E' piuttosto noto a chi conosce il mio pensiero e un po' tutta la mia formazione culturale, quanto io consideri la filosofia di Hegel la quintessenza del ciarpame intellettivo e una vera e propria mortificazione di tutta la storia del raziocinio umano, proprio per quel suo voler ridurre ogni cosa ad una specie di esercizietto mentale tipo anghingo' tre galline e tre cappon, "tesi antitesi e sintesi"ovvero pomposamente la severa dialettica dell'incedere storico, ma a mio parere una formuletta di esemplificazione massima. esercizietto, giochetto mentale appunto, quasi a mimesi di un gioco infantile "uno monta la luna, due er bue, tre la fija der Re" come si recitava a cadenza saltando sulle schene dei compagni nei vicoli der rione Borgo o lungo il pratone a ridosso delle Mura Vaticane all'ombra der Cuppolone. E fosse solo presunzione intellettuale.... il solito iper vanesio che pretende di avere la regola del tutto, individuando un principio di tutte le cose ovvero un qualcosa che dovrebbe conferire unità alla realtà al di là della molteplicità che ci si presenta immediatamente ai sensi, per la bizzarra idea che tutte le cose devono avere qualcosa in comune e che ci deve essere un principio unificatore di tutta la realtà appunto un arche' (αρχή) - così il famosissimo Talete come ci viene presentato nei primi giorni del primo liceo classico nell'ora di filosofia con la sua acqua individuata appunto come arche' della vita in forza del solito giochino di supposta logicita' "se la vita è presente dappertutto nella realtà, il principio unificatore della realtà dovrà coincidere col principio della vita." . Talete era convinto che c’è vita dove c’è acqua. L’acqua è dunque principio di vita, è inseparabile da questa; ma la vita è presente in tutta la realtà, dunque anche l’acqua è onnipresente, è l’elemento che unifica tutte le cose, è l’archè. Anassimene affronta lo stesso problema identificando il principio unificatore nell’aria: anche l’aria è presente dovunque e anch’essa è principio di vita, infatti gli organismi vivono finché respirano (anche Anassimene è un ilozoista: il principio unificante della realtà deve coincidere col principio della vita. L’aria come archè è però concepita da Anassimene — a differenza dell’acqua di Talete — come un principio dinamico, che in quanto tale può dar conto, oltre che dell’unità, anche della molteplicità. Essa è infatti soggetta al dinamismo della rarefazione e condensazione: per la prima si trasforma in vapore e in fuoco, per la seconda in acqua e in terra. L’aria dà dunque conto insieme della diversità degli esseri che si presentano ai nostri sensi e dell’esigenza del nostro intelletto di trovare una sostanza che unifichi la molteplicità dei fenomeni. Non sia mai che venga meno uno di cotesti fantasiosi INVENTORI DI IDEE E PRINCIPI , non c 'e' due senza tre . proprio come le tre famose figure della dialettica Hegeliana ecco quindi Anassimandro che ritrova il principio unificante della realtà in un principio più astratto, iun non meglio identificato "Apeiron" (l’illimitato, l’indeterminato), che riesce a dar meglio conto della compresenza di unità e molteplicità. Tutte le cose finite partecipano dell’àpeiron, sono interne ad esso. .L’illimitato è presente in tutte le cose finite, è quindi lui l’archè. Questi canonicamente i personaggi con cui noi ragazzetti siamo stati introdotti alla filosofia, pero' bisogna dire che il vizietto di trovare questo principio di tutte le cose, non e' certo venuto meno cogli anni a venire : Platone che era uno mica da giochetti da fanciulli era andato a inventarsi il concetto (nientemeno) che lo aveva costretto a figurarsi un mondo parallelo o meglio piu' che parallelo, decisamente superiore, l'iperuranio, dove si trovano le essenze delle cose che qui nel nostro mondo sono solo copie "l'albero e' un albero, milioni di alberi tutti differenti che sono presenti nel nostro mondo, ma chi ha mai visto l'albero albero, dove e' la'bero in se' ? ECCOCI QUINDI BELLI CHE PRONTI A SORBETTARCI CON LA SCOPERTA DEL CONCETTO, IL PRIMO DEI TANTI DUALISMI CHE SONO ANDATI AD APPESANTIRE IL NOSTRO PENSIERO : bello e/o brutto, caldo e/o freddo, bene e/o male, vero e/o falso, destra e/o sinistra . A Hegel non ne sono bastati due, ce ne voleva un terzo ed ecco così che nasce la dialettica "tesi, antitesi e sintesi" , eh si siamo ancora piu' a fare il verso ai giochi dei fanciulli: cominciando a leggere Hegel ci troviamo proprio come nel gioco del CUCUZZARO ... "sono andato nell’orto ed ho raccolto …. un tot di cucuzze” chi vuole due cucuzze? la cucuzza numero due, dovrà rispondere: “e perchè due cucuzze ?”. Allora a sua volta il cucuzzaro ribatterà con la frase: “e quante sennò'... ed ecco che spunta Hegel e fa "tre cucuzze", ma a questo punto puo' saltare uno come me che fa "no una, non due e neppure tre cucuzze, ma “tutto il cucuzzaro” Tutto il cucuzzaro sarebbe per Hegel l'esperienza della coscienza alla ricerca del sapere assoluto e qui da subito comincia ad utilizzare il procedimento dialettico che si articola, manco a dirlo, su tre figure, ognuna delle quali e' superata dalla successiva, ovvero la certezza, la percezione e l'intelletto; procedimento che introduce ad un ulteriore momento di conoscenza che e' l'autocoscienza, ovvero la verita' del mondo e' la coscienza che abbiamo di noi stessi,appunto l'autocoscienza. Come e' noto, con il pervenire alla figura dialettica fella autocoscienza siamo nel pieno della filosofia di Hegel ed e' lui stesso a sottolinearne l'importanza , sostenendo che con l'autococienza si entra nel regno originario della verita', ovvero quel famoso viaggio della coscienza ha come proprio esito in questa figura delll'autocoscienza in quanto concetto dello Spirito (ipse dixit, ma a me pare proprio una forzatura, come tutta una forzatura sono sempre tutti quei meccanismi coi quali, fin dall'inizio del pensare umano piu' di un pensatore si e' sforzato di ridurre e tutto sommato imbrigliare, la complessita' della vita .... Talete, Anassimede, Anassimandro, Platone , Aristotele, Cartesio, Hume, e sopratutto Hegel, nel quale questa tendenza diventa sistematica e anche, nella sua forzatura, parossistica)
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