilità rispetto alla situazione che stiamo attraversando. Abbiamo il dovere di svelare ogni opacità, di spazzare via le tenebre, accendendo non una ma mille fiaccole, per fare in modo che la luce vinca.Questo vuol dire fare una grossa forzatura anche dentro di noi. Dobbiamo eliminare ogni residuo di ambiguità, ogni connivenza con questo orribile mondo post moderno. Bisogna avere il coraggio di tagliare ogni collegamento, per quanto minimo sia, con i gangli del potere liberal-globalista. Come ha ben detto Aleksandr Dugin, "secondo i dettami del pensiero unico dominante, si può essere liberali di destra, di centro o di sinistra. Ma non si può non essere liberali" Quindi nonostante l’effervescenza del nostro mondo dal punto di vista meta politico, chiunque voglia scrivere o comunque lavorare nel sociale e' costretto a farlo su mezzi la cui linea di pensiero è il più delle volte, antitetica alle nostre convinzioni . Questo ci porta ad essere marginali, almeno da quel punto di vista. Ma la nostra marginalità aumenta se continuiamo a tenere aperta la linea di credito nei confronti di certi giornali o certi giornalisti poiché li avvertiamo come meno ostili. Non dobbiamo accontentarci di essere rappresentati, per giunta sporadicamente – da persone meno ostili, dobbiamo pretendere di esserlo da nostri reali consimili. Per fare questo dobbiamo cambiare i rapporti di forza. Non ce lo concederanno mai per grazia ricevuta. Dobbiamo lavorare per imporci e dobbiamo avere una idea di fondo che coincide appunto con il ripudio totale e iper convinto di qualsivoglia unipolarismo e invece perseguire, il piu' lucido filosofo e nuovo geo-politico erede della possibile risanatura del conflitto individuato da Schmitt, ovvero fare nostra la "Teoria del mondo multipolare" di Aleksander Dugin.
L'Unipolare che e' coincidente con il “pensiero unico” è oggi il sistema culturale e valoriale dell’occidente american-centrico, di derivazione anglosassone e emanazione massonica piu' varie sette e idee consimili (Fabian Society, Societa' aperta di Popper e concretizzazione di Soros, Big Pharma e eredita' Rockfelleriana, Protocollo Flexner del 1910 e avri continuatori dell'industria del farmaco e dei vaccini (Gates, Fauci, OMS, etc). Per manifestarsi come tale, esso si è servito nel corso dei secoli del lavoro svolto dalle varie catastrofi succedute dalla fine dell’Impero Romano, passando per la Rivoluzione dei Lumi fino alla comparsa delle caterve allogene, e alla snaturalizzazione dei contesti sociali ed etnici dell’Europa. Quindi arriviamo ad oggi con l’apparizione della “cultura della cancellazione”, e con i tentativi di criminalizzazione di tutta quella cultura europea non compatibile con tali devianze. Detto questo, il pensiero non conforme per essere realmente tale non può che avversare sia dal punto di vista culturale e sia dal lato geopolitico, tutto ciò che conduce al mantenimento dell’egemonia americana di derivazione anglosassone . Quindi in parole più nette o il pensiero anticonformista, non conforme, antagonista etc. diventa eurasiatista o semplicemente non è. Poiché è l’eurasiatismo l’unico sistema culturale, valoriale e politico in grado di poter mettere in discussione i capisaldi del pensiero unico. Bisogna ragionare e muoversi mantenendo di pari passo sia l’aspetto filosofico e culturale con quello geopolitico. E iniziare ad occupare gli spazi. Bisogna partire da una presa di coscienza chiara. I nostri nemici non si accontentano più di relegarci ai margini, vogliono la nostra distruzione, la cancellazione di tutto quello che rappresenta la nostra storia , la nostra tradizione .Dopo quanto accaduto con la farsa pandemica del Covid 19 l' ultimo e recentissimo tentativo globalista di annientarci, forse e' arrivato il tempo di scendere da quella famosa tigre che sessan'anni fa il grande filosofo Julius Evola invitava a cavalcare attendendo il tempo opportuno per una azione dirompente di recupero della tradizione, anche non disponendo di una tradizione. Quanto indicato da Dugin con il mondo multipolare e facendo leva su alcune azioni di determinati personaggi come Trump, Putin, Georgescu, Orban, magari un Vannacci in Italia e pochi altri, tutti all'opposto del mellifluo mondo del liquame del liberismo e della prassi talassico-commerciale, potra' essere fin d'ora il nostro possibile riscatto
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