lunedì 5 maggio 2025

PIU' TRADIMENTO DI COSI'

 

Di questi tempi che non si fa che parlare di Chiesa in merito alla morte  di Papa Francesco un  gesuita cioe' quanto di piu' correlato alla mercificazione del sistema, che difatti si e' contraddistinto per un appoggio incondizionato alle peggio mascalzonate del sistema bottegaio vigente,  giova rileggere alcune considerazioni in materia del filosofo tra i piu' grandi del pensiero, alla stregua di un Kant, di uno Schopenauer, di un Nietzsche di un Heidegger e non certo di un rubagalline come Hegel o i suoi compari delle mani invisibili e dei materialismi storici e dialettici, ovvero Julius Evola 

Tratto da L’Italiano del giugno 1963 considerazioni di Julius Evola  

Diversi anni fa, prima della guerra, Julien Benda scrisse un libro che ebbe notevoli risonanze per accusare un fenomeno caratteristico dei tempi ultimi, pel quale egli usò la designazione trahison des clercs. Prendendo il termine clerc nel suo senso antico, il Benda
con esso si riferì essenzialmente al tipo dell’intellettuale e pensatore ad orientamento etico, la cui funzione in altri tempi era stata la difesa e la testimonianza di valori opposti al materialismo delle masse, alle passioni di parte, agli interessi della mera esistenza umana. Il Benda rilevò che se i clercs non si illudevano di poter realizzare i valori ideali da essi difesi (nel che si palesava un certo orientamento dualistico e pessimistico, il quale non gli fece riconoscere civiltà del passato in cui quei valori stettero effettivamente al centro di organismi tradizionali), pure impedivano che di tutto ciò che è materiale, inferiore e soltanto umano si facesse una religione e gli si attribuisse usurpatoriamente un significato superiore.

Julien Benda

Ebbene, i tempi ultimi ci hanno offerto lo spettacolo della diserzione e del tradimento dei clercs; questi hanno abbandonato le loro posizioni e sono andati a mettere l’intellettualità, il pensiero e la loro stessa autorità al servigio della realtà materiale e dei processi e delle forze che si affermano nel mondo moderno, dando loro una giustificazione, un diritto, un valore. Il che non ha potuto non portare ad una accelerazione e ad un potenziamento senza precedenti di quelle forze e di quei processi. Dal tempo in cui Benda scrisse il suo libro il fenomeno accusato si è solo esteso, e noi abbiamo creduto bene, qui, farvi cenno pel fatto che esso ormai sembra investire i rappresentanti della stessa religione venuta a predominare in Occidente, cioè del cattolicesimo. Infatti non si tratta più dei soli intellettuali cosidetti “impegnati”, dei “progressisti” e degli “storicisti”, non si tratta degli ideologi al servigio degli interessi di partito e dei banditori del “nuovo umanismo”, ma anche dei clercs nel senso proprio del termine; una parte del clero, fino alle supreme gerarchie, sembra incline al “tradimento” accusato del Benda. Il cattolicesimo sta prendendo, in effetti, un orientamento tale che coloro che difendono valori veramente tradizionali, e per ciò stesso di Destra, debbono chiedersi fino a che punto su di esso si può ancora contare come su di un fattore per questa difesa, fino a che punto, invece, una nuova scelta delle vocazioni e delle tradizioni conduce potenzialmente la Chiesa sulla stessa direzione delle forze e delle ideologie sovvertitrici predominanti nel mondo moderno. La popolazione dell’Italia essendo prevalentemente cattolica, il cattolicesimo avendo tuttora radice in larghi strati di essa, esso costituisce anche una forza politica. Così nelle campagne elettorali spesso si è cercato di guadagnarsi una parte delle masse col rifarsi ostentatamente al cattolicesimo e ai “valori morali cattolici”, anche quando ciò si riduceva a mere parole o addirittura ad una ipocrita menzogna. Ma oggi si sta arrivando ad un punto in cui perfino questa giustificazione tattica e opportunistica sembra venir meno, in cui vi è da chiedersi dove la Chiesa va e vuole andare, per potersi orientare coraggiosamente di conseguenza. Che il cattolicesimo da tempo abbia accantonato o messo in terzo piano i valori della vera trascendenza, dell’alta ascesi e della contemplazione (tanto che tutti gli Ordini veramente contemplativi vivono di una vita grama e rischiano di estinguersi), che esso si sia preoccupato, invece e soprattutto, di un moralismo di tipo parrocchiano e borghese, concentrandosi sempre più sul piano comunitario, ciò è ben noto. Però si profila una fase ulteriore, in questa regressione: quella della politicizzazione e del crescente “progressismo” del cattolicesimo.

Angelo Giuseppe Roncalli, Papa Giovanni XXIII

Bisogna dire senza mezzi termini che una parte non indifferente dell’esito disastroso delle ultime elezioni politiche in Italia, con l’avanzata del marxismo e del comunismo, ricade proprio su questo nuovo corso della Chiesa. La sua tacita consacrazione della democrazia cristiana non è stata in nessun modo revocata nel punto del famoso centro-sinistra messo su da tale partito. Al contrario: papa Roncalli non ha perduto occasione per professare il suo “progressismo”, la sua ansia pel “progresso sociale” concepito proprio nei termini materiali e immanenti che in precedenza erano propri alle ideologie laiche. La solenne condanna del marxismo da parte del suo predecessore è valsa praticamente come non esistente; invece è stata avanzata la pericolosa tesi che bisogna dissociare l’ideologia dai suoi possibili effetti pratici, e che se questi effetti sono buoni (secondo l’accennato metro), sull’ideologia si può anche transigere – qui il riferimento al marxismo, se non perfino al comunismo, essendo sufficientemente visibile. Il criterio etico fondamentale, secondo cui ciò che veramente conta non sono i fatti e le utilità bensì le intenzioni, il fondo spirituale, così viene disinvoltamente accantonato. Abbiamo parlato, nei riguardi della Chiesa attuale, di una nuova scelta delle sue tradizioni, la quale oggi presenta un estremo pericolo. Infatti nella storia del cristianesimo figurano anche forme di una “spiritualità” che – non si può disconoscerlo – potrebbe proprio andar incontro alle attuali teorie “sociali” sovvertitrici. Dal punto di vista sociologico il cristianesimo delle origini fu effettivamente un socialismo avant la lettre; rispetto al mondo e alla civiltà classica esso rappresentò un fermento rivoluzionario egualitario, fece leva sullo stato d’animo e sui bisogni delle masse della plebe, dei diseredati e dei senza-tradizione dell’Impero; la sua “buona novella” era quella dell’inversione di tutti i valori stabiliti. Questo sottofondo del cristianesimo delle origini è stato in varia misura contenuto e rettificato col prender forma del cattolicesimo, grazie, in gran parte, ad una influenza “romana”. Il superamento si manifestò anche nella struttura gerarchica della Chiesa; storicamente esso ebbe il suo apogeo nel Medioevo, ma l’orientamento non venne meno nemmeno nel periodo della Controriforma e, infine, con quella che fu chiamata l’“alleanza del trono con l’altare”, col crisma dato dal cattolicesimo alla autorità legittima dall’alto, secondo la dottrina rigorosa di un Joseph de Maistre e di un Donoso Cortés, e con la condanna esplicita, da parte della Chiesa, di liberalismo, democrazia e socialismo – e per ultimo, nel nostro secolo, del modernismoEbbene, tutta questa superstruttura valida del cattolicesimo sembra sgretolarsi per far riemergere proprio il substrato promiscuo, antigerarchico, “sociale” e antiaristocratico del cristianesimo primitivo. Il ritorno a tale substrato è, peraltro, ciò che vi è di meglio per “mettersi al passo coi tempi”, per aggiornarsi col “progresso” e con la “civiltà moderna”, mentre la linea da seguire, da parte di una organizzazione veramente tradizionale, oggi dovrebbe essere assolutamente l’opposta, ossia quella di una triplicata, inflessibile intransigenza, di una messa in primo piano dei veri, puri valori spirituali di contro a tutto il mondo “in progresso”.

“Cristo operaio”: il crocifisso a falce e martello donato da Evo Morales a Bergoglio nel 2015

Abbiamo udito cattolici, come il Maritain e il Mounier, affermare che il vero spirito cristiano oggi vive nei movimenti “sociali” e socialisti operai, lo stesso De Gasperi, in un antico discorso fino a ieri poco volentieri ricordato, avendo riaffermato una tale idea, oltre a quella dell’assoluta concordanza fra spirito cristiano e spirito democratico. Con un gergo autenticamente progressista alti esponenti della Chiesa hanno parlato dei “residui medievalistici” di cui il cattolicesimo deve sbarazzarsi (naturalmente proprio a tali presunti “residui” si legano i valori veramente trascendenti, spirituali e sacrali). Se la Chiesa ieri si ingegnò di costruire più o meno artificiosamente il simbolo del “Cristo Re”, oggi essa ha messo su quello del “Cristo operaio” (con riferimento al periodo in cui Gesù avrebbe lavorato da falegname presso il padre putativo, quasi che ciò avesse una qualsiasi connessione sensata con la sua missione salutifera), per supina adesione al mito dominante (l’“operaio” è sacrosanto – guai a chi lo tocca!). Le teorie del gesuita Teilhard de Chardin, che ha accordato il cattolicesimo con lo scientismo, l’evoluzionismo e il mito del progresso, sebbene i suoi libri non abbiano (ancora) l’imprimatur hanno un largo seguito fra i cattolici (altro sintomo significativo: per la diffusione del pensiero di questo gesuita assai “moderno” si è costituito un comitato internazionale, sotto il patronato di Maria José, la moglie di Umberto II). Si è visto papa Roncalli accogliere cordialmente in udienza la figlia di Krusciev col suo degno marito, dimenticando il mondo di cui costoro sono gli esponenti (mentre si piagnucola e “si prega” per la sorte della “Chiesa del silenzio” nei paesi a regime comunista). Se a tutto ciò, come degno coronamento, si aggiunge l’enciclica Pacem in terris il non sconfessato centro-sinistra del maggiore partito cattolico italiano, vi è forse da stupirsi che molti cattolici si siano sentiti liberati da molti scrupoli e, “allineandosi”, abbiano agevolato l’avanzata delle sinistre? L’apoteosi che alla sua morte è stata fatta da tutte le parti di Giovanni XXIII è significativa; è deplorevole che ad essa si sia associata conformisticamente la stessa stampa ad orientamento nazionale e filofascista. A questa stampa noi non avremmo naturalmente chiesto di parlare aspramente di un morto; ma delle precise riserve avrebbero dovuto esser fatte, a rompere l’uniformità del coro di inni, che non è stata, naturalmente, priva di influenza sulla decisione del conclave, sull’elezione del cardinale Montini. Le buone intenzioni, la bontà e l’umanitarismo del papa avrebbero potuto essere riconosciuti, senza però che ciò impedisse di accusare l’ingenuità quasi infantile di una mente imbevuta di idee democratiche e progressiste (il defunto papa ai suoi tempi era stato, fra l’altro, molto amico di Ernesto Buonaiuti, sacerdote spretato di idee moderniste e socializzanti, naturalmente antifascista). Così il motivo dominante della sua ultima enciclica è stato un ottimismo che ha portato a giudizi inverosimili e pericolosissimi sul carattere positivo di un gruppo di “segni dei tempi”. In più, delle iniziative, a rettificare gli effetti deleteri delle quali, a detta di un cardinale, “occorreranno dei decenni”. È trapelato il fatto che nel concilio fu presentato uno schema circa le Sacre Scritture e la Tradizione a carattere apertamente conservatore; per poter respingere tale schema, secondo la procedura, mancava un centinaio di voti. Il papa, di propria iniziativa, lo fece egualmente respingere e fece elaborare un nuovo schema. All’inizio del concilio egli si era dichiarato “contro tutti questi profeti di sventura che dicono che tutto va di male in peggio… come se ci avvicinassimo alla fine del mondo”.

L’Arcivescovo francese Marcel Lefebvre, simbolo dell’opposizione più intransigente alle riforme del Concilio Vaticano II

L’idea che il benessere e il progresso materiale e sociale – come è affermato in quello schema e come ha preteso lo stesso papa Roncalli – agevolino il vero progresso morale e spirituale non può trovare base alcuna nei Vangeli e il livello spirituale effettivo dei popoli più “progrediti” (per es. gli Stati Uniti o la Germania occidentale) lo conferma. Il “segno dei tempi”, giudicato positivo, dell’ascesa della classe lavoratrice (oltre che della donna) è un’altra pura concessione alla mentalità socialista, se non addirittura proletaria. In quella critica dei cattolici francesi viene ricordato opportunamente che secondo la concezione cattolica il lavoro è solo una specie di oscuro castigo, conseguenza della “caduta”, e che nella teologia morale cattolica tradizionale viene approvato solo quel lavoro che corrisponde ad una vera vocazione e alle pure necessità del proprio stato, fuori da ogni smania di uscire da tale stato a tutti i costi e di “ascendere” – è proprio l’opposto delle attuali concezioniGravissime sono state, nella enciclica Pacem in terris, le conseguenze di quello che bisogna ben chiamare (in un senso quasi psicanalitico) il “complesso della pace”, e proprio il posto ad esso accordato andando incontro all’umana debolezza è stato una delle cause della grande popolarità acquistata da papa Roncalli (“il papa della pace”). Ma qui bisogna mettere a posto le cose. Il punto di partenza è, naturalmente, lo spettro della guerra atomica con una completa autodistruzione dell’umanità. È ovvio che se questo spettro potesse venire esorcizzato in modo positivo, ciò sarebbe confortante (ma non è nemmeno da escludere la possibilità di una guerra non atomica, allo stesso modo che nemmeno negli estremi frangenti dell’ultima guerra mondiale nessuna delle nazioni belligeranti è ricorsa alla guerra chimica). Però quando sono in giuoco i valori supremi, proprio i rappresentanti dell’autorità spirituale dovrebbero formulare un non possumus perfino in casi estremi. In effetti, circa la pace, bisogna pur chiedersi a che cosa deve servire la pace: se per rendere le cose più facili ai milioni di esseri collettivizzati che penano nel paradiso terrestre marx-leninista o, dall’altra parte, ad altri milioni che pensano soltanto a nutrirsi, a bere, a prolificare, ad accumulare elettrodomestici e ad abbrutirsi in vario modo nel clima della prosperity “occidentale”.

Cacciata dei mercanti dal Tempio, opera di Carl Heinrich Bloch, 1872 circa (cliccare per ingrandire).

Ci vengono ricordate le parole del Cristo: “Io vi lascio la mia pace, vi do la mia pace” però senza dar lo stesso risalto al resto della frase, anzi tacendola: “Ma non ve la do come il mondo la dà, ecc.”. L’idea vera, qui, è quella di una pace sinonimo di calma e di fermezza interiore, da mantenersi perfino in mezzo a catastrofi. È su essa che avremmo preferito udir parlare di più, in alto loco, invece del “complesso della pace” che, in uno spirito tutto profano (la pace che “il mondo” può dare), può far indulgere a compromessi, accomodamenti, transazioni e illusorie distensioni: quasi che la distanza che separa le posizioni di una dottrina politico-sociale con fondamenti veramente spirituali e con riconoscimento dei veri valori della persona, e quelle, ad esempio, delle ideologie atee e antireligiose dell’“Oriente” e degli accoliti dell’“Oriente” non fosse maggiore della distanza che in altri casi e in altri tempi fece sì che la Chiesa opponesse, perfino a costo di persecuzioni, il suo deciso non possumus. Così non si dimentichi che del Cristo è parimenti il detto di essere venuto in terra a portare non la pace bensì la guerra (“la spada”) e la divisione, perfino fra coloro che hanno lo stesso sangue, con riferimento a precisi fronti spirituali (Matteo, X, 34-35; Luca, XII, 49, 52). E il gesto del Cristo, che scaccia a frustate i mercanti dal tempio (dovremmo aggiungere: “e dalle prossimità del tempio”), oggi sembrerebbe attuale più che mai, con riguardo ai partiti che si proclamano cattolici ma che vanno a braccetto con massoni e con radicali, che si “aprono a sinistra” e prosperano nel clima di inaudita corruzione del regime parlamentare democratico dei politicanti profittatori. Non è ancora chiaro l’orientamento che, a parte certi suoi precedenti sospetti, il cardinale Montini, in quanto papa, sceglierà (Eh ! caro Julius , purtroppo sara' il mero continuatore del criminale progetto di papa Roncalli ) : se egli seguirà, o no, le orme del suo precedessore tanto acclamato. Quo vadis, Ecclesia? L’alternativa è appunto l’andar incontro il più possibile al “mondo moderno”, col disconoscimento (tipico in papa Roncalli) del lato negativo delle sue correnti predominanti e determinanti, le quali non fanno indulgere a nessun ottimismo – trascurando la lezione tante volte impartita dalla storia, cioè che chi si è illuso di poter dirigere le forze della sovversione flettendo o assecondandone in un certo modo il corso ha sempre finito con l’esser travolto da esse: oppure una energica reazione, una intransigente presa di posizione nel segno dei valori spirituali, sacrali e trascendenti, il che non potrebbe non condurre, anche, ad una revisione radicale dei rapporti con quel partito di maggioranza che in Italia abusa della qualità di “cattolico” e che sta facendo di tutto, irresponsabilmente, per preparare le vie al comunismo. Ne seguirebbe, forse anche, la possibilità di un nuovo concentramento delle forze veramente anticomuniste. Purtroppo non vi sono molti motivi per essere ottimisti nei riguardi non solo di una scelta positiva di fronte a questa alternativa, ossia di un coraggioso mutamento di corso della Chiesa, ma anche della volontà di riconoscere e affrontare decisamente il problema, non obbedendo a nessuna suggestione dei tempi. Così stando le cose, penseremmo che alle forze di Destra s’imponga il mantenere una precisa distanza, per disagevole che ciò possa essere.

Come noi non possiamo approvare l’ormai inutile appello tattico ai valori cattolici nelle campagne elettorali, dato il piano in cui essi sono scesi e la facilità, da parte delle forze opposte, di far leva invece sul cattolicesimo “progressista”, democratico e “sociale” – così noi non sapremmo nemmeno approvare certi piccoli gruppi “tradizionalisti” che si ostinano a valorizzazioni stentate che sono invero prive di ogni senso quando di esse non viene presa l’iniziativa nelle alte gerarchie, da coloro che nella Chiesa rivestono una autorità. Chi conosce le nostre opere sa anche la posizione che, dal punto di vista dottrinale e di filosofia della storia, abbiamo, in genere, di fronte al cattolicesimo. Abbiamo anche avuto occasione di scrivere che “chi è tradizionale essendo cattolico, non è tradizionale che a metà”. Tuttavia nel nostro abbastanza recente libro Gli uomini e le rovine avevamo detto: “Se oggi il cattolicesimo, sentendo che tempi decisivi si avvicinano, avesse la forza di staccarsi davvero dal piano contingente e di seguire una linea di alta ascesi, se esso, appunto su tale base, quasi in una ripresa dello spirito del migliore Medioevo crociato, facesse della fede l’anima di un blocco armato di forze, compatto e irresistibile, diretto contro le correnti del caos, del cedimento, della sovversione e del materialismo politico del mondo attuale, certo, in tal caso per una scelta (da parte nostra) non potrebbero esservi dubbi. Ma le cose purtroppo non stanno così”. Se dunque non si verificherà un mutamento sostanziale, se lo sviluppo involutivo di cui in queste nostre note abbiamo indicato alcuni aspetti continuerà il suo corso, bisognerà pur regolarsi di conseguenza, rinunciare ad uno dei fattori che altrimenti avrebbe potuto avere una parte non trascurabile (date le tradizioni sussistenti in vari strati del popolo italiano) e decidersi a seguire una linea indipendente (ci riferiamo a partiti “nazionali” o di Destra): linea più difficile, ma almeno chiara e senza compromessi.

venerdì 25 aprile 2025

80 ANNI DI MENZOGNE


Ma quale festa !? il 25 aprile e’ in realta’ una sorta di consuntivo del periodo piu’ buio della nostra storia nazionale, se poi volessimo andare per il sottile non e’ neppure una data esatta, ma un po’ manipolata come d’altronde un po’ tutto quello che attiene la Resistenza :  il 25 aprile non sanci’ ne’ la fine della guerra ne’ la resa di tedeschi o italiani della Repubblica di Salo’, e quindi non libero' alcunche', difatti tutto quello che dovrebbe rievocare avvenne solo parecchi  giorni dopo:  la fine della guerra con resa incondizionata addirittura l’8 maggio 1945. Semplicemente il 25 aprile inizio’ la ritirata dalle citta’ di Milano e Torino di truppe tedesche e italiane, ma rimasero parecchie sacche di resistenza in tutta l’Italia settentrionale,  Mussolini ad esempio fu ucciso  solo il 29 aprile e la repubblica Sociale tracollo’ senza neppure una resa ufficiale, mentre la X Mas non si arrese a nessuno , ma semplicemente smobilito’ e i suoi ufficiali a cominciare dal suo comandante Junio Valerio Borghese furono oggetto del massimo rispetto da parte dei membri del CLN e sopratutto degli Americani che li lasciarono liberi.

Una data quindi inesatta come un po’ tutta la storia della cosidetta resistenza,dagli eventi onfiati a dismisura, falsa tutta anche nella sua colonna sonora con una canzone-inno “Bella ciao” fabbricata a tavolino vent’anni dopo da raffinati  artisti e cultori di musica popolare : gli interpreti del
Nuovo Canzoniere Italiano ovvero Sergio Liberovici Roberto Leydi, Gianni Bosio,  Fausto Amodeo, Michele Straniero, Sandra Mantovani,e altri che l’avevano presentata al festival dei 2 Mondi
 di Spoleto del 1964. Falsa nella narrazione con  eventi di valore strategico molto dubbi e stradiscussi tanto da indurre il cte alleato Gen, Alexander a lanciare un proclama nel dicembre 1944 ove si invitava le forze partigiane dal desistere dalle loro azioni di guerriglia in quanto assai
 spesso contrastanti con la strategia degli eserciti regolari, di poi  un comando fortemente egemonizzato dal Partito Comunista e quindi operante per obiettivi politici di parte, anzi di partito, e infine, elemento che solo pochi (vedi Giampaolo Pansa) hanno cercato di mettere in luce, un intento strettamente vendicativo, assai spesso con motivazioni del tutto  personali, che ha fatto decine di migliaia di vittime, del tutto da estrapolare a fattori bellici, di cui irrilevanti sono i dati di riscontro. Insomma una resistenza che di resistente ha molto poco, per non parlare di una alea di spirito guerriero che ha una indicizzazione di caduti e feriti irrilevanti, ascrivibili piu' ad azioni di polizia e ritorsione che ad azioni di combattimento effettive, Ci si provo', nel dopoguerra, specie negli anni sessanta quando le forze di sinistra si fecero piu' pretenziose a stabilire un ideale nesso tra Resistenza e Risorgimento, ma in verita' nell'immaginario collettivo della nazione  tale connubio non e' mai passato. Questo in verita' non perche' vi e' come  
sembrerebbe di primo acchitto una troppa vistosa sproporzione di valori e ideali tra i due mementi storici, quanto perche’ quella stessa sinistra che aveva caldeggiato la cosa si cominciava a rendere conto negli anni ottanta e novanta con la critica storica fattasi piu’ profonda e articolata che anche il Risorgimento era un movimento che aveva magagne grosse come una 
casa, anzi come intere citta’ - vedi il film Bronte, le revisioni sulla Impresa dei Mille,  ed ancora il ruolo dei Rotschild nel finanziare il massone e faccendiere degli inglesi Conte di Cavour, l’altra faccia del fenomeno del cosidetto Brigantaggio nel sud
 italia che impegno’ le forze armate del nuovo Regno assai piu’ di quelle impiegate in tutte le campagne contro l’Austria. La Resistenza non era una mammoletta, ma il Risorgimento con cui era stato tentato l'accostamento,  era forse addirittura peggio:  se sulla prima  pesava l'influenza di un
partito, quello comunista  e una troppo spiccata partigianeria,  sul secondo  si stendeva l'ombra della massoneria e gli interessi di una potenza straniera l'Inghilterra, che aveva fatto dell'inganno e della mercificazione l'emblema del suo potere . La perfida albione, la nazione bottegaia come l'aveva definita Napoleone, si ripresentava sul panorama nazionale questa volta affiancata  dalla sua degna erede, 
gli iper consumisti e capitalisti per eccellenza ovvero gli Stati Uniti d''America : quell'Isola piu' grande che il filosofo e geo-politico Carl Schmitt aveva indicato  come naturale raccoglitrice dello spirito commerciale e quindi bottegaio inglese, ecco qui si che poteva allacciarsi una qualche associazione, dove a ben vedere il nostro Paese, l'Italia
era sempre nella parte del complemento oggetto, la nazione da sfruttare da farci esperimenti, dal dominare tramite l'interesse economico : una terra di conquista per farne appunto una propaggine di bottega, una terra non di bottegai in quanto padroni 
di bottega, ma semplici garzoni . Ecco l'Italia che noi , gente che non  si contenta delle narrazioni di comodo e di parte-partito, ottanta anni dopo, siamo chiamati a non festeggiare

martedì 8 aprile 2025

IL CONTESTO DEL SOGNO

 

Il sogno ha un suo contesto, ecco questa e’ una cosa che nessuno neppure Freud aveva scoperto, intendendosi per contesto un qualcosa di sottostante al suo manifestarsi, tipo il muoversi in relazione a fatti, circostanze, ambienti, un qualcosa che fa da riferimento a quanto va verificandosi nella particolare narrazione del sogno che non e’ affatto uniforme ne’ tantomeno inseribile in uno spazio/tempo, perlomeno lo spazio/tempo organizzato secondo la nostra logica aristotelica, quella dei ferrei principi di identita’, non contraddizione e terzo escluso. Be’ scontato che sia così! fin qui nulla da obiettare, e’ ovvio che in un mondo governato dalla coscienza  vigano le leggi di tale coscienza quelle fissate dai meccanismi di condensazione e spostamento sanciti dalla retorica del linguaggio ovvero la metafora e la metonimia e quindi i principi della logica, essendo il sogno un prodotto non della coscienza, ma di quello che abbiamo convenuto chiamare  inconscio, e’ ovvio che ci siano delle altre regole di funzionamento. Altre regole, ma altrettanto presupponesti anche se nel meccanismo non logico dell’inconscio , questo appai spesso contraddittorio, strambo, del tutto, e’ il caso di dirlo : illogico. Ho detto anche in altri scritti, che ci sono una  ridda di sogni, e in ognuno v’e ‘ sempre una contestualizzazione del sognatore rispetto ad un ambiente che però non riconosce, ma che sempre e’ dato per scontato e tale contestualizzazione puo’ a volte prendere gli elementi della sua rappresentazione dalla realta’ cosciente, oppure fare completamente a proprio arbitrio, stravolgendo panorami, indicazioni e quant’altro, quasi a volerci costringere ad un lavoro di affinamento che spesso e volentieri e’ del tutto arbitrario , come d’altronde la stragrande maggioranza delle cose che attengono al mondo dell’inconscio e quindi dei sogni. Una delle teorie che affianco piu’ volentieri al testo canonico di Freud L’interpretazione dei sogni e’
quella dell’inconscio come insiemi infiniti e della sua “bi-logica” dello psicoanalista cileno Ignacio Matte’ Blanco che funzionerebbe non per associazione e identita’, ma piuttosto per trasposizione di classi di appartenenza di significati e per simmetria, contraddicendo quindi vistosamente l’impalcatura tradizionale della coscienza.
La assoluta simmetria del funzionamento dell’inconscio che e’ in grado di attraversare tutte le classi categoriali di appartenenza, per questo autore difatti fa da correttivo alla supposta linearità della coscienza, una linerialita’ solo per analogia  che infatti e’ del tutto assente nell’inconscio proprio come la negazione come aveva giustamente rilevato Freud : i famosi sillogismi aristotelici “Socrate e’ un uomo , socrate e’ mortale, tutti gli uomini sono mortali” le asserzioni più accreditate del pensiero “Lucio e’ padre di Mario, Mario e’ il figlio di Lucio” diventano in presenza della bilogica e della simmetria proprie dell’inconscio, che come Lucio e’ padre di Mario così Mario lo sara’ di Lucio  e questo vale anche per il contesto:  noi con la coscienza non conosciamo o perlomeno non distinguiamo il contesto del sogno dalla narrazione , magari sono a Roma, lo dico espressamente e sto invece passeggiando per Ponte Carlo a Praga , l’ufficio in cui mi trovo a lavorare somiglia a quello di quando ero impiegato in Banca, ma e’ invece la sede di una impresa di costruzioni . La perfetta simmetria del funzionamento dell’inconscio gioca di questi scherzetti, che quindi al risveglio ti fanno solo scrollare le spalle, ma non ti dicono un’acca del loro presunto significato e o significante (ho proprio l’impressione che l’inconscio se ne fotta della bella, sia di Saussure, sia di Lacan) Questa teoria di un 
inconscio come insiemi infiniti di Matte’ Blanco con la sua bi-logica e la perfetta simmetria delle rappresentazioni giocano una parte di tutto rilievo nella simbolizzazione  dei sogno che non e’ vero che e’ assurda e de-contestualizzata, e’ invece perfettamente coerente, e palesa continuamente l'appartenenza con un contesto di fondo, ma lo fa con e in  un altro sistema che non e’ quello cui siamo avvezzi a interpretare con la  nostra coscienza che e’ poi a ben vedere un chiaro derivato del linguaggio come sostiene Julian Jaynes nel suo “il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza”. Un altro punto di vista, che si aggiunge a queste osservazioni sul funzionamento dell'inconscio  e’ quello che vanno ripetendo da decenni i fisici quantistici a cominciare da Einstein ovvero valutare più punti di vista un po' alla maniera del "principio di indeterminatezza" di Heisenberg,  e di certo considerare la posizione dell'osservatore e  neppure una sola, ma molte altre, molteplici, forse infinite come gli insiemi di Matte’ Blanco o i multi universi di Everett/De Witt , dove il termine “multiverso”  ha riferimento con il principio che una misurazione di una proprietà di uno stato quantistico abbia come conseguenza la divisione della storia dell'universo in molti mondi distinti, ciascuno dei quali caratterizzato da diversi risultati della misura. Alla stessa considerazione era gia’ arrivato anni prima, nel 1948 il geniale Richard Feynman,  che in tale anno appunto ideo’ il suo “integrale sui cammini” che puo’ essere anche esso invocato per dare credito ad una scelta di possibilita’ in merito a percorsi temporali che soggiacciono ad un impiego di numeri immaginari (proiezioni di negativi) e al solito simbolismo dell’inconscio che potrebbe dare quella modalita’ di coniugazione al  futuro anteriore (ovvero quel “sara’ stato” che da forza ad un “ad-venire” in virtù delle considerazioni di una tradizione da ripercorrere ed impiegare come distinguo in quel composito processo che hanno chiamato storia) . Integrale sui cammini significa dunque possibilita’ piu’ che altro inconsce secondo la formulazione originale
di Feynman di avere piu’ mondi ognuno per un cammino, 
e questo ha molta moltissima corrispondenza con la contestualizzazione dei sogni che quindi  esulerebbe dal calcolo dell’integrale secondo il meccanismo logico della coscienza, ma non da quello simbolico e quindi oltre il conscio, del simmetrico per ognuno dei possibili percorsi  dove nella proiezione convengono tutte le possibilita’, quella di un percorso di arrivare alla galassia di Andromeda e ritorno, ma anche quella di girare attorno al comodino della mia camera da letto e ripresentarsi. Il fatto che la nostra coscienza abbia scelto un solo percorso quello della logica linguistica tra metafora e metonimia, ovvero condensazione e spostamento dei concetti, non significa affatto che questo sia l’unico percorso, anzi...

 

 

venerdì 21 marzo 2025

SPECCHIO DELLE MIE BRAME ( o DEL DESIDERIO)

"Conviene sempre indugiare  sulla riflessione" lo hanno detto in molti, soprattutto uno psicoanalista Jacques  Lacan che sull’oggetto concreto, il mezzo con il quale otteniamo la immagine della riflessione, ovvero lo specchio, ha fatto, per sua stessa ammissione l’ingresso nel mondo della psicoanalisi  “ho fatto il mio ingresso nella psicoanalisi con uno scopino…”(si ha detto proprio così: uno scopino) “che si chiama stadio dello specchio”  Nel l936,  difatti nell’ambito del Congresso di Marienbad, Lacan aveva presentato un suo intervento intitolato “Le stade su miroir. Théorie d’un moment structurant et génétique de la constitution de la réalité conçu en relation avec l’expérience et la doctrine psychanalytique”  e questo già di per sé rappresentava un
tentativo di fare il punto sulle molteplici istanze a proposito della costruzione dell’identità personale, che in quel periodo con Freud ancora vivo, ma  messo un po’ da parte nel consesso psicoanalitico 
per le sua ben nota revisione dellateoria della Libido e la scoperta di un istinto o pulsione di morte, era alla ricerca di una qualche nuova concezione che potesse fare da contraltare alla seconda topica dell’inconscio e alle ultime conclusioni freudiane. Lo specchio in quanto luogo della riflessione era appunto uno di questi elementi e questo vale poteva valere anche quando lo specchio non era ancora stato inventato o per permetterselo ci volevano 7 anni di grandi sacrifici economici: la superficie di un ruscello, come ci rende fin troppo edotti Narciso, un vetro opacizzato, un pavimento tirato a…..eh si!!!!… specchio! ….“Specchio delle mie brame…” dice la matrigna di Biancaneve “chi è la più bella del Reame?”” Lo specchio “riflette” ma lo fa assai spesso  appropriandosi dell’altro significato semantico connesso a tale verbo: riflette si l’immagine, ma anche il  pensiero, e quello si sa, va ben oltre quel che appare:  gli anni che passano per l’odiosa matrigna e il paragone impietoso con la fresca  nipotina, così come la linea del naso nel romanzo di Pirandello “uno, nessuno e centomila” Lo specchio riflette l’immagine, ma anche quello che fa seguito all’immagine, e questo può ingenerare conseguenze inaspettate. Logico e naturale che dello specchio se ne sono occupati in parecchi, trovandoci sempre qualche cosa di ambiguo, di estremamente pericoloso, come Narciso ci ha insegnato  e tutto sommato lo stesso Freud sottende quando individua quella famosa e controversissima “pulsione di morte” - cosa c’è dietro l’ultima superficie della riflessione, cosa c’è oltre? Freud è stato il primo che non ha avuto il coraggio di  andare quell’oltre:  mancando di identificare  la morte con la figura di Narciso,  ha perduto l'occasione di  trovare un ben diverso referente da quel forzato Edipo come soggetto di desiderio sicchè le arditissime tesi di Al di là del principio del piacere 

rimangono sempre un po’ zoppe, claudicanti proprio sul tema cardine del desiderio: da qui anche il fatto che alla parola “specchio”  poeti, romanzieri, filosofi e soprattutto psicoanalisti, abbiano sempre avuto paura di indentrarsi
  in un sorta di campo minato, dove quello che è, non è sempre quello che sembra e viceversa:  massima ambiguità e poliformità non solo di immagine, ma anche di pensiero, di idee, che spesso e volentieri sono parecchio al di là della riflessione. Lacan aveva un po’ aggirato il problema, facendo dello “stadio dello specchio” una sorta di epistemologia metodologica della identità umana, ovvero  un qualcosa che  consiste nel riconoscimento da parte del bambino nella sua immagine speculare, cosa che grosso modo si verificava nel periodo che va dai sei a diciotto mesi, quindi in un periodo in cui la formazione sia psichica che motoria è ben lungi dall’essersi definita. L’assunzione della propria immagine come propria, provoca nel bambino dice Lacan, uno stato di giubilo, tuttavia, quell’immagine, che nello specchio appare completa e unitaria, è discordante con lo stato d’insufficiente coordinazione motoria che caratterizza l’infanzia in quel periodo, nonché con la nonpadronanza del linguaggio. Il riconoscimento della propria immagine costituisce una vera e propria identificazione, nel senso che provoca una
 trasformazione soggettiva. Nella prospettiva di Lacan, la nozione di “stadio dello specchio” non ha niente a che fare con
 un vero stadio, nel senso di “fase”, né con un vero “specchio”. Lo stadio diventa un’operazione psichica, ontologica, a partire dalla quale si costituisce l’essere umano in un’identificazione  In francese, “Io” si può dire Je oppure Moi. Per Lacan, il Je fa riferimento al soggetto dell’inconscio, il Moi, invece, allude all’istanza psichica che si costituisce a livello immaginario;   In quanto poi alla gioia giubilatoria con cui il bambino riconosce l’immagine riflessa come sua, Lacan pone l’accento su  questa illusione di completezza e unità, che non ha effettivi riscontri sulla realtà, e dice la famosa frase “”lo specchio dovrebbe attendere un tantino, prima di riflettere” perché come ci insegnano anche i più antichi testi dell’umanità, l’Iliade in primis, la originaria percezione che l’uomo ha di se stesso è divisa per parti e non unitaria “il piè veloce Achille, Atena dalle bianche braccia, il ceruleo occhio di Afrodite, financo il multiforme ingegno di Odisseo; quindi costituito in questo modo, l’Io è, di fatto, la sede di un  misconoscimento, poiché l’immagine che lo specchio rimanda dà l’illusione di unità e di padronanza, ma di fatto ’Io si costituisce fin dall’inizio come identificazione di un Io ideale e come ceppo di tutte le successive identificazioni secondarie". Si capisce da queste succinte note, che tipo di importanza abbia  lo specchio a livello psichico e anche comportamentale,  tanto da poter essere considerato come un punto di inizio della struttura soggettiva di ciascuno di noi, non aliena però da problematiche legate appunto sia alla riflessione che all’identificazione, sicchè si fa ritorno sia a Biancaneve, che al naso  di Pirandello e ben presto si passa ad investire non solo la struttura soggettiva, ma anche quella delle relazioni interpersonali, e questo anche nell’arte più moderna il cinema, che sullo specchio gioca molteplici dei suoi registri, dal sequel di spazi interni  nel film di Resnais “l’anno scorso a
Marienbad” forse solo casualmente con accenno al luogo dove la teoria di Lacan venne la prima volta enunciata o addirittura citato espressamente già dal titolo “come in uno specchio”
 dal grande Ingmar Bergman. Psicoanalisi, cinema e anche tutte le altre arti, sono tutte in qualche modo coinvolte nella definizione dello specchio, che quindi non è solo una fase, sia pure della rilevanza di quella quasi dell’inizio, ma investe tutto il nostro essere nelle varie sequenze della
 vita e soprattutto si pone a ultimo diaframma della morte andando a coincidere col desiderio

lunedì 17 marzo 2025

IL CAMBIAMENTO DA ANALOGO IO

 

Una cosa e' certa , grosso modo tremila anni fa  qualche cosa di veramente epocale  a livello geo politico, ma sopratutto a livello di struttura cerebrale umana e'  cambiato. Si sono anche addotte delle entita' improvvisamente scomparse, che hanno quindi avrebbero propiziato la nascita di una  coscienza ovvero un analogo io  costruito su base linguistico/metaforica che poneva del tutto superfluo il meccanismo neuronale delle voci degli dei come trascinamento metonimico di significanti? ma possibile che queste raffinatissime stringhe di energia non avessero contemplato l’eventualita’ che ad un certo punto il cervello della parte sinistra della loro …non chiamiamola proprio creazione, ma insomma… “co-istruzione”,  non arrivasse a costituire una metafora-io, che si rende conto di essere in situazione con l’ambiente e quindi  pensa, con la logica conseguenza che qualche millennio piu’ tardi ci sara’ chi asserira’ convinto….” dunque sono” ????  O magari all’esaurimento del compito che era emerso impellente per tali entita’ e quindi al loro conseguente venire meno senza curarsi troppo di quello che sarebbe successo alle loro manipolazioni genetiche? Noi poi datiamo  il loro abbandono a tremila anni fa, ma potrebbe essere  molto, molto piu’ arcaico, cinquemila, diecimila anni fa, forse anche ventimila;  difatti cosa ci dice che l’uomo non abbia continuato a coabitare con le voci allucinatorie oramai saldamente assimilate nell’emisfero destro del proprio cervello, assolvendo tutte le necessita’ del vivere,  compatibili col proprio ambiente? Le voci non erano piu’ dirette come un tempo, la soglia di stress per provocarla si era fatta molto piu’ alta, magari abbisognavano di persone particolari per essere interpretate, ecco ad esempio Jaynes nel suo celeberrimo libro "Il crollo della mente bicamerale e l'origine della coscienza" vero e proprio riferimento costante di
 tutti i miei scritti, cita i due poemi dell’Iliade e dell’Odissea per sottolineare una forte differenza non solo di stile di scrittura, di ambientazione sociale, di costumi, ma anche di struttura mentale dei protagonisti nelle rispettive narrazioni: nell’Iliade la voce e persino la presenza  del dio, e’ giustappunto sempre diretta, immediata, senza alcun intermediario; al contrario nell’Odissea ci sono una pletora di auguri, di sibille e anche gli dei incedono sempre al travestimento o alla sostituzione con un personaggio familiare del personaggio cui vogliono comunicare. L’eta’ dell’oro o comunque la si voglia chiamare, non da’ alcuna certezza, così come non danno certezze le modalita’ dei comportamenti degli umani e di questa sorta di entita’ che potrebbero anche  configurarsi come stringhe energetiche in accordo tra di loro come le corde di un violino su alti e bassi di determinate frequenze, la cui melodia risuona ai due spettri di polarita’ per una misteriosa simmetria. Di concreto, di carnale c’e’ pero’ la corporeita’ umana che in effetti come per magia e soprattutto d’improvviso, risulta abissalmente differente rispetto a tutti gli altri esseri viventi del pianeta, anche quelli con i quali si vorrebbe stabilire una certa affinita’. come diceva un antropologo “e’ come se con l’uomo, l’evoluzione che fino ad un certo punto disegnava una linea diritta in lieve anche se costante rialzo, di colpo si impenna ad angolo retto sfrondando tutti gli schemi precostituiti” Tutti i famosi dilemmi della storia umana concorrono a questa tesi : l’anello mancante, l’assoluta mancanza di indizi che confortino una naturale evoluzione, l’elemento mare come sorta di demarcazione sulla fisicita’, i misteri sulla nascita repentina di tutte le piu’ celebrate civilta’ , le lampanti discrasie su certi assiomi legati al tipo di organizzazione sociale, tipo quello evidenziato in un  precedente articolo di questo stesso blog (l’uomo primitivo non ha mai abitato le caverne) ed infine la stessa aleatorieta’ del termine uomo primitivo e la questione sempre aperta sulla sua origine di cui la presente e’ solo  una delle tante , che cerca di non mancare come 
informazione, giustappunto  Esiodo, gli Yuga degli Indu’, Darwin, Lamark, Guenon, Evola, Biglino, piu’ qualche nuova aggiunta tipo la teoria della mente bicamerale di Julian Jaynes e in ultima analisi un apporto sul serio e il faceto di un bel po’ di fantasia . Ecco che ci facciamo improvvisamente propositivi e dismettiamo qualsivoglia cautela nei termini di possibile riscontro spazio/temporale, diamo per scontato, o quasi,  una narrazione che, ripeto intraprende da questo punto un percorso alquanto fantasioso, o magari diciamo immaginario, come i numeri che tanto apporto hanno dato al calcolo infinitesimale,  proiezioni di negativi, come ad esempio i -1, -2, -3….-n sotto radice quadrata: venendo meno gli impegni sul pianeta le entita’ dovettero allentare il controllo delle allucinazioni e subito si resero conto che tale diminuizione di una funzione cerebrale ampliava quella dell’emisfero opposto, ovvero difficolta’ di metonimie,  cioe’ trascinamento di significanti a favore di un proliferare di condensazioni metaforiche di cui per conseguenza ecco  cominciare a far capolino la metafora-io: non così immediata e repentina, ma insomma sempre piu’ frequente, in primis tra la gente di mare 
la cui navigazione su
  barche ed in mezzo a sconfinate distese d’acqua  poneva giocoforza delle situazioni del tutto inusitate  cui le famose voci non erano in grado di dare una soluzione così immediata: anche Jaynes e’ dell’idea che le prime formazioni di un analogo io, cioe’ di una coscienza, dovettero manifestarsi  in popoli dediti a lunghi viaggi di mare, quali ad esempio i Fenici. Abbiamo visto il grado di violenza, di devastazione, che comportarono  le prime manifestazioni di questa coscienza: mai e poi mai nei millenni  di mente bicamerale si era vista tanta crudelta’, tanta sistematica voglia di aggredire, di conquistare , tanto desiderio di sopraffazione di altri esseri umani. Di certo le entita’, che attenzione erano oramai in procinto di abbandonare la  loro frequentazione del pianeta,  dovettero riflettere sulle motivazioni di questa esplosione di violenza nei loro, un tempo, docili pupilli. Un qualcosa di assolutamente  imprevisto “colpa di questa dannata metafora che l’emisfero linguistico ha fatto di se stesso in relazione al contesto” dovette dire qualcuna delle entita’, non ovviamente con parole, ma con frequenze di stringa, per molti versi simili, come abbiamo detto a melodie ingenerate dalla tensione di corde di violino. “cosa si piò fare?” “e cosa vuoi fare? oramai stiamo rientrando della nostra dimensione  in altro universo. Probabilmente non avremo mai piu’  niente a che fare con questo pianeta, cosa ci importa? lasciamoli scannare da soli, vedi bene che dispongono tutti di quella dannata metafora-io che li fa essere così rabbiosi, così crudeli, ed in stretta correlazione  le difficoltà e la conseguente frustrazione, che il loro stato gli ha imposto: i peggiori tra di loro, quelli che vanno sempre alla ricerca di nuove conquiste di terre, di gente da dominare, da schiavizzare , sono quelli difatti che sono nati e cresciuti in territori brulli, aridi, con poche risorse, dove ogni cosa dal cibo, a certe comodita’, agi,  persino divertimenti , erano di difficile reperimento. “noi ce andiamo “ fece un’altra entita’ “  e lasciamo un pianeta dove praticamente in ogni angolo,  c’’e’ una guerra, uccisioni, eccidi , stupri, saccheggi” “.

 

lunedì 10 marzo 2025

I PRINCIPI DEL RITORNO

 

Il ritorno ad una Eta' dell'Oro di questo nuovo capitolo della storia umana, che il ritorno di Donald Trump sembra stia apparecchiando con velocita' SUPERSONICA , dovrebbe essere accompagnato, come suggerivo in un articolo di qualche giorno fa in un altro blog, per la precisione "lapasseggiatadellecattive.blog.spot.com"  da un riferimento costante  a quanto di meglio espresso dalla ragione umana nel corso dei millenni, cioe' anche dalla sua tradizione , scartando tutto cio' che ha portato male e  distruzione e cioe' guerre, carestie, giochi di potere, speculazioni economiche, eccessivo riferimento al denaro, al commercio, al profitto personale, al progressismo incondizionato, al poco distinguo alle specificita' delle comunita' umana. Ho piu' volte osservato che tutto questo coacervo di malignita' e devastazione e' perfettamente ascrivibile all'affermarsi della coscienza come modalita' specifica di interazione  con l'ambiente naturale e con il contesto  sociale:  la coscienza questo derivato del linguaggio articolato impostosi non piu' di tremila anni fa  con le sue modalita' metaforiche e metonimiche (condensazione e trascinamento direbbe il Freud de L'interpretazione dei sogni, ma anche De Saussure nel suo Corso di Linguistica Generale e perfino Lacan nel suo infinito Seminario, ha non solo condizionato ma totalmente delineato la presenza dell'uomo nel pianeta in appena tremila anni di storia, lasciando nel mistero piu' fitto quello che era stato prima dell'affermarsi della sua modalita' come "essere al mondo" ;  un mistero reso ancora piu' impenetrabile da inquietanti e del tutto inspiegabili reperti  che lascerebbero supporre una durata di questa diversa modalita' d'essere,  enormemente piu' lunga (si parla di decine di migliaia, ma perfino di centinaia di migliaia  ed ecco questo imprecisato, ma senza dubbio molto piu' lungo periodo si e' soliti attribuirlo alla "Eta' dell'Oro", quella di cui parla Esiodo e anche gli Yuga della filosofia indù. C'è un autore Julian Jaynes

che in suo eccezionale saggio del 1976  "il crollo della mente bicamerale e l'origine della coscienza" ha cercato di spiegare con dovizia di particolari una modalita' di essere al mondo non imperniata sul linguaggio (appunto la mente bicamerale ovvero la suddivisione per aree di compertenza del cervello umano :  una (la sinistra ) preposta all'adattamento tout court caratterizzato da metafore e cioe' analogie che appunto caratterizzano la formazione di un linguaggio  e un'altra metonimica, che utilizza la parte destra del cervello)   che trascina la somma delle esperienze acquisite previa la formazione di suggestioni allucinatorii  e che non consente la formazione di una metafora di se' stesso in situazione all'ambiente, cioe' un "analogo io " Ebbene si questo eccezionale saggio di Jaynes dovrebbe essere preso a sorta di "principio di tutte le cose " per un mondo che tenta spasmodicamente di esaurire le malefatte della coscienza (guerre, miseria, interesse particolare, mentalita' bottegaia, capitalismo, etc.),  assieme ad un altro grande capitolo della conoscenze umana (tra le poche cose sfuggite al rullo compressore della coscienza) che interessa piu' in soggettiva la vicenda dell'essere umano : la sua salute e integrita' rispetto ad un ambiente che lo impegna e anche a disciplinare  l'effetto di quel famoso "analogo io" ovvero la metafora di se' stesso in situazione che nel corso dei suoi tremila anni di storia (corrispondenti all'eta'  dell'argento (guerrieri) e poi a quella di bronzo (mercanti ) ha imposto regole e convinzioni che hanno aggravato tale integrita' - ovvero non solo le azioni platealmente negative, tipo la guerra o la speculazione economica, ma anche quelle disposizioni apparentemente benefiche , tipo la scienza, la medicina, l'igiene,  e tutte quei precetti e norme di comportamento apparentemente istituiti per il benessere personale, ma in realta' fortemente iatrogene in quanto ipocrite e buoniste (il famigerato "lo facciamo per il vostro bene!"). Quindi oltre ad un qualcosa che effettivamente spieghi come siamo arrivati fin qui , abbiamo bisogno di un qualcosa che ci dica come mantenerci il piu' possibile integri e adatti alle sfide che il mondo ci pone innanzi, cercando cioe' di mantenere al massimo grado la salute, il benessere, quindi abbiamo bisogno di una medicina, il cui unico farmaco sia però se stessa,  senza andarlo a ricercare altrove, piu' o meno frammentato in mercificazioni e quindi meno che mai in tutte le operazioni che hanno rivestito e rivestono a tutt'oggi un marchiano interesse per pochi, che erroneamente e del tutto inopportunamente qualcuno continua a chiamare elites o filantropi. Ebbene questo qualcosa e' una medicina certamente, ma non la medicina cosidetta ufficiale che si e' letteralmente identificata negli interessi commerciali di societa' anzi vere e proprie lobbies del farmaco che oramai dominano totalmente il panorama mondiale . Lo abbiamo visto solo pochi anni fa, come queste lobbies abbiano cercato di imporre la la loro volonta' distopica  praticamente su tutto il mondo sollevando a bella posta la paura delle masse con i collaudati mezzucci di virus inventanti e pandemie inesistenti;  la medicina che ci serve e' un qualcosa di totalmente nuovo che innanzi tutto non persegua quell'errore fondamentale di separare pensiero e corpo, ma anzi faccia proprio leva su tale sintonia per trovare gli elementi di una sua applicazione. Il nome di Rick Geerd Hamer salta subito prepotentemente alla ribalta con le sue 5 Leggi Biologiche che hanno  in effetti sovvertito dalle fondamente i principi della medicina. Ho fatto numerosi, anzi direi numerosissimi articoli su Hamer e la sua rivoluzione biologica per cui
rimando a questi, per una conoscenza al dettaglio di ogni singola legge e ai suoi meccanismi di traduzione dallo psichico al somatico previo un accurato studio della filogenesi della vita, che passando all'ontogenesi si appunta sulla embriologia e la distinzione in foglietti embrionali  Credo di aver individuato un distinguo nella manifestazione dei...stavo a dire,  sintomi, ma non sono sintomi, non avvengono in presa diretta sul fattore conflittuale, ma diciamo così, in differita, quindi sono "simboli" e il loro significante non sta lì a disposizione per essere condensato, ma piuttosto scivola indietro nel tempo (qualche volta anche avanti) e si sovrappone con altri simboli, anche provenienti da altri foglietti embrionali che hanno ontogenicamente innescato la reattività (un pò come il funzionamento del conscio e dell'inconscio coi due meccanismi privilegiati del linguaggio : la metafora e la metonimia) : quindi potremmo convenire che il fattore di disagi principali ed altri secondari nonchè recidive, costellazioni e anche binari (chi ha la fortuna di conoscere un pò della teoria di Hamer, mi comprende) risiede in una sorta di scansione temporale di tali simboli che si!!!...sono ovviamente simboli (e non sintomi ) di conversione corporea. Ecco difatti che un bruciore alla bocca dello stomaco non è mai in sintonia immediata con una frustrazione sul lavoro, un  dolore ai reni con problemi di rischiare di perdere la casa e neppure  fitte di ernia ad una delusione, ma ecco , li procede  segue, così come una tossettina che magari ti innesca quella mancanza di respiro , ma che subito dopo, dopo aver compiuto il suo lavoro di disturbo che ti polarizza e incanala l'attenzione, se ti distrai scompare. Affascinante eh!? il funzionamento dei foglietti embrionali che poi altro non sono che la modalità filogenetica, ricapitolata dall'ontogenesi che perviene alla specializzazione di tutto il sistema cerebrale, appunto in parti più o meno evolute, preposte alla risoluzione dei vari conflitti, scanditi nel tempo, dell'essere al mondo, ed anche del "non essere". Avevo dapprima ipotizzato che l'ernia e le fitte a stomaco, fianchi, schiena all'altezza dei reni, fossero tutti da addurre ad un originale conflitto del boccone (sporco) quindi imputabile al foglietto embrionale dell'endoderma (il piu' arcaico) , messo in gioco dalla annosa diatriba con esponenti familiari in relazione ad appunto "sporchi" interessi economici, un boccone che per le implicazioni appunto di insudiciamento di tutta una serie di credenze, non si riusciva a mandare giù e si cercava di sputare. Ero stato propenso a ritenere di tutta una infiammazione dell'intero tratto del colon, che si muoveva appunto nei vari tratti del suo sviluppo, ma sempre in riferimento ad un unico foglietto embrionale, quello dell'endoderma, innescato sempre da quella DHS per dirla alla Hamer, ma la cosa mi appariva strana per via del suo frequente ripresentarsi, e a risoluzione oramai bella che assimilata anche volendoci mettere la crisi epilettoide. No! c'era qualcos'altro e devo dire la rilettura dei testi originali di Hamer, che ad una prima lettura mi erano sembrati non solo ostici, ma anche presupponenti ed un titinin spocchiosi, si è rivelata illuminante: in questi difatti è analizzata al dettaglio la distinzione dei foglietti embrionali ed è chiaramente intesa la frequentissima possibilità che questi vadano mescolandosi in una stessa parte del corpo, che può avere parti di altri foglietti (un esempio classico proprio i rivestimenti parietali del colon e dello stomaco che hanno diverse composizioni a secondo del loro riferimento evolutivo - sempre quella benedetta ontogenesi ricapitolante la filogenesi - e quindi non un solo conflitto a monte dell'affezione, ma molteplici: quello del sentirsi più o meno adeguato ad un certo contesto, di avere paura di non farcela (foglietto embrionale del mesoderma recente) , quello della protezione e del "nido" che mette in gioco l'ectoderma e quindi anche i reni e, se la cosa è più pronunciata, anche il cuore e le coronarie. Succede un pò la stessa cosa sul fatto delle metastasi del cancro, che sono intese come una specie di diffondersi dello stesso male, ma in realtà altro non sono che nuove conflittualità, spesso e volentieri innescate da diagnosi infauste che innescano la paura; certamente non un fantomatico diffondersi dell'affezione, ma neppure un qualcosa di reiterato (la cosidetta recidiva) o un binario, ma differenti conflitti che innescano differenti foglietti embrionali, magari dello stesso organo corporeo. E’ proprio vero che la medicina di Hamer, come dicono gli Spagnoli è da denominarsi “Sagrada” = Sacra, in quanto qualcosa di veramente sacro in ambito di nosologia ma anche alla fin fine di cura, perché se è pur vero che “sapere di cosa si soffre non esclude il soffrire” come dicevano Epicuro ed Epitteto, e’ evidente come disporsi in termini  di conoscenza ed accettazione rispetto al proprio corpo e al diverso funzionamento degli organi, rappresenta una conquista dell’intelletto umano che vale la meta finale dell’alchimia, la pietra filosofale, l’illuminazione , la Grande Trasformazione. Superare determinate discrasie sopratutto di una poco reale  separazione mente-corpo, di metodologie fondate su protocolli nosologici quanto mai riduttivi, di inaffidabili procedimenti statistici e di diagnosi basate sul puro caso o su di una supposta “sfiga” con peculiarità più o meno genetiche, dovrebbe essere l’imperativo categorico di questo inizio terzo millennio e non certo quello di lasciarsi irretire dal solito terrorismo mediatico delle infami classi al potere di questo mondo mercantilistico e bottegaio, che si avvalgono dei più spregevoli mezzi di convinzione (paura e denaro) messi in atto con stucchevole periodicità in questa Età dei Mercanti  coi suoi servili esecutori ( mentalità sinistrorsa e pecoronismo delle masse). Quindi piu' che mai adottare le 5 Leggi di Hamer  e il suo "testamento biologico" che ci ha lasciato come seconda modalita' essenziale per disporci
ad un ritorno dell'eta' dell'oro, secondo i parametri cui abbiamo fatto cenno e che a me piace definire di "futuro anteriore" il "sara' stato" della ri-assunzione di una tradizione un po' evoloniamente individuata anche in una sua non proprio effettiva  tradizione, come modalita' preferenziata per dar luogo ad un altro av-venire 

L'UNIVERSO UBBIDIENTE (O NO)?

  L’intero Universo potrebbe,  e dico potrebbe, obbedire alle leggi che un gruppetto di geni dei primi trent’anni del XX secolo,  era andato...