lunedì 9 febbraio 2026

IL CIARPAME DELLA RIVOLUZIONE BOTTEGAIA

 

Sono della convintissima idea che la rivoluzione industriale sia stata  la quintessenza dell’abominio della nostra civilta’ e altresi tutta la pratica e il teorico ad essa correlati - illuminismo, rivoluzione americana, rivoluzione francese, massoneria, cosidetta scienza economica e vari pseudo teorici tipo Smith, Ricardo, Say, Malthus, etc. siano una sorta di  ciarpame derivato da quell’unica mentalita’ mercantile che io preferisco chiamare bottegaia Si obiettera’: ma come tu ritieni la rivoluzione industriale un passo indietro dell’umanita’ e anche la Rivoluzione Francese, il principio dei diritti e della liberta’, dell’eguaglianza dell’uomo un abominio? In realta’ io dico e sono in grado di dimostrare con lo studio, la conoscenza e un po’ di capacita’ di ragionamento, che a proposito de la piu’ famosa delle rivoluzioni, quella francese del 1789, fu solo una farsa, come d’altronde tutte le piu’ strombazzate pandemie della storia, non diversamente che per gli altri pseudo cambiamenti socio/politici passati alla storia come rivoluzioni o anche guerre, mettendoci magari l’epiteto di “indipendenza”, di “successione” , di “secessione”, oppure dandogli un nominativo piu’ colorito, trasferito da qualche oggetto o luogo  del contesto:  “ guerra delle tre rose, guerra del te’, guerra dell’oppio, rivolta dei garofani , rivoluzione d’ottobre , rivoluzione delle camicie nere,  marcia del sale,  primavera di Praga”….e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Massimo comun denominatore di tutti questi sconvolgimenti, la assoluta falsita’ rispetto a quello che dovrebbe essere un raccontato  obiettivo e veritiero sulla storia  e questo non proprio da sempre, ma in ispecie con l’avvento nella storia del mondo dell’eta’ dei mercanti, o bottegai ovvero con il progressivo affermarsi di una classe sociale , la borghesia che pone alla base del suo stesso essere e di ogni possibile giudizio di valore :  il denaro, il mercato, lo scambio.

Ci si potrebbe domandare : ma perche’ prima nell’eta’ dei guerrieri ancora in auge non avveniva lo stesso? Il denaro non aveva questa rilevante importanza? Un Crasso non era l’uomo piu’ ricco di Roma  e per questo aveva accesso alle cariche piu’ prestigiose della Repubblica? E poi la stessa differenza fra patrizi e plebei non era,  tutto sommato, ascrivibile a questioni di censo? … “Cesare il popolo chiede sesterzi” dice una simpatica freddura… “no vado dritto” risponde il condottiero, mostrando così anche  a livello di barzelletta che tutto sommato l’andare diritto, ovvero per una strada che non comporti alcuna deviazione, alcuna sterzata dal cammino del grande interesse dello Stato,  può anche essere contemplata, ma il sesterzio o “se-sterzo” non sara’ mai il cammino principale. Ecco mettiamoci un Feynman ante-ante litteram alle prese con il suo integrale sui cammini e questo tragitto diritto, senza sterzate del piu’ grande degli antichi romani : quale credete che sarebbe stato quello piu’ rispondente alle migliori opportunita’????
In sostanza il denaro diviene sempre piu’ importante con il corso del tempo ma in eta’ dell’argento e quindi dei guerrieri resta sempre in auge  la famosa risposta di di Marco Furio Camillo al “Vai victis” di Brenno : “non auro, sed ferro, reuperanda patria est” ;  così e’ anche nel periodo medioevale, con le Cattedrali, con la Cavalleria, in un Poema come la Divina Commedia di Dante Alighieri, con personaggi come Federico II, ma così non sara’ più con l’Umanesimo impostosi come nuova modalita’ di essere al mondo, grazie alla grande pandemia del 1348 e ad una sensibilita’ fondata su di un egoistico individualismo dove può fare enorme breccia la paura e un codice di rappresentazione della realta’ fondato su di una convenzione riduttiva desunta da un codice non verificabile, come quello di un immaginario classico. 
 Assunto quindi il principio che alla origine di ogni sovvertimento sociale  c’è sempre un potere costituito  e organizzato secondo ferrei dettami di precisi interessi economici, e che il tanto ipocritamente e buonisticamente  strombazzato popolo conta, ed e’ sempre contato meno del due a briscola, torniamo ai nostri interessi di fisica teoretica nell’accezione quantistica  per vedere se siamo in grado di stabilire una sorta di continuum con quelle forze che al potere bottegaio con relativi garzoni si e’ sempre opposto. In eta’ prebottegaia abbiamo figure come gli Imperatori germanici che lottarono sopratutto contro il Papato Federico Barbarossa, Federico II detto lo Stupor mundi,
ma con l’avvento del potere mercantile (i banchieri, i commercianti, l’emergente borghesia) trovata una nazione guida l’Inghilterra e poi strutturatosi in una vera setta la Massoneria, la Rivoluzione Industriale di meta’ del settecento, di cui abbiamo precisato il ruolo di acutizzazione del principio economico, realizzando il connubio con un altro elemento che diverra’ indissolubile al suo spirito : il tecnicismo con l’esaltazione del ruolo della macchina come nuovo paradigma a cui riferire la stessa essenza umana, e’ un qualcosa, non a caso di  primogenitura anglosassone , proprio in quanto altamente rappresentante dello spirito commerciale della emergente classe borghese , che come abbiamo avuto modo di osservare ha una originaria localizzazione nazionale in una specifica nazione l’Inghilterra  che aveva giustappunto scelto il commercio e il denaro come elementi di connubio con la propria tradizione – un qualcosa,  attenzione che nessuna altra nazione, specie in termini di vertice aveva mai operato, facendo oggetto di scambio il  proprio lignaggio aristocratico con non meglio precisati meriti di censo, in relazione al quale si poteva annoverare la spregiudicatezza ma anche vere e propri portamenti banditeschi e criminali. Le opposizioni al galoppante spirito bottegaio vengono unicamente da quei popoli, quelle civilta’ che si rifanno alla tradizione e pongono alla base del loro vivere sociale un certo conservatorismo dello spirito appunto di tale tradizione, venendo tuttavia ampiamente a contatto soprattutto con il tecnicismo dei tempi. E’ il caso dei Grandi Imperi della terra, quello Russo, quello austro ungarico e ultimo quello Germanico dopo l’unita’ sotto la guida prussiana di tutti i regni e ducati tedeschi. Un quarto Impero ma in grande decadenza e’ quello cinese, che tornera’ alla ribalta mondiale solo con l’adesione alla teoria comunista di cui ne elaborera’ una versione di carattere orwelliano . Un ulteriore Impero potrebbe essere annoverato nel Giappone, ma non nel XVIII e XIX secolo;  la sua rilevanza comincera’ ad essere pronunciata  solo con l’inizio del XX secolo, prima nel contrasto con un altro Impero, quello Russo , ma successivamente venendo a trovarsi in rotta di collisione con il piu’ ipocrita degli imperi,  quello statunitense che rifugge da tale epiteto e contrabbanda parole di untuoso buonismo : liberta’, democrazia, ma  è in verita’ l’erede piu’ che legittimo della bottegaia Inghilterra della quale ha fortemente  esasperato i principi,  sviluppando come mai prima si era visto, un consumismo dilagante ed un tecnicismo spersonalizzante, dandosi anche quel lustro teorico che gia’ l’Inghilterra si era accaparrata prezzolando pseudo intellettuali come i gia’ citati Smith, Say, Malthus e compagnia. In tutto questo complesso assunto si ravvede il distinguo tra popoli di terra e popoli di mare  operato dal filosofo geo politico Carl Schmitt  nel lontano 1942 . Liberalismo era stata chiamata alludendo ipocritamente alla liberta’ questa sotto teoria e con la solita mancanza di originalita’ l’america si e’ andata stringendo sotto l’etichetta di “neo Liberalismo.  Comunque sia contro questi Imperi le forze bottegaie , ovvero l’  Inghilterra coadiuvata prima dal suo impero coloniale  ed anche abilmente coinvolgendo nelle sue camarille  altre nazioni europee meno rilevanti come  Francia, Italia, Belgio, Olanda, Serbia, Grecia ed infine passando totalmente il testimone agli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale, hanno sempre visceralmente e spasmodicamente combattuto. Si crede ingenuamente che il grande nemico dell’Inghilterra sia stato Napoleone, assolutamente non e’ così Napoleone ha rappresentato solo una forma di esasperazione di un movimento, la Rivoluzione francese, che la Massoneria inglese aveva perfettamente contemplato nei suoi piani di egemonia mondiale, e che proprio l’imprevedibilita’ dell’ascesa al potere di un parvenu,  aveva costretto a correre ai ripari. Sconfitto Napoleone a Waterloo, piu’ pero’ da Radetzski e da Blucher che da Wellington, la palma del potere europeo era stata colta da quel personaggio eccezionale che fu il Principe Metternich e finche ‘ fu operativo lui, l’Inghilterra dovette rinfoderare le sue mire egemoniche europee. Un periodo alquanto lunghetto perlomeno fino al 1848/49, quando
  non a caso l’inghilterra tramite i suoi faccendieri, tipo i  Rotschild, prese a fomentare le varie aspirazioni nazionaliste dei popoli  (Sicilia, Lombardo Veneto in Italia,  Ungheria, Boemia ) ed anche a creare discordie e contrasti nello stesso Impero austriaco. Con il 1849 si registrano le ultime vittorie di reazione degli Imperi conservatori e tradizionalisti, ma ecco che appena qualche anno dopo i bottegai tornano alla carica sfruttando la crisi dell’impero turco ottomano (non contemplato nella precedente elencazione per la poca rilevanza del suo impianto) e l’occasione della guerra di Crimea: perfino il risibile regno di Sardegna viene coinvolto nel conflitto fidando sulla compiacenza di uno dei piu’ solerti faccendieri dei Rotschild : quel Camillo Benso di Cavour annoverato tra i padri della patria unitamente ad un esaltato visionario (Mazzini) un brigante arruffapopoli (Garibaldi) ed un re cialtrone tipo Miles gloriosus. La miccia torna a riaccendersi e nel giro di due anni (1859- 1861) l’Inghilterra riesce a sconvolgere in suo favore non poco l’equilibrio europeo. Crea difatti  una nuova nazione sua vassalla (l’Italia) indebolisce sensibilmente l’Impero Asburgico che fa scrociare con la Francia, indebolendo anche quest’ultima (Solferino) , ratifica e afferma la sua influenza in Sicilia anche in virtù di profique iniziative commerciali (i famosi principi sotto il vulcano Ingham, Woodhouse, Whitaker),  propizia di li’ a poco uno scontro fratricida tra Austria e Prussia, non puo’ impedire pero’ l’affermazione della Prussia  nello scontro contro la Francia (1870). Tornera’ all’assalto nel 1914  favorendo una guerra fratricida dell’Europa e anzi riuscendo a coinvolgere gli Stati Uniti e ingenerare la Prima Guerra Mondiale che fara’ piazza pulita degli Imperi del territori europei . Come spesso avviene nella legge del mondo, il paradosso si insinua nei suoi anfrattie difatti il trionfo verso i Paesi Europei deve passare il
testimone agli USA che diventano i nuovi iper bottegai del mondo e l’Inghilterra passa da
padrone a garzone  in una dialettica che un filosofo tedesco aveva dato per scontato (fenomenologia dello spirito di Hegel) e che un altro tedesco Karl Marx ha cercato di tradurre in termini prettamente economici (non a caso sotto parcella di un industriale con spiccati interessi in Inghilterra  Friederic Engels)

UN PARADIGMA COME ORIGINE

 

La ipotesi di Darwin sulla origine dell'uomo e sull'origine della specie e' quella  piu' accreditata, ma che volete farci :  non sono riuscito a crederci mai!  "E a  cosa credi allora?" mi si chiederà.  Ecco una bella domanda a cui riesco a dare una sola risposta : "Bho?"  La verita' e' che, come quasi tutto nella vita,  e' estremamente difficile credere ad una sola ipotesi, e non solo, ma debbo essere sincero, mi da' anche un po' da cretino farlo, quindi mi mantengo sulle generali e do' una strizzatina ora ad una  e ora ad un'altra  nel contempo: la gli Anunnaki, una creazione da parte di extraterrestri, l'uovo cosmico -  per la verita' tutte le ipotesi e relative teorie anche quella di Darwin o anche quella di Lamarque mostrano piu’ che altro la loro  perfetta aderenza ad un’altra teoria non sull’origine, ma piuttosto sulla relativita’e variabilita’  delle modalita’ di conoscenze umane, quella di Thomas Kuhn che per suffragare le sue tesi ha imposto   l’utilizzo del termine paradigma.

Per paradigma si intende l’insieme di teorie, leggi e strumenti  che definiscono una ricerca fino alla sua accettazione e ne ha messo in moto il suo procedere per fasi che finiscono appunto per determinare quelle che si intendono per rivoluzioni scientifiche. Tutta la teoria evolutiva di Darwin per la quale e’ stata ovviamente applicata la dicitura di una di queste “rivoluzioni scientifiche”  altro   non e’ che un paradigma che rappresenta l’inverazione della tesi di Kuhn, ovvero il suo prevalere sui precedenti paradigmi non e’ stato dovuto ad una particolare evidenzia o efficacia,  ma dall’abbandono degli schemi precostituiti dal paradigma precedente, quindi 
non sarà necessariamente il paradigma più "vero" o il più efficiente ad imporsi, ma quello in grado di catturare l'interesse di un numero sufficiente di scienziati, e di guadagnarsi la fiducia della comunità scientifica dominante. La scelta del paradigma avviene, come detto, per basi socio-psicologiche oppure biologiche, ovvero i vecchi scienziati, fermi nelle loro convinzioni muoiono e sono sostituiti da giovani scienziati che si sono familiarizzati col nuovo paradigma. Forti quindi della effettiva e riscontrabile validita’ della teoria delle rivoluzioni scientifiche di Kuhn, (l’unica cosa fissa e’ il cambiamento) passiamo ad esaminare altri paradigmi,  che non solo non contemplano  l’evoluzione come  motore della vicenda umana, ma  considerano il tempo come una sorta di caduta da un’epoca di splendore, grandezza e felicita’ a successivi stadi di decadenza e considerano l’attuale stato di cosidetto  progresso e i tempi moderni come il piu’ grande male.

E’ questa la tradizione piu’ antica, quella di cui parla  Esiodo  nel suo Le Opere e i giorni dove viene menzionata una primigenia eta’ dell’oro  equiparata agli dei e di  successive eta’ caratterizzate da metalli sempre meno preziosi fino ad una ultima eta’ che non ha piu’ neppure il referente di un metallo, ma di una lega, cioe’ una mescolanza, un ibrido:  il ferro che e’ correlato alla classe sociale piu’ abietta : i servi. Lo  stesso  si rimarca un po' in tutte le piu’ antiche culture, ivi compresa la grande tradizione indiana dove tali eta’ sono denominate Yuga e l’ultima detta kali Yuga ha una inquietante similarita’ con il ferro dei servi. Una tradizione  si badi bene che coerentemente ai passaggi di eta’, le societa’ piu’ evolute o piu’ decadenti (dipende dal punto di vista adottato) nel loro  frenetico perseguire  del progresso e del modernismo ha lasciato cadere, ma che  pensatori meno legati a interessi particolari e piu’ liberi mentalmente,  non hanno mancato di rilevare, sottolineando in genere lo stadio di decadenza piu’ appropriato  al periodo preso in considerazione.E’ questo il caso di Julius Evola un filosofo
 particolarmente ostracizzato dalle classi di potere e quindi condizionanti della cultura, che si sono affermate specie dopo la seconda guerra mondiale.  Fin dai suoi primi saggi Evola ha riconosciuto il particolare grado di decadenza della societa’, in particolare occidentale , riconoscendovi in essa l’appartenenza alla classe dei mercanti ovvero l’eta’ del bronzo con la prevalenza e sistematica progressiva dominanza dell’interesse commerciale, del denaro, del mercato, di un unico valore quello di scambio in tutti i rapporti della convivenza umana,  con ulteriore aggravio dovuto all’adozione di un esasperato tecnicismo inauguratosi con la Rivoluzione industriale di meta’ del XVIII secolo e ulteriori tasselli di supporto : una nazione come l’Inghilterra incline a scendere a patti con tale classe di i mercanti, in nome di interessi economici, la scelta di farsi paladina di tali  interessi e rinunciare in nome di questi a qualsivoglia privilegio di ordine dinastico  esemplificativo e modello dei secoli a venire il titolo di Lord conferito dalla regina Elisabetta detta la Grande, ad un volgare criminale e bandito  come Francis Drake, le manipolazioni della massoneria nel suo continuo fomentare di guerre, sommosse, rivoluzioni, rivalita’ tra stati, crisi economiche, epidemie su larga scala, etc.  e le sempre maggiori implicazioni e correlazioni tra il fattore economico e il fattore tecnico, fino addirittura ad una vera e propria  sostituzione della specificita’ umana con il referente del prodotto piu’ vincolante della rivoluzione industriale : la macchina. Anche Rene’ Guenon , un altro di questi liberi pensatori non asservito al carro del mercimonio delle societa’ di mercanti (che detto per inciso io definisco “bottegai”), ha denunciato in tutta la sua opera il modernismo e il progresso, astraendosi però in una temporalita’ molto piu’ dilatata e  ispirata alla filosofia indu’ che correla l’ultimo periodo quello del kali Yuga ovvero dell’estrema decadenza, a ben 6 mila anni fa. Con Evola restiamo nell’ambito del possibile e del vissuto perche’ sono numerosi gli indizi che correlerebbero l’inizio dell’eta’ dei mercanti e quindi del bronzo ai tempi della fine del Medioevo e dell’inizio dell’Umanesimo, un periodo che ha anche riscontro nella Grande Pandemia di peste del 1348 - curioso eh!?... questo inciso che  correla periodi di gran cambiamento sociale, perlopiu’ a beneficio di pochi e a detrimento di molti, ad una terribile emergenza sanitaria. Si tratta di  una cosa ricorrente proprio a partire da quella meta’ del trecento e ripresentatasi a scadenze quasi obbligate, praticamente fino ai nostri giorni… dopo una guerra, un assedio, una carestia, tutti frangenti presi a pretesto, sempre da quei pochi,  per imporre misure straordinarie inevitabilmente a tutto sfavore della liberta’ e della ragione, in quanto alimentate dalla menzogna di un abnorme gonfiaggio della gravita’ della pestilenza,  della letalita’ e da una sempre piu’ diffusa paura a bella posta innescata da compiacevoli servi (i garzoni dei bottegai, ovvero politici, informatori, comunicatori, pseudo esperti  e altre sottocategorie di umanita’). Antiche tradizioni quindi  con opportune rivisitazioni, prendendo in esame sia altre ipotesi evolutive come quella di Lamark, ma lasciando spazio anche a concezioni decisamente piu’ fantasiose tipo  gli antichi 
astronauti di Erich 
Von Danichen gli Elohim di Biglino, gli Anunnachi di Zacharia Sitchin. 
 Diciamo che tutto concorre a formulare un ulteriore paradigma piu’ composito e forse un tantino piu fantasioso di quello di Darwin, che proprio le ultime battute del cosidetto progresso sociale,  nelle sue manifestazioni  più distopiche potrebbero forse indicare che siamo alla vigilia di un passaggio di fase.  Ipotizziamo che abbiano tutti una parte di ragione, tutti indiscriminatamente,  anche quello che siamo andati a formulare prendendo un po’ da questo un po’ da quello, prendendo anche parti  da quello che di solito non rientra nelle teorie dell’origine dell’uomo, come ad esempio nel libro di Julian Jaynes “Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza (1976) dove viene presa in considerazione solo una porzione dell’essenza umana  - be’ una porzione “di tutto rispetto ” visto che e'
stata tirata in ballo probabilmente la specifica piu’ rilevante che fa l’uomo uomo, quella da cui non a caso cominciano tutte le storie, la civilta’, e tutto sommato l’idea stessa di uomo che abbiamo potuto farci, proprio in quanto abilitati in tal senso dalla coscienza, la facolta’ di stabilire una connessione tra la nostra presenza e il mondo : l’io in relazione all’ambiente. Una ulteriore componente da non sottovalutare in alcun modo e’ quella del pensiero psicoanalitico con la messa in campo
dell’inconscio e quindi la teoria di Freud, in particolare quella della seconda parte del suo pensiero inaugurata con il saggio Al di la’ del principio del piacere e  la formulazione della pulsione di morte, dove tra l’altro sempre Freud si produce in una vera e propria ipotesi cosmogonica di un impatto tra una cometa staccatosi dalla spirale primordiale e il nostro pianeta con quindi una prassi metodologica di continua creazione  previa coazione a ripetere. Assieme a Freud tanto per rimanere in ambito psicoanalitico  possiamo quindi aggiungere Sandor Ferenczi  con il suo straordinario  libello “Thalassa” sottotitolato “psicoanalisi delle origini della vita sessuale” che io scherzosamente ho sempre chiamato la teoria del pescetto primordiale, ovvero ….” la teoria del cazzo”.
Un’’ultima  aggiunta  e’ data infine da un medico operativo  Ricke Geerd Hamer che ha scoperto (1978) l’origine di un’altra componente che a rigore non fa parte della struttura umana, ma ne condizione lo stato, l’essenza, il suo essere al mondo : una origine della malattia. 
Forti di tali  premesse tracciate su tutte le componenti di una questione delle origini (Darwin-Lamark-Esiodo-Kali yuga-Bibbia-Guenon-Evola-Freud-Ferenczi-Van Danichen-Biglino-Sitchin-Jaynes-Hamer) andiamo a comporre una narrazione su quella che potrebbe essere stata l’origine dell’uomo, tenendo anche ovviamente conto delle varie accezioni ed eccezioni di ognuno degli apporti sopracitati.  Non chiamiamoli Astronauti dello spazio, Annunachi e neppure Elohim, non chiamiamoli in alcun modo,  però conveniamo che in effetti un qualcosa di estraneo alla nostra biologia e persino alla natura del nostro pianeta, dovette presentarsi.
No io non vedo omini verdi, ne’ giganti, ne’ esseri con tre occhi, vedo semmai una forma di energia del tutto incommensurabile al pensiero umano, che in una qualche maniera ebbe modo, in un determinato momento, di entrare in contatto col nostro pianeta.   come? Non ne ho la minima idea;
  quando ? bhe quando, precisamente non sono in grado di rispondere, ma di certo parecchio tempo fa senza dubbio, diciamo senz’altro prima di tremila anni fa, cioe’ prima dei periodi che possiamo andare a denominare storici, prima che…,  ecco qui cominciamo a convenire con le componenti che abbiamo elencato, prima che l’essere umano pervenisse ad un linguaggio articolato ben delineato con segni e quindi con capacita’ di trascrivere pensieri in grado di essere compresi da altro e senza bisogno di intermediari tipo auguri, sciamani, profeti, profetesse, sibille – diciamola papale papale, prima che l’uomo pervenisse a quell’analogia tra se e l’ambiente che e’ sostanzialmente quello che viene definito coscienza. Ecco quindi di para patta Julian Jaynes e il suo straordinario saggio “Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza”  che ci dice che la coscienza e’ un meccanismo neuronale posteriore al linguaggio e del cui linguaggio utilizza gli assi portanti della sua struttura,  ovvero la condensazione per similarita’ di significazione di una appartenenza, che e’ stata chiamata metafora (cosa e’ questo? ….Be’ e’ come quello!....) , e lo spostamento non tanto di una significato, quanto di un significante ovvero secondo la distinzione di De Saussure:  tutto quello che ha a che fare con una data cosa (per intenderci oltre al netto significato di rassomiglianza, piuttosto tutto quello che e’ annesso a qualla data cosa, il sentito dire, l’odore, il gusto?) - un insieme di conoscenza e sensazione che e’ stato denominato metonimia. Torniamo quindi a quel “quando?” riferito alla temporalita’, ma aggiungiamoci anche le preposizioni “per quanto?”  per quanto tempo si e’ avuto questo quando? Eh qui sono davvero dolori, perche’ manca qualsivoglia dato, ci sono solo una serie di manufatti impossibili tipo le piramide egizie, ma anche quelle del sud
america, mura ciclopiche, costruzioni del tutto 
inspiegabili con il metro di giudizio delle nostre conoscenze,
  che hanno appunto dato adito alle ipotesi piu’ fantasiose e che non sono assolutamente catalogabili e databili, non sono neppure minimamente concepibili nel racconto della nostra vicenda che ripeto ha un calendario che non riesce ad andare oltre ai tremila anni . La domanda quindi “per quanto” puo’ essere durata questa correlazione tra queste misteriosissime entita’ quasi certamente neppure corporee e la nostra invece concreta corporeita’ in una accezione neuronale e intellettiva del tutto  imprecisata, non puo’ neppure essere ipotizzata – determinate scoperte o calcoli astrofisici su condizioni climatici o eventi meteorologico o tellurici  ci danno manufatti costruiti  con una approssimazione temporale  databile a cinque, sei, sette , anche oltre diecimila anni fa. Anche le stesse considerazioni sulla fisicita’ degli uomini o ominidi, come si voglia denominarli, sono quanto mai imprecise  e suscettibili di errori e continui aggiustamenti; le diatribe su homo sapiens, homo di Neanderthal e altre supposte appartenenze e qualificazioni non hanno alcun serio fondamento e c’e’ poi la sconvolgente constatazione che tutte le civilta’ dell’antichita’,  egiziana, sumerica, assiro, babilonese, indiana, cinese, non abbiano affatto  quello che somiglia ad una evoluzione, passaggio cioe’ da uno stadio piu’ primitivo e rozzo ad uno via via sempre piu’ evoluto, ma comincino praticamente d’acchitto, gia’ belle e e confezionate in tutto il loro armamentario e il loro bagaglio di conoscenze, cultura e civilta’ – d’altronde e’ quanto mai indicativo che quegli autori liberi, originali e non asserviti ad un precostituito ordine sociale, tra cui annoveriamo Guenon, Evola, Pound, Eliade, non abbiano mai preso nella minima considerazione il passaggio da uno stadio meno evoluto ad uno piu’ elaborato ed anzi, Evola ad esempio, nel suo “Rivolta contro il mondo moderno” abbia mostrato l’inconsistenza della stessa dicitura del termine “uomo delle caverne” sottolineando che mai e poi mai e’ stato dimostrato  che l’uomo abbia vissuto in caverne, ma semmai le frequentava occasionalmente per scopi ritualistici o di raduno. Quando e per quanto dunque potrebbe essere stato il periodo di contemporaneita’ tra entita’ e umani? Si va da un minimo di limite di tremila anni fa, ad un massimo che non  e’ assolutamente definibile : diecimila, ventimila, cinquantamila, centomila anni fa, tutto e’ possibile, poiche’ nessun riscontro di datazione effettiva puo’ essere esperito e difatti i miti di Atlantide, Lemuria, Pandeia e
quant’altro di narrazioni di luoghi e tempi non determinati, abbondano in tutte le civilta’. Diciamo dunque che non sappiamo niente di e su queste entita’ e del loro rapporto con l’uomo,
  possiamo solo supporre certe modalita’ anche di frequentazione o magari di subordinazione nostro nei riguardi loro, soprattutto in virtu’ di un fortissimo  divario di conoscenze e abilita’.  Ammettiamo dunque che queste entita’ capitate per chissa’ quale caso o necessita’ sulla terra si siano trovate nella necessita’ di utilizzare, come manovalanza, come supporto, come schiavi,  gli esseri viventi presenti nel pianeta,  animali di vario tipo tra cui ovviamente anche questo strano bipede, un tantino piu’  composito degli altri e in grado di poter apprendere certe tecniche, che avrebbero potuto tornare utili a chissa’ quali  fini dei nostri particolarissimi viaggiatori. Certo loro avrebbero messo le tecniche piu’ raffinate, i calcoli piu’ che infinitesimali per una stretta correlazione con l’intero cosmo, gli allineamenti coi pianeti, con le costellazioni, i codici di orientamento, mentre per gli uomini si sarebbero riservati compiti più umili, dapprima poco piu’ di quelli di una bestia da soma, ma via via sempre piu’  elaborati e complessi, tipo quello di riuscire da soli a costruire edifici, templi, monumenti, dighe, argini, innalzare difese e anche cominciare a edificare citta’. Per riuscire appieno in tale compito bisognava pero’ innescare nel cervello  umano una specie di codice, che assicurasse una pronta e assoluta risposta ad ogni richiesta da loro effettuata ed ecco che torniamo al nostro Jaynes e alla sua mente bicamerale. 
Quale miglior codice di un meccanismo di suddivisione cerebrale, dove una parte del cervello restava deputata ad ampliare una conoscenza del proprio ambiente fondata sulla condensazione di significati accostati per somiglianza e similarita’ ovvero attraverso metafore (emisfero sinistro) ed un’altra nell’emisfero opposto (destro) specializzata invece nel ricevere informazioni trasmesse per trascinamento di significanti, metonimie  incentrate su prescrizioni, accorgimenti, suggerimenti ordini, tutta una serie di prescrizioni che dovevano avere la peculiarita’ di essere immediatamente recepite ed eseguite senza indugio, senza alcuna pausa  di incertezza e dubbio, senza la minima riflessione. Per la prima di questi due meccanismi  cioe’ la metafora, andava  benissimo il linguaggio articolato che forse proprio grazie a qualche intervento  delle nostre entita’, si rese subito abbastanza disponibile con progressiva accellerazione, per la seconda,   il linguaggio articolato era fuori gioco, non c’era alcun bisogno di stabilire paragoni o di capire cio’ che si doveva fare, doveva essere fatto e basta, quindi bisognava utilizzare nel trascinamento di esperienze ripetute, ammaestramenti, comandi, financo imposizioni,  qualcosa che non potesse essere dissuaso, meno che mai discusso, qualcosa che dovesse essere solo obbedito. La parola obbedire viene dalla radice del verbo latino audire piu’ il prefisso ob, che conferisce al termine il significato  di “ascoltare stando di fronte”, quindi   l’uomo in quuesta sua seconda modalita’ di apprendimento, con tutta probabilita’ anche questa  propiziata da un intervento genetico di predisposizionamento da parte delle misteriose, incommensurabili entita’,  deve disporsi ad ascoltare la disposizione che di volta in volta gli verra’ impartita a secondo del compito assegnatogli per interagire efficacemente con l’ambiente che lo impegna- una faccenda piu’ che altro auditiva  e difatti viene scelta la modalita’  delle voci per impartire tali disposizioni, voci ingenerate automaticamente dall’emisfero destro del cervello non appena una situazione raggiunga il grado di stimolo per innescarla. (oggi lo chiameremmo stress da impegno). L’udito, si badi bene e ‘ il senso  di minor controllo dell’apparato umano, noi possiamo gestire le immagini, la  vistam  chiudendo gli occhi, distogliendo lo sguardo, possiamo evitare il contatto di un oggetto, evitare un percorso, non bagnarci in un fiume, ma non possiamo per quanto  ci turiamo le orecchie, non sentire una voce, specie se questa promana dal nostro interno, innescata da un certo grado di eccitazione; ecco perche’ le entita” avevano scelto la voce, una loro voce,  assertiva, categorica, imperativa per assicurarsi che gli uomini non mancassero di ricevere questo tipo di comunicazione, di loro comunicazione. Come spiega esaurientemente Jaynes nel suo gia’ citato libro, si trattava in sostanza di un cervello suddiviso in due distinti comparti : uno per articolare sempre piu’ un linguaggio pratico fondato sulla condensazione metaforica di significato e quindi interagire piuì che altro con i proprio simili, un altro di carattere allucinatorio auditivo (sentire le voci)  di carattere di trascinamento di significanti per assolvere a compiti piuì impegnativi, per lo piu’ assegnati dalle entita’ In altre parole: una mente bicamerale. Del tutto superflua in una tale struttura cerebrale la presenza di una coscienza , ovvero un analogo-io, cioe’ un io in situazione in grado di narratizzare la sua presenza in un dato contesto, anzi non solo superflua, ma dannosa, specie nell’organizzazione metonimica delle voci allucinatorie che dovevano conservare sempre il loro impianto categorico/imperativo, senza contemplare alcuna obiezione o anche discussione. Si ripropone quindi il quesito: quanto puo’ essere durata una simile organizzazione cerebrale e tutto sommato comportamentale? A mio parere “molto, moltissimo" parecchio” ma e’ un po’ troppo indistinto, sopratutto da un punto di vista temporale, un qualcosa sulla quale in effetti non si puo’ dire niente; .diciamo pero’ che se ne ammettiamo un lasso piuttosto lungo, molti misteri trovano spiegazione e plausibilita’ : gli
undicimila anni della Sfinge sull’indizio della sua umidita’ sulle fondamenta che ha riscontro in una era riscontrabile solo in un periodo di tale
  piovosita’, la vera eta’ delle piramide di Giza, le modalita’ costruttive senza malta ad incastro di blocchi di spropositata grandezza e tanti tantissimi altri esempi. L’elemento di assoluta novita’, abbastanza sconvolgente, riguarda una ripresa della famosa tesi delle eta’ del mondo di Esiodo per coniugarla appunto con l’ipotesi della mente bicamerale  di Jaynes  che in effetti ha una evidente rassomiglianza con quella che pottrebbe essere stata l’eta’ dell’oro. “perche’ gli dei non ci parlano piu ?’” si chiede disperato Esiodo, ed e’ una geremiade comune a tutte le civilta’ , a tutti i popoli della terra in quel periodo di passaggio che,  quello si che e’ un  tempo ben precisato, segna l’inizio della coscienza, ovvero un io metaforizzato sulla base del linguaggio articolato,  che mette in relazione l’uomo e il suo ambiente, e che,  se dovessimo continuare a seguire Esiodo e compagnia, indicheremmo come il passaggio all’eta’ dell’argento, dove non ci sono piu’ gli dei, che come abbiamo appurato non parlano piu’, non ci sono piu’ le loro  voci allucinatorie  che ci dicono quello che dobbiamo fare, ci sono i guerrieri correlati all’argento come gli dei lo erano all’oro. Quindi l’eta’ dell’oro, indefinita, fumosa, senza limiti e’ la mente bicamerale, mentre con l’argento comincia la decadenza della coscienza: non ci sono piu’ le voci che regolano il comportamento, ora l’’uomo e’ in grado di prendere le decisioni, in quanto dispone di un analogo tra se e l’ambiente che gli consente di essere in situazione e quindi prendere quelle  decisioni, che prima riceveva in forma di voci allucinatorie dagli dei, ovvero dalle entita’ che si erano interposta tra uomo e contesto. Sono decisioni pero’ quasi sempre sbagliate, soprattutto sono decisioni che comportano rivalita’, rabbia, violenza e   cattiveria. E’ questa la peculiarita’ della coscienza fin dalle sue prime battute  e difatti i suoi rappresentanti sono guerrieri, persone cioe’ votate alla guerra, alla distruzione, al sangue, alla violenza. E’ questo il primo piu’ appariscente riscontro di essere,  gli uomini pervenuti alla coscienza, e’ questo il segno piu’ evidente che le voci  degli dei  non dirigono piu’ il comportamento, la volizione, il pensierio umano:  non a caso Jaynes parla di “crollo” dell’organizzazione  della mente bicamerale, cui fa riscontro l’origine della coscienza, contrassegnata da violenza e distruzione, per cui e’ ribadito il senso di una “caduta! “ non tanto una caduta degli dei, quanto una caduta dell’uomo. Gli dei, difatti esauriti i loro interessi, non cadono, se ne vanno, partono e checche’ ne dicano certi scoop giornalistici e alcuni fantasiosi scrittori, non sono mai tornati. Dalla violenza dei guerrieri, ovvero comunita’ rissose, violente, guerrafondaie che hanno contrassegnato una  narrazione della storia fondata su uno stato di continua tensione  fatta di lotte, contrasti, (non a caso c’e’ sempre l’imbecille di turno, tipo Hegel, tipo Marx, tipo Fuckayama che strombazza una fine della storia appena la tensione tende a venire meno), siamo passati ad un’epoca dove all’elemento di violenza guerriera si e’ sostituita una violenza economica, non meno distruttiva, ma soprattutto sempre piu’ orientata verso la decadenza: la cosidetta eta’ del bronzo caratterizzata dalla classe dei mercanti, ovvero non piu’ una classe  dedita prevalentemente alla violenza e alla sopraffazione fisica come erano stati grosso modo i primi duemila e trecentocinquant’anni dall’inizio della coscienza (Grandi Imperi, continue guerre, conquiste, etc.)ma con un epocale cambiamento provocato a bella posta da una gonfiatissima  e quasi del tutto inventata pandemia (quella del 1348), e quindi il proseguo di violenza guerre e distruzione, con
l’aggiunta pero’ di un meccanismo di ipocrisia fondato sul tornaconto economico e quindi sul denaro che diviene in breve l’unico referente di valore in un mondo sempre piu’ turpe, un mondo ulteriormente aggravato da  uno sviluppo tecnologico totalmente asservito al principio economico. E’ il nostro mondo moderno che ben conosciamo e che a quasi settecento anni da quella trasformazione dall’argento al bronzo, le recentissime iniziative di quegli  stessi mercanti che si sono denominati imprenditori, industriali, magnati e tutto lo stuolo dei loro lacche’ (la solita questione dei bottegai e loro garzoni), ha voluto accorciare le distanze per un passaggio di eta’ dal bronzo al ferro, che non e’ neppure un metallo, ma una lega, riproponendo l’esacamotage della pandemia, altrettanto falsa e inventata come quella di settecento anni fa,  per creare appunto un mondo fatto solo di pochissimi padroni e di uno stuolo di Servi. 
Ecco a cosa ha portato, magari ecco diciamo, che sta portando quella partenza degli dei di tremila anni fa, ecco a che cosa ha portato la tanto decantata coscienza, quell’analogo io fondato sul linguaggio che ha cercato anche di raccontarci, con  l’invenzione della scrittura, non contemplata dalle entita’ che ci avevano dato la mente bicamerale, una storia della sua affermazione. Peccato che questa storia non sia sempre lì lì per finire per mancanza di tensione, come hanno cercato di spacciare  alcuni professionisti della menzogna, tipo Heghel,  Malthus, Say, Spencer, Marx, Van Eyeck, Popper , ma sia sempre stata, in particolar modo con l’avvento dell’eta’ del bronzo e certe sue dirette conseguenze,  sempre inventata e contrabbandata come unica verita’  (rivoluzione industriale, sommosse e rivoluzioni create  ad hoc, emergenze climatiche, buchi dell’ozono e altre scempiaggini del genere). Se quindi la storia e’ tutta una menzogna, che si e’ andata sempre piu’ sviluppando, in sostanza quella che l’ha ingenerata e’ proprio la coscienza, ovvero la metafora analogale dell’io costruita sulla base del linguaggio, un meccanismo neuronale 
                                                        Puvis de Chavannes 
sviluppatosi
  a seguito del ritiro delle entita’ che avevano impostato invece un tutt’altro funzionamento del cervello umano, e che ha creato un mondo impostato sulla violenza e sulla prevaricazione. D’accordo l’eta’ del bronzo e’ senza dubbio peggiore, soprattutto piu’ ipocrita di quella dell’argento, la mentalita’ bottegaia di assimilazione del mondo ad uno squallido mercato e’ senza dubbio molto piu’ meschina dello spirito del guerriero che al di la’ del sangue e della morte che diffondeva, poteva anche avere,  in qualche sua secondaria manifestazione, degli elementi di fascinazione:  la gloria della vittoria, il fascino delle schiere in battaglia, la perizia di determinate azioni, il talento di qualche comandante, insomma episodi e personaggi che sono stati quanto mai enfatizzati ed anzi hanno costituito il nerbo del racconto storico.

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mercoledì 21 gennaio 2026

MALATTIA COME PAURA

 

L’unica spiegazione delle malattie, tutte le malattie, e’ quella di addurla ad un unico fattore : la paura. “ dal raffreddore al cancro  con punta massima nelle cosiddette pandemie,  sempre e solo lei : la paura. Altro che batteri e soprattutto altro che virus che tra l’altro hanno anche la peculiarita’ di non esistere -  aveva proprio ragione Bernard “il terreno e’ tutto, il microbo niente” considerando per “terreno”, anche il nostro corpo,  come una sorta di campo suscettibile di deterioramento e quindi in grado di far 

degenerare la struttura stessa del microrganismo che in un primissimo tempo all’insorgere della defaillance si era mobilitato per intervenire e porre rimedio all’emergenza….e torniamo a ripetere quale era stata la causa della defaillance del terreno o per intenderci meglio del  campo corporeo dell’individuo ed anche di una teoria di individui ? : semplice ! sempre e solo lei  la paura, che come un tarlo che corrode si impadronisce del cervello e innesca meccanismi di pensiero incentrati su di essa e sui  suoi effetti, fino alla saturazione, fino a non consentire che si sposti su qualsiasi altro pensiero. Si obiettera’ “ma il freddo per il raffreddore e le bronchiti e l’influenza?, la genetica per le cosidette malattie autoimmuni o per il cancro ? l’alimentazione, e l’esercizio fisico, un certo tenore di vita? come palliativi per vivere in salute ?  Tutte concause il cui rafforzamento e’ dato sempre dalla paura e dai pensieri ad essa inerenti. Il punto da sottolineare e’ che nel corso di questi ultimi due secoli ci hanno imbottiti di false informazioni, coprendo la loro vacuita’ con il pochissimo verificato epiteto di “scienza”-  Dici scienza ed e’ come una etichetta che appiccichi su di un prodotto i cui termini sono inventati da chi ne ha interesse, tipo le lobbies  farmaceutiche ed anche tutta l’industria che giraattorno a quel generico termine di Sanita’
di cui la storia ci insegna,  fin dall’inizio si sono occupati i vari Rotschild, Rockfeller e oggi Soros, Gates, Morgan e  grandi complessi finanziari tipo Vanguard o Blackrock . Bastera’ ripercorrere la storia degli ultimi settecento anni per vedere come la paura e in special modo la paura della malattia, cioe’ qualcosa in grado di minare l’integrata’ del tuo principale campo di riferimento, ovvero il tuo corpo, abbia sempre costituito il leit-motive della prassi delle classi di potere che possiamo benissimo identificare con la suddivisione esiodea delle varie eta’ dell’umanita’ (“oro/dei” , “argento/ guerrieri”, “bronzo/mercanti ”, laddove quella ultima del “ferro/servi”, dsovremmo ben appurare se non si sia presentata  alquanto accellerata proprio in questi ultimi quattro anni con la gonfiatissima  farsa della fantomatica epidemia di “corona virus” .
Di sicuro,  al di la’ se sia il caso di individuare nella massiccia moltitudine dei “covidioti” ovvero quelli che hanno creduto alla covid-farsa,  i soggetti “servi” indicati da Esiodo, la eta’ da prendere in questione e’ ovviamente quella del bronzo/mercanti che io preferisco chiamare “bottegai” in quanto si e’ fatto del mondo, a partire al dopo altra grande bolla di paura nel 1348, una bottega, con tutte le piccolezze sempre alquanto meschine  dell’accaparramento del denaro, l’interesse verso il profitto, il mercato come enfatizzazione del commercio e l’unico valore quello di scambio. Operazione che e’ stata portata alle estreme conseguenze dalla nazione bottegaia per eccellenza l’Inghilterra del XVI secolo che individuando nell’elemento marino, ovvero quell’elemento fluido senza confini, ideale per quel commercio  fondato appunto su di un unico valore, e’ riuscita ad imprimere al mondo quel riferimento obbligato(il denaro) che rafforzatosi con la rivoluzione industriale e l’avvento delle macchine nella produzione dei beni , ha finito per stravolgere a suo uso e consumo l’intero pianeta. Lo spirito anglosassone  come spina dorsale del capitalismo, molto ma molto di piu’ di quel weberiano protestantesimo,  che pure e’ un prodotto di marca anglosassone. L’eta’ dei mercanti iniziata nel 1348 con la distruzione, tramite la paura di malattia,  del vecchio ordine medioevale fondato sulla partecipazione e la cooperazione della comunita’ sia pure in una accezione ancora viziata dai poteri di una aristocrazia che non era riuscita a mantenere quella spiritualita’ dell’Impero su cui ancora facevano leva, in pratica un Federico II di Svevia e in teoria un Dante Alighieri con la sua Divina Commedia, doveva divenire onnicomprensiva proprio con l’avvento della macchina e il sempre maggiore rafforzamento del principio economico.
Con il passaggio di testimone dallo spirito bottegaio anglosassone a quello iper capitalistico degli USA dopo la prima guerra mondiale 1914/18, ovvero a quell’”Isola piu’ grande” come aveva chiaramente individuato il filosofo geo-politico Carl Schmitt nel suo saggio “Terra e Mare” nel 1942, il mondo viene di fatto nella sua quasi interessa consegnato al principio mercantile del denaro e della sua diffusione nel commercio e nel mercato (bottega allargata) e quindi supportata dal progresso industriale e da una economia sempre piu’ virtuale , contrassegnata dai grandi gruppi finanziari e di speculazione monetaria. Tutto questo e’ stato reso possibile proprio grazie al ricorso alla “paura” tanto per dare un senso al presente articolo, in quanto ad ogni  piccolo allarme che potrebbe minare lo strapotere del denaro e del commercio, oramai neppure piu’ reale, ma virtuale grazie appunto ai meccanismi della finanza, ecco che la paura viene tirata in ballo tramite una fantomatica malattia che proprio il diffondersi della sua semplice denominazione (ieri peste nera, o spagnola, oggi appunto Covid), grazie anche al potere coercitivo degli attuali iper sviluppati mezzi di comunicazione,   ha il potere di creare dal nulla i sintomi. Un meccanismo che i padroni della bottega (finanzieri, bancari, industriali, etc)  hanno ben capito e i loro garzoni (giornalisti, pseudo esperti tecnici, e cosidetti “influencer” ) sono incaricati di diffondere per seminare sempre piu’ il panico e far lievitare la paura, che statene pur certi, ci vuole pochissimo a passare dalla diceria al sintomo vero e proprio e quindi informare di tale paura una gran parte della popolazione, quella che per sua stessa costituzione non e’ abituata a usare troppo la ragione

lunedì 19 gennaio 2026

SERVI PADRONI E ODIO DI CLASSE

 

Il famoso odio di classe che persino Che Guevara esaltava, e che quindi come personaggio non risponde a quei canoni di cavaliere senza macchia e senza paura che la sinistra ci ha propinato, sembra essersi fatto prassi quotidiana e si appiglia con piena rispondenza  ai due contendenti del conflitto enunciato da Hegel in Fenomenologia dello Spirito tra “servo e padrone” -  chi sono i servi chi sono i padroni oggi ? ma c’è da chiederselo? : i comunisti e piu’ genericamente tutti coloro professanti una ideologia di sinistra dalla parte dei servi - i liberalisti o liberisti come li vuoi chiamare, che danno sugello all’infame pratica dei capitalisti, che possiamo anche denominare “bottegai “ , dalla parte dei padroni.  Come e’ noto alla fine del conflitto Hegel vede trionfante la classe dei servi, che prevalgono per il loro essersi resi necessari proprio agli stessi bisogni dei padroni, con il loro servilismo e la loro assoluta mancanza di dignita’, ma grazie anche  al sotterfugio, alla manipolazione, al sistematico imbroglio , all’assoluta mancanza di dignita’ e ad una latente  e costante invidia, veri e propri motori di
una prassi di rivendicazione e conquista.
E’ un po’ il leit motive individuato da Marx e dal suo pigmalione Engels che sfruttano a proprio servizio la dialettica Hegeliana  facendo il verso a quell’ineluttabile trionfo  di una classe sottoposta con ribaltamento dei ruoli e ascesa alle posizioni di quella e che ha comunque numerosissimi esempi a proprio sugello  nelle letterature, nei racconti , nei sentito dire , diciamo così nell’immaginario collettivo  di un po’ tutte le Societa’ civili con anche espressioni di contorno tipo “rivolta dei servi” e anche dialettali come il siciliano “pirocchio arrinisciuto” = pidocchio rifatto” così come anche numerose figure delle letteratura mondiali , il Mastro Don Gesualdo di Verga e persino film come “il servo” di Losey o  “Eva contro Eva di Mankievicz, ove l’accento e’ sempre messo sulla ascesa e poi supremazia di un sottoposto sul suo superiore o modello. Un conflitto che in verita’ non e’ conflitto o perlomeno non ha quelle peculiarità’ di scontro, ma piuttosto di adeguamento con frustrazione e invidia per sfociare alla rivalsa e quindi alla conquista di quegli elementi di potere, attrazione, denaro, che erano alla base della considerazione e dell’attrazione. Sfruttando il termine piu’ calzante di conflitto del bottegaio con l’alternanza della direzione della bottega tra padrone e garzone. Questo se si segue Hegel e la sua discutibile dialettica, postulata come vero e proprio motore dell’azione umana, ma non altrettanto valida se invece di assumere un filosofo così addentro le regole del gioco della civilta’ bottegaia e capitalista , si gioca su tutt’altro campo : quello di un Nietzsche o di uno Schopenauer dove la commistione con il denaro e il commercio non e’ data così per assoluta, ma vengono messi in gioco tutt’altri fattori, fino al disvelamento da parte di un ulteriore grande filosofo Julius Evola che aveva sempre contestato  le regole del gioco di un mondo bottegaio,  venuto su da una sorta di grande rivoluzione culturale di grosso modo la meta’ del XIV secolo  La critica di Evola un po’ in tutte le sue opere ma con maggiore profondita’ nel suo "Rivolta contro il mondo moderno” pone difatti l’Umanesimo e  la sua evoluzione,  il Rinascimento 

come movimenti che di fatto hanno sradicato una tradizione fatta di coralita’ di comunicazione  e trasmettibilita’ corale delle esperienze  e incentrata sulla figura della Cattedrale  negli stili Romanico e Gotico (vedi anche I misteri delle Cattedrali di  Fulcanelli) in nome e col pretesto di un codice desunto da pochi ritrovamenti archeologici (soprattutto il De Rerum Aedificatoria di Vetruvio), per inaugurare una modalita’ di piu’ pronto consumo per il rifacimento degli spazi urbani compromessi dalla grande peste del 1348  (della cui origine non e’ detta che il potere mercantile nascente non si sia avvalso  disseminando terrore e gonfiando la patologia) onde e favorire un maggiore flusso di denaro.  Possiamo davvero sostenere con Evola che il nostro mondo attuale, quello venuto da una grande epidemia o comunque spacciata come tale e fondato su di un codice presunto tale da deduzioni quanto mai ipotetiche sulla sua effettiva rappresentazione, abbia finito per condizionare questi ultimi sette secoli in una incondizionata esaltazione del denaro, del commercio e dello sviluppo di mercati sempre piu' globalizzati  fino a dar adito a nuovi lessici e nuove modalita' d'essere  per un mondo che e' diventato sempre piu' estraneo alle vere ragioni della vita  e in nome di un non meglio precisato èprogresso ha sacrificato dignita' umana, lealta', tradizione, appartenenza. Ecco il perche' della disaffezione, dell'antipatia presto evolutisi in disprezzo  e vero e proprio odio verso le persone che maggiormente  si sono identificate  con questo mondo moderno, di cui gia' nel lontano 1934 (prima edizione del sopracitato libro di Evola) e cioe' ottantanove anni fa,  invitava a rivoltarci :  i Soros, i Gates, i Rotschild, i Rockfeller (padroni di Bottega) e i vari garzoni  di bottega ovvero politici, giornalisti, comunicatori e pseudo esperti di una medicina che specie dopo essersi fatta serva degli interessi della lobbies farmaceutiche e finanziarie ha avallato e sostenuto una farsa di pandemia su di un virus totalmente inventato come probabilmente fu quello di settecento anni fa, cui innocenti animaletti dai piu' grossi topi fino ai microscopici batteri e financo agli inesistenti virus furono di volta in volta indicati come responsabili, così come di volta in volta furono individuati dei responsabili anche fisici del contagio. Tutte balle ben espresse da
Alessandro manzoni nel suo famoso capitolo della peste a Milano dei Promessi Sposi che commenta ""cabala ordita per far bottega del pubblico spavento"  - ovvero il movente economico sempre in prima fila quando si verificano questi periodi di paura collettiva.      Come ho detto al principiare di questo scritto, due restano i principali bersagli del crescente odio generale focalizzato sul soggettivo : quelli che sono i continuatori dei padroni di bottega appunto i Rotschild, i Soros e quelli che sono i continuatori dei garzoni, che però, al contrario delle risibili profezie di Hegel  ancora non hanno soppiantato gli eterni padroni e tra cui una particolare menzione meritano i politici di sinistra, quel che rimane del comunismo e del socialismo. Dicevo anche che l'antipatia, l'dio, il disprezzo e il disgusto sono andati aumentando in questi ultimi anni, adesempio Stalin era un criminale d'accordo, ma non eraodioso come Soros come Schwab come Trudeau o Macron 
 o tutta la serie dei primi ministri inglesi e dei cancellieri tedeschi e....che te lo dico affa'...dei nostri Prodi, Ciampi, Renzi, Brunetta, Speranza. Era un criminale, un assassino, ma non era un ipocrita né tanto meno un buonista. Ricordo che quando mori' ero sulla scalinata di via Nicolò V e feci a mia madre guardando la foto a tutto campo sul giornale "chi è questo signore con la faccia buona?"

 

 

sabato 17 gennaio 2026

UN PRESENTE POCO FILOSOFICO

 

Costanzo Preve e’ un filosofo che trovo particolarmente stimolante, probabilmente per il fatto di essere stato un pensatore che era in origine un marxista e poi avvicinatosi sempre piu’  idee che sono ancestralmente quanto di piu’ distante dal comunismo, socialismo, financo socialdemocrazia.  Io persomalmente sono sempre stato visceralmente anticomunista, ma forse con un tantino piu' di fervore sono stato ferocemente anti capitalista, anti liberalista e ostile a tutto cio’ che attiene a quello che ho sempre definito con il massimo disprezzo “spirito bottegaio”  riconoscendogli una matrice prettamente anglosassone  con continuita’ statunitense. In precedenti articolari, in particolare sul blog capotestata Lenardullier.blogspot.com ho trattato spesso dell’occasione che ho tratto dalla lettura di Preve per fare qualche conticino con la filosofia di Hegel che parimenti al comunismo e parimenti al liberalismo, ho sempre disprezzato al massimo grado :  ora e’ il caso di profittare sempre del saggio di Preve sulla "Filosofia del Presente" per fare qualche altro conticino con il piu' fastidioso in quanto piu' opportunista e profittatore dei cosidetti pensatori di filosofia Carlo  Marx. Il dato di partenza e’ sempre  quello di cosa si debba intendere per costituzione categoriale  della modernita’ storica, ovvero quel periodo che si diparte (questa e’ un po’ una mia costruzione) dalla fine del medioevo sancita dalla grande pandemia del 1347/48 e la nascita  non fulminea ma sistematica dello spirito mercantile e bottegaio di matrice anglosassone  ratificatasi con la Rivoluzione industriale  e la setta della Massoneria. Questo spirito che Preve chiama modello  utilitaristico con il suo perseguire il primato dell'economia sul sociale  ha finito per dominare e soppiantare gli altri due modelli che avevano cercato di contrappoglirsi  quello tradizionalista e quello contrattualistica  che nel periodo sopracitato avevano anch'essi cercato di incanalare l'era moderna. Stravittoria di tale modello, ovvero economia, mercato, commercio, quindi denaro  e suo scambio (valore di scambio e nessuno scambio di valori )  come rappresentazione integrale della legittimazione e della riproduzione sociale, che io ho indicato nel suo momento saliente  in un fenomeno storico sociale  come la Rivoluzione Industriale ed in una setta come la Massoneria, entrambi fenomeni di spirito anglosassone  e Preve coerentemente al suo essere filosofo,  adduce, non a caso,  ad una idea di un singolo filosofo, nella fattispecie David Hume che con le sue  critiche alla teoria della casualita' e l'esaltazione del soggetto come flusso di impressioni non piu'  correlate alla religiosita',  giustappunto nel periodo immediiatamente precedente ai fatti sociali sopracitati, aveva fatto pulizia del tentativo del modello contrattualistita di Locke e Rosseau che a loro volta avevano fatto precipitare il modello tradizionalista. Passando da questi presupposti sulla costituzione  categoriale della modernita’ storica  che ha visto il primato, tuttoria indiscusso  del modello utilitaristico, ovvero dello spirito bottegaio di stampo anglosassone e prosecuzione statunitense, come correttamente analizzato da Carl Schmitt sia nel suo libello Terra Mare che sul piu’ articolato saggio “Il nomos della terra” ad affrontare una prima precisazione con Hegel  ed ora con  Marx tanto per analizzare le due voci che tradizionalmente passano per antitetiche a tale modello, c’è da osservare come in primo piano e per entrambi balzi alla ribalta la parola “ideale”.  Abbiamo visto che in Hegel tale termine sia in sostanza il vero referente del suo celebre aforisma “cio’ che e’ razionale e’ reale” e viceversa : ideale qui sta per quel che deve essere fatto  e sostituisce il significato, anzi direi soprattutto il significante, di reale, si da imprimere una sorta di impulso alla fattualita’ opportuna  al termine di razionale;  diciamo per dirla un po’ alla De Saussure, ma anche un po’ alla Lacan, che si presenta un po’ piu’ nei  termini di una metonimia ovvero di spostamento di significante, invece che in quelli di condensazione della metafora. Passando a Marx ci troviamo nuovamente al cospetto con il termine di ideale e questa volta per contrapporsi a quello super abusato di materiale,  o meglio passiamo all’-ismo  per intenderci piu’ chiaramente , essendo il materialismo la caratteristica piu’ ricorrente con il quale la filosofia di Marx e’ stata caratterizzata  attribuendogli gli ulteriori due attributi di dialettico e di scientifico  e magari aggiungendovi anche il terzo di storico ; materialismo scientifico storico e dialettico “ ne volete di piu’ ?  “basta la parola” direbbe  il vecchio Tino Scotti nel suo carosello sui confetti Falqui anche se qui le parole per definire questo benedetto materialismo sono addirittura tre. Che Marx sia sopratutto un materialista, sia pure con le oramai assodate tre attribuzioni, si da' per scontato praticamente dappertutto sia ovviamente a sinistra, che anche a destra, ma ecco che Preve costituisce una robusta eccezione:  ma vediamo cosa dice in proposito lo stesso Preve nel suo oramai ben battuto (da me ) saggio La Filosofia del presente : “Marx  nella crtica al presunto idealismo di Hegel, sostiene  che questi si e’ di fatto inventato l’universale ovvero “il frutto”  dimenticando che nella realta’ materiale esistono  solo pere, mele , etc. ma questa non e’ una critica materialistica , ma solo l’ennesima riproposizione della critica empirista, da Occam a Hume, contro il concetto di universalita’ in generale.”  Questa confusione  nel riproporre la vecchia critica  nominalistica all’universale, che ha origine nel famoso “rasoio” di Occam con il suo “entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem” che e’ il massimo dello
spiritualismo, e propizia l’affermarsi del modello utilitarista su quello contrattuale di Hume, accompagna   (ironizza Preve), tutta la storia del marxismo come il buffone di corte accompagna  il suo sovrano ubriaco(una bella immagine che non ce l’ho fatta a non riportare).    Il punto e’ che proprio nel periodo di passaggio tra  il tradizionalismo e contrattualismo e ancor piu’ con l’affermarsi dell’utilitarismo, si decise di chiamare materia  il primato della struttura (le forze produttive, le classi, i rapporti sociali, etc.) sulla sovrastruttura ( le idee, le ideologie, le arti e anche la filosofia),  ma questo non e’ materialismo , e’ sempre  strutturalismo anche se diverso da quello di Levi Strauss  Qui ci vuole  l’Heidegger della Lettera sull’Umanesimo, per mettere le cose nel giusto verso “E’necessario che ci si 
liberi delle ingenue rappresentazioni relative al materialismo e dalle critiche che dovrebbero colpirlo - l’essenza del materialismo  non sta nella affermazione che tutto e’ pura materia, ma piuttosto in una determinata metafisica secondo cui tutto l’essente  appare come  materiale del lavoro” Ma il lavoro non e’ la fonte dei valori d’uso, che e’ un qualcosa che appartiene alla natura, il lavoro  e’  solo la “fonte”  di un “valore di scambio “ solo nel 
mondo alienato della produzione di merci, cioe’ nel mondo bottegaio del commercio e del mercato che ha nel nome di questo unico valore rimasto, abolito tutti quei valori che ancora nel mondo della tradizione si scambiavano e in quello del contrattualismo erano oggetto di trattativa. Pacifico dunque che la filosofia di Marx non ha niente di materialismo, figuriamoci quindi che fine fanno quei tre epiteti che gli hanno appiccicato addosso.  In buona sostanza la filosofia di Marx si esplica in una forma di idealismo naturalistico in quanto fondata  su  di una ipotesi metafisica  di tipo appunto idealistico e cioe’ sulla tesi di una alienazione storica della natura umana all’interno  della scissione in classi antagoniste, caratterizzate da differenziali di sapere e di potere, scissione  che trova nella produzione generalizzata di merci del capitalismo il suo momento culminante: quindi sempre e solo una filosofia legata a doppio filo a quello spirito bottegaio  che ha espresso il primato dell’economia e quindi il piu’ spocchio utilitarismo  della classe che si e’ giovata  derll’intero processo.  Se ne evince pertanto che il famoso materialismo dialettico storico e scientifico di Marx si riduce  ad una replica del piu’ rinomato degli idealisti ovvero Giorgio Hegel. Il cosidetto materialismo storico dialettico e pure scientifico (nessuno ha qualche altro epiteto da aggiungere?) e' una  chimera filosofica  che si basa su una nozione errata di "materia" , eh gia' perche' il vero fondamento  di tutta la teoria Marxiana e' sulla nozione di alienazione nel lavoro, che come abbiamo visto non e' un dato di natura , ma e' solo una fonte di un valore di scambio nel mondo alienato dell'economia ovvero della produzione e del mercato di merci. Sotto sotto agisce acriticamente, specie nei seguaci di Marx che ne hanno perpetuato l'errore, la ripresa inconsapevole del modello primitivo di unione tra macrocosmo e microcosmo, ovvero l'animismo delle origine e l'evoluzione del pensiero greco che aveva introdotto  i concetti di misura, equilibrio  e a armonia per un modello che pervenisse ad una  unita' ontologica delle categorie della natura e del sociale.   Qui le pagine di Preve si fanno ironiche, allusive e anche molto spassose nel descrivere l’impatto che simili “eresie” sulla filosofia del “maestro” possono provocare  sui  militanti del marxismo e del sinistrismo in genere :  “anatema, scomunica, follia, bestemmia borghese, frutto di congiura capitalistica pagata coi soldi della CIA, Marx e’ materialista, che di piu’ non si puo’, l’idealismo e’ la filosofia dei preti, dei capitalisti, dei padroni…” e aggiungeva, stante i tempi in cui  queste righe sono state scritte, primi anni del nuovo millennio “ ...del padre polacco e di Berlusconi “ - superfluo sottolineare  chi sarebbero oggi,  per i galoppini del PD o i residui del Movimento delle 5 stalle, o i patetici sindacalisti piegati al valore del ragionerucolo del capitalismo, i mandanti di tanta efferatezza ideologica : ovviamente  quella
sorta di per loro vampiro immortale che e' il neofascismo,  e la trionfante  Meloni  che in cotanto revisionismo si fa  influenzare  dal nuovo mostro e anatema del mondo moderno : il trionfalmente rieletto dopo 4 anni di faziosa e truffaldina congiura, mescolata con terrorismo sanitario di una farlocca epidemia,  il 47°Presidente degli Stati Uniti d'America  Donald Trump.  

 

 

IL CIARPAME DELLA RIVOLUZIONE BOTTEGAIA

  Sono della convintissima idea che la rivoluzione industriale sia stata  la quintessenza dell’abominio della nostra civilta’ e altresi tutt...