domenica 12 ottobre 2025

RACCONT'ALTRO 64

Tutto "l’altro '63 " è stato passato su preservativoimperfetto, per il '64 scegliamo unasolidainsicurezza     -    Detto questo riprendiamo con quella modalita’ di scansione rallentata del tempo che riprendeva  quella dell’infanzia, interrottasi dopo la lunga vacanza estiva a Palermo del 1957  con il ritorno ai pomelli tondi del rubinetto di via nicolo’ V che non lo aveva per nulla costretto a riabituarsi , che si era come invertita nel marzo  del ’63 e sembrava essersi mantenuta  per tutto il corso dell’anno e prometteva di rimanere tale anche per quel nuovo anno 1964 che si festeggiava coi grandi botti di Napoli per il capodanno

 Be’ si debbo dire che Napoli e’ una citta’ che mi affascina in maniera particolare, così quel 1 gennaio 1964 sono andato in giro facendomi tutta l’antica via Toledo, quindi una passeggiata

per piazza Municipio con il sequel delle statue parlanti di palazzo Reale secondo la storiella che Lucia mi aveva tramandato, ovviamente su racconto di mio nonno “chi ha pisciato qui sotto? …Mha? ….Non sono stato io …e’ stato stu’ fesso qua sopra…  Sono andato a mangiare la pizza da Brandi, ovviamente la Margherita che si dice sia stata inventata proprio qui, in onore della Regina e poi anche quella fritta da “e figliole” a Forcella , di poi siamo stati con Rita e Lucia a trovare Eugenio Bertoldi quell’avvocato  che viveva a Napoli ed era stato commilitone di mio nonno al battaglione Monte Suello del 5° alpini , che mi cslco’ in testa il vecchio cappellaccio d’alpino a falde larghissime e con la penna bianca canonicamente ricoperta dei segni di rossetto dei baci delle fanciulle, che mi racconto’ di persona del famoso salvataggio sul costone con di sotto gli austriaci e anche della morte del cte del battaglione il
capitano Corrado Venini tra il  Monte Maggio e il colle della Borcola nei primi giorni della Straf Expedition , medaglia d’oro alla memoria. Nel viaggio di ritorno dissi a mio padre della proposta di iscrivermi al centro studi della nipote di Graziani  e lui sbotto’ dalla rabbia  “non solo la comunanza con questi zozzi fascisti, ma ora vuoi anche affidarti a loro per la tua istruzione !” Morale della favola se prima avevo qualche indecisione in merito a lasciare il IV ginnasio e prepararmi per la licenza, ora ero sicuro al 100% e d’altronde i soldi, tra l’altro neppure molti,  stante il pagamento di meta’ retta, non mi mancavano, per cui detto fatto, il 5 gennaio mi iscrissi all’Istituto Flaminio e mi ritirai dal Tasso con qualche rimpianto di piu’ di un professore e tutto sommato anche compagni ovviamente non di sinistra . Chi presa bene la cosa fu invece Lorenzo e nanche Rauti che ci teneva sempre piu’ che lasciassi il MSI e mi iscrivessi a Ordine Nuovo, cosa che ancora non mi ero convinto a fare anche se debbo dire ero molto piu’ vicine alle idee di Rauti che a quelle espresse da Michelini segretario del Partito filoamericane e atlantiste. Volevo pero’ vedere come sarebbero andate le cose con il nuovo candidato per le lezioni USA Barry Goldwater che era uno sul quale facevo molto conto,  stante le sue idee di una destra molto meno borghese e piu’ tradizionalista di quanto fossero quelle di Lyndon Johnson che era succeduto a Kennedy. Eh si ero ancora molto condizionato dagli USA e dalla loro supremazia economica che mi appariva come unico viatico per detenere il potere . In proposito, riinvitato ad una riunione in casa di Evola  dovetti sorbettarmi  una sua sorta di filippica di Julius su appunto il potere maligno del denaro e dell’economia utilitaristica  sul mondo che risaliva nientemeno che al trecento, per l’esattezza alla grande
peste del 1348 e a movimenti come l’Umanesimo e il Rinascimento. Avere a che fare direttamente  con la cultura, la profondita’ e l’originalita’ davvero sconvolgente di Evola era indubbiamente una fortuna piu’ che equivalente agli ottanta milioni  vinti nel novembre scorso, ma ripeto faticavo a scrollarmi di dosso e anni e anni di americanismo e di mentalita’ bottegaia. Mi gettai a capo fitto sui suoi testi in primis “Rivolta contro il mondo moderno” che mi fece da contraltare dei saggi di Freud e di qualche altro psicoanalista che avevo cominciato ad approcciare Carl Gustav Jung, Alfred Adler,  Sandor Ferenczi, Lou’ Salome’ Marie Bonaparte. Cominciai per l’intanto a frequentare l’Istituto,  laddove inspecie il compagno della Graziani che insegnava scienze mi considerava un suo interlocutore privilegiato. diventavo giorno dopo giorno sempre piu' colto ed anche piu' alto, didfatti misuratomi in quel gennaio 1964 avevo raggiunto il metro e ottanta. Quale migliore  festeggiamento che fare ritorno da Jessica Maddalena? Qualche giorno dopo
occhieggiando la finale del festival di Sanremo, mi sorpresi a vedere un cantante, che detto per inciso cantava a mo' di Elvis Presley  una canzone che mi piacque moltissimo, mi somigliava in maniera incredibile, e di tale somiglianza non fui certo il solo ad accorgermene perche ' gia' dall'indomani tutti  tra amici, compagni di scuola, financo estranei, non facevano altro che rimarcare "anvedi aho, ma non sei quel cantante che aveva vinto  a sanremo, ma che e' stato squalificato per aver cantato in ampex". Anche Maddalena dalla quale ero tornato in quei primi di febbraio  mi fece la stessa osservazione e non volle essere pagata "ti pare che possso farmi pagare dalla copia conforme di Bobby Solo?" i rapporti con Lucio erano sempre piu' tesi per via delle nostre divergenze politiche e ho pensato che lui come parecchi altri sperasse che andassi incontro ad una sonora bocciatura agli esami di licenza ginnasiale, ma per loro sfortuna andavo sempre piu' approfondendo conoscenza e sapere  e in materie come il latino il greco la storia, l'italiano e anche la matematica e le scienze ero un vero portento  - le mie citazioni poi da grandi studiosi , oramai non solo da Freud, ma anche da Schopenauer, Nietzsche, Guenon, e ovviamente da Evola,  erano di prammatica e indubbiamente facevano sempre la differenza: sul finire di aprile la situazione fra i miei genitori precipito' e mio padre se ne ando' definitivamente di casa, ma se debbo essere sincero la cosa mi lascio' piuttosto indifferente, per mia fortuna  non avevo niente piu' a che fare con la casaccia di via Jugoslavia 12 al villaggio olimpico, paradossalmente ebbi un certo riavvicinamento con mio padre che considerandio il fatto che non frequentavo una vera scuola, mi chiedeva assai spesso di fargli dei favori di lavoro, tipo andare da noatai per delle tratte, portare documenti e via dicendo, In
uno di questa sorta di commissioni che comunque gli facevo perche' mi sentivo in qualche modo colpevole di creare troppi motivi di attrito, recandomi in via de' Burro' fui come folgorato alla vista di una ragazza bellissima rossa di capelli, palesemente straniera che si aggirava come imbambolata per la piazzetta antistante -  entrato appena nell'edificio della Borsa Valori di Roma presi le carte da mio padre che dovevo portare a monteverde da un notaio, ripensando a come mi ero fatto sfuggire quella meravigia di fanciulla, quando vidi  all'uscita che era sempre li' appena spostata sulle sinistra verso Piazza di Pietra   vicino ad un bar - diciamo un segno del destino, ma bisognava trovare il coraggio di fermarla, di dirle qualcosa, mi avvicinai lentamente e quando vidi che lei probabilmente non aspettava altro che qualcuno le desse qualche aiuto, le bisbigliai qualche parola. Non parlava una parola di italiano e neppure di francese dove magari qualche cosa io ero in grado di spiccicare, solo inglese e la sua lingua che riuscii faticosamente a capire era il danese, così come il nome Else e la citta' da dove veniva : Copenaghen;  con somma fatica capii che studiava lettere antiche all'universita' di Copenaghen quindi proposi subito di parlare latino. Nessuno potra' immaginare quanto sia difficile cercare di intendersi nel quotidiano con una lingua morta, comunque sia riuscimmo bene o male a intenderci, lei si era perduta dopo aver visto la Fontana di Trevi e voleva vedere altro di Roma, la portai quindi al Pantheon, quindi le indicai il luogo dove era stato ucciso Cesare tra le rovine dell'Argentina, ma poi  salimmo sull'autobus che portava a Monte Verde che dovevo consegnare quelle pratiche al notaio in via Jenner.  quivi la portai a Villa Sciarra dove finalmente su di una panchina la baciai. Mangiammo un tramezzino e una birretta quindi ridiscendemmo verso Prati dove lei aveva l'albergo in una traversa di via Cola di Rienzo  - ero riuscito a capire che non se l'era sentita  di passare tutta la giornata per la visita di Villa Adriana a Tivoli con la comitiva di studenti danesi cui faceva parte e pero' annoiandosi aveva preso la decisione di tentare di fare qualche escursione per il centro di Roma per suo conto, arrivati avanti l'albergo ebbi un attimo di perplessita' sul da farsi, ma lei del tutto naturalmente mi prese per mano e mi porto' su nella camera che divideva con una compagna che pero' era a Villa Adriana con  la comitiva che  di certo non sarebbe tornata prima delle sette di sera. Piu' di 4 ore a totale disposizione per riprendere il discorso della panchina di Villa Sciarra, ma con argomenti molto, ma molto piu' approfonditi. Bis di sesso completo e questa volta non con una puttana, ma una studentessa danese di 19 anni alla quale io ne avevo dichiarato diciotto, scrivendo la cifra in numeri romani  XVIII  sul tovagliolo del chioschetto a ridosso di Villa Sciarra.  
Era di maggio - Eh si!  era proprio di maggio la folgorante avventura con la danese Else di 19 anni studentessa di latino e greco a Copenaghen, bellissima e sensualissima e invero molto esperta, eppero’ non avevo sfigurato stante le esperienze con Maddalena/Jessica con quei diciotto anni che mi  era avocato e che forse avevano retto il gioco, con lei ovviamente, ma anche con la comitiva di danesi che li avevo portati tutti in pizzeria li’ su via Cola di Rienzo, nel bel locale ove si scendevano le scale e la compagna di camera di Else era andata a dormire da altri amici per rilasciare a lei e a lui la camera per la notte -  signori miei ero a dieci giorni dal compiere i sedici anni e le 4 volte che avevo fatto in quelle quattro ore del pomeriggio,  erano bissate con avanzo di una in quel “tutta la notte” prima volta in assoluto in cui avevo anche dormito con una donna. Forse condizionato da quel successo il Il 5 giugno  che era venerdi il desiderio di lei era tornato così 
impellente che decisi di prendere treno fino a Napoli e corriera fino a Positano dove dal primo giugno la comitiva di danesi compresa Else si era trasferita dal primo giugno. Mi riconobbero subito e così anche Else la cui compagna di stanza nuovamente si defilo’ per lasciarci soli, e cos’ a ridaje ma questa volta non andai oltre le sette volte. Lunedi’ 15 giugno inizio degli esami  di licenza ginnasiale al liceo Ginnasio Virgilio in via Giulia, dove la Graziani aveva delle amicizie  e ancora piu’ trionfo dell’anno precedente, che le citazioni e intromissioni da altre conoscenze furono molto piu’ numerose che per la licenza media per un risultato d’eccezione 9 in italiano, 9 in latino , 8 in greco e in matematica, 7 in scienze, 6 in francese e educacione civica , ma un 10 secco in storia e in ginnastica dove vi avevo profuso gli oramai  stravissuti tempi di kippe. Cavolo che soddisfazione verso gente come Lucio che non aveva creduto in me e sotto sotto sperava in un fallimento, ora andavo al liceo ma c’era una cosa che anche potevo realizzare e anzi avevo gia’ apparecchiato : l’ammissione alla Scuola Militare della Nunziatella.
Feci gli esami scritti al palazzo degli esami a via Induno, ma gli orali e le prove ginniche erano a Napoli nella sede della scuola che era ai quartieri Spagnoli . Presi 8,45  nella votazione del componimento scritto, uno dei migliori , quindi tutto solo soletto mi recai a Napoli per gli orali che erano a fine mese, che passai alla grande per strabiliare tutti con le mie kippe e le salite alla corda a testa in giu’ “Ammesso con lode” ma mio padre commento’ con molto disprezzo e sarcasmo in virtu’ del fatto delle mie prospettive di intraprendere la carriera militare “un mestiere schifato anche dalle serve!”, Invece di ritorno a Roma ripresi a frequentare lo stadio dell’acqua Acetosa dove Piero gareggiava ancora ma era strabattuto, in particolare  da un ragazzo trentino che aveva solo un anno piu’ di  me Renato Dionisi che come se nulla fosse stravinse la gara con 4,45 che eguagliava il record italiano vigente e che di li’ ad una settimana in Francia avrebbe portato a 4,50 per poi nell’agosto a 4,70 guadagnandosi l’ammissione alle Olimpiadi di Tokio : ci divenni amico e fu proprio guardando il suo stile di come caricava l’asta e ne sfruttava con abilita’ la flessibilita’ del materiale che anche io riuscii a sfruttare decisamente bene le possibilita’ della fiberglass: in men che non si dica superai i tre metri e in tre giorni arrivai a 3,30. Ovviamente quando le cose ti riescono bene ci provi gusto e sei portato a insistere e migliorare, cosa che d’altronde aveva avuto un precedente nel culturale, per cui fui ancora piu’ soddisfatto di questa progressione psicofisica d’eccezione: ero cresciuto in altezza fino a 1,83 e il mio corpo  con un peso di 70 chili, era oramai davvero proprio un bel vedere . se ne era accorta la solita Maddalena in una mia sortita da lei che sarebbe pero’ stata l’ultima dato che lei faceva ritorno al suo paese in Puglia che mi fece “ perbacco ti vai facendo proprio un gran ficaccio, ti fa proprio bene fare quel salto
con l’asta , hai un fisico da sballo “ Le avevo raccontato della mia avventura con la Danese e lei se ne era compiaciuta “ti ho insegnato a essere bravo a fare l’amore eh!?” Nell’agosto le cose andarono sempre a vertigine , segnai 3,50 in una gara a Rieti e 3,60 a Firenze , quindi 3,80 e 3,90 nella stessa seduta all’Acqua acetosa a Roma . Non mi ero iscritto a nessun liceo ne’ al Tasso ne’ al Virgilio essendo stata oramai ratificata la mia ammissione alla Nunziatella, pero’ cominciavo ad avere qualche dubbio su tale scelta che indubbiamente uno come  me, libero come rondine, chissa’ come l’avrebbe presa la ferrea disciplina di un collegio militare, c’era poi questo fatto del salto con l’asta che i dirigenti della Libertas mi avevano voluto prendere in squadra e avevano grandi aspettative sul mio futuro sportivo (anche questa pero’ era una cosa che aveva le sue contraieta’: mi stavo sottoponendo ad allenamenti davvero massicci  5, 6 anche 7  ore al giorno che si mi davano un fisico sempre piu’ fantastico e anche un forte aumento di capacita’ . in un caldo giorno a ridosso di ferragosto chi ti rincontro passando per via Sebastiano Veniero? Si proprio lei la bellissima Letizia  la ragazzetta delle stringhe che si avvolgeva sulle mie cosce che stava guadagnando il portone di casa ….  “Letizia!!!!” le faccio  con enfasi  - “ci conosciamo? “ fa lei 
di risposta che aveva due pacchidella spesa  “ma come non mi riconosci ? sono Mario " “Mario il nipote della signora Concetta !????” “proprio io !” ma non e’ possibile
eri un bambino e guarda ora che pezzo di giovanotto ti sei fatto!” 
 Mi offri di portarle i pacchi e lei mi invito’ a salire su casa che era al primo piano “e tua madre?” al momento e’ in ospedale al Santo Spirito, ma forse a fine settimana la dimettono “”be’ meno male e tuo fratello Umberto?” ah non lo sai?  si e’ sposato, ha anche un bambino!”quindi era sola in casa, ma giuro non pensai minimamente ad alcunche’ di seducente anche se bisogna ammettere che a lei erano stati dedicati momenti di fascinazione estrema. il punto fu lei che comincio' ad alludere e siccome io giusto giusto avevo la mia vecchia Comet Bencini mi chiese se potevo farle delle fotografie che le servivano per portarle ad un'agenzia per delle comparsate in televisione . Figuriamoci gliele feci con fervore e lei si lascio' andare a pose sempre piu' discinte fino a spogliarsi nuda, pero' niente di piu', anzi si ricompose con imbarazzo e mi congedo' frettolosamente, ne ci fu verso di rientrare in casa quando le portai le foto che avevo fattoo sviluppare da un amico . Un po' crucciato mi rifeci sotto il punto di vista atletico che ai primi disettembre riuscii finalmente a superare i 4 metri, in una gara a 
 Formia, che riuscii a replicare in altre due gare a Roma all'Acqua Acetosa e a Pescara ; di
poi, con contrastanti sensazioni mi recai a Napoli  ospite degli zii al Vomero per apprestarmi all'ingresso alla Nunziatella. Passeggiando per il centro di Napoli  ecco che notai una ragazzetta non bellissima, ma che aveva un certo non so che  che mi inquietava non poco, altezza media capelli lunghi, mora, sul magrolino , cominciai a seguirla  li' per i Quartieri Spagnoli -  be' diciamo che i recenti successi anche con il passo quasi falso di Letizia (che pero' c'erano una serie di motivi che ne  avevano reso difficile il passaggio di contatto) , mi disponevano favorevolmente ad 
un rimorchio  nella  super propizia atmosfera napoletana, tra una sfogliatella, un baba', una frittella leggera come una piuma. Quando si diresse verso piazza Plebiscito all'altezza delle famose statue del Palazzo reale, pensai di ricorrere al famoso apologo sul chi ha pisciato qua sotto  "ue' guaglunce'...  e tu credi che io napoletana de la Pigna secca mi vengo a far raccontare le cose da un romanaccio come te " aaah perfetto una rispostaccia, ma con quella cadenza super sensuale di appunto napoletana de la Pigna Secca "eh ch ti credi si e' vero sono romano ma anche mia nonna era de la Pigna secca " e li arrivo'  da parte sua  il quasi canonoco  "ma lo sai che sei spiccicato a quel cantante
della lacrima sul viso, si Bobby Solo".... "e' mio cugino!" mi inventai. Si chiamava Elvira e aveva 20 anni  (nata nel marzo 1944) si mostro' subito interessata a questa somiglianza e millantata parentela con Bobby Solo , perche' aveva delle velleita' canore e si esibiva anche con un piccolo complessino di amici;  questa fu proprio la carta vincente in quanto disponeva di un locale a via Foria dove il gruppo teneva gli strumenti e si esercitava e lei teneva la chiavi, per cui si recarono li' dove fu un tutt'uno che lei si spoglio' tutta nuda mostrando un folto pelo sia alle ascelle, sia giu' in basso .

sabato 4 ottobre 2025

SIMMETRIA SIMBOLICA

Per come lo conosco posso dare qualche informazione ma non sono per nulla sicuro di centrare la sua vera essenza. Di certo posso dire che e’ stato sempre un “aficionado” della bellezza, ovvero quel senso estetico un po’ misterioso, sempre molto soggettivo, che lo si puo’ appuntare ovunque, in un panorama,  in un ambiente, una citta’, un oggetto, un’opera che magari la si definisce artistica, ma soprattutto,  e questo e’ il suo caso, trova la sua piu’ compiuta espressione  in una donna, ma dirla così “una donna” non esprime al pieno la sua dirompente carica di fascinazione, o perlomeno quella fascinazione di cui lui fu una precoce vittima, stiamo parlando di un ragazzino intorno all’eta’ di 8, tutt’al piu’ 9 anni di certo non ancora compiuti che soggiaceva a questo tipo di malia  ch non era esercitata da una sola persona, ma da tre, tre ragazzette di diverse eta’ ognuna separata di due anni tra di loro , ovvero 12, 14 e 16 anni e tutte con il nome che cominciava per elle : Lucetta la piu’ giovane, Laura quella di mezzo e Letizia la piu’ grande. Questo nel registro del Reale, ma se vogliamo metterci un po’ di Lacan che manco a dirlo di certo nessuna delle tre aveva sentito nominare e non parliamo lui che almeno allora il massimo della lettura restava ancora il libro Cuore coi suoi personaggi, dalla maestrina dalla penna rossa ai compagni 
Garrone, Coretti, Crossi, Nobis, Votini, De Rossi, Franti, avevano un puntuale correlato nella sua di classe elementare che era proprio la terza anche se lui non si chiamava Enrico Bottini, allora dobbiamo passare dal reale all’Immaginario ed allora ecco che si trasferiscono immagini dai film allora in auge , magari anche un po’ invecchiati dato che le sue visioni cinematografiche erano date per la maggior parte  dalla frequentazione assieme alla nonna Concetta che lo veniva a prendere all’uscita da scuola alle ore diciassette e trenta, dai film che con un notevole ritardo venivano offerte dal l vecchio pidocchietto  a ridosso dalla scuola e appena dietro il Cuppolone di San Pietro, quindi Via col vento, Sansone e Dalila, Pane amore e fantasia , Ballando sotto la pioggia, i film di Sissi con Romy Schneider ed anche  Mezzogiorno di fuoco, Tamburi lontani , Peter Pan, la Tunica, etc. Il film cambiava ogni giorno solo il sabato e la domenica restava lo stesso ed era un film appena piu’ recente , magari della stagione precedente, tipo Toto’ Peppino e la malafemmina, il Pianeta proibito, i 10 comandamenti. La domenica pero’ era il giorno del cinema di prima visione o addirittura di anteprima  che erano solo due i cinema  che a Roma avevano questa qualifica:  il Fiamma di via Bissolati  e il Rivoli di via Sicilia : ci andava colla Fiat 1400 del padre che da buon sinistrorso tra PSI di Nenni e PCI di Togliatti,  snobbava pidocchietti e perfino sale di 2^ visione e non metteva piede in cinema che  non fossero di prima visione, e ci si vedeva filmoni tipo Quel treno per Yuma con la canzone di Frankie Lane, il Ponte sul fiume Qwai con quell'orecchiabile ritornello , il Conte Max con Sordi e De Sica   E' proprio da li,  dal cinema, dai vari films che  erano prese le pieces immaginarie del femminile, con una immediata trasposizione  delle attrici piu' avvenenti alle tre sopraccennate fanciulle del reale, ovvero Anna Maria Pierangeli, Anna Maria Ferrero, Audrey Harpub, Silva Koscina, Antonella Lualdi,Giovanna Ralli,  laddove lo stuolo delle bonone americane a partire da
 Marylin Monroe, Kim Novak, Jane Mansfield,   non lo scalfiva per nulla (una eccezione era stata fatta per la Elizabeth Taylor di L’Ultima volta che vidi Parigi, film che con la splendida canzone a colonna sonora  e la  struggente atmosfera di  Parigi,  che  nell'autunno del  lontano ’52 aveva portato in casa la lunga permanenza  del  fascinosissimo zio Jo, fratello minore della nonna, gran tombeur de femme con tanto di "phisique du role" alto una spanna piu' del padre, con la
sigaretta Gitanes sempre in bocca e canticchiando ossessivamente le note di Douce France
 di Trenet).  Ecco a propositi di musica:  all’immaginario che riaggiustava il reale con somiglianze forse solo fittizie si aggiungeva, proprio come nei film,  la colonna sonora che però era soggettivizzata dall’ascolto alla radio delle canzonette alla moda e del festival di San Remo. Si era particolarmente fissato con una canzone di una ancora non troppo conosciuto cantante meridionale Domenico Modugno:  Musetto che aveva affibbiato di sana pianta alla media delle sue Muse, quella dodicenne Laura per via di un vestitino rosso che soleva portare scarpe di vernice nera su calzini bianchi e capelli non spettinati come li voleva la canzone, ma a caschetto. Le tre “elle” Lucietta, Laura, Letizia  informavano quindi un reale arricchito dall’immaginario delle corrispettive attrici che invero erano anche di piu’ di quelle citate , ad esempio proprio in quell’estate in cui aveva compiuto i 9 anni, il femminino
(termine nel quale si era imbattuto in una lettura extra scolastica,che tranquilli non era Il Cuore )
che era proprio  il caso di chiamare eterno e aveva avuto una aggiunta di immaginario. Ci aveva provato  a cercare di spiegarmi cosa intendeva lui per quell’eterno femminino, anni dopo che si era fatto adulto, un bel giovanotto di belle speranze, studente di fisica e  con l’uniforme di Sottotenente degli alpini,  che aveva fatto mari e ovviamente monti, per fare il servizio militare nello stesso corpo del nonno che restava la persona di cui di gran lunga era legato, Colonnello degli alpini con due  guerre mondiali  sul groppone, la penna bianca del cappello piena dei segni di rossetto dei baci delle ragazze,  baci che anche loro avevano lasciato quell’impronta indelebile per rafforzare l’immaginario che sempre piu’ tendeva al simbolico, proprio perche’
aveva continuamente un aggiunta di fascinazione che si appuntava su tutto, anche su una sfilacciata penna
  bianca, chequando era nera aveva visto i monti del Pasubio e del Grappa,  le ambe e gli acrocori d’Etiopia,  da bianca i deserti della Libia  e il corso della Vojussa, sempre aggiungendo suoni e musica alle immagini : “il capitan de la compagnia e l’e’ ferito e sta per morir…, ti ricordi la sera dei baci, di qua di la’ del ponte ci sta una bella mora ed ancora “cara Virginia io vado in Abissinia ….e quando la pugna si fece pugnetta… sul ponte di Perati bandiera nera…. Insomma tutto un composito  armamentario di immagini e suoni che si fa significante e come per scivolamento metonimico e condensazione metaforica, opera un passaggio di testimone.  

martedì 23 settembre 2025

UN MANUALETTO INUSITATO

 

Ho detto spesso che tutte le interpretazioni dei sogni ivi compresa quella di Freud basata sulla condensazione e spostamento di significato e significante e cioè gli assi del linguaggio, metafora e metonimia, sono  solo dei pallidi riflessi di qualcosa di molto più vasto, per intenderci un po' come la torcia che fa luce per un ristrettissimo spazio in relazione alla infinita immensita' del buio che ci circonda e che va molto oltre la famosa siepe. Sogniamo e non sappiamo che sognando partecipiamo di un infinitesimale che ci trascende e che per intenderlo non bastano semplici calcolucci con numeri reali, ci vogliono proiezioni anche di negativi e quindi immaginari e poi coniugarli per addivenire al simbolico (Lacan parlava appunto di questi tre registri reale, immaginario, simbolico)...ricordiamoci però che il simbolico (cioè il ri-mettere insieme il tutto della rappresentazione) opera sempre simmetricamente, cioè come a rimbalzo reattivo, come Eco la ninfa che era innamorata di Narciso. Ecco direi che tutto questo  fa venire in mente che forse Narciso non era solo uno innamorato di se stesso, ma uno che ha molto a che fare con la pulsione di morte di Al di là del principio del piacere di Freud? . Se Freud fosse stato coerente con la sua scoperta, la sua seconda topica alternativa alla Libido davvero quell'al di là del principio del piacere, allora avrebbe cambiato Edipo con Narciso identificando Eco con la funzione trascendente simbolica e simmetrica e ci avrebbe dato una quarta figura nella struttura della psiche, ovvero dopo un "io"e un "es" e un po' monco  “Super io”  in quanto rappresentato   da tutte quelle imposizioni dettate da regole sociali,  un tutto da scoprire "Super ES”. Un Super es come contrappunto e come conclusione di una quadripartizione e non una tripartizione della struttura psichica,  che chiuderebbe il cerchio della rimozione  che costruisce la pietra angolare  di tutta l’impalcatura freudiana, collocabile nel famoso schema dell’iceberg  non  al di sotto  o al di sopra della linea a specchio dell’acqua , ma proprio a filo tra la demarcazione tra conscio e inconscio, del tutto simile allo sguardo di Narciso che nel riflesso cerca se’ stesso e vi trova solo la morte, con testimone la presenza  della ninfa Eco che da parte sua non puo’ far altro che ripetere all’infinito non solo la voce, ma anche l’intero dramma della presenza umana . Ribadisco la mia grande perplessita’  di come mai Freud ha lasciato a modello anzi a simbolo  di tutto il suo sistema psichico un personaggio  come Edipo  che puo’ anche avere una sua ragione d’essere nella prima delle sue costruzioni quella della Libido, ma proprio nulla a che fare  con la seconda  fondata sulla pulsione di morte  e non ha invece approfondito  la figura di Narciso che sembra  adattarsi a perfezione alle sue nuove considerazioni?  Limite tra conscio e inconscio, proprio come nella linea del mare  che puo’ essere liscia ma anche mossa e frastagliata tipo onda,  ma che sempre porta alla fusione di essere col non-essere  e quindi alla morte. Da tutto questo ragionamento se ne deduce un vero e proprio imprimatur alle nuove teorie psicoanalitiche di Freud : il riferimento a Narciso e non a Edipo innesca altresì quella figura del Super Es che probabilmente potrebbe chiudere il cerchio (ci sono sedie circolari no?) di una composita struttura quadri- e non tri- partitica della psiche umana con la sua identificazione "tout court" in una sola figura che tutto racchiude e in cui tutto culmina : la morte, quindi il Super Es. Il sogno che ancora Freud definiva come la "via Reale" per l'inconscio, di cui noi da tempo immemorabile facciamo riferimento alla sua interpretazione, nelle misure piu' composite ( al sogno del Faraone ad  Artemidoro  di Tarso, fino alla Smorfia Napoletana :  71= l'omme e' merda, 78  =  'a soccola, 40 = Cecilia suona e Margherita canta,  e ovviamente alla piu' famosa delle interpretazione del nostro fin troppo stracitato Freud) e' tutto un fiorire di ipotesi, eppure nesssuno ha mai avanzato l'ipotesi che il sogno non sia una via, ma piuttosto una piazza, un punto di raccolta di tutto quello che le 4 figure della psiche, all'unisono ovvero  Io,  Es,  Super Io e Super Es hanno da dirci sulla loro composizione  -  anche il sogno e' fatto come un iceberg quello che crediamo di ricordare  ha in verita' tutto un sotteso che e' fatto di accenni e di non  acquisito : se io sogno di essere un impiegato bancario, c'è una banca precisa con nome capitale e quant'altro ai quali faccio riferimento e che tuttavia non appaiono nel sogno, puo' darsi che la ragazza che si presenta con la sia veste immacolata e i capelli al vento, sia in realta' una vecchia fiamma e così via....c'è un sotteso del sogno del quale siamo destinati a non sapere niente, mai.  C’è tuttavia un qualcosa in cui tutto questo mistero, questo non pervenire mai ad un costrutto logico, razionale, ecco diciamo a nutrimento della coscienza, puo’ essere utilizzato come utilita’ anche dalla coscienza, o meglio metterla fuori per abbandonarsi totalmente all’inconscio ovvero  a quest’altra dimensione della nostra essenza,  senza stare lì a chiedersi perche’ e per come, un qualcosa che e’ differente anche dal famoso sogno da svegli di Desoille :  quando si e li’ e li’ per addormentarsi o ancor meglio quando non ci si riesce ad addormentare, tutti presi dalle incombenze del quotidiano e quindi pieno territorio  della coscienza (bollette da pagare, appuntamenti importanti, scadenze, conti che no tornano, etc.) ebbene compenetrarsi dei meccanismi non della coscienza, ma dell’inconscio : il simbolismo, la fantasia, l’assurdo, insomma tutto il materiale di cui sono fatti i sogni, attenzione non i sogni come desiderio e neppure quelli che stanno nel cassetto, no! Sto parlando dei sogni come materiale onirico e che, con buona pace di Freud c’entrano proprio pochino col desiderio e c’entrano poco anche con la compensazione postulata da Jung.  Intendo i sogni in se’,  appunto come via regia per l’inconscio come linguaggio usato dall’inconscio e che non rientra nei nostri canoni linguistici e meno che mai segue le sue regole, i sogni come compresenza appunto dell’inconscio, sorta di cartina al tornasole, che ci dice che siamo nel suo dominio, nella sua giurisdizione e quindi non c’è alcuno spazio, ne’ tempo  per la coscienza  - in altre parole sto suggerendo un metodo per addormentarsi,  diminuendo l’influsso della coscienza e abbandonarsi totalmente al diverso stato mentale , che non senza un tantino di arbitrio e’ stato denominato inconscio, un manuale per rendere piu’ facile questa sorta di trapasso, che ha, a  ben vedere una certa incidenza sui disturbi fisici legati appunto alle difficoltà di passare dall’uno all’altro (vedi uso di sonniferi, calmanti, etc) Un manuale di accesso insomma che ha un solo segreto ; uniformarsi al meccanismo dello stato in cui si vuole passare, ovvero fare un po’ il verso ai meccanismi del sogno e quindi lasciarsi andare a costruzioni di pura fantasia, tanto piu’ assurdi, quanto meglio: immaginazione, simbolismo, non porre freno alla fantasia : Trump che ti chiama per collaborare con lui, un incontro con un Annunaki che ti spiega tutto sulla creazione degli esseri umani, vincere al Superenalotto, avere una avventuretta con la piu’ bella attrice del momento o anche del passato,  tanto il tempo nel sogno  non esiste e quindi ci possiamo spostare,  chessò all’atmosfera di  Sedotta e abbandonata con Stefania Sandrelli o alla Claudine Auger di Thunderball ove hai sosttuito la faccia di Sean Connery al James Bond dell’epoca . Fantasia, su fantasia e piu’ assurda e’ meglio e’, come per i trucchetti di rammemorazione per ricordare ogni cosa, che conoscevano gia’ gli antichi romani, ed ancora salire sul cocchio di Achille o percorrere la Via Sacra nel trionfo a fianco di Cesare. Nessun problema se avete paura di non essere in grado di supportare o alimentare la fantasia, non ne avrete il tempo, perche’ l’inconscio non ve lo concedera’ e avra’ messo quasi istantaneamente fuori gioco la coscienza per trasportarvi nel suo mondo incantato proprio perche’ ne avete stimolato o forse solo scimmiottato il suo funzionamento

mercoledì 20 agosto 2025

LIBERTA' E VERITA' NON PIU' EUROCENTRICHE

 

E' Davvero cosa degna di nota  che un filosofo come Alekxander Dugin che si definisce  di area non occidentale, ma eurosiatica, si produca in  una profonda riflessione e anche in  un  panegirico di due sole parole “liberta’ e verita’ “che per disgrazia  da noi in occidente sono state negli ultimi egemonizzate dalla cosidetta cultura di sinistra, ed anche dall’ipocrita potere capitalista che facendo leva su di un pilotatissimo buonismo di maniera ne ha fatto una sorta di bandiera per coprire le sue malefatte. La farsa, anch’essa abilmente orchestrata, di una pandemia da un virus quanto mai improbabile, ha finalmente mostrato come capitalismo e comunismo procedano di concerto, siano cioe’ le due facce di una stessa medaglia, proprio come sosteneva Evola nel suo grandioso libro “Rivolta contro il mondo moderno”  - vedere la manina di  Mario Draghi  uno dei piu’ ossequiosi e solerti garzoni del “Deep State” sulla spalla di  quello che dovrebbe essere il rappresentante  piu’ estremo degli interessi popolari : Maurizio Landini,in effetti potrebbe sembrare paradossale , ma in verita’  paradossale non e’, ma piu’ che sequenziale a

 tutta la storia degli ultimi duecento cinquanta  anni, o meglio al racconto che  le classi di potere affermatesi con l’avvento dei Mercanti e quindi del fattore economico come valore guida delle vicende del mondo, ci hanno sempre propinato. Non mi piace la modalita’ di dizione sempre a stampella di termini stranieri, in particolare inglesi, la lingua dei padroni  - prima la Gran Bretagna, poi gli USA  – chiamiamo le cose con il loro nome ovvero “Stato Profondo” 
 quello  che a livello politico viene inteso come  l'insieme di lobby e reti di potere, che grazie ai loro poteri economici condizionano l'agenda degli obiettivi pubblici, di nascosto e a prescindere dalle strategie politiche dei vari stati nazionali, lontano dagli occhi della stragrande maggioranza delle popolazioni mondiali. Si tratta di un vero e proprio  "Stato dentro lo Stato",  la cui influenza e’ tale da agire in totale indipendenza  sempre contro le  pubbliche istituzioni e  condizionarle e piegarle ai propri interessi sempre valutabili in termini di denaro . Ovvio e naturale che parole come Liberta’ e Verita’ sono,  in un tale sistema, non solo parole vuote, ma peggio, parole in vendita  …. in vendita del migliore offerente, ovvero quello che paga meglio, pronte a piegarsi ai dettami di volta in volta stabiliti dalle leggi di mercato, dove non ci sono piu’ valori da scambiarsi , ma vige un solo valore : il valore di scambio. Capitalismo e Sinistrismo, le famose due facce della stessa medaglia, così come un filosofo vero come Julius Evola aveva perfettamente denunciato negli anni trenta del novecento,    sono riuscite , bhe magari diciamo, stanno riuscendo ad imprimere  il loro sugello su tutto lo scibile   delle specifiche attivita’ umane  che vanno dal racconto della storia,  alla operativita’ della scienza, alla pratica della politica e  hanno oramai  egemonizzato  la cultura, o meglio la sub cultura coi loro mezzacci e  mezzucci, tra cui rientra  l'uso sconsiderato dei significati /significanti  delle parole, come giustappunto si rimarca con i termini di Liberta’ e verita’. Ecco perche’ e’ piacevolmente sorprendente e molto promettente un pensatore come Dugin che spostando il centro di osservazione , un po’ come farebbe un fisico quantistico alle prese con particelle e onde al cospetto di una doppia fenditura, opera una disgressione anche topica  servendosi giustappunto del tema dell’eurosiatismo.  «Per principio, l'Eurasia e la nostra terra, la Russia vera e propria, restano il centro di una nuova rivoluzione anti-borghese e anti-americana.  Il nuovo Impero Eurasiatico sarà costruito sul principio fondamentale del nemico comune: il rigetto dell'atlantismo, strategia di dominio degli USA, e il divieto di permettere ai valori liberali di dominarci. Questo impulso civilizzatore sarà la base di un'unione politica e strategica” Disgressione topica  significa sopratutto valutare il diverso impatto di diffusione ideologica in determinate aree geografiche quale appunto si configura l'entita' euroasiatica, ma anche riferirsi ad una precisa tradizione culturale, magari ecco spurgata degli elementi aggiunti per motivi utilitaristici dalle elites bottegaie  liberali e comuniste, secondo il ben noto principio di una coniugazione al futuro anteriore  Per far questo Dugin, ammettiamolo si serve di elementi culturali  della tradizione occidentale, d'accordo non quelli derivati dal pensiero dominante dei bottegai e loro garzoni, tipo Hegel , Marx e lo stuolo di ronzini della filosofia tipo Fichte, Schelling, Feurbach o i cosidetti pensatori di scuola economica Smith, Ricardo, Say, Malthus, ma piuttosto Schopenauer, Nietzsche anche un certo Freud, magari quello della seconda topica, cioe’ di dopo Al di la’ del principio del piacere “ quindi con ancor piu’ serrato riferimento i pensatori ultra ostracizzati dal potere bottegaio : Stirner, Guenon, Eliade, soprattutto Evola.
Nella prefazione all’edizione italiana de La quarta teoria politica Aleksander Dugin ha ampiamente documentato la sua formazione ammettendo la rilevanza assunta da quella che puo’ essere definita òa  filosofia della tradizione, rappresentata appunto  dalle figure di René Guenon e di Julius Evola. .Il ponte tra La Quarta teoria e la tradizione è riconducibile  proprio ad uno dei testi cardine di Evola  Rivolta contro il mondo moderno, che per Evola, come per Dugin, sarebbe necessaria per restaurare quei principi di vera liberta’ e di unica verita’ contro cui il Rinascimento, l’Illuminismo, il liberalismo, si sono battuti per instaurare il loro meschino potere. Ad Evola Dugin accosta, con una certa disinvoltura, Martin Heidegger: pur evidenziando le ovvie differenze, ritrova nei due una comune avversione nei confronti della tecnica e della Rivoluzione scientifica.  Dugin intende rivolgersi non all’individuo astratto, o all’homo oeconomicus, ma al popolo, inteso come comunità organica.  Le ideologie del ‘900 avrebbero invece posto al centro il singolo in quanto tale (liberalismo), in quanto appartenente a una classe (socialismo), o in quanto elemento dello Stato (fascismo). Il progressivo affrancarsi dell’individuo moderno dalla sfera religiosa e dai vincoli comunitari, avrebbe poi condotto, dopo la caduta delle ideologie, a una disumanizzazione estrema, che la Quarta teoria  vuole combattere, auspicando una rinascita dei valori tradizionali premoderni. Dugin riprende così la critica heideggeriana al sapere strumentale, evocando una sorta di ritorno al sacro.
Se questo tema rinvia all’ultimo Heidegger, il concetto di Dasein é legato a Essere e Tempo, l’opera del 1927, in cui il filosofo tedesco descrive la condizione umana come essere- nel- mondo.  Ciascuno, infatti, è sempre collocato in una dimensione storica e non è concepibile al di fuori del mondo in cui dimora. Dugin legge il Dasein enfatizzandone la spazialità nel senso della territorializzazione e del Nomos della terra di Carl Schmitt. Il luogo e la tradizione in cui ciascuno vive rivendicano allora, per Dugin, la loro specificità contro l’individuo, considerato “astratto”, dell’Illuminismo e delle Dichiarazioni universali.  Le diverse forme di populismo, di destra e di sinistra, esprimono il disagio nei confronti del trionfo planetario del liberalismo, e Dugin si propone di smascherare quanti, dietro   lo schermo della Società aperta di Popperiana memoria come concezione ideologica  e di pragmatica applicazione  tramite il sordido allievo george Soros , sostengono le ragioni della finanza internazionale. Il liberalismo si rivela così, come egli stesso scrive, il “nemico principale della Quarta teoria politica“. - La società aperta di Karl Popper,  sostenendo la libertà individuale contro ogni concezione di carattere olistico, difenderebbe allora “non tanto i diritti dell’uomo, ma, piuttosto i diritti dell’ omuncolo”. Per Dugin, infatti, la libertà, deve coinvolgere l’uomo nel suo rapporto organico con la comunità in cui vive.
La Quarta Teoria incarnerebbe così, nelle intenzioni dell’autore, l’autenticità dell’essere-nel-mondo (Dasein), espressa nell’homo maximus, che si proietta al di là dei confini angusti dell’ “umanesimo minimalista”, difesi dall’individualismo liberale. Ecco quindi che L’eurasiatismo, a cui Dugin fa costante riferimento, si contrappone alla pretesa universalità del Logos occidentale,  rifiutando l’idea di  un processo storico unico in cui, come in una scala evolutiva, vengono collocate le diverse culture, dal momento che l’ “epistemologia eurasiatica” attribuisce alla civiltà russa (come alla cinese o all’islamica) una totale autonomia rispetto all’Occidente. Nel futuro anteriore di Dugin, che come abbiamo visto, malgrado la premessa di presa di sistanza dall’occidente , i significati , ma anche i significanti di Liberta’ e Verita’ si sottraggono alla esclusivita’ occidentale, ma entrano a far parte di un lessico altro che va alla ricerca di una sorta di concetto metastorico di tradizione . Nella critica alla modernità, accanto a  Evola e Guenon, troviamo anche, nel variegato atlante ideologico di Dugin, Spengler, Toynbee  Lévi-Strauss, Dumezil, Baudrillard e potrebbe essere molto molto interessante aggiungere  nella sua concezione determinate componenti che potrebbero offrire inusitati spunti di allargamento culturale e anche geografico :  i celeberrimi Seminari di Jacques Lacan, l'inconscio come insiemi infiniti del cileno Ignacio Matte' Blanco  ( che quindi esula anche dalla tradizione occidentale), un teoria davvero dirompente come quella dell'americano Julian Jaynes a proposito dell'origine della coscienza  ;infine una concezione scientifica come quella di 
Ryke Geerd  Hamer col  suo impianto anti scientista e anti medicina ufficiale (che 
non a caso si e' inventata la recente pandemia proprio per opprimere meglio l'umanita' ) , ha caratteri di  disvelamento del mercimonio insito nella prassi terapeutica ; E' la prima volta che lancio questa proposta di inclusione nella filosofia di quello che considero il piu' convincente ideologo di un nuovo modo di essere, di temi piu' che ostracizzati dalla bieca cultura e anche pragmatica  bottegaia liberal/comunista. Se davvero la linea Putin della tradizione  ed anche della topica  'eurosiatica la spuntera' su quella dell'illanguidito modernismo di societa' aperta alla Popper coi suoi piu' vistosi finanziatori Soros, Gates, Rotschild, Schwab, avremo bisogno proprio per essere tutti veramente liberi , di verita' non nuove , ma vere e non le reiterate menzogne che sono state contrabbandate negli ultimi secoli qui tra le foschi nubi delle nostre contrade occidentali.   D'altronde anche i russi e lo stesso Dugin non sono stati  esenti di errori : nel 1992 uno ambiguo intellettuale  Eduard Limonov, privilegiando gli aspetti nazionalisti sull’internazionalismo comunista, fondò il Fronte Nazionale Bolscevico. Ne derivò uno strano sincretismo, in cui coesistevano, e non solo sul piano iconografico, simboli nazisti e bolscevichi. Dugin, inizialmente fu un sostenitore di Limonov, ma per fortuna ne prese 
successivamente le distanze, proprio per dare vita alla citata  ideologia  eurasiatista, che intendeva gettare un ponte fra l’esperienza sovietica e la galassia della destra nazionalista, su ispirazione , come abbiamo visto del nostro Julius Evola. I
l progetto di Unione Eurasiatica, che venne adottato ed  elaborato da Putin già nell’ottobre del 2012, coniugava  i temi dell’eurasiatismo con la specificità geopolitica della Russia postsovietica, 
Un altro grande pensatore si e' unito a Dugin nel sostenere l'eurosiatismo di Putin, il francese   Alain De Benoist  che dopo aver scritto un poderoso saggio introduttivo all'opera di Evola "gli uomini e le rovine" ha collaborato con Dugin alla stesura di un saggio giustappunto  sulla grande politica eurosiatica di Putin -  difatti il progetto di Unione Eurosiatica  che venne adottato e elaborato da Putin nel 2012, coniugava i temi dell'eurosiatismo con la specificita' geopolitica della Russia. 
Noi siamo assertori convinti che tale concetti,una volta sconfitti i temi dei bottegai (alta finanza, lobby tecnologiche e sanitarie, transumanesimo) e le sporche
faccende  dei loro garzoni  (politici, giornalisti, opinionisti, pseudo esperti su diversi specifici ) forse saremo pronti per dare maggiore entita' al primo termine di tale topica "euro-siatica" senza per questo dimenticare tutte le altre conmponenti per un mondo davvero multipolare. Tutti i nuovi paladini di questo nuovo mondo che mi piace anche  denominare "mondo al Futuro Anteriore" sono mobilitati a tale realizzazione (Dugin, Putin, De Benoist, Trump, Orban, Luchacensko, Fico, Kennedy, Vance, etc.)   che ricaccera' nelle tenebre della ignominia i nefasti costruttori di malignita' e di squallido  mercimonio ovvero i vari Soros, Gates, Schwab e i loro cavalier serventi politici  de,lla schiera dei Macron, Van der layen, Draghi, Mertz, etc.) 

sabato 9 agosto 2025

FARMACO E DENARO

 

I farmaci simboleggiano il presunto progresso della medicina moderna o quello che viene ritenuto tale.  Un medico, che non prescrive farmaci, non è un vero medico. Più sono costosi i farmaci, migliori sembrano essere. Si tratta della piu' bieca delle menzogne ed ha una eziologia precisa :  il Protocollo Flexner del 1910  che sanci' inequivocabilmente la correlazione tra l'industria petrolifera rappresentata da Rockfeller e le cialtronerie di Pasteur su di una presunta teoriadei germi  che era l'ideale per giustificare l'impiego della chimica nella fabbricazione dei medicinali. Alla menzogna si aggiunse l'ignoranza e l'imbecillita' : si pensava difatti anche a livello dei cervelloni del protocollo Flexner e della Classe Medica  indottrinata   dal profitto, che i farmaci avessero un effetto locale, sull'organo colpito e non sul cervello. Ma praticamente nessun farmaco agisce direttamente sull’organo, se non si tengono in considerazione reazioni locali dell’intestino nel caso di assunzione orale di tossine, tutti i farmaci hanno effetto sul cervello, ed il loro “effetto” è praticamente dato dall’intossicazione operata proprio sul cervello che si riflette poi a livello organico. Lasciando da parte gli stupefacenti, i narcotici ed i tranquillanti, restano due grandi gruppi di farmaci:

1.    I simpaticotonici – che aumentano lo stress,

2.    i vagotonici - che sostengono la fase di ripresa o di riposo.

Al 1° gruppo appartengono adrenalina e noradrenalina, cortisone,  idrocortisone e farmaci apparentemente molto differenti come caffeina, teina, penicillina, digitale e molti altri ancora. Fondamentalmente possono essere usati tutti per attenuare l’effetto vagotonico, per esempio quando si vuole ridurre un’edema cerebrale, che fondamentalmente è una cosa buona, ma il cui eccesso può comportare una complicazione.
Al 2° gruppo appartengono tutti i calmanti e gli spasmolitici che rinforzano la vagotonia o attutiscono la simpaticotonia. La loro differenza consiste nell’effetto differente che causano nel cervello.
La penicillina per esempio è un citostatico simpaticotonico. Il suo effetto sui batteri è insignificante ed è quasi un effetto collaterale a confronto del suo effetto primario sull’edema della sostanza bianca. Perciò può essere usato nella fase pcl per diminuire l’edema della sostanza bianca. Mentre questo suo effetto è inferiore a quello del cortisone per quanto riguarda le altre zone cerebrali.
Con questo non si vuole sminuire l’importanza della scoperta della penicillina e degli altri cosiddetti antibiotici, solo che questa scoperta è stata fatta con premesse ed immaginazioni sbagliate. Si era partiti dall’idea che i prodotti di decomposizione dei batteri agissero come tossine e causassero la febbre. Allora si doveva soltanto uccidere questi piccoli batteri cattivi per evitare le tossine cattive. Ma questo era un errore! Naturalmente con tali effetti anche i batteri, i nostri amici diligenti, sono compromessi, sono momentaneamente licenziati, in quanto il loro lavoro è stato rimandato a più tardi, quando il percorso sarà meno drammatico. Bisogna però porsi la domanda di quanto possa essere sensato di voler curare un processo di guarigione sensato della natura.

Il medico formatosi con le 5 Leggi Biologiche di Hamer perciò non è nemico dei farmaci, ma parte dall’idea che la maggioranza dei processi sono ottimizzati da madre natura e non necessitano quasi mai di una terapia di sostengo a base di farmaci. In caso di durata breve del conflitto, e con ciò di un massa conflittuale minima, di regola non bisogna aspettarsi particolari complicazioni nella fase di guarigione. Restano i casi particolari che in natura avrebbero esito letale, dei quali ci dobbiamo occupare in modo speciale per motivi di etica medica. Nonostante questo anche in futuro perderemo dei pazienti. Ma adesso abbiamo il vantaggio di sapere in partenza cosa aspettarci. Ad esempio non ci è servito a niente di aver ridotto il numero delle polmoniti, in quanto adesso la polmonite viene chiamata carcinoma bronchiale e di questo adesso i pazienti muoiono. Abbiamo semplicemente cambiato “etichetta” alla malattia. Adesso sappiamo che in caso di polmonite (fase di guarigione dopo un carcinoma bronchiale), quando il conflitto (conflitto di paura di territorio) è durato solo tre mesi, la lisi polmonare (crisi epilettoide) non avrà esito letale, anche quando non si interviene con i farmaci. Se il conflitto invece è durato nove mesi o di più, allora il medico sa, che nella crisi epilettoide della polmonite si tratta di vita o di morte, quando non si interviene in nessun modo. In questo caso, per esempio, si dovrebbero somministrare simpaticotonici anche in fase precoce, ma in aggiunta si dovrebbero dare cortisone in dose massiccia, cosa che prima non veniva fatto. Questo immediatamente nella crisi epilettoide per superare il punto critico, che si presenta sempre dopo la crisi epilettoide stessa. Di conseguenza e per logica in caso di DHS nuova o di un recidiva, con il paziente di nuovo in simpaticotonia, il cortisone è immediatamente controindicato. Ma non si può togliere il cortisone di colpo, bisogna ridurlo nell’arco di alcuni giorni o di alcune settimane. Se il paziente continua a prendere il cortisone, aumenta l’intensità del conflitto. Ma sarebbe anche sbagliato di somministrare adesso dei calmanti, in quanto essi darebbero un quadro offuscato con il pericolo di trasformare un conflitto attivo, acuto in un conflitto pendente, subacuto e il paziente potrebbe slittare in una costellazione schizofrenica col presentarsi di un altro conflitto.
Quando per esempio un paziente ha sintomi di angina pectoris, si dice: “Bisogna dargli beta bloccanti, calmanti, in modo che non presenti più il sintomi dell’angina pectoris.” In realtà la natura ha instaurato questi sintomi per risolvere il conflitto di territorio; più si cerca di curare i sintomi meno motivo ha il paziente di risolvere il conflitto. A parte il fatto che non sviluppa più la sensazione istintiva di conflitto, sarebbe più indicato aiutare il paziente a trovare una soluzione per il suo conflitto. Appena risolto il conflitto, l’angina pectoris si risolve immediatamente, con o senza farmaci. Questo è il non senso quando si pensa di curare i sintomi e non le cause. Inoltre non sarebbe di nessun aiuto per il paziente, al contrario è molto pericoloso, se il paziente risolve il suo conflitto di territorio spontaneamente più tardi, ma il conflitto è rimasto attivo per più di 9 mesi. Allora il paziente muore in crisi epilettoide di infarto cardiaco. Bisogna per principio valutare molto bene se è consigliabile risolvere il conflitto o se è forse meglio, come fanno d’istinto gli animali (lupo secondario), di trasformare il conflitto di territorio diminuendolo d’intensità, ma non risolvendolo per tutta la vita.  È altrettanto evidente che in fasi che si differenziano fondamentalmente con parametri fisici opposti non può essere d’aiuto lo stesso identico farmaco. Bisogna chiedersi: “Questo farmaco aiuta in fase di conflitto attivo o nella fase di guarigione vagotonica?” Questo aspetto non è mai stato preso in considerazione in tutte le medicazioni. La faccenda si complica naturalmente quando sono in corso diversi conflitti biologici contemporaneamente e magari anche in fasi differenti. Per esempio nella gotta: carcinoma dei tubuli collettori renali attivo, cioè un conflitto esistenziale/del profugo e leucemia, cioè la fase di guarigione di un conflitto di crollo dell’autostima. O per esempio nella bulimia: una combinazione di due conflitti attivi, ipoglicemia e ulcera gastrica. Quale farmaco, globulo, goccetta o polverina dovrebbe funzionare come, dove e per che cosa? Forse si riesce a malapena far scomparire un sintomo o l’altro, ma sicuramente non si può parlare di effetto reale farmacologico e tanto meno di guarigione. Altrettanto vale per la pressione sanguigna alta, che si può sì abbassare artificialmente con dei farmaci, ma che ha il suo senso (biologico), in caso di conflitto dei liquidi per esempio, di compensare funzionalmente il “buco nei tessuti renali” durante la fase di conflitto attivo per garantire di espellere sufficientemente urina ed urea. Per tutta la durata del conflitto la pressione resta alta. Solo con la soluzione del conflitto e la formazione della ciste in fase di guarigione, la pressione si abbassa di nuovo da sola, perfino nei percorsi dei conflitti lunghi secondo i valori inerenti all’età, e questo senza farmaci.

Importante anche distinguere in tutte le fasi pcl se i sintomi scompaiono a causa di una guarigione completa o a causa di una nuova recidiva, che può sembrare un’apparente miglioramento.
La somministrazione di pseudo terapia con tossine cellulari (chemio) in queste fasi pcl sembrava mostrare “successi” sintomatici ingiustificati, bloccando i sintomi sensati della guarigione e accettando in cambio intossicazioni gravissime dell’intero organismo. Ma anche tutti i cosiddetti metodi alternativi hanno qualcosa in comune con la medicina sintomatica, indipendentemente se sono dosati in modo omeopatico o allopatico, cioè danno poca o tanta sostanza, muesli, vischio o ossigeno, macrobiotica o fiori di Bach o chi sa cos’altro, e tutti questi rimedi dovevano agire sintomaticamente, a quanto si dice. In realtà l’unica cosa che comanda è il cervello, ed esso non viene preso in considerazione. Una volta chiesero ad Hamer “Signor Hamer, Lei non riesce a misurare l’anima, e cosa può avere contro i fiori di Bach, che agiscono attraverso l’anima?”. La risposta fu esemplare “Posso dire solo: certo che posso misurare l’anima. Io vedo, che una persona con un determinato conflitto, che è un processo dell’anima, ha un focolaio corrispondente ad una determinata zona nel cervello ed un’alterazione corrispondente nell’organo. Con ciò ho dato determinati parametri all’anima. Non la posso misurare in modo quantitativo, ma la posso dimostrare in modo scientifico.
Naturalmente esiste anche il cosiddetto effetto placebo.
Se si “vende bene” un farmaco ad un paziente, fa già effetto all’80 %. Questo non significa che la sostanza funzioni in qualche modo, ma semplicemente che il paziente ci crede. Anche se si fa di buon cuore del bene ad un paziente, questo funziona, indipendentemente da come chiamiamo questo processo.
Il nostro errore era di pensare di dover fare qualcosa, per esempio con i farmaci, poco importa se in dose massiccia o con solo una molecola. Vediamo comunque che negli animali ammalati avviene una guarigione spontanea nell’80 - 90 % dei casi, senza nessun farmaco. Su questo permettete una volta la domanda: com’è possibile risolvere un conflitto con qualche rimedio, visto che adesso sappiamo che questo è il criterio più importante per guarire? Come potremmo provocare con qualsiasi cosa un programma speciale biologico sensato della natura? Se potessimo farlo, allora usiamo pure queste cose. Ma non lo possiamo fare, non esistono queste cose. Perciò certe sostanze possono eventualmente aver solo un effetto di sostegno (lenitivo) nella fase di guarigione, per esempio lo sciroppo per la tosse, ma mai un effetto di guarigione secondo la nostra comprensione, in quanto la fase di guarigione è già iniziata con la soluzione del conflitto".
Le Leggi Biologiche di Hamer non sono  una disciplina parziale che per esempio può essere limitata alla soluzione del conflitto per delegare le complicazioni ad altre discipline parziali, piuttosto è una medicina complessiva, che deve tener d’occhio tutti i passi del percorso della malattia a livello psichico, cerebrale ed organico. Il medico che contempla nella sua prassi il ricorso alle Leggia Biologiche  deve essere un medico a tutto tondo che prrnde in considerazione sia il corpo che la mente il suo compito non deve essere limitato a somministrare farmaci, ma nel condurre il paziente a comprendere le cause del suo conflitto biologico e della sua cosiddetta malattia, e indurlo a  trovare  insieme il modo migliore per uscire dal suo conflitto ed evitare di cascarci di nuovo. Naturalmente un tale medico può usare per il suo paziente tutti i mezzi utili, anche di tipo farmacologico o chirurgico, ma solo se necessari, per esempio per evitare eventuali complicazioni nel decorso naturale della guarigione, e se lo farebbe anche su se stesso.
Quella che e’ stata definita su anche indicazione di Hamer “La Nuova Medicina Germanica” (di cui il sottoscritto è molto critico sulla dicitura -  solo sulla dicitura) si basa unicamente sulle 5 leggi biologiche scoperte appunto da Hamer nella sua travagliata vicenda professionale e umana , senza una singola ipotesi, ed è stata verificata l’8/9 settembre 1998 all’università di Trnava (Slovakia) ed è stata confermata ufficialmente l’11 settembre 1998. Se vogliamo prendere in consegna una qualsiasi cosa, questa dovrebbe essere in sintonia con le 5 leggi della natura della Nuova Medicina Germanica. Fino a quando ci saranno ancora persone che credono di poter rinforzare il sistema immunitario con dei farmaci, significa che hanno compreso poco o nulla delle eccezionali scoperte di Hamer. (anche per il fatto che non esiste
alcun sistema immunitario). Riguardo poi al successo o meno di una terapia, di una cura, di un  trattamento, lo sbaglio di fondo  e’ partire  dall’idea che il risultato  sia direttamente proporzionale all’impiego dei farmaci,  e questo non vi ha insistito il solo hamer, ma numerosi altri medici, filosofi   e psicologi :  il merito non va ne’ al medico, ne’ ai farmaci, ma sempre e comunque del paziente stesso che ha capito il conflitto alla base del suo problema e ha operato quei cambiamenti che consentono al cervello di capire il messaggio insito nel sintomo corporeo del disagio che e’ stato chiamato malattia

giovedì 7 agosto 2025

MULTIGATTI PER MULTIUNIVERSI


E' di scena un gatto o meglio "il gatto" , Il gatto più famoso e non solamente della Fisica quantistica? Il gatto di Schrödinger. il suo paradosso comincia a prendere corpo nel contesto di un altro paradosso quello di Einstein-Podolsky-Rosen (EPR), pubblicato nel 1935, che criticava una caratteristica fondamentale dei sistemi quantistici secondo l'interpretazione di Copenaghen (sviluppata da Bohr e Heisenberg), successivamente nota come entanglement quantistico. Secondo la teoria ortodossa, due sistemi fisici interagenti devono essere trattati come un sistema unico, descritto da un unico stato quantico: uno stato "entangled", ovverosia "intrecciato". Schrödinger, che condivideva lo scetticismo verso la teoria ortodossa, fece notare un altro aspetto problematico. Il principio di sovrapposizione, uno dei cardini della meccanica quantistica, afferma che se un sistema può trovarsi in due stati distinti, può trovarsi anche in una qualsiasi loro combinazione lineare. Questa sovrapposizione ha come conseguenza osservabile un fenomeno di interferenza (si veda ad esempio l'esperimento della doppia fenditura). Se però si esegue un'osservazione del sistema, questo viene indotto ad assumere uno stato determinato. Secondo Schrödinger, questo postulato e il concetto di entanglement avevano conseguenze potenzialmente paradossali.

In particolare, il fisico austriaco descrisse un esperimento ideale in cui la sovrapposizione di due stati atomici distinti può essere "trasferita" ad un oggetto macroscopico, andando decisamente contro il senso comune. Spesso il risultato dell'esperimento viene presentato nei termini seguenti. Dopo un intervallo uguale al tempo di dimezzamento, l'atomo può essere decaduto o meno con la stessa probabilità, quindi si trova in una sovrapposizione dei due stati. Ma poiché il decadimento determina la sorte del gatto, questo dovrebbe essere considerato contemporaneamente vivo e morto: almeno fino a quando non si compie un'osservazione, aprendo la scatola.
L'apparente paradosso nasce dal fatto che in meccanica quantistica non è possibile descrivere classicamente gli oggetti, e si ricorre ad una rappresentazione probabilistica: per mostrare il fatto che una particella può collocarsi in diverse posizioni, ad esempio, la si descrive come se essa fosse contemporaneamente in tutte le posizioni che può assumere. Ad ogni posizione possibile corrisponde la probabilità che osservando la particella essa si trovi proprio in quella posizione. L'operazione di osservazione, tuttavia, modifica irrimediabilmente il sistema poiché una volta osservata in una posizione la particella assume definitivamente quella posizione (cioè ha probabilità 1 di trovarsi lì) e quindi non si trova più in una "sovrapposizione di stati".

Schrödinger non si associava a questo punto di vista, che contrastava con il determinismo della fisica classica. Pur avendo sviluppato il concetto di funzione d'onda, l'interpretazione che egli stesso ne dava era diversa da quella probabilistica, che poi fu introdotta da Born: Schrödinger condivideva piuttosto l'idea delle "onde di materia" di de Broglie. ovvero l'ipotesi che affermava che ai corpi materiali, e in particolare alle particelle, sono associate le proprietà fisiche tipiche delle onde. Formulata appunto  nel 1924 da Louis de Broglie, trovò presto conferma sperimentale e dette un impulso fondamentale allo sviluppo della equazione d'onda di Schrodinger ed in particolare portando al concetto di dualismo onda-particella,  ipotesi costitutiva della Meccanica Quantistica . 
Ritornando al caso del gatto, occorre tuttavia precisare che la descrizione sopra esposta non è corretta. La stessa conclusione di Schrödinger, che peraltro non usa mai il termine "paradosso", è espressa in termini ben diversi: Schrödinger fa riferimento alla "funzione d'onda dell'intero sistema", non a quella del gatto.
Non è quindi corretto dire che il gatto è in una sovrapposizione di due stati, perché la sovrapposizione riguarda l'intero sistema. La differenza fondamentale è che i due sottosistemi, cioè l'atomo e il gatto presi singolarmente, sono piuttosto descritti da una miscela statistica. L'incertezza sulla sorte del gatto è "classica": esso è vivo o morto con una probabilità del 50%, senza alcuna interferenza tra i due stati diversi.
La perplessità espressa da Schrödinger risiede nel fatto che la meccanica quantistica è apparentemente applicabile anche ad un essere vivente, che può ritrovarsi in uno stato di correlazione quantistica (entanglement) con una particella. È lecito chiedersi, quindi, se anche un oggetto macroscopico debba ubbidire alle leggi della meccanica quantistica, senza che ci sia la possibilità di verificarne gli effetti a livello sperimentale.
Schrödinger descrisse uno diabolico congegno per cui un felino diventerebbe entangled con un singolo atomo. Il sistema sarebbe descritto da una funzione d'onda che rappresenta, al tempo stesso, il gatto vivo con l'atomo eccitato e il gatto morto con l'atomo tornato nello stato fondamentale, dopo che il suo decadimento ha innescato il dispositivo letale. Gli esperti di fisica quantistica obietteranno che il gatto è un sistema complesso e aperto, che non può, neanche all'inizio del crudele esperimento, essere descritto da una funzione d'onda. Il ragionamento, tuttavia, solleva un'importante domanda: Perché, e come, la stranezza del mondo quantistico scompare nei sistemi macroscopici? »L'esperimento del gatto può essere
collegato al cosiddetto problema della misura. L'interpretazione di Copenaghen afferma che, se un sistema quantistico (come l'atomo dell'esperimento) si trova in una sovrapposizione della forma, una sua misura "costringe" il sistema a passare definitivamente in un altro stato. Da quel momento, la sovrapposizione è sparita e si parla di "collasso della funzione d'onda". L'esatta modalità del "collasso" è un problema che l'interpretazione di Copenaghen lascia aperto.
Tuttavia, si può argomentare che la "misura" di un sistema quantistico consiste nell'entanglement tra un apparato sperimentale - per definizione macroscopico - e il sistema quantistico in esame. Nel nostro caso, il gatto gioca il ruolo dell'apparato sperimentale, poiché "registra" lo stato dell'atomo. Allora, la presenza del gatto fa sì che la sovrapposizione in cui si trova l'atomo venga "trasferita" al sistema complessivo (atomo + gatto). L'atomo, dunque, non è più in una sovrapposizione - così come non lo è il gatto.
D'altra parte, rimane un problema da affrontare: non esiste alcun effetto osservabile che dimostri l'entanglement tra atomo e gatto, o la sovrapposizione dei due stati in cui può trovarsi il sistema complessivo. Questo problema permane, naturalmente, anche se il gatto è sostituito da un apparato sperimentale inanimato.
La teoria della decoerenza quantistica, nata per superare simili difficoltà, afferma che le previsioni della meccanica quantistica sono corrette. Il motivo per cui non è possibile osservare effetti quantistici in oggetti macroscopici, è che questi sono inevitabilmente accoppiati in qualche modo con l'ambiente esterno. Il gatto di Schrödinger, ad esempio, non sarà mai realmente isolato dal resto del mondo. Ciò significa che il sistema atomo + gatto diventa, nel giro di un tempo brevissimo, entangled con l'ambiente esterno, così che - a ben guardare - non è più descritto da una sovrapposizione quantistica: in altri termini, perde coerenza. Le verifiche sperimentali di questo fenomeno sono possibili studiando sistemi mesoscopici (a volte soprannominati "gattini di Schrödinger"), cioè con pochi gradi di libertà. Esistono ormai diverse osservazioni sperimentali che dimostrano come un accoppiamento tra un sistema quantistico e un sistema mesoscopico porti alla decoerenza in tempi brevi ma apprezzabili. L'interpretazione di Copenaghen, pur lasciando aperto il problema della misura, è in grado comunque di rispondere alla critica portata dall'esperimento immaginato da Schrödinger. Secondo le idee di Bohr, è sufficiente considerare che il gatto - o in generale l'apparato di misura - esegue una "osservazione" del sistema quantistico, il cui risultato è sempre ben definito. Finché l'atomo non decade, il gatto è senz'altro vivo, e ciò è determinato senza alcun bisogno di un osservatore esterno che apra la scatola.
La difficoltà di una risposta "alla Bohr", tuttavia, è il confine arbitrario che deve essere tracciato tra sistema microscopico, che si comporta secondo le regole della meccanica quantistica, e osservatore macroscopico, che sembra ubbidire alle leggi della fisica classica. 'interpretazione a molti mondi di Everett, Wheeler e DeWitt assume l'esistenza di una "funzione d'onda universale".
l'interpretazione Multi-mondo è quell'ipotesi della meccanica quantistica, che asserisce la realtà oggettiva della funzione d'onda universale e nega il fatto del suo collasso. Molti mondi implicano che tutte le possibili storie alternative e gli scenari per il futuro sono reali e ognuno di essi rappresenta un mondo (o universo) esistente
.
Ecco quindi che il 
gatto di Schrödinger, in questa ipotesi, non è paradossale perché le due possibili alternative sono entrambe realizzate. Non è possibile rendersene conto solo perché, attraverso l'entanglement e il meccanismo di decoerenza, la sovrapposizione riguarda l'intero Universo. Un osservatore, quindi, vede realizzarsi solo una delle due alternative perché fa egli stesso parte di uno dei due possibili "stati" dell'intero Universo.

L'UNIVERSO UBBIDIENTE (O NO)?

  L’intero Universo potrebbe,  e dico potrebbe, obbedire alle leggi che un gruppetto di geni dei primi trent’anni del XX secolo,  era andato...