mercoledì 21 gennaio 2026

MALATTIA COME PAURA

 

L’unica spiegazione delle malattie, tutte le malattie, e’ quella di addurla ad un unico fattore : la paura. “ dal raffreddore al cancro  con punta massima nelle cosiddette pandemie,  sempre e solo lei : la paura. Altro che batteri e soprattutto altro che virus che tra l’altro hanno anche la peculiarita’ di non esistere -  aveva proprio ragione Bernard “il terreno e’ tutto, il microbo niente” considerando per “terreno”, anche il nostro corpo,  come una sorta di campo suscettibile di deterioramento e quindi in grado di far 

degenerare la struttura stessa del microrganismo che in un primissimo tempo all’insorgere della defaillance si era mobilitato per intervenire e porre rimedio all’emergenza….e torniamo a ripetere quale era stata la causa della defaillance del terreno o per intenderci meglio del  campo corporeo dell’individuo ed anche di una teoria di individui ? : semplice ! sempre e solo lei  la paura, che come un tarlo che corrode si impadronisce del cervello e innesca meccanismi di pensiero incentrati su di essa e sui  suoi effetti, fino alla saturazione, fino a non consentire che si sposti su qualsiasi altro pensiero. Si obiettera’ “ma il freddo per il raffreddore e le bronchiti e l’influenza?, la genetica per le cosidette malattie autoimmuni o per il cancro ? l’alimentazione, e l’esercizio fisico, un certo tenore di vita? come palliativi per vivere in salute ?  Tutte concause il cui rafforzamento e’ dato sempre dalla paura e dai pensieri ad essa inerenti. Il punto da sottolineare e’ che nel corso di questi ultimi due secoli ci hanno imbottiti di false informazioni, coprendo la loro vacuita’ con il pochissimo verificato epiteto di “scienza”-  Dici scienza ed e’ come una etichetta che appiccichi su di un prodotto i cui termini sono inventati da chi ne ha interesse, tipo le lobbies  farmaceutiche ed anche tutta l’industria che giraattorno a quel generico termine di Sanita’
di cui la storia ci insegna,  fin dall’inizio si sono occupati i vari Rotschild, Rockfeller e oggi Soros, Gates, Morgan e  grandi complessi finanziari tipo Vanguard o Blackrock . Bastera’ ripercorrere la storia degli ultimi settecento anni per vedere come la paura e in special modo la paura della malattia, cioe’ qualcosa in grado di minare l’integrata’ del tuo principale campo di riferimento, ovvero il tuo corpo, abbia sempre costituito il leit-motive della prassi delle classi di potere che possiamo benissimo identificare con la suddivisione esiodea delle varie eta’ dell’umanita’ (“oro/dei” , “argento/ guerrieri”, “bronzo/mercanti ”, laddove quella ultima del “ferro/servi”, dsovremmo ben appurare se non si sia presentata  alquanto accellerata proprio in questi ultimi quattro anni con la gonfiatissima  farsa della fantomatica epidemia di “corona virus” .
Di sicuro,  al di la’ se sia il caso di individuare nella massiccia moltitudine dei “covidioti” ovvero quelli che hanno creduto alla covid-farsa,  i soggetti “servi” indicati da Esiodo, la eta’ da prendere in questione e’ ovviamente quella del bronzo/mercanti che io preferisco chiamare “bottegai” in quanto si e’ fatto del mondo, a partire al dopo altra grande bolla di paura nel 1348, una bottega, con tutte le piccolezze sempre alquanto meschine  dell’accaparramento del denaro, l’interesse verso il profitto, il mercato come enfatizzazione del commercio e l’unico valore quello di scambio. Operazione che e’ stata portata alle estreme conseguenze dalla nazione bottegaia per eccellenza l’Inghilterra del XVI secolo che individuando nell’elemento marino, ovvero quell’elemento fluido senza confini, ideale per quel commercio  fondato appunto su di un unico valore, e’ riuscita ad imprimere al mondo quel riferimento obbligato(il denaro) che rafforzatosi con la rivoluzione industriale e l’avvento delle macchine nella produzione dei beni , ha finito per stravolgere a suo uso e consumo l’intero pianeta. Lo spirito anglosassone  come spina dorsale del capitalismo, molto ma molto di piu’ di quel weberiano protestantesimo,  che pure e’ un prodotto di marca anglosassone. L’eta’ dei mercanti iniziata nel 1348 con la distruzione, tramite la paura di malattia,  del vecchio ordine medioevale fondato sulla partecipazione e la cooperazione della comunita’ sia pure in una accezione ancora viziata dai poteri di una aristocrazia che non era riuscita a mantenere quella spiritualita’ dell’Impero su cui ancora facevano leva, in pratica un Federico II di Svevia e in teoria un Dante Alighieri con la sua Divina Commedia, doveva divenire onnicomprensiva proprio con l’avvento della macchina e il sempre maggiore rafforzamento del principio economico.
Con il passaggio di testimone dallo spirito bottegaio anglosassone a quello iper capitalistico degli USA dopo la prima guerra mondiale 1914/18, ovvero a quell’”Isola piu’ grande” come aveva chiaramente individuato il filosofo geo-politico Carl Schmitt nel suo saggio “Terra e Mare” nel 1942, il mondo viene di fatto nella sua quasi interessa consegnato al principio mercantile del denaro e della sua diffusione nel commercio e nel mercato (bottega allargata) e quindi supportata dal progresso industriale e da una economia sempre piu’ virtuale , contrassegnata dai grandi gruppi finanziari e di speculazione monetaria. Tutto questo e’ stato reso possibile proprio grazie al ricorso alla “paura” tanto per dare un senso al presente articolo, in quanto ad ogni  piccolo allarme che potrebbe minare lo strapotere del denaro e del commercio, oramai neppure piu’ reale, ma virtuale grazie appunto ai meccanismi della finanza, ecco che la paura viene tirata in ballo tramite una fantomatica malattia che proprio il diffondersi della sua semplice denominazione (ieri peste nera, o spagnola, oggi appunto Covid), grazie anche al potere coercitivo degli attuali iper sviluppati mezzi di comunicazione,   ha il potere di creare dal nulla i sintomi. Un meccanismo che i padroni della bottega (finanzieri, bancari, industriali, etc)  hanno ben capito e i loro garzoni (giornalisti, pseudo esperti tecnici, e cosidetti “influencer” ) sono incaricati di diffondere per seminare sempre piu’ il panico e far lievitare la paura, che statene pur certi, ci vuole pochissimo a passare dalla diceria al sintomo vero e proprio e quindi informare di tale paura una gran parte della popolazione, quella che per sua stessa costituzione non e’ abituata a usare troppo la ragione

lunedì 19 gennaio 2026

SERVI PADRONI E ODIO DI CLASSE

 

Il famoso odio di classe che persino Che Guevara esaltava, e che quindi come personaggio non risponde a quei canoni di cavaliere senza macchia e senza paura che la sinistra ci ha propinato, sembra essersi fatto prassi quotidiana e si appiglia con piena rispondenza  ai due contendenti del conflitto enunciato da Hegel in Fenomenologia dello Spirito tra “servo e padrone” -  chi sono i servi chi sono i padroni oggi ? ma c’è da chiederselo? : i comunisti e piu’ genericamente tutti coloro professanti una ideologia di sinistra dalla parte dei servi - i liberalisti o liberisti come li vuoi chiamare, che danno sugello all’infame pratica dei capitalisti, che possiamo anche denominare “bottegai “ , dalla parte dei padroni.  Come e’ noto alla fine del conflitto Hegel vede trionfante la classe dei servi, che prevalgono per il loro essersi resi necessari proprio agli stessi bisogni dei padroni, con il loro servilismo e la loro assoluta mancanza di dignita’, ma grazie anche  al sotterfugio, alla manipolazione, al sistematico imbroglio , all’assoluta mancanza di dignita’ e ad una latente  e costante invidia, veri e propri motori di
una prassi di rivendicazione e conquista.
E’ un po’ il leit motive individuato da Marx e dal suo pigmalione Engels che sfruttano a proprio servizio la dialettica Hegeliana  facendo il verso a quell’ineluttabile trionfo  di una classe sottoposta con ribaltamento dei ruoli e ascesa alle posizioni di quella e che ha comunque numerosissimi esempi a proprio sugello  nelle letterature, nei racconti , nei sentito dire , diciamo così nell’immaginario collettivo  di un po’ tutte le Societa’ civili con anche espressioni di contorno tipo “rivolta dei servi” e anche dialettali come il siciliano “pirocchio arrinisciuto” = pidocchio rifatto” così come anche numerose figure delle letteratura mondiali , il Mastro Don Gesualdo di Verga e persino film come “il servo” di Losey o  “Eva contro Eva di Mankievicz, ove l’accento e’ sempre messo sulla ascesa e poi supremazia di un sottoposto sul suo superiore o modello. Un conflitto che in verita’ non e’ conflitto o perlomeno non ha quelle peculiarità’ di scontro, ma piuttosto di adeguamento con frustrazione e invidia per sfociare alla rivalsa e quindi alla conquista di quegli elementi di potere, attrazione, denaro, che erano alla base della considerazione e dell’attrazione. Sfruttando il termine piu’ calzante di conflitto del bottegaio con l’alternanza della direzione della bottega tra padrone e garzone. Questo se si segue Hegel e la sua discutibile dialettica, postulata come vero e proprio motore dell’azione umana, ma non altrettanto valida se invece di assumere un filosofo così addentro le regole del gioco della civilta’ bottegaia e capitalista , si gioca su tutt’altro campo : quello di un Nietzsche o di uno Schopenauer dove la commistione con il denaro e il commercio non e’ data così per assoluta, ma vengono messi in gioco tutt’altri fattori, fino al disvelamento da parte di un ulteriore grande filosofo Julius Evola che aveva sempre contestato  le regole del gioco di un mondo bottegaio,  venuto su da una sorta di grande rivoluzione culturale di grosso modo la meta’ del XIV secolo  La critica di Evola un po’ in tutte le sue opere ma con maggiore profondita’ nel suo "Rivolta contro il mondo moderno” pone difatti l’Umanesimo e  la sua evoluzione,  il Rinascimento 

come movimenti che di fatto hanno sradicato una tradizione fatta di coralita’ di comunicazione  e trasmettibilita’ corale delle esperienze  e incentrata sulla figura della Cattedrale  negli stili Romanico e Gotico (vedi anche I misteri delle Cattedrali di  Fulcanelli) in nome e col pretesto di un codice desunto da pochi ritrovamenti archeologici (soprattutto il De Rerum Aedificatoria di Vetruvio), per inaugurare una modalita’ di piu’ pronto consumo per il rifacimento degli spazi urbani compromessi dalla grande peste del 1348  (della cui origine non e’ detta che il potere mercantile nascente non si sia avvalso  disseminando terrore e gonfiando la patologia) onde e favorire un maggiore flusso di denaro.  Possiamo davvero sostenere con Evola che il nostro mondo attuale, quello venuto da una grande epidemia o comunque spacciata come tale e fondato su di un codice presunto tale da deduzioni quanto mai ipotetiche sulla sua effettiva rappresentazione, abbia finito per condizionare questi ultimi sette secoli in una incondizionata esaltazione del denaro, del commercio e dello sviluppo di mercati sempre piu' globalizzati  fino a dar adito a nuovi lessici e nuove modalita' d'essere  per un mondo che e' diventato sempre piu' estraneo alle vere ragioni della vita  e in nome di un non meglio precisato èprogresso ha sacrificato dignita' umana, lealta', tradizione, appartenenza. Ecco il perche' della disaffezione, dell'antipatia presto evolutisi in disprezzo  e vero e proprio odio verso le persone che maggiormente  si sono identificate  con questo mondo moderno, di cui gia' nel lontano 1934 (prima edizione del sopracitato libro di Evola) e cioe' ottantanove anni fa,  invitava a rivoltarci :  i Soros, i Gates, i Rotschild, i Rockfeller (padroni di Bottega) e i vari garzoni  di bottega ovvero politici, giornalisti, comunicatori e pseudo esperti di una medicina che specie dopo essersi fatta serva degli interessi della lobbies farmaceutiche e finanziarie ha avallato e sostenuto una farsa di pandemia su di un virus totalmente inventato come probabilmente fu quello di settecento anni fa, cui innocenti animaletti dai piu' grossi topi fino ai microscopici batteri e financo agli inesistenti virus furono di volta in volta indicati come responsabili, così come di volta in volta furono individuati dei responsabili anche fisici del contagio. Tutte balle ben espresse da
Alessandro manzoni nel suo famoso capitolo della peste a Milano dei Promessi Sposi che commenta ""cabala ordita per far bottega del pubblico spavento"  - ovvero il movente economico sempre in prima fila quando si verificano questi periodi di paura collettiva.      Come ho detto al principiare di questo scritto, due restano i principali bersagli del crescente odio generale focalizzato sul soggettivo : quelli che sono i continuatori dei padroni di bottega appunto i Rotschild, i Soros e quelli che sono i continuatori dei garzoni, che però, al contrario delle risibili profezie di Hegel  ancora non hanno soppiantato gli eterni padroni e tra cui una particolare menzione meritano i politici di sinistra, quel che rimane del comunismo e del socialismo. Dicevo anche che l'antipatia, l'dio, il disprezzo e il disgusto sono andati aumentando in questi ultimi anni, adesempio Stalin era un criminale d'accordo, ma non eraodioso come Soros come Schwab come Trudeau o Macron 
 o tutta la serie dei primi ministri inglesi e dei cancellieri tedeschi e....che te lo dico affa'...dei nostri Prodi, Ciampi, Renzi, Brunetta, Speranza. Era un criminale, un assassino, ma non era un ipocrita né tanto meno un buonista. Ricordo che quando mori' ero sulla scalinata di via Nicolò V e feci a mia madre guardando la foto a tutto campo sul giornale "chi è questo signore con la faccia buona?"

 

 

sabato 17 gennaio 2026

UN PRESENTE POCO FILOSOFICO

 

Costanzo Preve e’ un filosofo che trovo particolarmente stimolante, probabilmente per il fatto di essere stato un pensatore che era in origine un marxista e poi avvicinatosi sempre piu’  idee che sono ancestralmente quanto di piu’ distante dal comunismo, socialismo, financo socialdemocrazia.  Io persomalmente sono sempre stato visceralmente anticomunista, ma forse con un tantino piu' di fervore sono stato ferocemente anti capitalista, anti liberalista e ostile a tutto cio’ che attiene a quello che ho sempre definito con il massimo disprezzo “spirito bottegaio”  riconoscendogli una matrice prettamente anglosassone  con continuita’ statunitense. In precedenti articolari, in particolare sul blog capotestata Lenardullier.blogspot.com ho trattato spesso dell’occasione che ho tratto dalla lettura di Preve per fare qualche conticino con la filosofia di Hegel che parimenti al comunismo e parimenti al liberalismo, ho sempre disprezzato al massimo grado :  ora e’ il caso di profittare sempre del saggio di Preve sulla "Filosofia del Presente" per fare qualche altro conticino con il piu' fastidioso in quanto piu' opportunista e profittatore dei cosidetti pensatori di filosofia Carlo  Marx. Il dato di partenza e’ sempre  quello di cosa si debba intendere per costituzione categoriale  della modernita’ storica, ovvero quel periodo che si diparte (questa e’ un po’ una mia costruzione) dalla fine del medioevo sancita dalla grande pandemia del 1347/48 e la nascita  non fulminea ma sistematica dello spirito mercantile e bottegaio di matrice anglosassone  ratificatasi con la Rivoluzione industriale  e la setta della Massoneria. Questo spirito che Preve chiama modello  utilitaristico con il suo perseguire il primato dell'economia sul sociale  ha finito per dominare e soppiantare gli altri due modelli che avevano cercato di contrappoglirsi  quello tradizionalista e quello contrattualistica  che nel periodo sopracitato avevano anch'essi cercato di incanalare l'era moderna. Stravittoria di tale modello, ovvero economia, mercato, commercio, quindi denaro  e suo scambio (valore di scambio e nessuno scambio di valori )  come rappresentazione integrale della legittimazione e della riproduzione sociale, che io ho indicato nel suo momento saliente  in un fenomeno storico sociale  come la Rivoluzione Industriale ed in una setta come la Massoneria, entrambi fenomeni di spirito anglosassone  e Preve coerentemente al suo essere filosofo,  adduce, non a caso,  ad una idea di un singolo filosofo, nella fattispecie David Hume che con le sue  critiche alla teoria della casualita' e l'esaltazione del soggetto come flusso di impressioni non piu'  correlate alla religiosita',  giustappunto nel periodo immediiatamente precedente ai fatti sociali sopracitati, aveva fatto pulizia del tentativo del modello contrattualistita di Locke e Rosseau che a loro volta avevano fatto precipitare il modello tradizionalista. Passando da questi presupposti sulla costituzione  categoriale della modernita’ storica  che ha visto il primato, tuttoria indiscusso  del modello utilitaristico, ovvero dello spirito bottegaio di stampo anglosassone e prosecuzione statunitense, come correttamente analizzato da Carl Schmitt sia nel suo libello Terra Mare che sul piu’ articolato saggio “Il nomos della terra” ad affrontare una prima precisazione con Hegel  ed ora con  Marx tanto per analizzare le due voci che tradizionalmente passano per antitetiche a tale modello, c’è da osservare come in primo piano e per entrambi balzi alla ribalta la parola “ideale”.  Abbiamo visto che in Hegel tale termine sia in sostanza il vero referente del suo celebre aforisma “cio’ che e’ razionale e’ reale” e viceversa : ideale qui sta per quel che deve essere fatto  e sostituisce il significato, anzi direi soprattutto il significante, di reale, si da imprimere una sorta di impulso alla fattualita’ opportuna  al termine di razionale;  diciamo per dirla un po’ alla De Saussure, ma anche un po’ alla Lacan, che si presenta un po’ piu’ nei  termini di una metonimia ovvero di spostamento di significante, invece che in quelli di condensazione della metafora. Passando a Marx ci troviamo nuovamente al cospetto con il termine di ideale e questa volta per contrapporsi a quello super abusato di materiale,  o meglio passiamo all’-ismo  per intenderci piu’ chiaramente , essendo il materialismo la caratteristica piu’ ricorrente con il quale la filosofia di Marx e’ stata caratterizzata  attribuendogli gli ulteriori due attributi di dialettico e di scientifico  e magari aggiungendovi anche il terzo di storico ; materialismo scientifico storico e dialettico “ ne volete di piu’ ?  “basta la parola” direbbe  il vecchio Tino Scotti nel suo carosello sui confetti Falqui anche se qui le parole per definire questo benedetto materialismo sono addirittura tre. Che Marx sia sopratutto un materialista, sia pure con le oramai assodate tre attribuzioni, si da' per scontato praticamente dappertutto sia ovviamente a sinistra, che anche a destra, ma ecco che Preve costituisce una robusta eccezione:  ma vediamo cosa dice in proposito lo stesso Preve nel suo oramai ben battuto (da me ) saggio La Filosofia del presente : “Marx  nella crtica al presunto idealismo di Hegel, sostiene  che questi si e’ di fatto inventato l’universale ovvero “il frutto”  dimenticando che nella realta’ materiale esistono  solo pere, mele , etc. ma questa non e’ una critica materialistica , ma solo l’ennesima riproposizione della critica empirista, da Occam a Hume, contro il concetto di universalita’ in generale.”  Questa confusione  nel riproporre la vecchia critica  nominalistica all’universale, che ha origine nel famoso “rasoio” di Occam con il suo “entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem” che e’ il massimo dello
spiritualismo, e propizia l’affermarsi del modello utilitarista su quello contrattuale di Hume, accompagna   (ironizza Preve), tutta la storia del marxismo come il buffone di corte accompagna  il suo sovrano ubriaco(una bella immagine che non ce l’ho fatta a non riportare).    Il punto e’ che proprio nel periodo di passaggio tra  il tradizionalismo e contrattualismo e ancor piu’ con l’affermarsi dell’utilitarismo, si decise di chiamare materia  il primato della struttura (le forze produttive, le classi, i rapporti sociali, etc.) sulla sovrastruttura ( le idee, le ideologie, le arti e anche la filosofia),  ma questo non e’ materialismo , e’ sempre  strutturalismo anche se diverso da quello di Levi Strauss  Qui ci vuole  l’Heidegger della Lettera sull’Umanesimo, per mettere le cose nel giusto verso “E’necessario che ci si 
liberi delle ingenue rappresentazioni relative al materialismo e dalle critiche che dovrebbero colpirlo - l’essenza del materialismo  non sta nella affermazione che tutto e’ pura materia, ma piuttosto in una determinata metafisica secondo cui tutto l’essente  appare come  materiale del lavoro” Ma il lavoro non e’ la fonte dei valori d’uso, che e’ un qualcosa che appartiene alla natura, il lavoro  e’  solo la “fonte”  di un “valore di scambio “ solo nel 
mondo alienato della produzione di merci, cioe’ nel mondo bottegaio del commercio e del mercato che ha nel nome di questo unico valore rimasto, abolito tutti quei valori che ancora nel mondo della tradizione si scambiavano e in quello del contrattualismo erano oggetto di trattativa. Pacifico dunque che la filosofia di Marx non ha niente di materialismo, figuriamoci quindi che fine fanno quei tre epiteti che gli hanno appiccicato addosso.  In buona sostanza la filosofia di Marx si esplica in una forma di idealismo naturalistico in quanto fondata  su  di una ipotesi metafisica  di tipo appunto idealistico e cioe’ sulla tesi di una alienazione storica della natura umana all’interno  della scissione in classi antagoniste, caratterizzate da differenziali di sapere e di potere, scissione  che trova nella produzione generalizzata di merci del capitalismo il suo momento culminante: quindi sempre e solo una filosofia legata a doppio filo a quello spirito bottegaio  che ha espresso il primato dell’economia e quindi il piu’ spocchio utilitarismo  della classe che si e’ giovata  derll’intero processo.  Se ne evince pertanto che il famoso materialismo dialettico storico e scientifico di Marx si riduce  ad una replica del piu’ rinomato degli idealisti ovvero Giorgio Hegel. Il cosidetto materialismo storico dialettico e pure scientifico (nessuno ha qualche altro epiteto da aggiungere?) e' una  chimera filosofica  che si basa su una nozione errata di "materia" , eh gia' perche' il vero fondamento  di tutta la teoria Marxiana e' sulla nozione di alienazione nel lavoro, che come abbiamo visto non e' un dato di natura , ma e' solo una fonte di un valore di scambio nel mondo alienato dell'economia ovvero della produzione e del mercato di merci. Sotto sotto agisce acriticamente, specie nei seguaci di Marx che ne hanno perpetuato l'errore, la ripresa inconsapevole del modello primitivo di unione tra macrocosmo e microcosmo, ovvero l'animismo delle origine e l'evoluzione del pensiero greco che aveva introdotto  i concetti di misura, equilibrio  e a armonia per un modello che pervenisse ad una  unita' ontologica delle categorie della natura e del sociale.   Qui le pagine di Preve si fanno ironiche, allusive e anche molto spassose nel descrivere l’impatto che simili “eresie” sulla filosofia del “maestro” possono provocare  sui  militanti del marxismo e del sinistrismo in genere :  “anatema, scomunica, follia, bestemmia borghese, frutto di congiura capitalistica pagata coi soldi della CIA, Marx e’ materialista, che di piu’ non si puo’, l’idealismo e’ la filosofia dei preti, dei capitalisti, dei padroni…” e aggiungeva, stante i tempi in cui  queste righe sono state scritte, primi anni del nuovo millennio “ ...del padre polacco e di Berlusconi “ - superfluo sottolineare  chi sarebbero oggi,  per i galoppini del PD o i residui del Movimento delle 5 stalle, o i patetici sindacalisti piegati al valore del ragionerucolo del capitalismo, i mandanti di tanta efferatezza ideologica : ovviamente  quella
sorta di per loro vampiro immortale che e' il neofascismo,  e la trionfante  Meloni  che in cotanto revisionismo si fa  influenzare  dal nuovo mostro e anatema del mondo moderno : il trionfalmente rieletto dopo 4 anni di faziosa e truffaldina congiura, mescolata con terrorismo sanitario di una farlocca epidemia,  il 47°Presidente degli Stati Uniti d'America  Donald Trump.  

 

 

venerdì 19 dicembre 2025

LA PENOMBRA CHE ABBIAMO ATTRAVERSATO

 .

Giova sempre ripetersi il titolo di un libro  che e' di per se' una induzione a ri-assumere, assumere di nuovo altre credenze, altri parametri, altri comportamenti , sto alludendo al titolo del romanzo di Lalla Romano riportato anche per titolo di questo articoletto  e nell'immagine iniziale-  Azzardiamo pure che il peggio lo abbiamo passato, e che dal letame della palude (anche questa oltre che la penombra e' un qualcosa,  di piu' tangibile.  che abbiamo attraversato) che abbiamo attraversato sono aumentate parecchie facoltà raziocinanti con l’immissione di tematiche nel passato solo sfiorate come la fisica quantistica, i più raffinati procedimenti matematici tipo il calcolo infinitesimale, la microbiologia, una diversa  idea della medicina rivisitata alla luce delle scoperte di Hamer e quindi specifici più familiari come la filosofia, la psicoanalisi, l’arte e le letterature ed anche la storia, che sono stati oggetto di una sorta di vasto approfondimento con notevolissime e sorprendenti novità (a mo’ di esempio una revisione del fenomeno Napoleone Bonaparte che alla luce di una riesamina delle sue prime battaglie nella campagna d’Italia sia del 1796/97, sia quella del 1800, tutto risulta tranne che un genio militare, anzi il netto contrario puntualmente salvato da sottoposti più esperti (Massena, Augereau, Serurier), più arditi e meno convenzionali (Desaix) , oppure la parte avuta da magnati miliardari correlati alle nascenti lobbies farmaceutiche per favorire le teorie di un impostore come Pasteur che poneva l’origine di ogni malattia nei microbi a scapito della tesi di un ben altro scienziato e grande studioso come Bernard che diceva invece “il microbo è niente, il terreno è tutto”, ancora laparte avuta da corruttele e imposture di capitale e interessi nel favorire certi sconvolgimenti politico/sociali come il Risorgimento Italiano,i fenomeni nazionalisti europei, l’industrializzazione statunitense ai tempi  della guerra di Secessione ed infine la stessa Grande Guerra del 1914 che ha suicidato l’Europa e fatto emergere nuove entità nazionali

 dominanti….insomma una sorta di approfondimento di due termini che la distopia, che anche questa abbiamo attraversato ha  cercato  di farne un  malefico uso : Complottista e Negazionista. Perché gli artefici dell'orrore hanno tanto paura di questi due termini e hanno cercato spasmodicamente di contrastarli, svalutarli, demotivarli, aizzandogli contro tutte le forze da loro ben ammaestrate e controllate dei cosidetti Mass Media? Perché tutta la nostra civiltà, la scienza, la democrazia, la storia è tutto un falso e quello che negli ultimi duecento e passa anni abbiamo fagocitato mentalmente è solo ciarpame che pochi privilegiati hanno cercato di inculcarci, ecco si: da Napoleone genio militare che colleziona errori tattici e strategici che un caporale non avrebbe mai fatto (Ceva, Lodi, Arcole, Marengo ) da uno pseudo scienziato Pasteur che scopiazza malamente gli studi di un collega di ben altra stazza (Bechamp) e li fa passare per suoi, vendendosi totalmente alle lobbies farmaceutiche, dalla parte avuta di varie famiglie (Rotschild, Rockfeller, etc.) in affari politici e sociali di svariate nazioni fino al condizionamento più vergognoso, dallo scatenamento di guerre, rivoluzioni tutte volte agli interessi di pochi, pochissimi, e alla distruzione e rovina di sempre più ampie moltitudini di persone. Menzogne, falsità, raggiri, imposture ecco la prassi d’uso degli ultimi duecento cinquanta anni in un crescendo wagneriano che è pervenuto giustappunto a questi nostri tristi giorni del secondo ventennio del terzo millennio: tutto questo , lo ripeto solo per quei pochi che non si sono lasciati irretire dalla paura e dal pecoronismo , può avere una re-visione sulle generali che ricalca un po’ quello che in fisica quantistica è l’integrale sui cammini di Feynman,ovvero una sorta di necessità probabilistica di ritrovarsi al cospetto di un diverso modo di intendere il tutto con percorsi praticamente infiniti che dalla fisica quantistica rimanda a quell’inconscio come insiemi infiniti, postulato dallo psicoanalista Ignacio Mattè Blanco che opera per simmetria tra quelle che vengono definite classi di appartenenza e che possono senz’altro identificarsi nei diversi scibili dell’umana conoscenza con immediati risvolti sulla pratica di vita : così magari attraverso dei libri, ritrovati come quello
di Guglielmo Ferrero sulla campagna del Generale Napoleone Bonaparte in Italia del 1796/97,che traccia nuove traiettorie di storia, o come il testo del 1948 di Feynman che spiega appunto l’integrale sui cammini, o magari equazioni come quella di Dirac o di Schrodinger che dalle singole particelle di stati di realtà si tramutano in onde cogliendone il collasso in termini di spuma che si condensa in schiuma solida per consentire di trarne del fumo (pipa appunto in schiuma di mare: meerschaum). Ogni occasione può tramutarsi in probabilità, ovvero cogliere l’occasione per farsi nuova conoscenza o anche ri-assunzione di antica, come, aggiungendosi al parziale elenco testè fatto, un libro fugacemente letto nei primi mesi del 1964, quando il sottoscritto non aveva ancora sedici anni , ripreso in questi giorni e ri-assunto come modalità di intendere quel famoso “tutto” un libro da sempre boicottato dall’establishment non solo di oggi :“RIVOLTA CONTRO IL MONDO MODERNO”
di Julius Evola. Come dice nel saggio introduttivo lo psicologo Claudio Risè, curatore dell’ultima edizione del saggio “Rivolta contro il mondo moderno” di Evola per Edizioni Mediterranee del 1998 in occasione del centenario della nascita dell’autore “è un’opera unica pensata secondo un metodo realmente scientifico ….” non cialtronescamente desunto dallo scopiazzamento di una dialettica che un filosofo iper sopravalutato come Hegel poneva alla base dello scibile umano (nota mia, che sono sempre rimasto perplesso come uno che pensava di aver visto passare sul suo cavallo bianco lo spirito della storia in un sottospecie di raccomandato che aveva appena fortunosamente vinto una scaramuccia (Jena) potesse essere annoverato tra i grandi pensatori della filosofia” …una opera attenta alle diverse acquisizioni del sapere in una accezione simbolica (quindi anche inconscia) della storia del mondo e non di una banale e sconfortante dialettica “tesi, antitesi e sintesi” che sembra più un esercizietto di calcolo non certo infinitesimale, fondato su una formuletta da “alunno col Bignami…” ovvero “ciò che è reale è razionale e ciò che è razionale è reale” che cavalca un cavalluccio bianco , quasi come una mossa agli scacchi che un semplice alfiere nero avrebbe potuto invalorare - cosa che puntualmente si avvererà: a Eylau, in Spagna, in Russia, a Lipsia e soprattutto a Waterloo, mettendo ingloriosamente fine ad una carriera propiziata dall’aver assunto il comando di una Armata per meriti di letto, ovvero sposato una donna (Josephine Beauharnais) che era la ingombrante amante del più influente membro del Direttorio (Barras) e quindi togliendogliela di torno . La storia quella che ci hanno spudoratamente spacciato per reale e per razionale, si avvale di simili figure, di simili mercimoni , di simili farse , ove l’individuo assume rilevanza solo se manovrato e se non si discosta granche’ da tale recita di parti secondo copione (rimando in tal senso ai miei articoli appunto sul generale Bonaparte nella campagna d’Italia 1796/97 contenuti su questo blog Lenardullier.blogspot.com) . Ecco questo non è il caso del saggio sopracitato di Evola, dove si risale alle vere cause che hanno finito per produrre il mondo attuale e quindi, si!.... anche all’attuale distopia dei nostri giorni, dove il peggio del peggio di tale manipolazione ha assunto caratteri di generalità, invertendo di netto il senso della formula hegeliana: non cio’ che è razionale è reale, ma propriamente ciò che è oltremodo irrazionale, tipo la farsa di una pandemia che non c’è, tipo un virus che nessuno al mondo ha mai visto se non in una scansione computerizzata e del tutto supposta di qualche microscopio elettronico, tipo un vaccino desunto dalle cialtronesche imposture di uno pseudo scienziato che il multimiliardario di turno ha individuato come vera e propria manna per favorire le immonde speculazioni sulla salute e sulla malattia delle lobbies farmaceutiche , il tutto al solo scopo di favorire i propri interessi economici e di potere. (vedi altri articoli sempre sul sopracitato blog su Pasteur e il tradimento perpetrato alla razionalità di chi come Bernard o come Bechamp, invece sosteneva che “il microbo è niente, il terreno è tutto” Il saggio di Evola risale alle cause - dice ancora Risè – che hanno prodotto il mondo attuale, indica i processi che hanno esercitato, già da tempi immemori, addirittura precedenti alla Rivoluzione Industriale una azione distruttiva su ogni valore su ogni ideale e su ogni forma di organizzazione non di mercimonio dell’esistenza umana. E’ altresì un’opera che non si limita ad una descrizione della “crisi” del mondo moderno così come fece Renè Guenon (tra l’altro amico e collaboratore di Evola), ma piuttosto adottando uno studio comparato delle varie civilta’ va alla ricerca di un principio informatore di un più alto grado . Ecco forse è proprio questo il punto che maggiormente si è impresso in questo mio “ritorno all’opera di Evola : cercare di individuare un qualche appiglio per sottrarmi e possibilmente partecipare a sottrarre il più possibile di umanità, dalla distopia vigente che pone a suo obiettivo un mondo assai più spaesato di quello che profetizzava Heidegger , condito della fantasia allucinata di molti scrittori di fantapolitica e fantascienza, ma anche da autori di maggiore spessore come Orwell, Huxley, Breadbury, Matheson e avallato anche da pseudo filosofi e loro allievi (Popper - Soros) che si sono incaricati di tradurre in teoria ed anche in pratica i propositi di asservimento della gran parte dell’umanità al volere e all’interesse di pochi magnati e relativi cavalier serventi, utilizzando a tal fine tutta una ideologia (liberismo e altra faccia della stessa medaglia socialismo, come argutamente non manca di rilevare proprio in questa opera Evola).
Ripensando all’ostracismo culturale messo in atto dal conformismo culturale nei riguardi di Evola nel corso degli anni, anche quello in cui lo lessi per la prima volta (fascista, nazista, razzista e quanto di peggio possa essere trovato) , in questa rilettura sono invece rimasto colpito dalla pacatezza dell’esposizione e dall’enorme competenza dell’autore che ha ben pochi riscontri nel panorama culturale del XX secolo: debbo ammettere che oggi mi sento per davvero come l'elettrone sparato attraverso la canonica doppia fenditura : eh si l'infinita ridda di probabilità con le relative traiettorie che vanno a coprire tutte le infinite possibilità, che a me personalmente vecchio studioso di psicoanalisi quella seria e cioè non di aggiustamento sociale, di nevrosette comportamentali alla psicologia dell'io, richiamano quell' inconscio che opera per simmetria scandendo insiemi infiniti alla Matte'Blanco . Le traiettorie sono date simultaneamente e ognuna compone limiti, derivate , ovvero calcolo infinitesimale e anche
giustappunto integrali come quello sui cammini di Feynman, che è sostanzialmente uno degli infiniti percorsi di probabilità che nella presente accezione soggettiva si compongono di opportuni saggi e saggetti (ho citato Feynman, Matte'Blanco, posso aggiungerci altri come Leibniz, Freud e ovviamente l'equazione d'onda di Schrodinger sulla scia delle formule di De Broglie e Dirac , e ovviamente il matriciale per particelle di Heisenberg, ovvero il principio di indeterminazione e l'ipotesi assodata di Copenaghen (Bohr) onde pervenire ad un qualche costrutto davvero interessante, che come ultimo grido dalla savana si avvale di questa ri-assunzione di un testo che
 avevo letto insufficientemente nel 1964, ma che oggi è diventato uno di quegli integrali sui cammini, che può percorrere pochi metri o andare e tornare dalla galassia di Andromeda, il cui fine è quello di una esaustiva comprensione di quello che sta accadendo oggi con questo proliferare di farse e menzogne e la mortificazione di quello “Spirito” della storia che di certo non monta cavalli bianchi e non veste l’uniforme di un piccolo Caporale

lunedì 15 dicembre 2025

IL GATTO COME NARCISO

 

Quando nel 1935, Erwin Schrödinger, uno dei piu' originali e geniali fisici quantistici , di nazionalita' austriaca classe 1883 , ex combattente della Grande Guerra, quindi non piu' tanto ragazzino come Heisenberg, Pauli, il nostro Fermi o un ancora non scomparso Maiorana, ideo' l'esperimento mentale del suo controverso gatto nel contempo vivo e morto, non immaginava certo che tale "divertissement" sarebbe divenuto una delle piu' famose icone culturali di ogni epoca e nel contempo l'enigma filosofico per eccellenza sulla scia dei vari "essere o non essere" o " Rosencratz e Guildstern sono morti" tanto per rimanere in ambiro Shakesperiano. L'esperimento e' noto : Schrödinger immaginò un gatto chiuso in una scatola, intrappolato in una situazione alquanto inusitata e concettualmente assurda , e cioe' vivo e morto allo stesso tempo, almeno fino a quando un osservatore non avesse aperto il coperchio della scatola. In ambito non strettamente pertinente di fisica quantistica il paradosso può sembrare un’assurdità, che significa essere vivi o morti nel contempo? Be' erano passati otto anni dal famoso congresso di Bruxelles della Solvay dove si erano scontrate le tesi di Einstein e Bohr e c'era stata quella famosa affermazione di Einstein "Dio non gioca a dadi con l'universo" Gli anni a venire avevano decretato la prevalenza della tesi di Bohr che si basava sul principio di indeterminatezza del suo allievo Heisenberg che era un vero e proprio fumo negli occhi per il nostro Erwiin Schrodinger che, voglio essere maligno, per me, quando aveva ideato la sua famosa equazione del collasso della funzione d'onda di cui tutto sommato l'esperimento del gatto era una sorta di conseguenza paradossale, pensava proprio al suo acerrimo rivale di pensiero. Suggestivo immaginare che il gatto di Schrodinger potrebbe avere il pelo rossiccio dei capelli di Heisenberg. La verita' e ' che in quel 1935 a 52 anni suonati, Schrodinger non pensava affatto a formulare un nuovo principio fisico, per quello c'erano stati le sue ricerche sulla meccanica ondulatoria e sopratutto la funzione "psi" per descrivere un'onda di materia nello spazio, e qiuindi il collasso di tale funzione come principio dell'accadere fenomenico della realta' ; quello che gli premeva era di sottolineare le strane conseguenze giustappunto di tale collasso ove Il "suo" gatto, collocato al limite tra due stati

opposti, si caricasse di valenze talmente composite da riflettere i paradossi dell'intera percezione della realta' . Uno specchio! ecco uno specchio di riflessione della nostra percezione fatta di continui collassi, come quelli del mito di Narciso che si trova al limitare del ruscello che innesca la riflessione e quindi il collasso che sprofonda nel nulla (o forse solo del mistero) della morte . Ed eccoci quindi ricondotti per tutt'altro cammino al crocicchio freudiano della pulsione di morte in Al di la' del principio del piacere di 15 anni prima (1920). Un ben diverso crocicchio di quello, tutto sommato banalotto, della Focide, in cui si consuma l'incontro/scontro di Edipo con il padre Laio che inneschera' il famoso complesso di Edipo e la figura simbolica, ma poco metaforica che Freud non aggiornera' mai, neppure dopo il ribaltamento della sua concezione strutturale della percezione psichica, rimanendo quindi fermo con le sue tre costruzioni dell'accadere psichico Io , Es e super Io, ma non avendo avuto la forza di aggiungere una quarta figura quella di un "Super Es" correlata alla morte e quindi al mito di Narciso e non a quello di Edipo. Ecco che Schrodinger che fa affondare il suo
paradosso nella teoria della sovrapposizione quantistica, una proprietà descritta dall’equazione di Schrödinger stessa, ovvero nel mondo dell'infinitamente piccolo, si affianca non si sa quanto consapevolmente alla teoria della pulsione dio morte di Freud dove il paradosso del suo gatto potrebbe anche essere inserito nei termini freudiani del trovarsi al cospetto di quel diaframma di riflessione tra vita e morte
(Narciso) ove particelle come elettroni e fotoni non "sono" in un solo stato, ma in una combinazione di stati contemporaneamente ove tale bizzaria sembra scomparire nel mondo macroscopico: un gatto non viaggia istantaneamente in due luoghi diversi né appare contemporaneamente vivo e morto.
Il paradosso, quindi, solleva una domanda essenziale: quando avviene il passaggio dal microcosmo al nostro mondo quotidiano? È merito dell’osservatore? Del nostro modo di interpretare la realtà? Oppure della natura stessa della realtà, che forse è molto più "sfumata" di quanto immaginiamo? Immanuel Kant, secoli prima che Schrödinger formulasse il suo paradosso, aveva sostenuto che la realtà non è mai accessibile direttamente. Esiste sempre una "mediazione" della nostra mente, che organizza ciò che percepiamo secondo categorie come spazio e tempo. Ma la fisica quantistica sembra spingerci oltre il pensiero kantiano, suggerendo che la realtà stessa potrebbe dipendere dal nostro atto di osservarla. Va evidenziato come la metafora del gatto di Schrödinger si è insinuata ovunque: dai manuali di psicologia ai romanzi di fantascienz, da video musicali, fino alle rubriche che circolano sui social. Dietro questa leggerezza, però, si nasconde un pensiero complesso e provocatorio: il gatto incarna l’incertezza della nostra conoscenza e la fragilità del nostro modo di pensare alla realtà.
Il gatto non appartiene solo a fisici e filosofi. In un certo senso, Schrödinger ha creato uno strumento che ci invita a vedere le connessioni tra discipline diverse: fisica, filosofia, arte, psicologia. La sua scatola diventa una metafora del nostro stesso universo, in cui rimangono più domande che risposte. Per esempio, nel campo della psicologia moderna, il paradosso del gatto è a volte usato per spiegare il concetto di ambiguità cognitiva. Accettiamo facilmente l’idea che alcuni eventi possano avere più di un'interpretazione, ma è molto più difficile accettare che qualcosa possa "essere" due cose contemporaneamente.
Racchiudere il Gatto di Schrödinger in una singola interpretazione è impossibile, ma forse questo è il vero significato che il paradosso ci offre. È un invito a pensare in modo diverso. Un incoraggiamento a spingerci oltre i confini delle nostre certezze. Un promemoria che l'universo è infinitamente complesso e che, come il gatto, anche la nostra visione del mondo è
LEIBNIZ E IL CALCOLO INFINITESIMALE 
una sovrapposizione di ipotesi, punti di vista e misteri ancora da esplorare.
In fondo, il vero protagonista di questa storia non è solo il gatto, ma noi stessi. Quanto siamo disposti ad accettare che il nostro modo di guardare la realtà potrebbe essere soltanto una delle tante versioni possibili? È questo il lascito del paradosso. Non la risposta, ma la domanda. una domanda formulata in termini reali, ma anche immaginari , sia con pensieri che con numeri e in un diverso calcolo infinitesimale, che magari si rifa' a quella "vis viva " del filosofo e matematico Leibnniz, che piu' che a integrali e a derivate si sofferma in limiti, limiti con coefficiente a infinito. Una curiosita' infinitesimale.

martedì 25 novembre 2025

ANNIVERSARIO E MORTE DI .... IMMAGINARIO

 

25 novembre e' l'anniversario della nascita   della persona, per me, piu' importante e costitutiva di tutte quelle incontrarate nella vita. Non e' un caso che tale persona sfumi nelle nebbie del ricordo in termini di indistinzione che sono una peculiarita' del Mito. In effetti questo vale anche per tutte quelle persone che si sono impresse con una certa potenza nella vita, parlo di persone non direttamente conosciute (o solo occasionalmente )   che negli ultimi tempi di questa mia estrema vecchiaia stanno  morendouna dietro l'altra  -  Ornella Vanoni, le gemelle Kessler, Pippo Baudo,Robert Redford e appena ieri Claudia Cardinale, Alain Delon, Francoise Hardy e tanti altri. io non li chiamerei modelli, ma magari riferimenti,  eh gia’  perché in genere i riferimenti, non dico quelli reali, concreti, persone di tutti i giorni, amici, familiari, ma quelli non  reali, non concreti, della nostra vita,n ecco diciamo piuttosto quelli virtuali, non dico di fantasia, ma di quella che potremmo chiamare immaginazione.  I modelli che ci hanno influenzato, per i quali ci siamo infiammati, che abbiamo preso ad esempio,  non sono quasi mai dei coetanei per il semplice fatto che il periodo di elezione per la formazione di questi,
chiamiamoli appunto  modelli  e che somigliano tanto al Mito,  e’ la giovane, giovanissima eta’,  quando non l’infanzia e perfino la primissima infanzia;  e’ in tale periodo di ciascuno di noi che Freud definisce il ”nostro personale paradiso terrestre” che si formano i modelli comportamentali e le persone che in qualche modo li interpretano  li fanno nostri, a seconda della personalita’, dei
gusti, del carattere, dell’indole di ciascuno di noi .

 Così ad esempio nel mio caso ci sono una serie di
personaggi che si stagliano sopra gli altri, perlopiù’, stante la esperienza, la cultura, personali, ripresi dal cinema e anche se non in maniera massiccia come solo qualche generazione successiva , dalla televisione , così chesso’ il Gary Cooper di ”Tamburi lontani “  : lottiamo dove lottano i coccodrilli - la danza dei Watussi in Le Miniere di Re Salomone con Stewart Grancer, la jena vicino la tenda de le Nevi del Chilimangiaro” col  serafico Gregory Peck che era anche il fascinoso giovanotto sulla Lambretta di Vacanze Romane dove c’era anche uno dei primi modelli di eterno femminino (Audrey Herpub) ripeto questo si applica a persone della mia generazione cioe’ approssimativamente nate dal 1945 al 1950, perche’ e’ ovvio e’ naturale che basta che qualcuno sia nato due , tre anni prima o dopo, che cambia tutto, così come puo’ cambiare tutto a secondo dello spazio che uno si trova ad occupare e in piu’ in relazione a tutti i condizionamenti della propria educazione e del proprio humus culturale. cosi' quando arriviamo alla vecchiezza siamo condannati, diciamo, quasi ogni giorno a veder morire  tutti i miti della nostra infanzia o comunque giovinezza, proprio per una questione anagrafica, avendo tali modelli o, spesso e volentieri, quasi miti, in genere sempre un discreto numero di anni piu' di noi, dal mezzo secolo e passa chessò di un Toto', un  Gary Cooper, un Vittorio De Sica, un Gino Cervi, un Fernandel,  ai venti venticinque  di un Sordi, Mastroianni, Gassman ( di Gassman ovviamente ce n'è uno solo,  Vittorio)  e  a qualcuno sui dieci quindici di meno (Alain Delon, Elvis Presley)  ma difficilmente di piu' giovane ovvero piu' vicino a noi ; il motivo e' sempre quello che abbiamo indicato, la giovane eta' come  peculiarita' costitutiva del mito o di quello che comunque influenza fortemente. Quando siamo sui trenta, trentacinque anni e' estremamente improbabile che  riusciamo a farci condizionare emozionalmente ed ecco perche' non ci sono miti coetanei. Diverso e' il meccanismo se si tratta di una persona di sesso femminile - eh gia' perche' allora il mito non influenza piu' il comportamento, il modo di essere,  ma solo una modalita' a noi esterna :  fascino, bellezza, attrazione, tutte componenti che difficilmente fanno parte del bagaglio di un maschio come qualita' che si vorrebbe avere in soggettiva, ma piuttosto un qualcosa che informa il desiderio di avere e non di essere (checchè ne dica Erich Fromm)  e quindi si appunta su caratteristicheestetiche  del soggetto
 femminile che e' piuttosto trasmettibile: Greta Garbo, Marlene Dietrich, Rita Hayewoort, Ava Gardner, Marylin Monroe,  Brigitte Bardot, Sophia Loren, Ornella Muti, Gloria Guida, Eva Herzigova... Ecco semmai sarebbe interessante  vedere come si struttura la cosa con un essere di sesso femminile, per quel poco che ne so di psicologia femminile, non mi pare che salvo il periodo di quando si era ragazzine, le femmine sono particolarmente attratte dal modello e
neppure , anzi tantomeno dal Mito. in questo che a prima vista potrebbe sembrare un discorso maschilista, io invece ravvedo una sorta di maggiore maturita'  di genere. ripeto trascorso il periodo degli urletti per cantannti o attori alla moda, le donne difficilmente si lasciano trascinare dal mitizzare chicchesssia e non hanno neppure,  come gli uomini, quell'a volte imbrazzante trasporto verso ragazze di anche molti anni meno di loro. si obiettera' "ma che dici? quante ce ne sono oggi di donne mature che stanno con giovanotti con venti,  anche trenta anni meno di loro? be' qui ci sarebbe da fare un lungo e profondo inciso  e senza dubbio sarei tacciato di maschio sciovinista, di esaltattatore del patriarcato e altre balle del genere. E' mia ferma convinzione che le donne femministe o meno oggi stanno sbagliando tutto della loro lotta di emancipazione, che tra l'altro c'è da dire , mi pare piuttosto compiuta. E' un po' come i comunisti e la mentalita' di sinistra in genere, rispetto alla lotta contro il capitalismo e il padronato :  non si puo ' cambiare una cosa, crearne un'altra,  fin quando non si cambiano le regole del gioco, così nessun ideologia, marxismo, comunismo, socialismo, socialdemocrazia, radicalismo e' mai riuscita financo a scalfire l'impianto del liberalismo che era fondato sul meccanismo del profitto e del mercato  previa la cancellazione di tutti quei valori che un tempo venivano scambiati  e la sostituzione con un unico solo  valore assoluto :  quello di scambio. Non ce' riuscita per il semplice fatto che non ha mai colpito quell'unica certezza,  ovvero quella di una regola che in maniera quasi sovrastorica e di indubbia derivazione fideistica-religiosa,  ha disciplinato i rapporti tra esseri umani in ispecie nel nostro mondo occidentale che ha uniformato nel principio di un mercantilismo di stampo anglosassone che io non sono certo il primo a definire "spirito bottegaio". il mondo come gigantesco mercato, questo e' quanto ha costruito la tendenza commerciale inglese come nazione marinara , tesa a non avere ne' confini, ne limiti giustappunto nella sua scelta di eleggere il mare, l'elemento liquido, fluido, appunto senza confini e limite a principio universale della sua stessa esistenza . come diceva uno dei suoi piu' famosi politici Palmerston  coll'ideale benestare dei vari Smith, Ricardo, Say, Stuart Mill e , per me, in qualche modo anche  di Hegel nel suo "conflitto Servo-Padrone di Bottega"..."noi inglesi non abbiamo amici eterni, non abbiamo nemici eterni....abbiamo solo interessi eterni"  SI, a mio modo di pensare anche un filosofo come Hegel, sebbene tedesco, ha in qualche modo piegato la sua filosofia al principio informatore anglosassone del denaro , con tutti i suoi annessi e connessi, ne ha accettato le regole del gioco, proprio nel conflitto sopracitato esposto nel suo famoso saggio e vieppiu' nella sua stessa dialettica tesi antiteesi sintesi, ha immesso, grosso modo lo stesso meccanismo "economico" ...figuriamoci quindi quanto le stesse cose siano state non solo mantenute ma addirittura accentuate da un pensatore come Karl Marx  che ne ha scimmiottato le idee esasperandone le caratteristiche. La stessa cosa io sostengo per le donne : nel loro   accettare le regole del gioco del mondo maschile, hanno snaturato quelle del  proprio mondo femminile, fino a fare di quell'antico eterno femminino, un contingentissimo femminismo, manierato e soggetto a vere e proprie farse tipo il contratto per accedere a rapporti sessuali proposto da una deputata del PD, che e' stata addirittura presidentessa della camera dei deputati e altre facezie che squalificano l'intere genere 

























 

 

martedì 11 novembre 2025

I PASTICCI TRA LUBITSCH E ZIZEK FINO A SOROS

 Ho sempre nutrito  tutti i dubbi possibili e immaginabili suI vari  profeti di apocalittiche tensioni che hanno probabilmente in Hegel  un primissimo assertore e di cui anche l’ultimo  della lista Francis Fukayama,  individuando nella caduta del comunismo a Berlino, a Praga, a Bucarest  e poi nel crollo dell’intera URSS (1991),  ci ha visto  proprio come Hegel una ennesima fine della storia -  in verita'  tali  poco profetiche  visioni  hanno  sempre  un  po' il contrappasso del Vincent Price di l''ultimo uomo sulla terra" eccezionale e senza dubbio la migliore trasposizione del  romanzo di Matheson I am legend, che appunto riproponendo sempre il rituale de l'ultimo, enfatizza sempre la differenza .

Tutte queste morti annunciate hanno sempre come epilogo qualcuno che si ripresenta come fantasma, appunto giocando sui diversi significanti della parola “spirito” così ad esempio  Alain Badiou che ha tentato di riproporre l’ipotesi comunista  come cornice di riferimento per  analizzare e forse superare  la crisi dei tempi attuali. Diciamo che Badiou fa parte di quei pochi Marxisti che sono riusciti a trascendere il mio disprezzo per tale pensiero, ma non la mia perplessita’ per la sinistra in generale che  
visto in occasione delle recenti 
farse sanitarie , si e’ fatta serva dei piu’ marchiani interessi consumistici di turbo capitalismo e del più esasperato neo liberismo.  Badiou si rifa’ ad Althusser e a Lacan e questo compensa  alquanto il suo dogmatismo, ma rimane sempre un marxista e le sue ipotesi di lettura della crisi odierna in  chiave della sua non sconfessata ideologia, non solo non convincono, ma sostanzialmente risultano velleitarie. Un altro discorso va fatto per un altro pensatore di estrazione marxista Slavoj Zizek , di cui proprio in questi giorni ho tra le mani un suo libro  “PROBLEMI IN PARADISO“ con sottotitolo  “il comunismo dopo la fine della storia"  che mi ha particolarmente intrigato per il suo tentativo di far riferimento da una parte a Lacan come Badiou, ma dall’altra al mezzo cinematografico inteso in senso scopico e didascalico/popolare trattando un immaginario che ricambia lo sguardo del reale solleticando un simbolico che non mostra la sua provenienza e neppure il supporto su cui tale sguardo si posa. Una chiara interpretazione psicoanalitica dunque che fa piazza pulita di tutti quei tentativi di seppellire storia, specifici e anche ideologie da Hegel a Fukayama,  che invece ribadiscono ad ogni angolo la loro perfetta vitalita’ e attendono solo di essere ancora una volta comprese, un po’ a mo’ del famoso integrale sui cammini di Feynman di cui vi e’ sempre un percorso alternativo per intenderne la rappresentazione di una certa sfaccettatura della realta’. Con Feyman siamo in presenza di particelle, flussi, onde, recentemente anche stringhe e superstringhe operanti in supersimmetrie - con Zizek mi e’ sembrato di ripercorrere  un tentativo di senso,  servendoci anche  dei mezzi di rappresentazione  di anche una mirata produzione cinematografica che  
ci mostrano come non solo l'ideologia non è morta, ma è possibile comprendere e spiegare complessi fenomeni sociali, come la crisi di valori e di senso attuali, partendo 
da quella che potrebbe essere intesa come evasione o forse per

dirla,  facendo il verso al binomio Freud/Lacan,  come “svista”  Nel libro citato poi Zizek si serve, gia’ a partire dal titolo “ Problemi  in paradiso” di quello che e’ probabilmente il regista piu’ idoneo a rivestire il ruolo dell’integrale sui cammini di una diversa rappresentazione della realta’ che e’ arrivata a circondarci  in questo secondo decennio del terzo millennio : Ernst Lubitsch. Ecco l’incipit introduttivo del filosofo in relazione al confronto con il famoso film di Lubitsch del 1932 “Trouble in paradise” “ il film e’ la storia  di una coppia di ladri Gaston e Lily che ruba solo ai ricchi . La loro storia si complica quando Gaston si innamora di una delle sue vittime Mariette e qui cominciano “il problema = Trouble” , come indicato dal titolo che magari noi italiani non afferriamo subito per quell’inveterato viziaccio di cambiare i titoli originali, stravolgendone spesso il significato, anzi il significante , difatti in Italia il film arrivo’ col titolo “Mancia competente “  Nelle immagini di testa e’ difatti gia’ contenuto il senso del film : prima appaiono le parole “trouble in” = problemi in”  con sotto un letto e solo dopo la intera sequenza con anche la parola “paradise”  allora ecco che e’ subito chiaro che il paradiso in questione  ha a che fare con il sesso come sottolinea la canzoncina che fa da colonna sonora ai titoli : “that’s paradise/while arms entwine and lips are kissing/but if there’s somethings missing/that signifies/trouble in  paradise = questo e’ il paradiso/quando braccia  si intrecciano e labbra si baciano/ma se manca qualcosa/allora sono/problemi in paradiso “.
Quindi per dirla tutta, i problemi in paradiso sono problemi di sesso e uno come Zizek che e’ un cultore di Lacan non poteva che intenderlo come parafraso della celeberrima massima  lacaniana  “Il n’ya pas de rapport sexuel”
  non esiste alcun rapporto sessuale – il che nell’universo Zizekiano si traduce nell’attenersi al Reale  che e’ quello minaccioso e di Lacan  aggirando l’ordine speculare dell’immaginario e sfuggire il significante del Simbolico. Tuttavia questa passione condivisa dalla pornografia e dalla scienza è destinata a infrangersi contro l’irrappresentabilità del Reale stesso: più siamo convinti di approssimarci a questo nucleo incandescente, più esso ci sfugge. Žižek in questo senso è categorico: «Che cosa separa noi umani dal “reale Reale” cui la scienza mira, che cosa ce lo rende inaccessibile? Non è la ragnatela dell’Immaginario (illusioni, false percezioni) che deforma quel che percepiamo, né il “muro del linguaggio”, ossia la rete simbolica attraverso la quale ci rapportiamo alla realtà, bensì un altro Reale. Questo Reale è, per Lacan, il Reale inscritto nel nucleo stesso della sessualità umana: “Non c‘è rapporto sessuale”.
La sessualità umana è segnata da un irriducibile fallimento; la differenza sessuale è infatti la rivalità fra i due punti di vista sessuali, che non condividono un denominatore comune. Il godimento può essere dunque ottenuto solo sullo sfondo di una perdita fondamentale»
  che Lubitsch aveva intuito nel suo film essere quella della comprensione nel rapporto di entrambi le donne. La incompiutezza del comprendere tutti e tre  conferisce un tocco malinconico al film , dove nel finale campeggia  l’immagine di un letto vuoto  che richiama e conclude giustappunto nella malinconia del mancato appagamento, l’immagine dei titoli di testa   Vedere ciò che non deve essere visto non coincide con ciò che non può essere scorto se non in negativo, insomma. Sono esattamente le lacune dell’Immaginario e del Simbolico a tradire l’insistenza del Reale, sono i vuoti delle formazioni immaginarie e delle costruzioni simboliche a suggerire, nella loro irrimediabile lacunosità, la sua inafferrabile eccedenza, e per far questo ben venga la rappresentazione filmica che si inserisce come discorso mancato nell’ottica di una futura diversa comprensione, non solo attraverso l’analisi d capolavori, ma anche nella produzione meno raffinata e persino di film hard come dimostra l’esemplificazione di un recente tentativo di un porno divo e regista Raphael Siboni  che ha scelto giusto il titolo dell’aforisma lacaniano «Il n’y a pas de rapport sexuel» per evidenziare la mancanza del reale che il rapporto sessuale non esiste, è reso impossibile dal godimento dell’organo che impedisce la fusione dei corpi, che trasforma l’atto sessuale in una sorta di masturbazione in presenza del partner. : «Per quanti rapporti sessuali io possa avere, nessun rapporto sessuale mi permetterà mai “di fare e di essere Uno con l’Altro”. Esiste una obiezione irriducibile all’integrazione reciproca del corpo dell’Uno nel corpo dell’Altro. È come e’ noto  la tesi centrale del Seminario XX giustappunto il rapporto sessuale non esiste. Manipolando il meno possibile il materiale di partenza Siboni trasferisce l’aforisma lacaniano nel genere che, apparentemente, si presta meno a convalidarne l’autenticità.
A giocare un ruolo decisivo è proprio l’avverbio “apparentemente”, poiché, concatenando blocchi di sequenze con stacchi ridotti al minimo, Siboni  ottiene un doppio, antitetico risultato: parlare direttamente della pornografia contemporanea, articolata per categorie repertoriate con parole chiave per facilitare la ricerca sul web, e mostrare indirettamente l’irriducibile distanza dall’oggetto rappresentato di questi frammenti meta-cinematografici archiviati in privato, dal momento che mostra il film nel suo farsi, dal momento che filma il film, intrattiene necessariamente una distanza col suo oggetto. Nel caso delle riprese questa materia siamo ancor piu’  nell’ambiguo, poiché è al tempo stesso un archivio personale e un prodotto commerciale destinato allo sfruttamento commerciale sotto forma di “falsa diretta”» Proprio quello che oggi si e’ ridotto il mondo nell’alludere a valori che forse non ci sono mai stati come la lealta’, l’onore, la tradizione, una forma addirittura di sacro, presentando solo il vuoto di una
mancanza nella forma di una vacua rappresentazione, che si colora di parole oramai sempre piu’ vuote ….ecco il perche’ il pasticcio in paradiso che puo’ essere benissimo inteso come l’impasse attuale dove c’e’ chi parla di morte di storia e altri specifici (Hegel, Fukayama), chi di Kali yuga, o eta’ dei servi (Esiodo e antiche culture), chi invoca un nominalismo senzariscontro come la sinistra e le varie aporie tipo Societa’ Aperta di Popper e tentaivo di messa in pratica del suo allievo George Soros, chi pero’ anche di ripresa, di recupero, magari con nuove formule di organizzazione sociale la teoria del mondo multipolare di Duginl’euroasiatismo, chi ha parlato di cavalcare la tigre come sosteneva  Evola, per  recuperare una tradizione anche senza averla 
mai avuta, contando sul fatto che tanto sono solo giochi di parte  nei vari registri indicati da Lacan ; Immaginario e Simbolico per ovviare ad un Reale che e’ sempre mancanza

MALATTIA COME PAURA

  L’unica spiegazione delle malattie, tutte le malattie, e’ quella di addurla ad un unico fattore :  la paura . “ dal raffreddore al cancro ...