lunedì 14 settembre 2026

HAMER ALLA CORTE DI FREUD E DI MILTON ERICKSON

 

Abbiamo visto che protagonista della prima legge biologica di Hamer è lo schok improvviso e drammatico considerato eziologico delle più gravi malattie! Ebbene anche a motivo della scoperta freudiana dell’inconscio c’è la questione di un trauma, magari non di carattere così dirompente, in quanto eziologico di disturbi  più che altro della personalità: la famosa “isteria” che il grande neurologo Jean Martin Charcot nelle sue lezioni alla Salpetriere, lezioni cui Freud nel suo apprendistato seguì, adduceva alla sessualità “ c’est toujours la choise genitale, toujours! ” Il sesso come trauma e come causa di numerose affezioni, beh! stante la repressione e conseguente “pruderie” della sessualità nel periodo di fine '800 e la cosa non era poi così fuori luogo e difatti nelle sue prime formulazioni di scoperta dell'inconscio 

Charcot  - Lezione alla Salpetrie'
 anche Freud vi fa notevole riferimento: i suoi mancati, i suoi lapsus, le fantasie e anche i sogni sono infarciti di problematiche sessuali, tanto che non manco’ chi lo definì un “pantasesso” e molto si ironizzò in tal senso;  ancor oggi, c’è da rilevare come tale diceria  non è del tutta sopita, e per molti che si sono fermati alla sua prima formulazione di topica dell’inconscio, quella del principio che l’uomo ricerca il piacere e rifugge il dispiacere, è un tutt’uno attribuirla soprattutto  al piacere della sessualità e al dispiacere della sua inibizione. Ci volle l’analisi di un diverso trauma, quello emerso con particolare drammaticità e frequenza con la guerra mondiale del ‘14-18, per cui 
Guerra 14-18 - Shock da granata 
anche Freud adotto’ il termine di “shock” come si diceva allora “shock di granata”  per avviare una profonda revisione di tutta la sua precedente teoria, detta della “libido”;  il saggio che inaugurò questo capovolgimento ha un titolo che è tutto un programma “Al di là del principio del piacere”, quivi non si parla tanto più di shock o traumi, quanto di “pulsioni” un termine assai caro a Freud che già vi aveva dedicato profondi studi, però a seguito proprio dei reiterati “shock di granata”della guerra di cui lui medico aveva avuto modo
di valutarne la diffusione e l’entità e su impulso di un episodio piuttosto banale di un nipote di pochi anni che traeva gran dispiacere e un successivo grande diletto a occultare oltre un divano e poi a farlo riapparire un rocchetto di lana, tirandolo per il filo, ecco che doveva pervenire a quel capovolgimento epocale di tutta la sua teoria fondata sul piacere, e inaugurarne un’altra, laddove il piacere identificato nell’Eros era subordinato ad una pulsione molto più arcaica, di cessazione di ogni conflitto, di una sorta di “Nirvana” ed anche di stretta osservanza al 2° principio della termodinamica (in un sistema chiuso, tutte le forze tendono allo stato di quiete), cui Freud doveva dare la denominazione di Thanatos, ovvero di “pulsione di morte”. Non stiamo qui a elencare tutte le polemiche, le adesioni e soprattutto le opposizioni, che tale scoperta di una pulsione di morte come finalità desiderante della naturalità biologica e quindi anche umana, abbia provocato nel mondo scientifico e culturale (molto meno a livello di opinione pubblica, che come è stato osservato non si è molto interessata a  questa evoluzione del pensiero di Freud, preferendo mantenerlo, ancora oggi come epigono e anche “campione” di modalità correlate al piacere (libido) e di una panta-sessualità).  La cosidetta “seconda topica” con la quale Freud contrassegnò la sua nuova concezione della psiche ribaltando  tutta la sua precedente impostazione, è rimasta un pò qualcosa per “addetti ai lavori”, vediamo di scoprire quanto questo ribaltamento della teoria freudiana possa essere rilevante, esaminandola alla luce della 1^ legge biologica di Hamer, che pone il trauma, lo shock improvviso all’origine e unica causa  di affezioni debilitanti e anche mortali, la oramai ben nota DHS.  Il ragionamento di Freud, invero non fa una grinza: l’apparire della vita ha rappresentato un turbamento nella quiete del pianeta e questi, il pianeta inteso come entità dotato di una sua misteriosa e mai precisata  coscienza, in virtù di un ulteriore principio scoperto da Freud : la coazione a ripetere,  non fa altro che voler ripristinare lo stato antecedente a tale turbamento : tornare allo stato di quiete, ovvero a quello che c’era prima della vita, l’inanimato, ovvero la morte che ha il suo enunciato nel 2° principio della termodinamica: la morte termica, ovvero l’azzeramento di 
tutte le forze.
Dice Freud stesso: «Ammesso che una volta, in tempi immemorabili e in modo che non si può rappresentare, la vita abbia avuto origine da materia inanimata, allora stando al nostro presupposto, deve essere sorta una pulsione che vuole abolire la vita, ripristinare lo stato inorganico. Se in questa pulsione ravvisiamo l'autodistruttività della nostra ipotesi, dobbiamo concepire questa distruttività come espressione di una pulsione di morte che non può mancare in alcun processo vitale. Dall’azione congiunta e opposta di entrambi l’impulso di vita e quello di morte scaturiscono i fenomeni della vita, ai quali mette fine la morte»  In sintonia con tali assunti  anche Hamer fa riferimento ad un medesimo principio, solo che lo fa in termini meno generalizzanti e con peculiarità assai cangianti, contemplando sì la morte come possibilità, ma solo passando attraverso una serie di reazioni biologiche, con però evidenti, più o meno drammatici segnali corporei. Questi segnali, che possono anche preludere alla morte sono nient’altro che le malattie, intese come reazione della nostra unità psico/biologica ad un trauma e al relativo conflitto, reazioni più
provviste di senso, che metteno in gioco il famoso che assioma della filogenesi ricapitolata dall’ontogenesi, ovvero tutta la vicenda della vita, in pratica dalla cellula monocellulare alla complessità organica  riassunta e rimessa in gioco dai cosiddetti “foglietti embrionali “ che altro non sono che  le formazioni evolutive del nostro cervello, dal tronco encefalico, al cervelletto, al midollo spinale,alla corteccia cerebrale, corrispondenti appunto ai foglietti embrionali dell’endoderma, del mesoderma antico e recente e dell’ectoderma : sono loro appunto i registi, “les metteurs en scene”  di ogni affezione, di ogni malattia appunto, che pertanto assumono la valenza di reazioni biologiche più che sensate  alle conflittualità dell’esistenza, poste da un ambiente estraneo, ostile che non ci conosce se non nella modalità di elementi turbativi per i quali vige la coazione a ripetere, del ritorno ad uno stato precedente al turbamento dell’apparire della vita,ritorno all’inanimato, al nulla e quindi
alla morte.  
E’ piuttosto evidente come sussista un certo distinguo tra il carattere universale, cosmico della pulsione di morte in Freud, fondata su di un unico grande trauma e quello invece particolareggiato e calato nell’accezione della vita organica di Hamer; difatti lo stesso Hamer affrontando il tema del rapporto con la psicologia, la psicoanalisi, la psicosmatica, aveva tagliato corto “Freud ha sviluppato un sistema teorico globale...” aveva detto nel suo libro Il capovolgimento diagnostico “...centrato sulle cause e metodi di rimozione dei disturbi psichici … laddove la psiche appare come qualcosa di separato dal corpo (non è del tutto esatto perchè sia Freud che tutti i suoi continuatori, hanno sempre data forte rilevanza ai cosidetti sintomi di conversione corporea, magari facendo confluire nel paradigma il più pronunciato pragmatismo americano che ebbe un vero e proprio pioniere nella figura di Harry Stuck Sullivan e della sua teoria interpersonale della psichiatria, fino ad arrivare alla celeberrima Scuola di Palo Alto con studiosi del calibro di Grigory Bateson, Jackson, Weakland, Haley, Watzlavitch,che idearono una “pragmatica della comunicazione” fondata su una precisa metodologia terapeutica che faceva leva  sullo straordinario esempio di un terapeuta, fuori da qualsiasi scuola, ma che era capace di curare chicchessia, proprio in virtù di una sua particolarissima sensibilità e una perizia metodologica  
impressionante : Milton Erickson! Non a torto considerato  come il migliore e più efficace terapeuta del mondo e di ogni tempo,  checchè ne dica Hamer, Milton Erickson era capace di far dissolvere come nebbia al sole e nello spazio/tempo di pochi minuti  una fobia, una nevrosi, financo, con un tantino di tempo in più,  una psicosi, tant’è che oltre la Scuola di Palo Alto, due studiosi Richard Bandler e John Grinder, intorno alla seconda metà degli anni settanta, sistemizzarono la prassi di intervento Ericksoniana, fino a pervenire all’ideazione di una nuova scienza terapeutica: la Programmazione Neuro Linguistica (PNL), che utilizzava appunto quello che fu denominato “Milton Model”.  
Tutto questo e anche altro, magari di impianto più teorico e più riconducibile all’alveo psicoanalitico, ha contrassegnato l’ulteriore evoluzione della scoperta freudiana: l’inconscio come “luogo dell’Altro” del francese Jacques Lacan, che ribadiva la continua necessità di “leggere e rileggere Freud” e un inconscio come insiemi infiniti del cileno Ignacio Mattè Blanco, che individuava una perfetta simmetria nel funzionamento dei meccanismi inconsci, andando a frantumare i fondamenti della Logica aristotelica (identità, non contraddizione, terzo escluso) fino a pervenire ad una “bi-logica” dove tutte le tradizionali classi di appartenenza della psiche umana venivano, nel linguaggio dell’inconscio, ribaltate.


venerdì 11 settembre 2026

HAMER E IL TROVARSI A CASA

 

Scoprire Hamer e' probabilmente tra le cose che maggiormente hanno influito sulla mia vita e in tal senso debbo molto a parecchie persone che su di lui  mi hanno illuminato - dal coinquilino nella casa di Fiuggi, Francesco B. medico straordinario, che curava le persone (me compreso) nel canonico sbattito di ciglia, ovviamente radiato ai tempi della farsa del Covid, a Claudio Trupiano, a Davide Cerruti, a Eleonora Meloni e in ultima istanza a Mauro Sartorio, cui devo questo temine/concetto di "S-PROFUGARE"che l’ha usato in un suo video su FB : “sprofugare”, cioe’ il netto contrario del “Profugo” e del suo  ben noto conflitto, uno dei piu’ famosi codificato da Hamer:  la ritenzione dei liquidi che si manifesta a livello renale  (quindi ritenzione d’urina) in un problema di  correlazione con il territorio, che si riferisce al sentirsi spaesati “un pesce fuor d’acqua” e che rappresenta un programma speciale della natura escogitato grosso modo trecento milioni di anni fa, cioe’ quando l’uomo era ancora un organismo che viveva nell’acqua di mare ed ancora non si era avventurato a conquistare la terra ferma  e l’aria. In tale particolare fase evolutiva poteva accadere che una improvvisa emersione di terre o anche una semplice onda, sorprendesse appunto un organismo vivente lasciandolo inerme e abbandonato in un contesto sfavorevole alla sua  sopravvivenza, impedendogli di recuperare

l’elemento liquido. Ecco allora che la natura gli rendeva  possibile trattenere i liquidi senza disidratarsi e sopravvivere  fino all’arrivo di una nuova onda che lo ritrascinasse in mare o magari aspettando l’arrivo della successiva marea. Oppure,  e qui entra in gioco uno dei piu' geniali psicoanalisti allievi di Freud : Sandor Ferenczi , che nel suo libello "Thalassa" pone questa sorta di accidente filogenetico  come origine  della vita, nella fattispecie come origine dei rapporti sessuali, ovvero lo scavare della terra del pescetto primordiale sorpreso dal prosciugamento delle acque, fino al raggiungimento di una pozza d'acqua sita in profondita' che gli avrebbe ridato la vita, poteva essere assunto per cosazione a ripetere (be' l'ho detto no che Ferenczi era un allievo di Freud e in particolare era uno dei pochi che aveva accettato in pieno la sua totale
revisione della precedente teoria della libido con quella contenuta in Al di la' del principio del piacere  e imperniata sulla pulsione di morte e giustappunto sulla coazione a ripetere ) .
Siccome le cose 
 della vita nella loro  logica di programmazione esistenziale non e’ di fondo cambiata, ma si e’ solo adattata a nuovi ambienti, nuovi contesti, nuove situazioni, ancora oggi si reagisce a livello viscerale con questo antico programma speciale e sensato, per dirla coi termini Hameriani, che configurano appunto un vero e proprio conflitto : il sentirsi persi “un pesce fuor d’acqua” appunto, anche se non siamo piu’ in presenza degli elementi primordiali che ne provocarono (oggi potrebbe essere assimilato a quell’onda o a quel flusso avverso di marea, una diagnosi di malattia grave, oppure un incidente debilitante che non ci consente di essere in sintonia col proprio vissuto, con il proprio ambiente, con il proprio territorio, e che quindi come in quell’organismo primordiale ci lascia soli, abbandonati a noi stessi senza piu’ punti di riferimento, come un profugo  appunto, da cui il nome scelto da Hamer per questi tipo di fondamentale conflitto dell’esistenza. Ora come osserva Sartorio da dove viene il neologismo “sprofugare”? elementare Watson “dal non sentirsi profughi", anzi il netto contrario, sentirsi a casa, a proprio agio, tranquilli, come dice l’etimologia del verbo abitare che deriva dal sostantivo abito ; sentirsi a casa e’ dove poter deporre l’abito e cioe’  abbandonare tutte le preoccupazioni, tutti i conflitti e potersi finalmente rilassare, in pantofole (eh si proprio come la famosa vignetta di Forattini su Berlinguer), anche in 
mutande e liberi di far fluire i nostri liquidi e cioe’ orinare a piacimento, senza
impedimenti, senza la  preoccupazione di trattenere alcunche’ . Detta in questi termini l’orinare abbondantemente e’ quindi indice di soddisfazione e di tranquillita’ di sentirsi a proprio agio in un determinato ambienti, di sentirsi davvero “a casa”  Sono   d’accordo con Mauro su tale assunto al quale pero’ mi sento di fare non dico delle obiezioni, ma insomma, delle precisazioni, avendole vissute in prima persona: la prima e’ quella diciamo della medicina ufficiale che sulla base della mia eta’ piuttosto avanzata  (superamento della settantina) e di analisi sul funzionamento della prostrata, mi dice che non e’ proprio del tutto normale (meno che mai soddisfacente che tale vocabolo  ha ben poco diritto di cittadinanza nella medicina allopatica tradizionale) che io orini  frequentemente, specie nelleore notturne, c’e’ poi il fatto della marcatura del territorio daparte degli animali che potrebbe  avere qualche correlazione con noi umani  in ispecie quando si perviene in nuovi territori, ambienti, case.
 In tal senso ricordo che quando fui costretto a lasciare l’Italia per l’imperversare delle  costrizioni (green pass, museruole, distanziamenti, caffe’ in piedi e non seduti, etc)  della farsa pandemica (2021) e mi ritrovati a Tenerife dove indubbiamente le misure erano molto meno invasive, ecco si,  specie nei primi tempi,  l’andare in bagno per fare pipi’ era diventata una ossessione, anzi diciamola tutta una vera e propria compulsione. Così parimenti per altri posti in cui nel periodo successivo mi sono trovato a frequentare (Andalusia, Romania, Stati Uniti e anche ritorno a casa a Roma, quando la classe politica responsabile delle restrizione era finalmente caduta e rimandata a casa (Conte, Draghi, Renzi e compagnia)  con le elezioni del 25 settembre 2022 : sempre questo problema del “pisciarmi – quasi – sotto”  Quindi aumento della prostrata o territorialita’ da marcare  oppure questa tesi di Sartorio della felicita’ e serenita’ che forse potrebbe spiegare perche’ il problema sembra ancora invariato oggi in merito al perpetuare della compulsione nelle ore notturne. Ovviamente alla fredda  diagnosi  nosologica preferisco pensare che in realta' o vogliamo dire simbolicamente,  nelle ore notturne io mi senta particolarmente soddisfatto del mio rapporto con il sogno e quindi con l'inconscio e per questo, solo per questo, sia indotto ad ogni piccolo risveglio e interruzione della funzione onirica,
via regia per l'inconscio, a correre in bagno per fare pipi'  
via regia ma anche piazza, o meglio uno di quei bagni pubblici di tanto tempo fa, ove e' ambientato un geniale corto del '59 di Roman Polansky "quando gli angeli cadono" ove la vecchietta custode di tali antichi "ritrovi " biologici, funge da metafora di tutto questo nostro discorsetto Ho fatto riferimento al termine "sprofugare" in relazione ad un qualcosa che e ' il netto contrario del famoso conflitto del profugo di Hamer e sul finale mi e' tornato alla mente uno straordinario cortometraggio di Roman Polansky girato nel 1959 "Dove gli angeli cadono" . Poco più di una ventina di minuti di durata, quasi totalmente muto, il cortometraggio lascia ampio spazio alle musiche dirette da uno dei colleghi più assidui in questa iniziale parte della carriera di Polanski, ovvero Krzysztof Komeda e poi colpisce lo stile gia' talentuosissimo di Polansky , soprattutto la scelta di alternare il bianco e nero al colore, a seconda che la storia si svolga nel presente oppure nei ricordi passati, dove per me si rivela davvero azzeccata e degna di una temporalita' ideale quale io ritengo quella del futuro anteriore l’idea un po' controcorrente di abbinare il melanconico presente, indolente, quasi degradante per la protagonista ad un severo essenziale bianco e nero, mentre il passato della donna da giovane e piena di vita si svolge in uno sfolgorante sfoggio di colori, un po' saturi tipo quelli della pellicola Agfa usata per un film come "Die Goldene Stadt = Praga la citta' d'oro" C'è infine una nota di bizzarria nel finale, ove tutto ci si aspetterebbe da un angelo, ma non che precipiti in una latrina pubblica sfondando un vetro e cadendo a corpo morto, laddove i ricordi colorati della donna, l’amore per un bel soldato, l
a vedovanza portatale dalla guerra, si contrappongono e giustappongono
al cupo presente, che ha la illogica conclusione nella caduta dell'angelo che è venuto a prenderla.

giovedì 10 settembre 2026

L'INIZIO CONTRO LA FINE

 Ci sono fatti che  parlano chiaro: La dittatura sanitaria che e' si e' cercato di instaurare in Italia e nel mondo intero, probabilmente dal momento del crollo del comunismo in Unione Sovietica e l'est europeo (forse cercando di parafrasare il ridicolo libro di Fukayama

sulla fine della storia, sostituendo al termine storia, quello di societa' libera che ha avuto il suo clou nella farsa di una pandemia totalmente inventata) è solo un assaggio della miseria sociale e globalista che ci aspetta se tante persone continueranno a credere che il nemico incombente sia il razzismo tradizionale dei “bianchi” nei confronti dei “neri”, il “sessismo” degli uomini nei confronti delle donne o l’omofobia nei confronti delle differenti identità sessuali. Questi problemi esistono ma non sono i primi all’ordine del giorno; anzi vengono strumentalizzati abilmente dalle forze neppure tanto oscure, e che anzi si professano "aperte" oscure che operano nel mondo per distogliere l’attenzione dalla principale minaccia oggi incombente.
Il razzismo del terzo millennio è rappresentato dagli ideali eugenetici transumanisti coltivati dai promotori delle vaccinazioni forzate di massa, dopo di George Soros un Bill Gates, onorato, riverito e finanziato anche con i nostri soldi dall'attuale Governo Italiano
Tali ideali rappresentano quella che è l’evoluzione del Nazismo. Non si tratta più di ricercare il nemico in una razza ritenuta inferiore, ma di crearne una in laboratorio: manipolando il codice genetico degli esseri umani tramite i vaccini di ultima generazione e al tempo stesso inoculando nei loro corpi nano tecnologie
atte a renderli automi perennemente controllati e costretti ad obbedire al regime vigente, pena l’annullamento della loro identità ridotta a bioritmi virtuosi o viziosi, premiati o puniti da remoto come crediti o come debiti. Questa non è fantascienza, bensì quanto contenuto nel brevetto depositato da Bill Gates con il numero di protocollo 060606. Per ottenere questo ambizioso risultato gli eredi del Nazismo hanno trovato alleati essenziali negli eredi del Comunismo. Questa alleanza Nazicomunista anche se non proprio inedita nella Storia, rappresenta idealmente un’intesa spirituale tra hitlerismo e stalinismo. Il termine “globalismo” non indica altro che l’obiettivo di estendere al mondo intero ciò che si è preparato nel laboratorio cinese: che non è il virus di Wuhan, ma piuttosto il sistema dei crediti sociali, necessari per mantenere il diritto di esistere. Di fronte a tutto questo, se si vuole oggi battersi per la Libertà, bisogna di necessità schierarsi dalla parte dei movimenti cosidetti sovranisti: non per isolarsi in un tronfio orgoglio autocratico di stampo fascista, ma per salvare le identità dei popoli e la sovranità degli individui contro la tirannia neoliberista/consumista/comunista filo-cinese, che vede alleate le élites della finanza globale, tutti i partiti di area sinistrorsa (qui da noi PD e Movimento 5 Stelle sono interamente proni al progetto diabolico appena descritto) E’ per questo che gli uomini liberi, di fronte al pericolo di un’eugenetica rovesciata (non più volta alla selezione di una razza superiore ma alla creazione di una razza inferiore, automatizzata, robotizzata, del tuto simile ad una macchina) ) non vedono più un senso di attualità nella contrapposizione storica tra destra e sinistra. Il globalismo tecnocratico è una caricatura deforme e disumana del cosmopolitismo autentico, che si realizza nell’accordo tra i cuori degli uomini:
siamo circondati da false notizie : il giornalismo e i mass media, sono arrivati davvero alla menzogna di non ritorno, oramai totalmente inaffidabile. quello che mi secca è che spesso e volentieri, anche le notizie apparentemente buone, sono dei falsi, per cui non si sa proprio come raccapezzarsi ; personalmente ho cominciato da storico a rimarcare tale fatto : dalla campagna di Napoleone Bonaparte in Italia nel 1796/97 e difatti ci ho fatto 4 articoli su questo blog, che ho titolato "Recitare una parte" dove si prendono in esame le prime battaglie di Dego, Cairo Montenotte, Ceva e sopratutto quella del Ponte di Lodi dove Napoleone asseriva che proprio da tale battaglia aveva avuto per la prima volta la consapevolezza della sua grandezza. In verità se non era per Massena e anche in quella successiva di Arcole per Massena e Augerau, lui addirittura finiva prigioniero dato che maldestramente quando aveva preso un tricolore e slanciatosi per incitare i soldati era finito in un fosso a ridosso del ponte. E' con Napoleone che si dà inizio a questo sistematico uso della menzogna e di fare del mondo un immenso teatro dove il ruolo dell'individuo è solo quello di recitare una parte che altri, il potere costituito o costituendo, gli assegna. Dato che siamo in tema di raccordo, mi raccordo appunto con un altro interessante articolo di Francesco Carraro altro amico e mentore che prende a tema la mia amata PNL, quella però degli inizi di Bandler e Grinder anni 1981-1985, dove si utilizza  Milton Erickson e il suo "Milton Model" dove sono appunto elencati tutti i modelli terapeutici del grande terapeuta di Phoenix, la cancellazione, la performativa perduta, la ricerca transderivazionale: ecco partiamo dalle cosiddette “cancellazioni” - cosi' definisce Milton quei pezzi di informazione omessi (involontariamente o dolosamente) da un discorso, così da renderlo più "povero" e più facilmente fraintendibile. Una tipica cancellazione, è quella costituita dal cosiddetto “comparativo mancante”. Significa utilizzare un comparativo relativo (ad es. “meglio”, “più”, “meno”, ecc.) a cui manca il termine di paragone. Se dico che “è meglio” fare o non fare, dire o non dire, scegliere o non scegliere una certa cosa, una certa parola, una certa strada, ma non specifico rispetto a cosa “è meglio”, sono incappato in quella peculiare violazione che la PNL cataloga sotto la specie di cui stiamo trattando: il comparativo mancante, appunto. Lo stesso ovviamente può valere per avverbi come “più” o “meno” oppure “peggio” o per aggettivi comparativi come “migliore di” o “peggiore di” o per superlativi assoluti come “il migliore” o “il peggiore”. Tutti gli elementi linguistici in grado di evocare un confronto devono metterci in allarme, da un punto di vista comunicazionale , rispetto alla “pietra di paragone”. Se quest’ultima non c’è, ci troviamo davanti a un “comparativo mancante” anche se sarebbe più corretto definirlo “comparativo carente”; per la precisione, carente del suo termine di paragone. Accade spesso, nel linguaggio comune, di imbattersi in una affermazione “monca”. Per esempio: “Bisogna migliorare questa situazione”. Al che andrebbe replicato: “Va bene, ma migliorarla rispetto a cosa?”. Oppure: “Ti stai comportando sempre peggio”. E qui si potrebbe rispondere: “Peggio in che senso? Rispetto a chi, o a cosa?”. se si dice "CI VUOLE PIU' EUROPA (e molti sopratutto di quella che un tempo era la sinistra , lo dicono) ecco in questo caso dovremmo chiederci – e chiedere a chi ci rivolge tale esortazione – di essere più preciso: più Europa in che senso? “Più” rispetto a quale Paese dell’Unione? Oppure “più” rispetto a quale livello (ritenuto evidentemente scarso)? E soprattutto, quando finirà l’era del “Ci vuole più Europa?”. Ci sarà un momento in cui questa “Europa” sarà bastevole, sufficiente, adeguata per le aspettative di chi ne chiede sempre di più? La potenza di questo slogan sta, ancora una volta, nella sua assoluta genericità e la prova di quanto esso sia radicato nel dibattito pubblico italiano è la nascita di un partito i cui fondatori hanno scelto proprio questo nome, e il corrispondente suo programma, qualunque esso sia: “PIÙ EUROPA”. Di fronte ai comparativi mancanti dobbiamo esigere dettagli, precisazioni, dati, statistiche, argomentazioni. Se siamo arrivati dove siamo arrivati – e cioè a una quasi estinzione di quella entità nazionale che risponde al nome di Repubblica italiana – è proprio per questa ragione: abbiamo accettato per troppo tempo, senza fiatare e senza reagire, di farci raccontare il tema dell’unificazione attraverso un linguaggio povero e mistificante come

quello indagato, in PNL, dal filtro del metamodello. Infatti, nel processo di unificazione europea è stato fatto ampio uso del “Milton Model” anche rispetto al comparativo mancante. Ci riferiamo – ormai dovrebbe essere chiaro – al deliberato impiego di un linguaggio impoverente (proprio perché generico, quindi a-specifico, e pertanto fortemente suggestivo e manipolatorio). Non dobbiamo mai sottovalutare l’importanza del linguaggio. Il linguaggio è lo strumento attraverso il quale noi filtriamo il mondo, lo raccontiamo a noi stessi e agli altri, e ce lo facciamo raccontare. Un uso distorsivo del linguaggio può essere frutto non solo di negligenza e insipienza del soggetto comunicante, ma anche – come abbiamo già più volte sottolineato – di una scelta strategica di chi (magari dietro le quinte dei media generalisti) ha deciso di imporci una certa "road map" della Storia, oltre che una ben precisa “mappa del mondo"
Proprio il concetto di “mappa del mondo”, in PNL, riveste un ruolo cruciale. Ma che cos’è la mappa del mondo, in fin dei conti? È il modo singolare e irripetibile, proprio di ciascuna persona, di raffigurarsi la vita, le cose, gli eventi, gli ambienti, gli altri. Significa, né più né meno, che non esiste solo “un” mondo. Esistono tanti mondi quante sono le teste degli abitanti di questo pianeta. Ciascuno vede la realtà attraverso la “griglia” dei suoi cinque sensi,(i famosi sistemi rappresentazionali dettagliati nei precedenti libri di PNL di Bandler e Grinder La Struttura della magia, La metamorfosi terapeutica, PNL e Ipnosi e trasformazione) e un pò tutto delle sue esperienze, dei suoi valori, dei suoi interessi, delle sue credenze, del suo patrimonio culturale e linguistico, e quindi anche del bagaglio semantico e sintattico di cui dispone. La mappa del mondo è fondamentale perché, in verità “la realtà non esiste”.e questo lo diceva sopratutto Paul
no dei principali protagonisti del famoso Gruppo di Pragmatica della Comunicazione di Palo Alto,che ovviamente era strettamente collegato sia a Milton Erickson che alla PNL Non c’è un solo mondo, una sola realtà. Ci sono, piuttosto, tanti “mondi” e tante “realtà” quante sono le mappe delle persone.
Il che vale a dire, in definitiva, quante sono le teste pensanti sparse per il globo.
Per capire meglio questo fondamentale concetto, Carraro cita un esempio calzante: l’esito dell’ultima finale di un mondiale di calcio. Anno 2018: Francia batte Croazia 4-1. Nella mappa del mondo di un tifoso, diciamo pure di un ultrà transalpino, questa non è solo una finale, è un “trionfo”, una “goduria”, un “giorno memorabile”. Per un supporter croato potrebbe essere invece un “dramma”, una “tragedia nazionale”. Oppure, per un altro spettatore di Zagabria non così coinvolto, magari meno estremista e più equilibrato, potrebbe trattarsi di una “straordinaria impresa” della nazionale di calcio di Modric e compagni. Da come guardi il mondo, tutto dipende. Lo cantava qualche anno fa Jarabe de Palo ed è la sintesi perfetta di questo concetto della PNL. Ora, se le mappe sono tante quante le persone, è anche vero che – lavorando adeguatamente con i sistemi di comunicazione di massa, attingendo alla forza evocativa dei simboli e a quella del linguaggio – è possibile creare, letteralmente, delle mappe collettive sulle quali convergano le “adesioni” e il “consenso” di migliaia, o addirittura di milioni, di persone. Ed ecco perché oggi va tanto di moda la parola “storytelling”, sopratutto
in politica. Lo storytelling è il “racconto”, il modo in cui il mondo ti viene “narrato”. Cioè il modo in cui si può intenzionalmente generare una nuova mappa collettiva.(e qui io ho citato un mio studio giustappunto sulla prima campagna d'Italia condotta dal Generale Napoleone Bonaparte, come accennato completamente falsa e costruita a tavolino e con l'impiego di manipolazioni a livello di comunicazioni di massa, vittorie inesistenti, o perlomeno inconsistenti, tipo Cairo Montenotte, Ceva, Lodi, Arcole, veri e propri abbagli del giovane generale, fatte passare per epocali vittorie e semmai dovute al provvidenziale intervento di Generali più esperti del Bonaparte tipo Massena o Augereau o Serurier. Per questa ragione, i detentori del potere politico, economico, finanziario sono così attenti all’uso dei media e della comunicazione, oggi anche anche digitale. Sanno benissimo che conta molto più dei nudi fatti (ma esistono davvero, poi, i “nudi fatti”?) il racconto di essi; cioè il “rivestimento” linguistico posato sul corpo spoglio di quei poveri fatti. Con lo scopo, magari, di trasformarli in una interpretazione funzionale agli obbiettivi di chi governa il mondo.
Già Nietzsche, alla fine dell’Ottocento, sosteneva che non esistono fatti, ma solo interpretazioni. Tornando all’espressione “Ci vuole più Europa” e al comparativo mancante, si tratta di una straordinaria forma di contaminazione della nostra esperienza soggettiva, quindi della nostra personale mappa del mondo. Ricordiamoci che il linguaggio generico e poco preciso infarcito di generalizzazioni, distorsioni, cancellazioni (quindi, il “Milton Model”) determina, sempre e comunque, l’impoverimento della mappa del mondo di una persona ed è quindi un riduttore di
complessità. Il che può tradursi in un considerevole aumento delle libertà individuali se lo strumento è usato da un bravo psicoterapeuta nei confronti del proprio paziente; ma anche in una drastica diminuzione di libertà collettive se esso è impiegato con finalità manipolatorie in altri settori del vivere.
Se ci abituiamo a pensare per slogan, ad accettare gli slogan, a cantilenare gli slogan anche in ambito politico (“Ci vuole più Europa”, “Ce lo chiede l’Europa”, eccetera eccetera) così come facciamo con le pubblicità (“Non ci sono paragoni”, “Persone oltre alle cose”, eccetera eccetera) allora ci predisponiamo a essere manipolati. Il comparativo mancante, nel caso di specie, è veramente tutto. Quest’ultima, nel caso non lo aveste notato, è per esempio una generalizzazione. Ed è anche una cancellazione sotto forma di comparativo mancante. Ho scritto che il comparativo mancante è veramente tutto: ma perché mai – repetita juvant – il comparativo mancante è veramente tutto? Dovremmo chiedercelo. E, ancora: rispetto a che cosa esso “è tutto”? Accettiamo la sfida delle domande di precisione appena formulate e proviamo a rispondere. Intanto, il comparativo mancante è tutto perché è precisamente quanto servirebbe per capire (e invece manca). Insomma, la mutilazione contenuta nell’esortativo (“Ci vuole più Europa...”) è il fattore dirimente: la parte taciuta del monito potrebbe fungere da pietra di paragone rispetto a quell’Europa che ci incitano a chiedere in dosi sempre più massicce. “Ci vuole più Europa...”: riempite i puntini. Come comparativo mancante potremmo inserire, tanto per esser chiari, “... piuttosto che Italia”. Già messa così, la frase è più esplicita e ci suscita anche una resistenza, o addirittura una ripugnanza, ben maggiore. Molti di noi sono disposti ad accettare l’idea che “ci vuole più Europa” proprio perché non gli è mai stato detto (e non si sono mai chiesti) rispetto a cosa “ci vuole più Europa”. È uno slogan che non impegna, che va bene con tutto, come i vestiti delle mezze stagioni, a tinta neutra. Abbatte i nostri sacrosanti pre-giudizi e consente all’europeismo di farsi strada nel modo in cui si è sempre fatto, tradizionalmente, strada: all’insaputa, o quasi, del cittadino elettore e quindi decisore e pertanto titolare della cosa pubblica .Occhio: quello di procedere “all’insaputa” non è altro che lo stratagemma del cavalcare il mare senza che il cielo se ne accorga.(anche qui un ulteriore seguace della Scuola di Palo Alto il nostro Giorgio Nardone, che pone tale espressione a titolo di un suo famoso saggio incentrato sugli stratagemmi di una terapia sistemica breve, che però possono essere indifferentemente usati anche per la nostra rovina ).
Ancora una volta, torniamo alla filosofia di fondo degli stratagemmi e di qualsiasi tecnica di manipolazione. Si tratta sempre di strumenti miscelati e utilizzati insieme. L’uno rafforza gli altri e tutti si rafforzano a vicenda.
Riassumendo, anche il comparativo mancante è un’arma a doppio taglio. La usiamo inconsapevolmente nei nostri discorsi di tutti i giorni, senza grossi problemi, ma ci viene poi ritorta contro come strumento di “educazione civica europea” o, meglio, di “formazione” di una nuova massa di cittadini filoeuropeisti. Io ritengo che sia fondamentale cominciare a farsi domande, ad essere più precisi nelle modalità di formazione delle domande e nelle risposte che se ne ottengono, si da non essere costretti a trovarci a fare i conti con una mappa che non è la nostra. E con un mondo che non avremmo mai voluto, se ce lo avessero chiesto. e con questo ringrazio anche Francesco Carraro per i preziosi concetti che mi hanno richiamato i miei primi studi di PNL. E' quanto mai ovvio che quanto detto in quest'ultimo riferimento può essere tranquillamente applicato un pò in tutto quello che stanno cercando di farci accettare : un virus che non ammazza nessuno, o perlomeno ammazza come ammazzava una influenza e altre patologie in tutti i precedenti anni, una pandemia senza
alcuna percentuale di diffusione se non quella di giudicare ammalati i sani (invenzione del termine asintomatico) , l'imposizione di un terrorismo sanitario fondato sulla paura di questi temini inesistenti per farci accettare vaccini e procedure di reclusione e di catalogazione per renderci per davvero tutti simili ai più famosi romanzi distopici di Orwell, Huxley, Breadbury, Dick e ridurre allo stato di anomalia colui che si oppone a tale stato - il famoso I am Legend di Matheson - ovvero in un mondo di tutti mostri, la normalita' diviene un mostro e l'anomalia sono io

lunedì 7 settembre 2026

LA FARSA COME STORIA

 Di certo i nostri tempi sono la quintessenza della farsa, del recitare parti a copione prestabilito e questo,  specie da quando e’ stato inventato il cinematografo, ha assunto una peculiarita’ assoluta…che poi neppure questo e’ vero.... pensiamo chesso' a Pirandello che piu' che al cinema si rifa' al teatro, ma pensiamo anche alla storia vera, quella che chiamano realta' :  guarda quello che furono capaci di fare con Napoleone, un modesto ufficialetto di artiglieria fatto passare per un genio della guerra, sia strategico che tattico, che logistico, neppure fosse stato chesso’ un Scipione, un Cesare, al limite un Eugenio di Savoia  : il Direttorio e quell’anima persa di Barras valsero sul finire del XVIII secolo, grosso modo come Twitter, Facebook e vari altri “social” piu’ magari un paio di testate giornalistiche belle che addomesticate tipo Repubblica, la Stampa o Il Corriere della Sera (mi limito a citare l’Italia dato che seguo poco la stampa in genere), e questo valse anche  negli anni successivi, dopo Jena per ntervento addirittura di Hegel, che potremmo valutare come uno Zuckberg  dell'epoca, ma anche dopo Eylau disastro fatto passare per vittoria  (e qui raggiungiamo la mistificazione dei telegiornali della televisione). Stessa pappa cogli indiani d’america negli Stati Uniti, un genoicidio mascherato e contrabbandato a posteriori (vedi i vari John Waine e compagnia, perlomeno fino a “Soldier blu”)  e del Risorgimento Italiano ne vogliamo parlare ? Quattro massoni al soldo della massoneria inglese e dei Rotschild in particolare che prima ti coinvolgono un Reuccio indeciso e titubante a far guerra all’Austria (un disastro)  e poi con il figlio di quello e un capo del governo ancora piu’ al soldo dei soliti Rotschild  - per chi non lo 

avesse capito, stiamo parlando  dello squallidissimo Camillo Benso di Cavour, infingardo, falso, addirittura lenone come lo apostrofo’ Garibaldi al
Parlamento Subalpino  nel 1861, e a ragione dato il caso della famosissima Contessa di Castiglione forse quella a cui piu’ di ogni altro andrebbe ascritta l’unificazione italiana,  tanto da fargli venire un colpo apoplettico che in un paio di giorni lo porto’ alla tomba. Sono gli inglesi e la massoneria  che riescono a far fuori la monarchia del Regno delle Due Sicilie servendosi di una sorta di avventuriero rubagalline ovvero  Giuseppe Garibaldi che  per loro conquisto' prima la Sicilia e poi tutto il meridione d’Italia, dando il benservito alla dinastia dei Borbone per soppiantarla con quella 

LA CONTESSA DI CASTIGLIONE
LA VERA ARTEFICE DELL'ITALIA  UNITA
dei Savoia molto ma molto piu’ docili esecutori dei voleri economici  del solito spirito  bottegaio anglosassone. Le parti si recitavano dunque anche molto tempo fa, certo non nella stessa entita’ e soprattutto capillarita’ che ha contraddistinto  il passaggio dal secondo al terzo millennio, grazie alla spaventosa diffusione dei mezzi di comunicazioni, la tecnologia, l’informatica, la rete di cui pero’ bisogna dirla il cinema e’ stato il principio, direi l’Arche’ appunto:  “ arche’ – techne’ nel senso che tramite una tecnica che magari e’ stato facile spacciare anche per arte oltre che per abilita’, un po’ rifacendosi al significato precipuo della parola archetechne, inl nostro famigliare architetto che ti ha appunto architettato questo mondo fondato sulla recita e quindi sulla manipolazione sulla menzogna, dove niente e’ piu’ vero, niente, diciamo,  e’ piu’ reale se non nei termini di una piu’ o meno 
DALL'IMMAGINARIO AL CONIUGATO
complessa operazione di mercato e di opinione
che ricorda un po' il procedimento matematico della ideazione dei numeri immaginari del XVII secolo:  servirsi  di proiezioni di numeri negativi (ovvero mancanze, carenze, passivi debiti) che poi con il meccanismo dei  numeri coniugati  potevano essere riportati allo stato di fruizione  del registro della realta'  che quindi oltre che reale era decisamente complessa . Ho voluto anche io adeguarmi alla pratica corrente e collaudata di sostituire proiezioni di negativi al posto della realta' e tramite ritrasformazione in positivi (coniugati) pervenire ad un registro immaginario che sara' di certo piu' complesso dell'originario, ma nel contempo conformarsi ad un simbolico che accogliera’ quella componente desiderante che canonicamente dovrebbe far parte dell’inconscio. Stiamo parlando dell'inconscio  sia di quello freudiano che Junghiano ed anche di quello lacaniano e o per insiemi infiniti di Matte’ Blanco che con la sua bilogica rigorosamente simmetrica, tende a farsi beffe della logica aristotelica, o meglio costituirne un'altra, che magari qualcuno puo' anche chiamare inconscia in quanto intrisa di quel desiderio che in maniera non canonica, ma con sue specifiche modalita' per lo piu' sfuggenti al pensiero razional/logico della coscienza, si affianca alla realta'. Sto parlando del mio ripudio del nome Mario stante l'orrore di condividere tale nome con i due peggiori capi del governo della nostra storia  nazionale e del cambiamento di data di nascita e di onomastico e compleranno D'altra parte tenere il 19 gennaio come onomastico, cioe' san Mario,  era del tutto impossibile per via della forte vergogna di condividere tale nome con i due figuri sopracitati e cioe' due persone cosidette "di potere"  due squallidi banchieri, bottegai cioe' agli ordini dei meccanismi di compravendita del mercato, ragionerucoli, dico io, che fanno parte di quella schiera di ronzini del pensiero, che ha cercato di dare lustro alla vecchia pratica del conto della serva chiamandola pomposamente economia e cercando di assicurarle la qualifica di scienza, due persone che pervenendo ai vertici del potere politico hanno fatto il peggior male al Paese (specialmente il secondo dei due Mario che ha operato nel contesto di quella ulteriore farsa della pandemia,  ovviamente
del tutto inventata)  facendo impallidire la fama sia dei Barbari che dei Barberini. Facile dunque  eliminare quel nome e passare invece a Marcello che non solo e' il nome di mio nipote - quindi inversione del solito schema del dare il nome del nonno, e fare il netto contrario, ma anche un nome che mi e' sempre piaciuto infinitamente di piu', nome di antica tradizione romana, come Mario d'accordo, ma meno comune e poi diamine.... era il nome dell'unico attore che mia sia piaciuto
malgrado il mestieraccio :  Marcello Mastroianni. L'unica cosa che mi dispiaceva  nel lasciare quel Mario era la omonimia perfetta con mio nonno Mario Nardulli nato pero' nel 1888 un anno magico del mio immaginario desiderante inserito nel pieno della Bella Epoque, un anno prima del Piacere di D'Annunzio, regnante l'unico Savoia passabile Umberto I con quei suoi meravigliosi baffoni, le canzoni napoletane dell'immortalita', mentre dall'Inghilterra la truculenta cronaca degli omicidi di Jack lo squartatore,  e poi sai gli abiti, i colletti inamidati, i baffi imperanti, le uniformi sfavillanti, i gradi degli ufficiali detti a fiore sulle maniche, il Cafe' Chantant e la dominante assoluta delle volute dello stile Liberty ma veniva  presto compensata dalla nascita 

non a Roma ma a Salo' sul Garda paesetto che mio nonno aveva eletto a sua residenza nel 1905 scappando di casa per contrasti col padre e mettendosi a lavorare per una ferrovia locale, cosa che poi aveva determinato il suo richiamo nei corsi ufficiali degli alpini nell'aprile del 1915 in vista della mobilitazione per la guerra. Salo' sul Garda significa anche la capitale della Repubblica Sociale e gennaio 1945 come data ascrive la paternita' ad un sottotenente della X MAS caduto nel maggio combattendo contro i partigiani .Come vedesi di numeri immaginari ne ho  fatto larghissimo uso (proiezione di negativi, ovvero mancati di desiderio ) , tutti con il loro compendio di simmetria che ne fanno simboli per la coniugazione di un inconscio , che sono l'unica spiegazione plausibile di quella frase di Freud "il sogno e' la realizzazione di un desiderio" Il perche' e' presto detto:  correlando sogno e inconscio nell'accezione di un desiderio che pero' non e' quello banale semplice del " voglio " o "vorrei" ma e' una precisa equazione di perfetta simmetria tra proiezioni negative (reali)  e positive (immaginarie)
si realizza quell'unita' del pensiero psichico che non solo la psicoanalisi, ma tutta la ricerca della ragione umana ha cercato sempre  di raggiungere 

lunedì 31 agosto 2026

IL SUPER SOGNO DIMENTICA L'IO E L'ES

 

In questa vecchiaia estrema faccio sogni davvero favolosi, ma inevitabilmente al mattino li ho quasi del tutto dimenticati , dico quasi perche  mi rimane il senso di pienezza, di soddisfazione anche di gioia che li ha caratterizzati. Soogno persone  davvero osolete, per esempio che andavo a teatro a vedere Elio Pandolfi e Antonella Steni, oppure che avevano ripristinato la libreria Maraldi lì vicino le Mura Vaticane ed anzi ne avevano fatto un complesso fantasmagorico a piu’ piani dove c’erano tutti i libri del mondo anche e soprattutto i miei preferiti ovvero  Evola, De Benoist, Junger, Eliade, Jung, Freud, Matte’ Blanco, Milton Erickson, Paul Watzlavitch  e ovviamente il numero uno in assoluto : il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza di Julian Jaynes.  In genere nei sogni ho una forma perfetta  anche se di una eta' indefinita che magari ha l'aspetto giovanile, ma la conoscenza senile (l'ideale no?) e mi trovo nelle situazioni piu’ disparate delle  quali sono sempre padrone sapendo perfettamente come gestirle. Questa notte, o meglio questa mattina, intorno alle cinque dopo uno dei miei numerosi risvegli notturni per pisciare (PSA , o come si chiama lui,  piuttosto alto, ma a mio modesto parere, assai piu’ rilevante  una situazione psicologica che ti vede sempre alle prese con problemi di territorialita’ e quindi cercare di marcare appunto i diversi territori che la vita mi pone davanti, di dietro, di lato e persino sotterranei come opportunamente diceva Giunone nell’Eneide “ flectere si nequeo Superos, Acheronta movebo” ) ho fatto un sogno in cui i soliti parametri di bellezza, sensualita’, avvenenza sono stati tutti annichiliti. Ero in presenza di due donne madre e figlia, entrambi bruttissime ma intelligentissime e in piena sintonia con il mio vissuto culturale; il discorso specie con la madre passava al sesso e io mi dichiaravo pronto a farlo con lei anchese non era quel

campione di sensualita’ e così ci accingevamo a farlo con uscita di scena della figlia che mi raccomandava di essere  delicato dato che  la madre non lo faceva da 25 anni.  La verita' e' che  nei sogni c'è un sotteso che non fa parte del nostro sistema conscio, è come se ci fosse tutto un altro vissuto con regole che sembrano essere quelle della nostra realtà, ma le trascendono: viene da pensare che l'inconscio sia infinitamente più grande del conscio in grado di contenere infinite storie di cui appunto le nostre sono solo il riflesso e non viceversa.  Qui infatti viene sotteso  un io non in linea con la solita attrazione per la bellezza, in ispecie le belle fiche, ma molto portato a soprassedere  (e non zompo addosso alle persone come faceva Peppino De Filippo in Pappagone) sul fattore estetico privilegiando quello di affinita’ culturale.
Questo assunto farebbe sì che tutte le interpretazioni dei sogni ivi compresa quella di Freud basata sulla condensazione e spostamento di significato e significante e cioè gli assi del linguaggio , metafora e metonimia, siano solo dei pallidi riflessi di qualcosa di molto più vasto, per intenderci un po' come la torcia che fa luce per un ristrettissimo spazio in relazione alla infinita immensita' del buio che ci circonda e che va molto oltre la famosa siepe. Sogniamo e non sappiamo che sognando partecipiamo di un infinitesimale che ci trascende e che per intenderlo non bastano semplici calcolucci con numeri reali, ci vogliono proiezioni anche di negativi e quindi immaginari e poi coniugarli per addivenire al simbolico (Lacan parlava appunto di questi tre registri reale, immaginario, simbolico)...ricordiamoci però che il simbolico (cioè il ri-mettere insieme il tutto della rappresentazione) opera sempre simmetricamente,
cioè come a rimbalzo reattivo, come Eco la ninfa che era innamorata di Narciso. Ecco direi che tutto questo  fa venire in mente che forse Narciso non era solo uno innamorato di se stesso, ma uno che ha molto a che fare con la pulsione di morte di Al di là del principio del piacere di Freud? 
Se Freud fosse stato coerente con la sua scoperta, la sua seconda topica alternativa alla Libido davvero quell'al di là del principio del piacere, allora avrebbe cambiato Edipo con Narciso identificando Eco con la funzione trascendente simbolica e simmetrica e ci avrebbe dato una quarta figura nella struttura della psiche, ovvero dopo un "io"e un "es" e un po' monco  “Super io”  in quanto rappresentato   da tutte quelle imposizioni dettate da regole sociali,  un tutto da scoprire "Super ES”.
Un Super es come contrappunto e come conclusione di una quadripartizione e non una tripartizione della struttura psichica,  che chiuderebbe il cerchio della rimozione  che costruisce la pietra angolare  di tutta l’impalcatura freudiana, collocabile nel famoso schema dell’iceberg  non  al di sotto  o al di sopra della linea a specchio dell’acqua , ma proprio a filo tra la demarcazione tra conscio e inconscio, del tutto simile allo sguardo di Narciso che nel riflesso cerca se’ stesso e vi trova solo la morte, con testimone la presenza  della ninfa Eco che da parte sua non puo’ far altro che ripetere all’infinito non solo la voce, ma anche l’intero dramma della presenza umana . Ribadisco la mia grande perplessita’  di come mai Freud ha lasciato a modello anzi a simbolo  di tutto il suo sistema psichico un personaggio  come Edipo  che puo’ anche avere una sua ragione d’essere nella prima delle sue costruzioni quella della Libido, ma proprio nulla a che fare  con la seconda  fondata sulla pulsione di morte  e non ha invece approfondito  la figura di Narciso che
 sembra  adattarsi a perfezione alle sue nuove considerazioni?  Limite tra conscio e inconscio, proprio come nella linea del mare  che puo’ essere liscia ma anche mossa e frastagliata tipo onda,  ma che sempre porta alla fusione di essere col non-essere  e quindi alla morte. Da tutto questo ragionamento se ne deduce un vero e proprio imprimatur alle nuove teorie psicoanalitiche di Freud : il riferimento a Narciso e non a Edipo innesca altresì quella figura del Super Es che probabilmente potrebbe chiudere il cerchio di una composita struttura, come dicevo sopra , quadri- e non tri- partitica della psiche umana con la sua identificazione "tout court" in una sola figura che tutto racchiude e in cui tutto culmina : la morte, di cui non possiamo dire granche' perche ' essa resta racchiusa nel simbolico della riflessione di cui unica testimone e' la ninfa Eco, il cui linguaggio simbolico di simmetria di immagine non abbiamo imparato ad interpretarlo . Il sogno che ancora Freud definiva come la "via Reale" per l'inconscio, nelle misure piu' composite con tutto un fiorire di ipotesi, senza che nessuno abbia mai avanzato l'ipotesi che il sogno non sia una via, ma piuttosto una piazza, un punto di raccolta di tutto quello che le 4 figure della psiche, all'unisono ovveroIo,  Es,  Super Io e Super Es
hanno da dirci sulla loro composizione  -  anche il sogno e' fatto come un iceberg quello che crediamo di ricordare  ha in verita' tutto un sotteso che e' fatto di accenni e di non  acquisito . Sostanzialmente e con questo ribadisco la mia tesi:  c'è un sotteso del sogno del quale  perlomeno con la coscienza , siamo destinati a non sapere niente....mai! QUESTO SOTTESO ha un suo racconto, una sua storia, ma le sue modalita' espressive non sono quelle della coscienza; sono altre, altre regole, altra sintassi, altra intenzione, altra eventuale comprensione. Altro che sogno come esaudimento di desiderio (Freud) o come compensazione (Jung), tutte le accezioni psicoanalitiche non sono in grado di dire alcunche' sul sogno, proprio perche' utilizzano altri meccanismi espressivi

HAMER ALLA CORTE DI FREUD E DI MILTON ERICKSON

  Abbiamo visto che protagonista della prima legge biologica di Hamer è lo schok improvviso e drammatico considerato eziologico delle più gr...