sabato 28 ottobre 2023

LA STORIA E' UN TEATRINO

 

La storia è stata sempre falsificata e falsificabile? Questa domanda mi è stata solleticata dal ritrovamento di un vecchio libro di uno storico italiano Guglielmo Ferrero, non troppo conosciuto in quanto essendo antifascista e esule in vari Paesi, non è stato in Italia oggetto di capillare diffusione e attenzione;  diciamo “peccato” perché siamo in presenza di uno storico vero e molto originale, oggetto di grandi riscontri,  ma giustappunto non in territorio nazionale, ma nei numerosi Paesi in cui è stato esule ed ospite (Svizzera, Francia, Gran Bretagna , Stati Uniti) ;  il libro in questione  è del 1936 pubblicato in Svizzera,  si chiama "Avventura" e  tratta del prepotente ingresso nella storia, del giovane generale Napoleone Bonaparte con la campagna d’Italia del 1796/97, dove è avanzata la tesi che tale folgorante  ascesa non sia stata affatto dovuta a quel genio militare universalmente attribuito al personaggio e neppure a quella sorta di “hoc erat in votis”che trascende i dettami della storia, ma a tutta una serie di circostanze tra il fortuito e il fortunoso, ma anche un tantino al programmato, che fa si di individuare  un contesto preordinato e ben incanalato nei dettami di una precisa strategia sociale.  Le verità storiche  come quelle scientifiche  sono sempre relative e la campagna d’Italia del 1796/97 è stata universalmente considerata dagli storici come innesto della più straordinaria avventura del personaggio che l’aveva condotta, quel personaggio che 10 anni dopo, all'indomani della battaglia di Jena,  farà  scomodare  un  filosofo come Hegel  per  veder passare “lo spirito della storia “ :  e’ da due secoli e passa, appunto  che si racconta che la Campagna d’Italia fu il parto del solo cervello geniale di Bonaparte,  e che solo lui avrebbe potuto avviare un simile sconvolgimento, ma analizzando spassionatamente i fatti l’autore perviene alla constatazione che non è affatto così:  in effetti, specie nella prima parte della campagna non si ravvede alcuna variazione rispetto al piano studiato dal Direttorio per i compiti dell’Armata: va notato difatti,  che all'incirca  dalla meta’ dell’anno precedente all'assunzione del comando dell’armata di Bonaparte il Direttorio in collaborazione con il Comitato Topografico Militare e una serie di giovani Generali, di cui faceva parte anche lui il ventiseienne  Generale di Divisione Napoleone Bonaparte, aveva elaborato un piano d’azione sia tattico che strategico  per la non troppo considerata Armata d’Italia. Sotto il profilo tattico il primo obiettivo doveva essere la città e fortezza di Ceva che doveva essere attaccata  da due lati delle forze d’Armata , la prima lungo il Tanaro, la seconda  da Savona, per poi proseguire nella direttiva di separare le forze austriache da quelle piemontesi e procedere verso la Lombardia . Le linee strategiche per l’Armata del Piano del Direttorio, però non riposavano in Italia, ma prevedevano l’invasione della Germania  attraverso l’Italia,  e Napoleone come si e’ detto, faceva parte del gruppo di Generali che aveva ideato tale piano in un periodo in cui non aveva ancora alcuna idea che sarebbe stato proprio lui quello che sarebbe stato incaricato di  dargli  fattualità.  Questo punto è di capitale importanza nel ragionamento che stiamo seguendo :  dove è che finisce la la storia e dove è che comincia il mito???? perché in effetti  siamo in presenza della nascita di un  mito, anzi a tutti gli effetti il più inossidabile mito dell’era moderna, un’era nata appunto nata come Rivoluzione delle macchine che aveva avuto in precedenza  qualche prodromo di personalizzazione ( Federico II di Prussia, l’Imperatrice Maria Teresa d’Austria, qualche musicista, tipo Mozart e  Beethoven o magari filosofi o studiosi d’eccezione tipo Liebniz, Newton, Kant) , ma che troverà in questo piccolo insignificante uomo, che in altri periodi, se non avesse incappato in una serie di sconvolgimenti sociali del calibro della Rivoluzione Francese, sarebbe rimasto un oscuro ufficialetto gratificato al massimo del grado di Maggiore. E’ notorio come praticamente tutti,  anche coloro che non lo avevano particolarmente amato (il manzoniano “vergin di servo encomio e di codardo oltraggio”) finissero per esaltarlo, appuntandosi anche su particolari non troppo dissimili dal conformarsi delle nuvole ad una apparente madonna in cielo, per uno stuolo di fanatici e suggestionabilissimi religiosi : nel 1840 quando in una giornata invernale nuvolosa e uggiosa fu traslata la salma dell’Imperatore da sant’Elena per essere tumulata nella Chiesa des Invalides, ecco che all'improvviso uno splendente sole sbucò dalle nubi per illuminare il feretro e le ali di folla che l’accompagnavano

lungo les Champs Elysees, e simultaneamente si levò dalle folla un grido che squarciò il silenzio …“LE SOLEIL D’AUSTERLITZ !!!!!” e come d’incanto ritornare la magia dell’Impero, dei bollettini delle battaglie, i gagliardetti, le insegne, le fiammanti uniformi della Vecchia Guardia. Per spiegare tutto questo, cogliendolo proprio dal suo inizio, l’autore del libro “Avventura” Ferrero, parla appunto di un non meglio precisato “spirito di avventura” una sorta di smania che fa da correlato nel genere umano specie da quando il suo baricentro si è spostato dall'interno di sé stesso  ad un qualcosa di esterno:  la macchina il prodotto della cosiddetta rivoluzione industriale ;  e’ un smania che sostituisce la ripetitività, la routine, cui lo spostamento di indice referenziale appunto dall'interno all'esterno di sé, in una protesi di tutte le sue capacità , della sua stessa essenza,  spinge l’umanità, da una parte con impazienza, ma dall'altra con riluttanza, a uscire dal momento presente, per andare a cercare qualcos'altro in un altro tempo,  in un altro spazio, appartenente non più alla realtà, ma all'immaginazione; non è un tempo presente, ma non è neppure un tempo passato, ne’ tanto meno un tempo futuro in una semplice modalità desiderante: è un altro tempo, non semplice, ma composto e molto più complesso, un tempo che può trovare applicazione in un mondo matematico di perlomeno cent’anni antecedente alla Rivoluzione Industriale, che due grandi studiosi avocarono a loro ideazione  Leibniz e Newton : il calcolo infinitesimale!  Di cosa si occupa il calcolo infinitesimale di tanto importante e di  tanto inerente ai tempi che verranno fino ad essere ancor oggi uno dei calcoli più largamente impiegati per addivenire a risultati della massima utilità non solo teorica, ma anche pratica? di  andare a definire quel particolare “punto/momento/emozione” in cui uno stato si trasforma in flusso, un cambiamento che compatibilmente al suo far parte di tutto l’insieme dei numeri complessi, ne comporta anche l’impiego del sottoinsieme dei numeri immaginari, ovvero proiezioni di numeri negativi. Lo spazio/tempo e flusso, farsi cioè quel “sarà stato “ che rappresenta una modalità trascorsa e nel contempo “ri-assunta”, per dar luogo ad un avvenire, che fa leva sugli immaginari, tutti gli immaginari possibili, dove la realtà si piega alla fantasia e anche alla manipolazione, abbisognando non solo del calcolo infinitesimale e di tutto l’insieme dei numeri complessi, ma altresì della capacità di persuasione della nuova grande arma della Rivoluzione Industriale : la stampa, i mezzi di informazione, tutto quello che più tardi verrà denominato “Mass media”
La tesi del libro di Ferrero che assume un che di inquietante nella correlazione con quanto sta accadendo oggi, non nomina il calcolo infinitesimale, né le derivate complesse che impiegano anche numeri immaginari, ovvero proiezioni di negativi -1, -2, -3, -n, con i quali si intende quella mancanza, debito, carenza , etc, che proprio grazie alla proiezione assolve ad una funzione di compensazione più che verosimile, così come non nomina la fondamentale differenza tra Leibniz e Newton proprio su tale calcolo infinitesimale, laddove per il primo i fenomeni e la stessa essenza umana erano ascrivibili ad una una sorta di “forza viva” (vis viva ) che ha più a che fare con la reazione e in qualche modo il tentativo di padroneggiare il cambiamento epocale dell’introduzione della macchina, da parte dell’uomo e ingenererà quella reazione alla massificazione rappresentata dall'Illuminismo, mentre il secondo, che era più fisico e meno filosofo, tendeva a stabilire relazioni di grandezza e velocità tra uno o più punti, che lui chiamava flussioni, e dal cui calcolo, di tali “flussioni” che poi vennero chiamate “derivate” si può prendere l’antefatto della piena riuscita di quel cambiamento di soggetto referenziale di essenza del mondo, che la Rivoluzione Industriale realizzerà tra uomo e macchina. Si tratta a ben vedere per entrambi di maneggiare un infinito potenziale, ma per ognuno dei due ecco che si prestava a individuare un potenziale infinito interno o un potenziale infinito esterno, ognuno con una sua particolare inclinazione e che in correlazione coi grossi cambiamenti che la Rivoluzione Industriale stava ingenerando, produrrà immediatamente degli effetti di significazione : da una parte quella di Leibniz, che è come si è fatto cenno, può ascriversi tutto il movimento filosofico dell’Illuminismo (il secolo dei lumi) dall'altra quella di Newton che rappresenta invece quel meccanicismo che riuscirà compiutamente a trasferire l’indice di riferimento generale di essere al mondo dall'uomo alla macchina, ovvero dall'interno di sé, all'esterno di se’ Ora come è noto, la storia scientifica ha deciso a favore del secondo , superando con relativa facilità la stimolante idea dell’Illuminismo, eppure intorno all'inizio del XX secolo cioè più di trecento anni dopo, la teoria della relatività di Einstein afferma che in ogni oggetto materiale c'è una energia intrinseca che dipende dalla sua massa e dal quadrato della velocità della luce, la celeberrima formula E = mc2. sembrerebbe quindi che Leibniz abbia intuito e prefigurato la teoria della relatività , con la sua "vis viva" alla quale aveva dato un indice mv2, ovvero massa per il quadrato della velocità identificandola appunto come energia vitale comune a tutti i corpi materiali e spirituali ; e non è solo Einstein che Leibniz con questa sua intuizione di forza univoca di spirito e materia, appunto questa vis viva, ha anticipato, ma tutte le formulazione della Fisica Quantistica, da Maxwell a Bohr a Heisenberg , Scrhodinger , Bell, Dirac , Feynman etc. introducendo quindi nella fisica teoretica un qualcosa che mai e poi mai sarebbe stato concepibile con Newton, ovvero che la psiche umana, non solo la coscienza ma anche un inconscio, si proprio quello scoperto per indizi di significazione da Freud, abbiano una parte fondamentale nella comprensione delle problematiche relative all'osservazione dei fenomeni quantistici stabilendo una interazione tra chi osserva e ciò che viene osservato. Qual è la tesi del presente scritto, dedotta dal saggio citato ? Che gli storici, o meglio i cronachisti francesi di quel biennio 1796/97 abbiano di proposito utilizzato il calcolo infinitesimale di Leibniz, con tanto di derivate costituite da numeri immaginari (nel senso di proiezioni di numeri negativi ) integrando quella leibniziana “Vis viva” con il generico “spirito di avventura” che l’autore del saggio poneva a generico e irrazionale motore del movimento e cambiamento dei concreti eventi e fatti reali. Quasi casualmente o perlomeno sul concorso di varie circostanze fortuite, questo tipo di calcolo tra il reale e l’immaginario, si sarebbe andato appuntando su di un singolo personaggio, neppure troppo dissimile da altri: un giovane generale, quando la giovane età era più una norma che un’eccezione tra i quadri militari venuti  a formarsi con la rivoluzione, con al suo attivo un’efficace operazione di polizia (la repressione di una insurrezione realista alla Chiesa di san Rocco), e la fama di essere abbastanza esperto di movimenti di artiglieria (4 anni prima nella presa di Tolone e del forte dell’Eguilette), ma
soprattutto la riconoscenza di uno dei più influenti membri del Direttorio Paul Barras del quale sposandone la ingombrante amante Josephine De Beauharnais gli aveva tolto una enorme preoccupazione e ne aveva avuto, da questi proprio il giorno del matrimonio 2 marzo 1796, un eccezionale regalo di nozze: il comando dell’Armée d’Italie. Ora francamente non ce li vedo i compilatori delle cronache nelle vesti di “piccoli Leibniz”, ma il punto è che determinate scoperte finiscono per entrare nelle menti delle persone, così del tutto impercettibilmente, e anche i più astrusi ragionamenti matematici finiscono per entrare a far parte delle sensibilità delle genti; così quella generica sostituzione di paradigma referenziale tra l’uomo e la macchina che aveva già prodotto la reazione intellettuale dell’illuminismo e quella della violenza sanguinaria della rivoluzione francese, andava sempre più abbisognando di una razionalizzazione che chiedeva urgentemente un salto di fantasia, non più per un intero collettivo ma per un singolo che potesse rappresentare l’esigenza di novità forzando i dettami di una realtà che abbisognava che si conformasse a parametri di eccezionalità, di quasi totale contrasto tra reale e immaginario. Proprio come una macchina, i cui pezzi si possono cambiare, sostituire, riassemblare , anche l’uomo, questo Homo Novus non più rappresentante della sua essenza ma con di volta in volta espropriato a favore di una sua continua riproposizione  deve conformarsi alle stesse esigenze ed è parimenti importantissimo, anzi fondamentale che tali peculiarità vengano rese ben evidenti, palesate continuamente, ostentate: nasce dall'immaginario, la pubblicità dell’uomo e della sua azione, del tutto simile a quella di un qualsiasi altro prodotto. L’uomo diventa equiparabile non solo ad una macchina, ma anche ad una merce . Tutto si costruisce, tutto si cambia, tutto si vende e tutto si compra Napoleone Bonaparte è in tal senso una sorta di prototipo: le sue peculiarità sono da manuale: piuttosto oscuro, venuto dal nulla, poca distinzione, persino un fisico non aitante, di bassa statura, e caratterialità introversa, ombrosa;  di converso però una fortissima  disponibilità al compromesso, ambizione sfrenata, pochi scrupoli, nessuna preoccupazione del futuro, ma tutto orientato al successo immediato, ecco la quintessenza di quel che serviva in tempi come quello di post rivoluzione per porre una fine costruita, diremmo oggi virtuale e non reale,  ad un qualcosa che deve essere ricondotta nei dettami della normale quotidianità. Nasce la pubblicità e nasce altresì la spettacolarizzazione di un evento che l’uomo deve interpretare come un attore interpreta una parte, ed ecco difatti che con la Rivoluzione industriale cominciano a delinearsi oltre questa figura, diciamo così incanalante, anche tutta una serie di altre figure che lo sostengano : scrittori, giornalisti, biografi, estimatori, ma anche oppositori e critici, e vere e proprie entità, che diverranno  i cosidetti mass media. Benvenuti quindi  nella nostra era moderna e benvenuti anche in quest’era contemporanea che però con l’esasperazione di alcuni suoi meccanismi ha portato al parossismo il meccanismo del calcolo infinitesimale di Liebniz , dove non possiamo più parlare di “vis viva” ma di totale controllo da parte delle  classi dominanti  e quindi un reiterato attacco alla Libertà individuale, attacco che avrà di volta in volta le peculiarità di maggiore controllo delle masse attraverso  il meccanismo  della falsificazione e della mistificazione e vieppiù quello di un continuo stato di paura, cui la stragrande maggioranza delle masse va mantenuta : paura che un tempo poteva essere mantenuta con un impianto di punizione divina, ma che ora abbisogna di un qualcosa di più riscontrabile anche se con i medesimi meccanismi di astrazione e di in-definizione : uno stato di salute continuamente compromesso dall'emergere di quel fantasma della malattia e del contagio, cui solo l’affidamento ad un qualcuno che si avoca la responsabilità di gestirlo ne potrà assicurare la cura e la guarigione Ne sono manifestazioni : l’eccessivo scollo tra realtà e immaginazione, un consumismo sfrenato con mercimonio dilagante, personaggi sempre più mediocri che cercano di avocarsi le caratteristiche che un tempo erano peculiarità di uno solo o pochissimi, democratizzazione delle derivate immaginarie, tentativi di superamento del confine tra reale e immaginario con fini di asservimento della maggioranza della popolazione ai dettami di pochissimi, come stiamo in questo preciso momento subendo (2020) e i cui tratti ispiratori non riposano nella realtà, ma nella letteratura fantascientifica di tipo apocalittico alla Orwell, alla Huxley, alla Breadbury. 
Sul principio del “recitare una parte” è  importante realizzare la ricostruzione tutta virtuale di un personaggio fuori le righe, costruito a bella posta con tratti  quasi sovrumani,  ma opportunamente scelto  dalla compagine meno rappresentativa della Società, sicché ognuno nel suo uniformarsi a questi ne avrà per così dire quasi un ritorno in termini di possibilità : una democratizzazione  dell’eccezione : i 5 minuti di celebrità di cui tutti secondo Andy Wharol hanno diritto, in questa nostra era di ipercapitalismo di sfrenato  consumismo, dove all'era delle macchine è subentrata l’era delle apparecchiature informatiche e cibernetiche;  non più il braccio, le mani,  il corpo, la fatica fisica, ma lo stesso pensiero umano, la mente, divengono l’oggetto dell’espropriazione. L’operazione  ha una origine, una prima volta e seguiamo lo storico Guglielmo Ferrero  che ci fa appropinquare a quel marzo 1796 in cui il Generale Napoleone Bonaparte con quel po’ po’ di regalo di nozze  del comando dell’Armata di Italia  giunge  alla tenda del comando  a Nizza , ricevuto dai tre generali che fino a quel momento si erano divisi il comando delle operazioni , tre generali di molta più esperienza della sua : il savoiardo André Massena 43 anni ex sottufficiale dell’esercito savoiardo , alto aitante, volitivo, salito velocemente di ruolo e di grado con a rivoluzione e all'attivo parecchi fatti d’arme che lo gratificavano già allora dell’epiteto di “Invincible”,  il Gen Charles Pierre Augereaux 39 anni di Parigi nato nella popolare strada di rue Mouffetard ex soldato ed ex disertore per aver ucciso in duello un ufficiale, soldato di ventura di vari Regni, tra cui anche quello dei Borboni napoletani,  era ritornato a Parigi durante a Rivoluzione e si era arruolato come Sergente nella Guardia Nazionale per poi salire velocemente i gradi di ufficiale dell’esercito nella repressione della rivolta della Vandea e venir nominato Generale a 36 anni, il Gen. Jean Mathieu Philibert Serurier  54 anni , l’unico proveniente da una regolare carriera militare di ufficiale,  essendo di  provenienza dalla piccola nobiltà:  aveva partecipato alla guerra dei 7 anni e a campagne in Hannover e Portogallo, oltre ad aver preso parte ad operazioni contro Pasquale Poli in Corsica , l’idolo di gioventù di Napoleone; all'inizio della Rivoluzione aveva il grado di Maggiore e nel ‘93 veniva promosso Generale . Tutti e tre come si vede, avevano molti più titoli ed esperienza  del giovane Generale Corso e difatti lo avevano accolto non propriamente con rispetto, voltandogli  sprezzantemente le spalle,  o perlomeno questo è quel che è passato alla storia e che  viene riportato in un film che per molti versi rappresenta una specie di inverazione filmica del processo di creazione del personaggio:  NAPOLEON.  In tale film difatti molte delle scene paradigmatiche che avevano costruito il mito del generale Nessuno divenuto il generale Meraviglia, sono riportate fedelmente; fedelmente si, ma non alla realtà, bensì a quell'immaginario con il quale si sarebbe dato inizio al mito, non ultima questa scena  appunto dell’ingresso del giovane generale nella tenda comando  con i tre sopracitati generali ripresi appunto di spalle . Cosa succede ? ecco che si vede Bonaparte  scaraventare la sciabola sul tavolo costringendo i sottoposti a voltarsi e quindi fissarli , uno alla volta diritto negli occhi,  fino a imporgli di levarsi il cappello. Siamo nella quintessenza di quando un film che dovrebbe interpretare la storia si fa esso stesso storia: Napoleon  di Abel Gance che doveva consegnare alla Settima Arte la ratifica di un mito così come era pervenuto  da quel meccanismo di esaltazione  messo in evidenza dallo storico Guglielmo Ferrero, è forse il  film  più mancato della storia del cinema,  difatti, essendo tale film del 1927, la diffusione del sonoro ne bruciò  il colossale potenziale di successo e diffusione  :  forse proprio a causa di questo mancato, in questa sua riproposizione  dopo oltre mezzo secolo lo scenario di ambientazione era quanto mai  caricato:  da un triplo schermo a  Massenzio, in piena atmosfera di quell'Estate Romana voluta dal sindaco Argan e dell’Assessore, nonché amico personale di chi sta scrivendo queste note,  Renato Nicolini che mi aveva convocato, conoscendo la mia passione e discreta competenza di cinema, per chiedere un parere su cosa ne pensassi di quel film;  io capirai con la mia sempiterna cultura per il “mancato” mi ero prodotto in un vero e proprio panegirico, tanto più che c’era la concretissima possibilità che
venisse a presenziare lo stesso regista Abel Gance, oramai novantenne, che per come erano andate le cose su quel capolavoro per differita, si collocava in pieno in tale spirito. In effetti quel film, Napoleon aveva tutte le peculiarità di quel grande mancato di cui spesso, opere, persone, eventi, addirittura città e civiltà, sembrano venire intessuti. Realizzato con grandissimi mezzi intorno al 1927, doveva oscurare tutti i grandi colossal usciti fino ad allora, era però apparso, come e’ stato accennato,  sugli schermi proprio quando la provocante voce di Al Johnson disse la famosa frase “Signori non avete ancora sentito nulla!”.  Lo disse Groucho Marx “un film è assai meglio della realtà” , così era anche quel film, per concezione, ampiezza di vedute, tecnica cinematografia con dissolvenze incrociate, carrellate fantasmagoriche, effetti di fotografia, uso di viraggi in relazione alle scene.. “pensa” avevo detto a Renato Nicolini “ non è affatto vero che Estasi con Hedy Lamarr è stato il primo film dove si vede un seno nudo di donna, nella grande festa del ballo per la fine del “terrore” di Robespierre e Sain-Just, c’è una scena di ballerine che danzano tutte allegramente a busto scoperto. Ora Abel Gance novantenne era lì in prima fila, nelle poltrone di Massenzio, omaggiato da tutte le autorità e anche dal sottoscritto, che era in fibrillazione nello stringere la mano ad un simile “campione” del mancato, questa volta non tanto alla storia, quanto allo spettacolo, ma, che questa volta, la realtà gli aveva dato la sua rivincita. L’entusiasmo del pubblico alla rappresentazione, i tre schermi con i riflettori che sul finale dividevano la luce nei colori della bandiera francese, manco a dirlo con la musica della “Marseillese”, furono qualcosa di epocale, in quella splendida notte romana.
Lo vedi che strano, la realtà a volte concede qualche rivincita, ho detto sempre che forse noi sulle generali viviamo un po’ troppo e che per lo più siamo destinati ad essere superati dalle cose del mondo, ma di certo il vecchio Abel Gance quella sera non sarebbe stato del mio stesso avviso, glielo si leggeva negli occhi di vegliardo, dove si intravedeva il lampo dell’orgoglio di aver fatto un qualcosa che, d’accordo , il botteghino e quindi lo spettacolo in genere, aveva condannato come fallimento, ma non all'oblio. Lo ripeto fino a pochissimo tempo fa nessuno mi avrebbe convinto del contrario, il film che in quel fantasmagorico scenario ci  incollò tutti a fronte di quel triplice schermo, ove come un fantasma aleggiava  in una sorta di dissolvenza tra realtà e immaginario  la veneranda figura del suo autore, in poltrona d’onore lì nella rappresentazione,  ma anche  ben dentro l’immagine filmica  nella accattivante parte che si era scelto del  terribile “angelo della morte” Saint Just.  
L’attore che impersonava Napoleone nel film Albert Dieudonné era perfetto nella parte, si ma quale parte? quella che la storia ha voluto tramandarci, ma non certo quella della  realtà dove  un ubbidientissimo  giovane generale  praticamente con un quasi nullo curriculum,   si accingeva goffo ed impacciato a recitare appunto la parte di esecutore di un piano che aveva ben altri ideatori e di certo  del tutto inconsapevole di quello che un mélange di caso,fortuna, necessità, e anche fortuna gli stava apparecchiando, e che magari qualcuno avrebbe chiamato storia ;
 a pensarci bene è sempre un pò così! non è forse vero che siamo sempre costantemente superati dagli eventi che dobbiamo vivere?, la nostra stessa struttura anatomica è congegnata di tal fatta, abbiamo gambe per camminare e alla bisogna, correre, verso dove? verso qualcosa, braccia per cogliere…mani per afferrare e un cervello per pensare…prima: pro-tendersi, pro-gettare, pro-porre…. tutto quel benedetto “pro” che guarda un pò è giusto il prefisso del nome di quello che ci ha fatto questo regalino: il mitico Prometeo, dove quel “pro” è unito alla forma “methes” del verbo “mantano” = io penso: e quindi Prometeo è “colui che pensa prima” in anticipo, proprio come cerchiamo di fare noi. Eh già, ma su cosa è fondato tutto questo “pro”? su di un furto! un furto agli dei, che permalosi come sono non l’hanno presa per niente bene, e a parte i risvolti più o meno truculenti verso l’autore di quel furto (roccia del Caucaso, catene, aquila che rode il fegato) e anche verso di noi (il taglio che separa l’essere umano, prima “amphiteroi in due parti distinte (dia-boliche) blandamente spinte dal dio Eros alla ricongiunzione (simbolica), hanno fatto in maniera che noi fossimo appunto costantemente superati dalle cose che desideriamo; per questo forse i latini hanno coniato la parola desiderio (de sidera) ovvero essere intorno, dalle parti, nei pressi, nei paraggi di dove dimorano le stelle che non sono affatto fisse, anzi per il solo dato di presentarsi alla nostra vista, esse debbono essere già estinte da milioni di anni. Paradossale dunque che il vecchio Abel Gance abbia avuto il suo “successo” cinquanta  e passa anni dopo, ma anche paradossale che noi comuni mortali siamo sempre lì a combattere con le cose del mondo e l’unico modo per impadronircene veramente è forse quello del ri-assumerle, non nella realtà , ma in una sorta di immaginario, dove, come la riedizione di Napoleon a Massenzio, quello che conta, non è come siano andate veramente le cose, ma come le reinterpretiamo noi, come ri-mettiamo il tutto insieme , ovvero con una operazione “simbolica”. Ordunque a parte le scene della tenda con la sciabola sbattuta sul tavolo e probabilmente anche il famoso discorso, ben illustrato nel film,  che il nuovo Generale tenne alle truppe “ Soldati siete laceri e malnutriti. Il governo vi deve molto, e non può darvi niente. La vostra pazienza, il coraggio che mostrate in mezzo a queste rocce, sono ammirevoli, ma non vi daranno la gloria …. Io voglio condurvi nelle più fertili pianure del mondo. Ricche province, grandi città saranno in vostro potere. Vi troverete onore, gloria e ricchezze. Soldati d’Italia, mancherete dunque di coraggio e determinazione?». Cosa fa il nuovo Generale  appena arrivato? Esegue alla lettera il Piano che il Direttorio aveva  ricalcato sulle Mémoire de l’Armée D’Italie, redatto l’anno precedente, da un gruppo di giovani generali di cui anche lui aveva fatto parte, uno dei tanti, non certamente il più importante , soprattutto non quello che sarebbe stato destinato a eseguirlo. Si è fatto cenno a questo Piano ora è il momento di approfondirlo un tantino :  sotto il profilo tattico, il primo obiettivo doveva essere la città e fortezza di Ceva che doveva essere attaccata  da due lati delle forze d’Armata, la prima lungo il Tanaro, la seconda  da Savona, per poi proseguire nella direttiva di separare le forze austriache da quelle piemontesi e procedere verso la Lombardia . Le linee strategiche per l’Armata del Piano del Direttorio, però non riposavano in Italia, ma prevedevano l’invasione della Germania  attraverso l’Italia,  e Napoleone esegue alla lettera le disposizioni :  fissa il suo Quartier Generale d Albenga ed comincia col volgere la sua attenzione a Ceva, primo obiettivo posto appunto dal Piano e la riprova è data dal suo recarsi  il 9 aprile 1796 nella Valle del Tanaro per parlare con Serurier che comandava quel settore, neppure prendendo  in considerazione una offensiva dalla parte di Montenotte, dove si badi bene sarà trascinato a reagire non operando da attaccante, ma da attaccato: attaccato  dall'ala sinistra dell’esercito austriaco che riusciva a sorprendere i francesi conseguendo alcuni vantaggi territoriali in direzione  del colle di Cadibona e Savona: così crolla uno dei miti più inossidabili della aurea napoleonica : che lui sia arrivato e paffete come d’incanto successi a ripetizione : Dego, Millesimo, Cairo Montenotte. In verità furono gli Austriaci a dare inizio alla Campagna d’Italia in quell’aprile 1796  e le controffensive che  portarono alla vittoria di Cairo Montenotte il 12 di aprile,  furono merito non tanto di Bonaparte quanto  dei Generali Massena e Leharpe che erano accorsi prontamente. Altro particolare spesso sorvolato dagli storici, specie quelli meno approfonditi e anche il nostro famoso film Napoleon, (che su queste prima battaglie della campagna d’Italia, chiude  la sua visione, facendo aleggiare sullo schermo tricolore, lì a Massenzio, un’aquila volteggiante a simbolo della gloria , lasciando intendere di voler continuare la narrazione in una parte successiva) , fu che  subito dopo la vittoria di Cairo Montenotte, Napoleone ritornò al piano originario del Direttorio, ovvero l’attacco di Ceva e quindi lasciò  lo scontro cogli austriaci per preferenziare quello coi Piemontesi;  fu addirittura ipotizzato che Bonaparte disubbidì al Direttorio  nel non continuare lo scontro verso gli austriaci, ma è una di quelle, diremmo oggi fake news da manuale : il Direttorio  non aveva mai ordinato a Bonaparte di inseguire gli Austriaci  ed anzi aveva tassativamente ordinato di non fare alcun movimento se non prima di aver occupato Ceva. Nei giorni seguenti Napoleone  operò contro i due eserciti,  quello austriaco che era stato sconfitto a Cairo Montenotte e quello piemontese che presidiava Ceva e la valle del Tanaro, su più direzioni,  nei combattimenti un po’ altalenanti di Dego, Millesimo, dove alla fine i francesi finirono  per avere la meglio e solo quando fu  tranquillo rispetto agli austriaci, il 16 aprile  si girò  verso Ceva prendendola d’assalto, ma venendo sanguinosamente respinto . Ora va sottolineato come tale ultima operazione, appunto l’occupazione della fortezza  di Ceva, ha sempre fatto storcere il naso agli storici, specie quelli agiografici di Napoleone:  difatti attaccare di petto un campo trincerato, anche se era espressamente e tassativamente stabilito dal Piano del Direttorio, non è propriamente una di quelle azioni che un buon generale, figuriamoci uno che diventerà Napoleone, farebbe mai, per cui tutti si sono chiesti  come sarebbero andate le cose, se il giorno seguente Colli il comandante in capo dell’esercito piemontese  avesse difeso la città? Cosa aveva portato Colli ad abbandonare il campo trincerato ed evacuare la cittadina  lasciandovi solo una piccola guarnigione che sarebbe capitolata pochi giorni dopo, facendo di fatto i francesi padroni del campo senza ferire??? Ecco qui si entra in un campo appunto dove storia e fortuna si confondono, ma anche lasciano uno spiraglio di “altra” necessità che forse risente di fattori che nessun piano precostituito può prevedere. Fortunissima ovviamente per il giovane Generale che si trova questo inaspettato regalo e per la prima volta va parzialmente  contro le direttive di Parigi non rimanendo a Ceva, ma inseguendo il nemico. Il punto è che alcuni documenti ritrovati anni dopo, mostrano che le direttive del Piano del Direttorio non erano poi così assolute, si legge difatti in una di queste “Istruttorie” : “ il Direttorio  lascia al Generale in capo la libertà  di dirigere le operazioni sia che ottenga vittoria completa , sia che il nemico si ritiri verso Torino e l’autorizza a dar ancora battaglia, fino a bombardare la capitale,   se le circostanze rendessero questa azione necessaria “. Come dice giustamente Ferrero si ravvede il linguaggio ovattato del Direttorio, ovvero non ordinare mai, non imporre alcunché, ma sempre proporre, suggerire, consigliare, spingere cioè il generale ad ardire, ma senza forzarlo si dal non rimanere coinvolto in una sconfitta, sconfitta che 2 giorni dopo il 19 aprile doveva puntualmente arrivare in una forte posizione che proteggeva la ritirata delle truppe di Colli, quella di San Michele; nessuno, o quasi,  ha mai sentito nominare questa battuta d’arresto nella trionfale marcia dell’Armée d’Italie e del suo giovane generale, che pure fu  addirittura più grave di quella di Ceva,  tanto da costringere il Bonaparte a convocare il Consiglio di guerra. Però a questo punto, la riesamina dei fatti puramente militari:  vittorie, sconfitte, assalti, inseguimenti , battute d’arresto, deve caricarsi di qualche altra valenza ed  andare un po’ più a fondo di quella  generica indicazione di fortuna che starebbe lì a fare da rimpiattino tra caso e necessità. Come mai Colli comandante dell’esercito piemontese si comportò in maniera così contraddittoria:  respinge il nemico, lo vince addirittura, ma non ne approfitta, anzi si ritira abbandona campi trincerati e però si assicura la ritirata sempre rintuzzando gli attacchi, come successe ancora il 21 aprile a Mondovì vicinissimo Torino;  d’accordo questa volta le cose andarono un po’ meglio per i Francesi, ma non impedì comunque a Colli e l’esercito di raggiungere Cherasco il 24, giusto ove dopo velocissimi preliminari, il 28 aprile la corte sabauda di Torino  richiedeva  un armistizio per negoziare una pace separata con la Francia, il tutto con  l’esercito austriaco appena  a due giorni di marcia da tale cittadina. Cosa c’ è dietro questo contraddittorio comportamento  dei Piemontesi, del suo esercito e generale in capo, e del suo Re? Ripetiamo che gli storici specie quelli di marca napoleonica, quelli che come il nostro regista Gance, hanno contribuito a diffondere il mito del generale infallibile, vero grande genio sia tattico che strategico, l’unico dell’era moderna paragonabile ad un  Cesare, ad un Mario, ad uno Scipione, ad un Alessandro, sono sempre stati particolarmente imbarazzati nel descrivere le fasi di questa improvvisa richiesta di armistizio da parte del Regno di Sardegna ad una Francia la cui Armata non ne aveva mai seriamente impegnato le sue truppe:, Colli non era mai stato battuto in campo aperto,  il suo esercito non era affatto disfatto e neppure  era stanchissimo come i manuali di storia oramai riportano con quasi monotona  litania;  anzi se vogliamo essere franchi, erano i francesi ad essere molto più stanchi . Si deduce quindi che la Corte di Torino non chiese la pace perché non poteva, ma semplicemente perché non  voleva più, combattere. Politica non strategia.In verità se si va un po’ più sul profondo si evince che quell'alleanza con l’Austria, al Regno di Sardegna non era andata mai giù, fin dalla sua stipulazione nel dicembre 1795: i motivi che l’avevano  indotta erano sul proseguo della coalizione contro la Francia rivoluzionaria che giustappunto in quel periodo  era in procinto di attaccare in Italia con la sua Armata apposita, anche se in verità con un compito di solo passaggio per prendere alle spalle la Germania e congiungersi colle truppe impegnate sul grande fronte austro-tedesco, che erano sotto il comando del Gen. Moreau un Generale di grande esperienza e con un notevole curriculum di battaglie e vittorie , non certo uno sconosciuto novellino come Bonaparte. L’arrivo in Piemonte di un contingente austriaco di 10.000 uomini comandate dal Gen Beaulieu era stato quindi visto a Torino  come un protezione dalle mire francesi , ma quando questi aveva attaccato appena pochi giorni dopo l’arrivo del nuovo comandante appunto il Gen.Bonaparte, (ecco una cosa che troppo spesso non viene sottolineata adeguatamente : non fu Napoleone a iniziare la campagna d’Italia, sul proseguo, magari del famoso discorso alle truppe  del “siete laceri e mal nutriti” ma furono gli Austriaci) Austriaci che dopo una serie di scaramucce di poca importanza, furono duramente battuti  “a Cairo Montenotte, come abbiamo visto,  più dal Gen. Massena e dal suo diretto sottoposto gen Leharpe che da Bonaparte in persona. Ebbene dopo questa battaglia, la fiducia  nell’alleato era decisamente crollata alla Corte di Torino, tanto da dare disposizioni a Colli il comandante dell’esercito savoiardo  di non difendere Ceva e intraprendere piuttosto una ritirata strategica per riportare le truppe verso Cherasco dove la diplomazia stava già  ordendo un armistizio separato con la Francia. Una sola battaglia di una certa entità persa dall'alleato e una ritirata strategica effettuata peraltro magistralmente dal Gen.Colli, tanto erano bastati al Piemonte per chiedere un armistizio e di fatto ritirarsi dalla guerra . Detto per inciso va a anche rilevato che il Bonaparte  per inseguire l’esercito nemico aveva allungato enormemente le sue potenzialità logistiche (riserve, magazzini, salmerie, vettovagliamento, etc)  e quindi l’Armata era davvero in condizioni miserevoli, molto molto di più dei Piemontesi;  ma qui ecco,  siamo in presenza di quell'ineffabile della storia che è la Fortuna:  Fortuna che Colli non contrattaccasse e fortuna anche che Beaulieu non approfittasse dello stato dell’Armata francese  per scagliarvisi contro con tutto il suo esercito. La Fortuna a volte arriva nella congerie degli eventi umani e si può più o meno afferrarla e coglierla , i greci antichi parlavano in tal senso di “Kairòs”, che tradotto suona un po’ come “il tempo opportuno “ correlandovi la figura del tiro con l’arco e il raggiungimento del bersaglio da parte della freccia;  ecco diciamo che il Generale Bonaparte mostrò finalmente una delle sue innegabili doti:  saper cogliere il momento più opportuno, schierarsi dalla parte della Fortuna, che nell'immaginario collettivo, ma anche storico e persino avallato da lui stesso,  ha un “ “topòs”  preciso : il ponte di Lodi.

mercoledì 25 ottobre 2023

MAI COI FRAMASSONI

 

Ma quale “Fratelli d’Italia” !!!! mai epiteto fu piu’ sbagliato e tutto sommato odioso : no per carita’ non in quanto scorretto o falso rispetto alla storia, anzi c’e’ da dire che in realta’ esso ne riflette appieno lo spirito e anche l’intenzione di quello che fu il processo di unificazione nazionale. Fratelli d’Italia ripreso da una brutta canzone con ancora piu’ brutto testo  mostra subito il suo riferimento ai “framassoni”  delle logge inglesi che in quella meta’ dell’ottocento si erano gia’ cominciate a diffondere nelle Colonie americane ancor prima della famosa indipendenza del 1776 e la costituzione in Stati Uniti d’america, che nella mentalita’ massone rappresentavano in nuce quella “isola piu’ grande” che sarebbe stata destinata a raccogliere il testimone dello spirito commerciale anglosassone, chiamiamolo anche bottegaio, e svilupparne le istanze in senso di predominio sul resto del mondo, come lucidamente individuato dal filosofo e geo-politico Carl Schmitt nel
suo saggio “Terra e mare” , di cui in questo e altri correlati blog del sottoscritto,
  si e’ parlato diffusamente. Gli Stati Uniti come eredi o continuatori del testimone dell’elemento liquido, ovvero quel  senza confini, senza stanziamento e  senza limiti della parabola commerciale  inaugurata dalla Regina Elisabetta  nel XVI secolo, che sara’ perseguito nel corso dei secoli successivi con ulteriori punti di forza tipo il tecnicismo della Rivoluzione Industriale o anche la costituzione di influenti sette di cui la piu’ rilevanti resta la Massoneria, non a caso coeva alla accennata rivoluzione industriale,  in grado di incanalare le scelte  di un Governo succube anche esso dell’indirizzo commerciale ed economico del Paese.
Oltre alle Colonie americane viste come futuro trampolino di ulteriore slancio di tale indirizzo che possiamo tranquillamente denominare “spirito” la massoneria di formazione inglese ma di ispirazione ebraica comincio’ a diffondersi anche nell’Europa continentale che a rigore avrebbero dovuto rimanere refrattaria alla suggestione
  dell’elemento liquido del mare come elemento di propulsione di un commercio senza il freno dello status di terricolo ovvero leggi, tradizione, spirito di appartenenza, così come individuato da Schmitt. Cio’ non e’ avvenuto in primis in Francia  tanto che notiamo le varie diramazioni delle loggi inglesi in Logge proprio nell’evento piu’ rappresentativo di questa Nazione, la famosissima ed epocale Rivoluzione Francese, finanziata e soprattutto condotta e diretta con assoluto protagonismo  da illustri framassoni correlati alla Loggia Centrale d’Inghilterra, a cominciare da quel Marchese di Lafayette che era stato braccio destro del Gen. Washington durante la guerra
d’indipendenza
 delle Colonie americane (manco a dirlo entrambi massoni dei piu’ alti livelli) che aveva trasfuso di poi il suo impegno nel suo Paese d’origine specie nella prima parte della Rivoluzione  per fare emergere altri personaggi di diversa ideologia, ma tutti accumunati dall’appartenenza alla massoneria : Marat, Danton,  Robespierre, Saint Just e persino quel Paul Barras che riusci’ a far transitare la rivoluzione dal “Terrore” ad una quasi pacificazione, inventandosi e creando dal nulla il personaggio Napoleone Bonaparte, sulle prime massone anche lui, ma poi con il crescere della sua “parte inventata” divenuto un apostata e nemico dichiarato dell’Inghilterra, la perfida Albione di cui fu tra i primi a disvelare il suo spirito bottegaio. La Francia così come l’Italia non e’ un Paese che Schmitt avrebbe collocato tout court tra le potenze di terra, ovvero solidita’ sacralita’ dell’elemento solido, tradizione di costumi e di idee, così come nel corso del XIX secolo si mostrarono i Paesi teutonici e anche la Russia, e difatti la sua posizione rispetto al commercio e la mentalita’ bottegaia era stata ambigua sia con i Re, sia nel periodo della Rivoluzione e della Restaurazione dopo la parentesi napoleonica, logico e naturale quindi che anche in Italia la Massoneria andasse diffondendosi prendendo come scusa il nazionalismo e l’esigenza di addivenire ad una unita’ nazionale invero assai fumosa, ma ben chiara come interessi economici ai piu’ rilevanti esponenti della massoneria tipo la famiglia ebraica dei Rotschild .
Finanziare i vari moti rivoluzionari e soprattutto l’entrata in guerra contro l’Austria del Re di Sardegna Carlo Alberto fu un tutt’uno e i Rotschild lo fecero attraverso uno dei loro piu’ solleciti servitori, il Conte Camillo Benso di Cavour personaggio spregevole, pronto a qualsivoglia compromesso pur di raggiungere i propri fini apparentemente libertari, ma che in realta’ coincidevano ala perfezione alla ambizioni massoni e
 dei vari Governi inglesi,  che dopo la sostanziale messa in ombra del principio talassico del periodo della Restaurazione, grazie alla lungimirante e efficacissima azione del principe Metternich il cancelliere dell’Impero Asburgico, non aspettavano altro che tornare in azione sfruttando qualsivoglia occasione per seminare zizzania tra i popoli e fomentare sommosse, rivoluzioni, guerre. Così era stato nel 1848/49, ma per fortuna le forze tradizionali erano riuscite a sconfiggere su tutti i fronti le varie provocazioni grazie proprio ad una alleanza tra le forze di terra degli ultimi grandi Imperi europei  (Austria e Russia) Purtroppo appena pochi anni dopo questa solidarieta’ e alleanza verra’ a mancare e la Perfida Inghilterra  riuscira’ a coalizzare i propri servitori (la Francia con un improbabilissimo e anche patetico tentativo di ritorno del Napoleonismo, lo Stato di Savoia non piu’ con il medesimo Re, ma sempre con il piu’ vile dei servitori quel Camillo Benso di Cavour) una compagine micidiale che riusci’   a mettere in scacco una delle grandi potenze di terra la Russia nella guerra di Crimea e la presa di Sebastopoli (1855)  e quindi ad avere campo libero per tornare alla carica nel processo di dissolvimento della tradizione europea. La nascita della Nazione Italia nel 1861 va ascritta proprio a questo tipo di processo, tutto a favore dell’elemento liquido talassico e di dominio del denaro, ovvero di diretta derivazione  dello spirito bottegaio anglosassone e oggi statunitense mentre Fratelli d’Italia non e’ altro che uno slogan dal chiaro riferimento massonico.
Ci dobbiamo quindi stupire che la sua premier che pure ci ha liberati dalla schiavitu’ della sinistra e dei suoi lacche’, si sia fatta a sua volta lacche’ del piu’ potente referente di dominio , quello spirito bottegaio cui tutti i soggetti finora esaminati siano essi di destra o di sinistra, fascisti o comunisti,  a tutt’oggi, in attesa di quella quarta via politica che ci dia un vero multipolarismo, sono succubi e piu' che volenterosi osservanti ?

mercoledì 27 settembre 2023

IL PARADOSSO DEL COMPLOTTISMO

 

Al di la’ di tali sempre un po’ estemporanei entusiasmi per questa o quella teoria,  o fantasia come la si voglia chiamare, c’è stato in me pero’ un sospetto: non e’ che tutte queste illazioni  di complotti nasconda in realta’ una sorta di compensazione sulla società, di chi, ecco il punto dolens,  nella vita professionale e sociale non è riuscito a combinare un granché? Si lo ammetto questo e’ il sospetto che mi ha sempre tenuto nei limiti e non mi ha fatto mai oltrepassare il confine della credenza assoluta in simili teorie. Gli alieni, le astronavi  nella preistoria di Kolosimiana memoria, Il terrapiattismo e vai chi piu’ ne ha piu’ ne metta….e’ anche quel tipo di lamentela che fa si che ci si senta eternamente vittime, un ampliamento del “piove governo ladro”, che si riversa nel troppo caldo, nel troppo freddo, nel “le stagioni non sono piu’ quelle di un tempo” ed ancora  geremiadi sulla troppa delinquenza, sul traffico, sull’inquinamento, sul buco dell’ozono, sulla crisi energetica , sul traffico, sull'insicurezza, insomma su tutto, che poi e’anche  un po’ quello che l’immancabile Freud aveva osservato nei suoi studi, nella fattispecie nel saggio “il perturbante “ dove c’e’ appunto questo individuo sempre insoddisfatto sempre lamentoso che finisce per essere giustappunto estremamente fastidioso, nelle sue connessioni  patologiche di continua geremiade e che nel mio caso personale ha sempre informato la dizione di “rompicoglioni” - rompicoglioni che ha una sorta di imprimatur di immaginario collettivo nella quasi religioso ossequio dell’antico adagio popolare “ ..... solo i
rompicoglioni non muoiono mai”. Riserve dunque grosse come una casa su questo vero e proprio mondo del complottismo, dove gioca, anche questa componente non secondaria del suo credo,  che pero’ un po’ paradossalmente la farsa della recente distopia ha   enfatizzato in maniera abnorme creando una ridda di figure di uccelli del malaugurio spacciati per esperti, pennivendoli da strapazzo e quant’altro che hanno affollato fino al parossismo tutti i mezzi di comunicazioni, dalle televisioni, ai social, alla stampa, financo  agli intrattenimenti ancora  concessi con l’adozione forzata di   strumenti di coercizione, tipo i lasciapassare per vaccinati, le museruole, l’interdetto, la forzata riprovazione sociale con tanto di paladini ingaggiati dal sempre in vendita mondo dello spettacolo e della informazione  (attori di cinema, di serie televisive, conduttori di programmi, giornalisti, opinionisti  etc.) ed ancor su disposizioni degne del migliore Woody Allen nel film “il dittatore dello stato libero di Bananas :  il non poter prendere il caffe’ seduto, ma in piedi si - in casa si, ma fuori no - in un tram si, sulla spiaggia no,   per scongiurare il contagio da  un
sempre piu’ improbabile virus che aveva i suoi tempi dalle cinque alle sette  come una stanza ad ore di una puttana. Ecco!!!!  e' proprio questo stato, o meglio questo flusso di assurde disposizioni, di precetti da barzelletta, di proibizioni, veti e anatemi di bassa lega "vaccinati o muori!" "vi renderemo la vita difficile" " vi staneremo casa per casa e vi faremo fare quello che diciamo noi" con tanto di falsi fotografici (bare di morti di sette anni prima, spacciate per odierne si da avallare una mortalita' in realta'  gonfiatissima e del tutto ordinaria, filmati di camion  militari in giro per la notte  con illazioni di trasporto di un mumero altissimo di bare (neppure una visibile) e veri e propri documenti come attacchi con idranti a manifestanti, poliziotti all'inseguimento di solitari  corridori sulla spiaggia del mare 
.
Sono queste figure, la totale irrazionalita’ dei vari provvedimenti adottati, che hanno manifestato la nefandezza del potere e quindi, come nel mio caso, hanno ridato corpo ad una serie di perplessita’ che prima di tale grande farsa erano state accantonate e relegate nel registro del “ poco maturo “ o addirittura nel “perturbante “ del saggio Freudiano. Vedere capi di Stato che mandavano amatemi, cosidetti esperti che cantavano canzoncine  natalizie sul tema del “vaccinatevi, vaccinatevi” era insomma  vedere la realizzazione delle assurde disposizioni del Woody Allen nel citato film, insomma un vero e proprio “cio’ che e’ irrazionale e’ reale e viceversa, in netta contrapposizione con la massima Hegel, che quindi anche lui e  la sua tanto strombazzata filosofia diventava una emerita stronzata

giovedì 21 settembre 2023

CIO' CHE E' REALE E' SOMMAMENTE IRRAZIONALE

  

La  recente disavventura che l'umanità ha appena attraversato, con non ancora del tutto superati dei regurgiti distopici,  ha indubbiamente prodotto dei vistosi cambiamenti in gente come me che tutto sommato fino al marzo 2020 non  si lasciava tanto condizionare  da illazioni piu’ o meno fantasiose su di un presunto e costante complotto di oscure e imprecisate
forze a danno dell’intera umanita’ con palesi intenti di predominio e prevaricazione; insomma il libri di Huxley , di Orwell e anche quelli di un Philip Dick, di un Breadbury, di un Matheson restavano nel serbatoio della fantasia, mescolando scienza e politica giustappunto con quella  parola di premessa “fanta” che aveva un correlato forse ancora più immediato piu’ che nei romanzi di Ian Fleming, nella serie di traduzione cinematografica che ne era stata fatta dell’agente 007 James Bond, cui ancora oggi il volto dell’attore Sean Connery ne resta il piu’ convincente protagonista, in  perenne lotta contro il subdolo Dottor No di una ancora piu’ fantomatica setta  denominata Spectre, dove tutte le paure e apprensioni in materia di distopia e complotti venivano come accantonate e mantenute in una sorta di cassetto di ripiano piu’ basso, riservato appunto alle fantasie e sogni meno probabili.  Quello che e’ accaduto nel marzo 2020 e l’incubo dei mesi, addirittura anni successivi, perlomeno fino alla fine dell’estate del 2022 ha spalancato quel cassetto  e all’improvviso tutto il materiale informe in esso contenuto a cominciato a prender forma, andandosi a depositare sui neuroni del nostro cervello con lo specchio di disvelare un qualcosa che si era sempre relegato alla fantasia, all’irrazionale e di colpo siamo stati costretti a fare marcia indietro, anzi nettamente opposta alla famosa asserzione di un filosofo che forse con troppa faciloneria la cultura internazionale aveva eletto tra i propri campioni : l’Hegel di “cio’ che e’ reale e’ razionale e cio’ che e’ razionale e’ reale” diventava di colpo “cio’ che è reale e’ irrazionale e cio’ che e’ irrazionale e’ reale “  e non solo in termini di idea ma con tanto di attori atti a recitare la parte del Dr.No con molta piu’ veridicita’ dei vari attori che nei film di James Bond si erano succeduti, ovvero i quanto mai vivi e vegeti quindi concreti reali  Rotschild, Rockfeller, Soros, Gates, Schwab, con in piu’ gli svariati livelli di  servi (Macron, Trudeau, Merkel,etc.) i vari finanzieri e banchieri (Draghi,

Monti,etc) fino alle infime categorie dei giornalisti, opinionisti e pseudo esperti da TV. (talmente infimi da non meritare neppure una menzione )sia su interpretazioni storiche, che per me però hanno un riscontro preciso in teorie e prassi emerse negli ultimi secoli, con l'avvento di una concezione del mondo incentrata sul denaro, il commercio, l'economia,il mercato e il riferimento ad un solo valore, dopo l'elisione di tutti i valori che un tempo si scambiavano, che è il valore di scambio. Beh!!! non nego che qualche volta anche io avevo inceduto in una sorta di ombra di dubbio sul fatto che fossimo stati sulla luna, che invece del Titanic fosse affondato il suo piroscafo gemello Olimpic, e mi ero anche entusiasmato , da buon pensatore sempre di destra  portato per la tradizione, la sacralita' e anche in qualche modo una certa fantasia  della teoria delle quattro lune di Horbiger e di un po' tutte le storie riportate da un ricettacolo di simili  informazioni che fu il libro di Pauwels e Bergier “Il mattino dei Maghi”   da
la prima edizione italiana del 1963
me letteralmente divorato nel lontano 1963 cioe' a 15 anni   nella fanciullezza che mi aveva familiarizzato con l'alchimia e il Mistero delle Cattedrali di Fulcanelli, ma anche con la scissione dell'atomo e le problematiche della fisica quantistica, 
pero’ ecco mai e poi mai,  mi ero lasciato minimamente convincere dagli avvistamenti di UFO, alieni e roba del genere con tanto di rapimenti, malgrado negli anni sessanta e settanta ero un assiduo frequentatore del caffe’ lo Zodiaco , il cui proprietario Eufemio Del Buono straconvinto assertore della, non solo esistenza ma addirittura frequentazione di frotte di alieni nel nostro mondo, ti si sedeva nel tavolo dove eri magari con una bella ragazza (essendo un locale romanticissimo sul costone di Monte Mario con una vista di Roma da urlo, era quello il primo vero motivo per cui ci si andava ) per raccontarti le sue strampalate avventure di alieni, mostrandoti anche un ritratto del capo di tali alieni, ovviamente suo intimo amico  che guarda caso  era spiccicato a lui.... "Oh cazzo Eufemio ! ma sei tu!!!!" gli feci a bruciapelo , distraendomi per un attimo  degli occhi dalla fanciulla 
e giu' tutti a ridere, anche le coppie dei travolini accanto .  Agli UFO quindi no, neppure alla Spectre di James Bond col suo onnipresente Dottor No , di volta in volta interpretato da attori sempre piu’ orripilanti , ma nessuno della carica di negativita’  dei personaggi reali tipo Rockfeller, Soros, Schwab, Rotschild, Draghi, Speranza, questo tanto per dare ulteriore assunto al titolo di questo post che non solo il Reale e’ irrazionale, ma anche infinitamente piu’ brutto  di qualsiasi fantasia

             

  

sabato 9 settembre 2023

BASTA MAESTRI

 

ecco il libro-guida di cui ho anche realizzato un video, stamane su Tik Tok a proposito della necessita' di elidere tutti i maestri, ma proprio tutti, siano essi persone fisiche, persone morte, persone famose, ed anche libri, idee....tutto!!!! Ci possono essere delle circostanze che favoriscono tali emergenze che definirei quasi delle "eggregore" ma poi ecco va fatto uno sforzo in noi stessi e va fatto un ragionato repulist, ecco allora che anche persone come Freud, Jung, Nietzsche, Evola, mio Nonno Mario Nardulli, Italo Balbo, Jaynes, Matte' Blanco, Hamer diventano solo degli indicatori preferenziali, ma niente di piu'. Ho sentito la necessita' di scrivere un articolo proprio su questo Blog "Una solida insicurezza" proprio perche' e' stato quello dove maggiormente avevo condiviso dei concetti che in qualche modo anche se con riserva avevo accettato e quindi divulgato. Un "NO" dei piu' recisi a tutti questi cedimenti al pensiero di altri, come ho detto "qualsiasi altro" a proposito del termine da me usato di "eggregore" che ha un riferimento nella tradizione esoterica da un melange di derivazione greca e utilizzo giudaico che lo utilizzava per indicare angeli o demoni da cui sarebbe discesa la razza dei giganti dei Nephilim. La parola ἐγρήγοροι compare nella Septuaginta così come nel Libro dei Giubilei e nel Libro di Enoch. L'equivalente latino è stato attribuito ad egregius, che significa «notevole», «illustre», «eccezionale». Il termine odierno eggregora apparve nel 1857 in francese   negli scritti di Victor Hugo, che lo utilizzò nella sua Leggenda dei secoli (1859) sia come aggettivo che come sostantivo. In ambito ermetico-esoterico si deve invece a Eliphas Lévi l'uso
di
 eggregore nel senso di forma-pensiero collettiva. René Guénon contestò il fatto che l'ambito psichico comunitario a cui si riferiva tale significato non comportava alcunché di spirituale, e ancor meno di iniziatico, ma consisteva in una semplice emanazione della psiche individuale in un'entità di gruppo. «In questa accezione si tratta di un termine che non ha niente di tradizionale e rappresenta soltanto una delle numerose fantasie del moderno linguaggio occultista. Il primo ad impiegarlo in questo modo è stato Eliphas Levi che ne ha dato un'inverosimile etimologia latina facendolo derivare da grex, «gregge», quando invece il termine è prettamente greco e in realtà ha sempre e soltanto avuto il senso di «colui che veglia». Come detto il termine si trova nel Libro di Enoch, ove designa certe entità di carattere piuttosto enigmatico, ma che in ogni caso sembrano appartenere al «mondo intermedio»: ecco tutto ciò che hanno in comune con le entità collettive cui si è preteso applicare lo stesso nome. Queste ultime in effetti, sono essenzialmente d'ordine psichico, ed è soprattutto questo che determina la gravità dell'equivoco da noi segnalato, perché, a questo proposito ci appare in definitiva come un nuovo esempio di confusione tra psichico e spirituale.» Secondo René Guénonl'Eggregora può effettivamente essere creata intenzionalmente, con lo scopo di dirigere determinate energie psichiche, scaturite durante particolari ed arcane operazioni rituali, ma egli considerava questi aspetti come assolutamente secondari rispetto allo scopo principale delle organizzazioni religiose, spirituali, e soprattutto iniziatiche, che mirano a conferire delle qualità superiori di ordine autenticamente sopraindividuale, trascendenti il livello meramente psichico e corporeo. Eggregore o non eggregore  spirituale o corporeo, quello che e' veramente importante e che bisogna rattenere  e' che giammai dobbiamo devocare noi stessi verso altri, ma sempre perseguire il nostro discernimento non temendo di essere in errore e quindi continuando nel nostro intendimento anche se a volte puo' sembrare  erroneo o quantomeno pericoloso 

L'UNIVERSO UBBIDIENTE (O NO)?

  L’intero Universo potrebbe,  e dico potrebbe, obbedire alle leggi che un gruppetto di geni dei primi trent’anni del XX secolo,  era andato...