Ancora una volta prendo a prestito la teoria di Hamer per dare un supporto un po' piu' specifico e da addetto ai lavori, delle mie credenze che specie dopo aver avuto la fortuna di impattare le sue teorie di (purtroppo solo in occasione della sua morte quando un mio amico medico Francesco Cafagna, ma straconvinto della validita' delle 5 Leggi Biologiche comincio ' a sensibilizzarmi sulla validita' di una nuova teoria medica finalmente dal volto umano, con presupposti non artefatti e soprattutto straordinariamente illuminante sul funzionamento del rapporto tra cervello-organo-corpo. Caso volle che in quel luglio del 2017 fossi affetto da un lancinante dolore al ginocchio sinistro e da un rigonfiamento abnorme della caviglia destra, per le quali affezioni mi erano state diagnosticate, per la prima infiltrazioni di non so quale intruglio, per la seconda dato il supposto sfilacciamento del tendine di Achille, l'intervento chirurgico tout court. Dopo un intero pomeriggio fino a sera inoltrata, passato a cercare di apprendere il piu' possibile da tale amico le teorie di Hamer, ma anche la tragica vicenda umana che ne era stata eziologica (uccisione da parte del principe Vittorio Emanuele di Savoia del figlio Dick di tale dottor. Hamer, un fatto di cronaca dell'agosto 1978 che ricordavo benissimo e avevo anche seguito, ignorando pero' i risvolti sconvolgenti che se ne erano ingenerati), avevo avuto il consiglio di leggere alcuni libri che trattavano dell'argomento in questione, un primo dello stesso Hamer: "Testamento per una nuova medicina" , che però non essendo io medico avevo trovato troppo ostico, un secondo pero' "Grazie dottor Hamer" di Claudio Trupiano che mi aveva letteralmente aperto un nuovo mondo, un qualcosa che magari in passato avevo piu' volte ipotizzato, forzando un po' saggi di Freud, di Jung, di Groddeck, di Reich, di Lowen, di Matte' Blanco, ma che ora d'improvviso mi spalancava un qualcosa di davvero inusitato e entusiasmante : comprendere tutto del funzionamento del nostro cervello, del nostro corpo e delle modalita' di reazione alle difficolta' ambientali, psichiche, sociali dell'esistenza, attraverso la comprensione dei meccanismi di quella che il mondo scientifico aveva definito malattia, ma che a me fin dal lontano 1959 quando per la prima volta mi ero trovato ad avervi a che fare piuttosto seriamente, era sempre apparsa anche qualcos'altro, qualcosa di magari ancora piu' minaccioso e senz'altro piu' misterioso della comune accezione - non quello ma altro - un po' come per l'inconscio di Lacan che spazia in uno specifico luogo. Avevo letteralmente divorato il libro in una intera giornata di lettura (ricordo che era un sabato e la domenica bissai l'impresa, per trovarmi il lunedi' diciamo alquanto infarinato su tutte le 5 Leggi biologiche, ribadisco biologiche e non psicologiche, sicche' avevo di colpo operato quella osmotica cesura con psicoanalisi e sopratutto psicosomatica groddecchiana, che in qualche modo poteva condizionare la nuova apprensione. Puta caso poi mi avvidi che l'autore del citato saggio Claudio Trupiano aveva una pagina su FB per cui gli scrissi una lunga lettera alla quale incredibilmente l'autore mi rispose con affabilita' ed estrema disponibilita' . Lo ammetto ci avevo buttato dentro tutta la mia competenza psicoanalitica ed anche quella mia certa cultura letteraria che mi consentiva di zompettare tra il Don Chisciotte di Cervante, il Moby Dick di Melville, Poe, Stevenson, Dostoyesky e Tolstoy, Thomas Mann, Kafka, gli americani da Hemingway, Faulkner, Scott Fitzgerald, Steinbeck fino alla "Scopa del sistema " di Foster Wallace e poi mettici anche proprio parecchio di filosofia dalla critica feroce di Hegel e della sua fenomenologia ad una accezione alquanto personalizzato che faceva un po' un sunto tra Kant, Schopenauer e Nietzsche, rivisitati nella filosofia di Julius Evola come in un diverso percorso che faceva il verso all'integrale sui cammini di Richard Feynman. Per farla breve ero riuscito a farmi notare da Claudio Trupiano che subito per email mi forniva alcune coordinate hameriane su quel mio doppio dolore a destra e sinistra delle mie gambe (ginocchio e caviglia). Succo del discorso dopo una notte passata a riflettere cosa aveva per me significato il compimento dei 69 anni (9 giugno 2017) e tutte le componenti che vi avevo trasfuso, prese così da un po' di cabala, un po' di Legge dell'Attrazione, un po' di Libro dell'ES di Groddeck e un po' di inconscio come insiemi infiniti di Matte' Blanco, ovvero aspettative della vecchiezza che gia' allora definivo estrema, una inedita Processo di Definizione che avevo elaborato facendo il raddoppio di quello Junghiano di Individuazione (69/70° anno di vita come correlato del 35° e relativo innescarsi per funzione trascendente degli archetipi dell'inconscio collettivo Persona, Ombra, Anima, riassunti ora al raddoppio in un solo archetipo desunto dall'al di la' principio del piacere di Freud con coazione a ripetere, ovvero la pulsione di morte, di cui il corrispettivo era un po' una frase che mi aveva colpito, pronunciata dal Maggiore Galliano ai suoi ufficiali prima dell'attacco decisivo degli abissini di ras Makonnen al forte di Makalle' :
il nome è ripreso da un vecchio locale di Praga Solidni Nejistota dei primi tempi dopo la liberazione dal comunismo
mercoledì 9 agosto 2023
HAMER E LE BUFALE DELLE PANDEMIE
venerdì 4 agosto 2023
LE ZANZARE E LA CASA D'INFANZIA
Ad un lettore di Facebook che chiedeva come mai le zanzare a certe persone pungono e a certe no , io facevo presente che a me hanno punto alla grande fin quando stavo a casa vecchia a ridosso di San Pietro appena dietro il vecchio rione di Borgo, ma poi cambiato casa con mio sommo dolore ed eterna nostalgia , le zanzare non mi hanno punto mai più, e sono passati sessanta anni (il dolore era per il luogo abbandonato dell'infanzia non perche' le zanzare non mi hanno piu' punto, ma a questo punto scatta la campanella hameriana "vuoi vedere che....? c'è una correlazione?? In tutta la mia vita credo di aver compreso, un po' grazie alla psicoanalisi di Freud, di Jung, di Lacan, di Matte' Blanco, un po' della psicosomatica di Groddeck ed anche parecchio dell'armatura caratteriale di Whilem Reich e della Bioenergetica di Lowen, ma soprattutto al 90% grazie alle 5 Leggi Biologiche di Rike Geerd Hamer, un po' tutto delle affezioni che mi hanno colpito con una certa virulenza: dalla lunga paura della tubercolosi del 1959, agli orecchioni del 1963 , alla epatite virale del 1969, alla colite spastica del 1972, alla ansia e paura di infarto per la morte fulminea del massone del 1983, alla presunta bronchite cronica ostruttiva del 2011 per molti versi assai simile alla tbc del '59, quindi ai conflitti del processo di definizione (conclusivo di quello di individuazione) post pensione nel 2017 e all'ernia inguinale del 2018 a conclusione del lungo conflitto (vinto) del "boccone sporco" della controversia sulla casa con il mio ex fratello ed infine al recidivarsi dei conflitti del territorio a 71 anni, tutto ho perfettamente compreso, me ecco questo della mancata puntura delle zanzare, diciamo così, mi mancava, forse perche' poi dai, si tratta di una cosa positiva, gradevole. non certo una affezione o un qualcosa da preoccuparsi. Petro' ecco, sai la curiosita' ha sempre un certo spazio nella mia vita, così ritrovavo nel romanzo "I Cosacchi" di Tolstoj un caso che sembra proprio il mio , ovvero una persona che da Mosca o Pietroburgo (e chi si ricorda più!) si sposta nel sud della Russia, in un territorio infestato dalle zanzare. Tolstoj dice che il protagonista del suo romanzo dopo alcuni giorni di inferno passati a cercare di difendersi e di sfuggire all'assalto delle zanzare, doveva constatare che gli abitanti del luogo non erano affatto punti dalle zanzare Detto questo, il fatto che le zanzare pungano a preferenza questa o quella persona può dipendere da fattori evolutivi, dal fatto cioè che la persona geneticamente appartenga a questo o quello popolo, a questa o quella razza: alcuni popoli cresciuti in territori dove le zanzare spadroneggiavano, dove erano più presenti che in altri luoghi, hanno dovuto sviluppare nel corso del tempo dei meccanismi di difesa per sfuggire ai morsi delle zanzare. Nutrendosi le zanzare di sangue, alcuni popoli perennemente a contatto con le zanzare hanno dovuto cambiare, per sfuggire ai loro morsi , la conformazione dei loro vasi sanguigni più esterni (quelli che si trovano a contatto con la pelle) e la dimensione delle stesse cellule del sangue. .Con dei vasi sanguigni periferici più RISTRETTI e con cellule del sangue più piccole questo popoli hanno reso più dura la vita delle zanzare, hanno reso il loro corpo meno vulnerabile all'assalto delle zanzare, e va precisato che in effetti alcuni popoli e razze con cellule del sangue più piccole del normale esistono veramente. Quindi molto probabilmente le persone che geneticamente derivano da questi popoli e razze sfuggono più facilmente all'assalto delle zanzare. Un altro fattore che rende le persone più o meno vulnerabili ai morsi delle zanzare può essere dovuto al fatto che esse nel corso della loro esistenza si trovano ora in fase attiva ora in fase di guarigione di qualche programma biologico. Come sappiamo, durante la fase attiva di un conflitto biologico il calibro dei vasi sanguigni periferici è molto più ristretto del normale. La persona durante la fase attiva di un conflitto ha la pelle fredda proprio perché all'interno dei vasi periferici scorre molto meno sangue (VASOCOSTRIZIONE). Quando scorre meno sangue nei vasi sanguigni periferici le zanzare trovano più difficile pungere o nutrirsi di sangue. Trovano anche più difficile individuare la preda. Al contrario, quando la persona si trova in fase di guarigione i vasi sanguigni sono dilatati al massimo, iper-irrorati, ricchi di sangue, il soggetto perde facilmente sangue dai capillari, ecc. Quando il soggetto si trova in queste condizioni per le zanzare è più facile nutrirsi di sangue, è anche più facile individuare la preda. Dopo questa summa di comprensione e raffinata conoscenza dei più reconditi programmi biologici degli esseri viventi , non ho resistito nel mettere in correlazione la localizzazione della mia casa dell'infanzia Via Nicolo' V( il Papa che diede inizio nel XV secolo alla grande ristrutturazione urbana di Roma) a ridosso delle Mura Aureliane, con la puntura delle zanzare e la questione della vasicostrizione a secondo che ci si trovi in una fase di conflitto o di riparazione della 2^ Legge Biologica, Diciamo che quello che potrebbe avvicinarsi alla verita' e' che con il dolorosissimo abbandono della casa dell'infanzia quella che scandiva quel tempo quasi eterno, dove il sole in cielo non voleva tramontare mai, e un giorno durava appunto quasi una eternita' : quel paradiso terrestre di ciascuno di noi dove tutto era rallentato, quasi immobile come il famoso arcobaleno sulla cascata, e i giorni sembravano come attraversati da mille dinastie che scandivano la nostra temporalita' e dove bastava allungare una mano sotto il balcone per afferrare tutto il mondo. Andar via o piuttosto esser cacciati da una simile situazione spazio/temporale fu in soggettiva come essere cacciati dal paradiso terrestre, quindi una sorta di trauma che non e' stato mai abreagito e quindi ha mantenuto quella vasocostrizione di un conflitto attivo , come incistatosi nel corpo, in quanto anche se superato, non e' mai stato interamente risolto. Le zanzare non mi pungono per il semplice fatto che sono rimasto legato a quel mio mondo dell'infanzia che in nessun modo sono mai riuscito a riconquistare e quindi al contrario della maggior parte delle persone che ad un certo punto della vita con una scrollata di spalle si lasciano indietro il mondo incantato dell'infanzia, si lasciano il loro Paradiso terrestre, io sono rimasto orfano di quel mondo e quindi mi trovo in costante fase di conflittualita' , da cui forse si evince la mia insopprimibile passione per il passato e la mia perplessita' per il presente e una vera e propria repulsione per il futuro . Come spesso ho celiato su questo assunto, trovandovi anche i motivi di una comparazione tra un improbabile blasone nobiliare di Marchese di Malaffare, la cui dicitura del motto araldico si rifa' al sentito dire a proposito di "certe signore" : "Molto passato, poco presente, niente futuro"
mercoledì 26 luglio 2023
LA COLPA DI EPIMETEO
Con grande interesse vedo ripreso il Mito di Prometeo in relazione al fratello maggiore Epimeteo, che e' poi il modo giusto per intendere la profondita' del Mito, nel libro di Bernard Stiegler "La colpa di Epimeteo " che e' il primo dei tre volumi dell'imponente suo studio "Il tempo e la tecnica" uscito in Francia trent'anni fa e che solo ora grazie alla iniziativa della Luiss University Press, e la ottima prefazione di Paolo Vignola che riporto in questo mio articolo su blog chiosandola leggermente, consente a noi lettori italiani di avvicinarci ad una delle imprese filosofiche di maggiore spessore e originalita' degli ultimi periodi. La quasi dialettica temporale "Epimeteo - Prometeo" ci introduce difatti nel cuore di uno dei piu' famosi anche se non interamente riportato, Mito delle Origini, quello di Prometeo che ruba la scintilla del fuoco divino donandola agli uomini, ma solo in quanto preceduto da un tentativo fallito del fratello maggiore Epimeteo che incaricato da Zeus di dare ordine a tutte le cose da lui create, dopo aver assolto alla perfezione a tal compito per tutte le specie viventi con l'assegnazione di determinati istinti per ognuno : il cibo, la tana, la procreazione, si dimentica degli uomini (l'etimologia del nome denota tale peculiarita' della dimenticanza in quanto Epi-Metheo e ' letteralmente "colui che pensa (verbo metheo = penso) dopo, in ritardo (particella epi')" e li lascia quindi nudi, privi di qualsiasi qualita' e talento, indispensabili per sopravvivere. Sta qui La colpa di Epimeteo ed e' a questa originaria colpa che deve rimediare Prometeo (lett. colui che pensa prima, in anticipo "pro-. metheo"), sempre su incarico di Zeus, visto il fallimento del fratello. Opera niente affatto facile perche' l'uomo e' del tutto privo, come abbiamo detto, di talenti e qualita' e non ha neppure alcune caratteristiche, tipo la forza, le ali per volare, le pinne per nuotare, grandi denti, zampe poderose, veloci gambe, che invece avevano gli altri animali, cui era quindi bastato fornire di istinti innati. Quello quindi che non si poteva trovare all'interno dell'animale uomo, doveva giocoforza trovarsi all'esterno ed e' proprio all'esterno che si rivolgera' Prometeo, piu' particolarmente la scintilla del fuoco custodita da Efesto che unita al sapere tecnico di Atena produrra' appunto la "techne" che e' giustappunto lo specifico umano, uno specifico che non riposa in nessun organo del corpo, a rigore neppure nel cervello, ma e' sempre frutto di un impegno, di una applicazione e abbisogna di un "kairos" che gli antichi greci interpretavano come "tempo opportuno" per riuscire nell'impresa di volta in volta rinnovatesi di vivere nel mondo. E' palese che l’uomo l'essere senza qualita', non è predestinato: deve inventare, realizzare, produrre qualità che, una volta prodotte, nulla indica che diventeranno sue, anziché di quella "Techne' ».«Gli uomini sarebbero, dunque, i dimenticati - ammonisce Stiegler -. Arriverebbero solo attraverso il loro oblio: apparirebbero solo scomparendo». E apparirebbero solo insieme alla tecnica, che, pertanto, non può intendersi alla stregua di un semplice strumento da usare, perché permetterebbe agli uomini di essere nel mondo. Lo sforzo intrapreso dal pensatore francese è imponente. Egli prova a porre al centro della sua attenzione quanto rimosso dalla tradizione del pensiero europeo fin dalle sue origini, vale a dire la tecnica. Questa rimozione non deriverebbe da una distrazione o da negligenza ma da una scelta . Se la tecnica è l’impensato della filosofia è perché la filosofia, fin dal suo principio platonico e per combattere la strumentazione del logos da parte dei sofisti, ha separato la téchne dall’episteme e ha relegato la tecnica a mero mezzo in vista di fini prestabiliti». A fronte della tradizione filosofica, Stiegler tenta di porre rimedio a questa situazione intraprendendo un percorso che parte da una inedita storia dell’ominazione, elaborata a partire dalle riflessione di uno dei grandi paleoantropologi del Novecento, André Leroi-Gourhan, e alternativa sia ai determinismi biologici e tecnologici sia al culturalismo rampante.
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| Leroy-Gouran e lo schema di catena operativa litica |
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domenica 16 luglio 2023
TUTTE MENZOGNE?
Quindi mi sono entusiasmato per Enrico Montesano, per il filosofo Agamben per il cantante Enrico Ruggeri, e non lo nego mi sono sbracciato per Trump e ora per Putin, magari imbellito dal pensiero di Dugin e i riferimenti a De Benoist e anche a Evola, Guenon , Junger, Mircea Eliade, Pound, Schmitt, si in particolare Schmitt e il suo saggio Terra Mare che metteva a fuoco la perniciosa e deleteria prassi del mondo anglosassone e ora statunitense . Insomma assume una necessaria esigenza individuare un vero "Cavalcare la tigre" di Evoliana memoria, crearci una tradizione senza tradizione, sopratutto senza campioni, senza eroi, ma qualche paladino bisognera' pur trovarlo, magari , ecco, non famoso, non celebrato, ritrovato dal piu' profondo di noi stessi, un po' quella "VIS VIVA" di Leibniz che la poneva alla base del calcolo infinitesimale e che magari possiamo ritrovare in un episodio particolare di rivolta contro il sistema, neppure troppo ragionato, ma così d'acchitto, su un impulso di liberta', di desiderio di essere e anche divenire "altro". Gli e' che penso che tutti abbiano bisogno ogni tanto di qualche iniezione di rassicurazione, magari un semplice gesto, come quello epico di ribellione e fuga afronte delle brutali repressioni dello Stato come la corsa sulla spiaggia del giovane inseguito dallo sgherro del sistema Questo Blog si chiama "Una Solida insicurezza" ed era il nome, indubbiamente provocatorio un locale di Praga (Solidni Nejistota) venuto fuori nei primi anni di ritorno alla liberta' di un Paese ex comunista (sia pure in una accezione di accomandita con i falsi valori del consumismo e del buonismo sinistrorso): mi piace richiamare questa denominazione che rimanda all'insicurezza come l'unica certezza solida di questo nuovo millennio - non a caso coi primi del 2000 al locale hanno cambiato nome ed e' divenuto Solidni Jistota (una solida sicurezza),.
giovedì 6 luglio 2023
I FARMACI E IL CERVELLO
I farmaci simboleggiano il presunto progresso della medicina moderna o quello che viene ritenuto tale. Un medico, che non prescrive farmaci, non è un vero medico. Più sono costosi i farmaci, migliori sembrano essere. Si tratta della piu' bieca delle menzogne ed ha una eziologia precisa : il Protocollo Flexner del 1910 che sanci' inequivocabilmente la correlazione tra l'industria petrolifera rappresentata da Rockfeller e le cialtronerie di Pasteur su di una presunta teoria dei germi che era davvero l'ideale per giustificare l'impiego della chimica nella fabbricazione dei medicinali. Alla menzogna si aggiunse l'ignoranza e l'imbecillita' : si pensava difatti anche a livello dei cervelloni del protocollo Flexner e della Classe Medica indottrinata dal profitto, che i farmaci avessero un effetto locale, sull'organo colpito e non sul cervello. Ma praticamente nessun farmaco agisce direttamente sull’organo, se non si tengono in considerazione reazioni locali dell’intestino nel caso di assunzione orale di tossine, tutti i farmaci hanno effetto sul cervello, ed il loro “effetto” è praticamente dato dall’intossicazione operata proprio sul cervello che si riflette poi a livello organico. Lasciando da parte gli stupefacenti, i narcotici ed i tranquillanti, restano due grandi gruppi di farmaci:
1. I simpaticotonici – che aumentano lo stress,
2. i vagotonici - che sostengono la fase di ripresa o di riposo.
Al 1° gruppo appartengono adrenalina e noradrenalina, cortisone,
idrocortisone e farmaci apparentemente molto differenti come caffeina, teina,
penicillina, digitale e molti altri ancora. Fondamentalmente possono essere
usati tutti per attenuare l’effetto vagotonico, per esempio quando si vuole
ridurre un’edema cerebrale, che fondamentalmente è una cosa buona, ma il cui
eccesso può comportare una complicazione.
Al 2° gruppo appartengono tutti i calmanti e gli spasmolitici che rinforzano la
vagotonia o attutiscono la simpaticotonia. La loro differenza consiste
nell’effetto differente che causano nel cervello.
La penicillina per esempio è un citostatico simpaticotonico. Il suo effetto sui
batteri è insignificante ed è quasi un effetto collaterale a confronto del suo
effetto primario sull’edema della sostanza bianca. Perciò può essere usato
nella fase pcl per diminuire l’edema della sostanza bianca. Mentre questo suo
effetto è inferiore a quello del cortisone per quanto riguarda le altre zone
cerebrali.
Con questo non si vuole sminuire l’importanza della scoperta della penicillina
e degli altri cosiddetti antibiotici, solo che questa scoperta è stata fatta
con premesse ed immaginazioni sbagliate. Si era partiti dall’idea che i
prodotti di decomposizione dei batteri agissero come tossine e causassero la
febbre. Allora si doveva soltanto uccidere questi piccoli batteri cattivi per
evitare le tossine cattive. Ma questo era un errore! Naturalmente con tali
effetti anche i batteri, i nostri amici diligenti, sono compromessi, sono
momentaneamente licenziati, in quanto il loro lavoro è stato rimandato a più
tardi, quando il percorso sarà meno drammatico. Bisogna però porsi la domanda
di quanto possa essere sensato di voler curare un processo di guarigione
sensato della natura.
Il medico formatosi con le 5 Leggi Biologiche di Hamer perciò non è nemico dei
farmaci, ma parte dall’idea che la maggioranza dei processi sono ottimizzati da
madre natura e non necessitano quasi mai di una terapia di sostengo a base di
farmaci. In caso di durata breve del conflitto, e con ciò di un massa
conflittuale minima, di regola non bisogna aspettarsi particolari complicazioni
nella fase di guarigione. Restano i casi particolari che in natura avrebbero
esito letale, dei quali ci dobbiamo occupare in modo speciale per motivi di
etica medica. Nonostante questo anche in futuro perderemo dei pazienti. Ma
adesso abbiamo il vantaggio di sapere in partenza cosa aspettarci. Ad esempio non
ci è servito a niente di aver ridotto il numero delle polmoniti, in quanto
adesso la polmonite viene chiamata carcinoma bronchiale e di questo adesso i
pazienti muoiono. Abbiamo semplicemente cambiato “etichetta” alla malattia.
Adesso sappiamo che in caso di polmonite (fase di guarigione dopo un carcinoma
bronchiale), quando il conflitto (conflitto di paura di territorio) è durato
solo tre mesi, la lisi polmonare (crisi epilettoide) non avrà esito letale,
anche quando non si interviene con i farmaci. Se il conflitto invece è durato
nove mesi o di più, allora il medico sa, che nella crisi epilettoide della
polmonite si tratta di vita o di morte, quando non si interviene in nessun
modo. In questo caso, per esempio, si dovrebbero somministrare simpaticotonici
anche in fase precoce, ma in aggiunta si dovrebbero dare cortisone in dose
massiccia, cosa che prima non veniva fatto. Questo immediatamente nella crisi
epilettoide per superare il punto critico, che si presenta sempre dopo la crisi
epilettoide stessa. Di conseguenza e per logica in caso di DHS nuova o di un
recidiva, con il paziente di nuovo in simpaticotonia, il cortisone è
immediatamente controindicato. Ma non si può togliere il cortisone di colpo,
bisogna ridurlo nell’arco di alcuni giorni o di alcune settimane. Se il
paziente continua a prendere il cortisone, aumenta l’intensità del conflitto. Ma
sarebbe anche sbagliato di somministrare adesso dei calmanti, in quanto essi
darebbero un quadro offuscato con il pericolo di trasformare un conflitto
attivo, acuto in un conflitto pendente, subacuto e il paziente potrebbe
slittare in una costellazione schizofrenica col presentarsi di un altro
conflitto.
Quando per esempio un paziente ha sintomi di angina pectoris, si dice: “Bisogna
dargli beta bloccanti, calmanti, in modo che non presenti più il sintomi
dell’angina pectoris.” In realtà la natura ha instaurato questi sintomi per
risolvere il conflitto (conflitto di territorio; più si cerca di curare i
sintomi meno motivo ha il paziente di risolvere il conflitto. A parte il fatto
che non sviluppa più la sensazione istintiva di conflitto, sarebbe più indicato
aiutare il paziente a trovare una soluzione per il suo conflitto. Appena
risolto il conflitto, l’angina pectoris si risolve immediatamente, con o senza
farmaci. Questo è il non senso quando si pensa di curare i sintomi e non le
cause. Inoltre non sarebbe di nessun aiuto per il paziente, al contrario è
molto pericoloso, se il paziente risolve il suo conflitto di territorio
spontaneamente più tardi, ma il conflitto è rimasto attivo per più di 9 mesi.
Allora il paziente muore in crisi epilettoide di infarto cardiaco. Bisogna per
principio valutare molto bene se è consigliabile risolvere il conflitto o se è
forse meglio, come fanno d’istinto gli animali (lupo secondario), di
trasformare il conflitto di territorio diminuendolo d’intensità, ma non risolvendolo
per tutta la vita. È altrettanto
evidente che in fasi che si differenziano fondamentalmente con parametri fisici
opposti non può essere d’aiuto lo stesso identico farmaco. Bisogna chiedersi:
“Questo farmaco aiuta in fase di conflitto attivo o nella fase di guarigione
vagotonica?” Questo aspetto non è mai stato preso in considerazione in tutte le
medicazioni. La faccenda si complica naturalmente quando sono in corso diversi
conflitti biologici contemporaneamente e magari anche in fasi differenti. Per
esempio nella gotta: carcinoma dei tubuli collettori renali attivo, cioè un
conflitto esistenziale/del profugo e leucemia, cioè la fase di guarigione di un
conflitto di crollo dell’autostima. O per esempio nella bulimia: una
combinazione di due conflitti attivi, ipoglicemia e ulcera gastrica. Quale
farmaco, globulo, goccetta o polverina dovrebbe funzionare come, dove e per che
cosa? Forse si riesce a malapena far scomparire un sintomo o l’altro, ma
sicuramente non si può parlare di effetto reale farmacologico e tanto meno di
guarigione. Altrettanto vale per la pressione sanguigna alta, che si può sì
abbassare artificialmente con dei farmaci, ma che ha il suo senso (biologico),
in caso di conflitto dei liquidi per esempio, di compensare funzionalmente il
“buco nei tessuti renali” durante la fase di conflitto attivo per garantire di
espellere sufficientemente urina ed urea. Per tutta la durata del conflitto la
pressione resta alta. Solo con la soluzione del conflitto e la formazione della
ciste in fase di guarigione, la pressione si abbassa di nuovo da sola, perfino
nei percorsi dei conflitti lunghi secondo i valori inerenti all’età, e questo
senza farmaci.
Naturalmente esiste anche il cosiddetto effetto placebo. Se si “vende bene” un farmaco ad un paziente, fa già effetto all’80 %. Questo non significa che la sostanza funzioni in qualche modo, ma semplicemente che il paziente ci crede. Anche se si fa di buon cuore del bene ad un paziente, questo funziona, indipendentemente da come chiamiamo questo processo.
Il nostro errore era di pensare di dover fare qualcosa, per esempio con i farmaci, poco importa se in dose massiccia o con solo una molecola. Vediamo comunque che negli animali ammalati avviene una guarigione spontanea nell’80 - 90 % dei casi, senza nessun farmaco. Su questo permettete una volta la domanda: com’è possibile risolvere un conflitto con qualche rimedio, visto che adesso sappiamo che questo è il criterio più importante per guarire? Come potremmo provocare con qualsiasi cosa un programma speciale biologico sensato della natura? Se potessimo farlo, allora usiamo pure queste cose. Ma non lo possiamo fare, non esistono queste cose. Perciò certe sostanze possono eventualmente aver solo un effetto di sostegno (lenitivo) nella fase di guarigione, per esempio lo sciroppo per la tosse, ma mai un effetto di guarigione secondo la nostra comprensione, in quanto la fase di guarigione è già iniziata con la soluzione del conflitto.
Le Leggi Biologiche di Hamer non sono una disciplina parziale che per esempio può essere limitata alla soluzione del conflitto per delegare le complicazioni ad altre discipline parziali, piuttosto è una medicina complessiva, che deve tener d’occhio tutti i passi del percorso della malattia a livello psichico, cerebrale ed organico. Il medico che contempla nella sua prassi il ricorso alle Leggia Biologiche deve essere un medico a tutto tondo che prrnde in considerazione sia il corpo che la mente il suo compito non deve essere limitato a somministrare farmaci, ma nel condurre il paziente a comprendere le cause del suo conflitto biologico e della sua cosiddetta malattia, e indurlo a trovare insieme il modo migliore per uscire dal suo conflitto ed evitare di cascarci di nuovo. Naturalmente un tale medico può usare per il suo paziente tutti i mezzi utili, anche di tipo farmacologico o chirurgico, ma solo se necessari, per esempio per evitare eventuali complicazioni nel decorso naturale della guarigione, e se lo farebbe anche su se stesso.
Quella che e’ stata definita su anche indicazione di Hamer “La Nuova Medicina Germanica” (di cui il sottoscritto è molto critico sulla dicitura)si basa unicamente sulle 5 leggi biologiche scoperte appunto da Hamer nella sua travagliata vicenda professionale e umana , senza una singola ipotesi, ed è stata verificata l’8/9 settembre 1998 all’università di Trnava (Slovakia) ed è stata confermata ufficialmente l’11 settembre 1998. Se vogliamo prendere in consegna una qualsiasi cosa, questa dovrebbe essere in sintonia con le 5 leggi della natura della Nuova Medicina Germanica. Fino a quando ci saranno ancora persone che credono di poter rinforzare il sistema immunitario con dei farmaci, significa che hanno compreso poco o nulla delle eccezionali scoperte di Hamer. (anche per il fatto che non esiste alcun sistema immunitario). Riguardo poi al successo o meno di una terapia, di una cura, di un trattamento, lo sbaglio di fondo e’ partire dall’idea che il risultato sia direttamente proporzionale all’impiego dei farmaci, quando Hamer ha sempre insistito su tale punto: il merito non va ne’ al medico, ne’ ai farmaci, ma sempre e comunque del paziente stesso che ha capito il conflitto alla base del suo problema e ha operato quei cambiamenti che consentono al cervello di capire il messaggio insito nel sintomo corporeo del disagio che e’ stato chiamato malattia
mercoledì 5 luglio 2023
SUPERSIMMETRIA NOMINALISTICA
Affronto questa apparentemente facezia di non volersi piu’ chiamare Mario, ma Marcello
Un tempo ero orgogliosissimo di questo nome per il fatto che apparteneva alla persona che ho stimato e amato piu’ di tutti : Mario Nardulli nato il 25 novembre 1888 e che in quanto nipote fu dato anche a me (9 giugno 1948), ma poi avverse, anzi diciamo proprio sgradite e sgraditissime situazioni legate a personaggi che avevano questo nome hanno finito per disamorarmi delle accezioni prettamente nominalistiche del termine, e ho quindi deciso di fare il contrario di quello che si fa di solito : dare il nome del nonno al nuovo nato, ebbene io faccio il netto contrario : da nonno prendo il nome del nipote. La prima disillusione era stata quando mi sono reso conto che il mio nome non era affatto quel prototipo di originalita’ che avevo creduto nell’infanzia – caso curioso nella via dove abitavo appunto nell’infanzia, via nicolo’ V, a ridosso delle Mura Vaticane e dominate dalla mole “der Cuppolone” non c’era nessuno, ma proprio nessuno che si chiamava Mario; una marea di Giuseppe, Paolo e Franco a profusione, persino piu’ di un Filippo e poi Luigi, Sergio, ma di Mario neppure l’ombra, sicche’ ricordo che nel periodo piu’ “animistico” dell’infanzia, quando si tende a considerare tutte le manifestazioni della natura e anche del sociale, strettamente correlate a te stesso, (il sole sta in cielo per farti giocare, il mondo e’ sotto il balcone a portata della tua mano che basta allungare per prenderlo tutto, quell’albero sta proprio la’ per farti ombra quando sei sudato e hai bisogno un po’ difrescura, etc.), mio padre per premiarmi che sapevo sbrogliarmi assai bene nella lettura, mi aveva fatto l’abbonamento a Topolino a partire dall’agosto del 1952 e la cosa da allora era continuata negli anni “ecco visto che Mario oramai e’ un provetto della lettura gli faremo questo dono “ aveva detto e la cosa era andata avanti mese dopo mese , anno dopo anno, per cui mi ero andato convincendo che la parola “som-mario” che stava sempre nella prima pagina del giornaletto, stesse li’ in mio onore, dato che mi arrivava sempre ogni 10 e 25 del mese, appunto i giorni in cui all’epoca usciva il Topolino da 80 lire. L’infanzia si sa, un bel giorno decide di andarsene e improvvisamente il tempo ha una accellerata vertiginosa, quel giorno che sembrava durare un’eternita’ complice quel sole che in cielo non ne voleva proprio di sapere di tramontare, di colpo se ne andava oltre la siepe, ed eccoti al buio, e mannaggia… quella mano che un tempo sembrava proprio che riuscisse ad afferrare tutto, ora la ritraevi tutta vuota, senza niente, che magari per caso, le rimanesse appiccicato. Proliferano i Mario appena si esce da quel piccolo paradiso terrestre che e‘ l’infanzia ( un detto da Freud, non da me) ed io mi sento sempre piu’ pressato da questo tempo frettoloso e tiranno, e sempre in debito di quella originalita’ che era stata una mia peculiarita’ dei primi dieci, undici anni di vita. C’è Mario Monicelli il regista, e va bene, Mario Girotti che era Terence Hill quando faceva Cerasella e non era ancora Trinita’, mentre Bud Spencer si chiamava Carlo Petersoli ed era intimo amico di mio padre che lo chiamava Carletto dato che erano stati insieme nella squadra nazionale di pallanuoto; si insomma parecchi Mario anche vieppiu’ a scuola e persino tra gli amici, ma nessuno a demeritare, per cui ci poteva stare solo quella perdita di originalita’; certo avrei voluto chiamarmi Galvano o Lodovico, ma tutto non si puo’ avere, e quindi avevo cominciato a farci il callo a tutte queste persone che si chiamavano come me. Non piu’ anni, ma decenni si erano andati accavallando, senza che avessi a ritornare su tale questione; certo magari qualche insofferenza per persone che non mi piacevano granche’, tipo un personaggio della radio che si era deformato il nome in Marione che parlava ossessivamente solo di calcio (sia la radio sia il calcio sono cose che ho sempre aborrito) , un comico che giocava un po’ sul piano dell’assurdo che non mi era congeniale, ma che qualcuno aveva alluso che mi somigliasse non solo per il nome e perche’ fosse un architetto come me “ma tu sei scemo “ rispondevo piccato quello sara’ alto uno e settanta, io sono un metro e ottantasei” . insomma, ci sta messo che non tutti quelli che si chiamano come te, una volta che ne hai constatato una notevolissima diffusione, non potessero essere tutti di tuo gradimento. Si era quindi arrivati alla vecchiezza , magari non proprio estrema come quella di oggi, ma insomma bella che pronunciata: sessantaquattro anni 2012 e chi ti nominano capo del governo ? un iperneoliberista, euoropeista convinto quindi filo UE, professore alla Bocconi, legato a tutti i gruppi speculativi di alta finanza del mondo, cioe’ stante la mia ciultura, il mio punto di vista : il peggio del peggio, sulla scia degli ultimi personaggi proposti dalla nostra politica i Prodi, i Ciampi, i Napolitano, che pero’ non si chiamavano Mario. Ecco con quel primo Mario a capo del governo e’ allora che il mio nome comincia a starmi proprio stretto. Passano quasi dieci anni, febbraio 2021 nel pieno della piu’ grande farsa mai perpetrata in tutta la storia del genere umano ed ecco viene nominato a capo del Governo, il rappresentante piu’ convinto di tutto quel mondo di bottegai, di inganni, di farse ed anche di veri e propri carnefici di liberta’ …..e questo figuro si chiama ….Mario.Ecco capite perche’ a questa seconda onta non ce l’ho fatta a resistere , tanto piu’ che oramai la mia vecchiezza si era fatta davvero estrema ( quasi 73 anni e fino a passare i 74, nel luminosissimo giorno del 21 luglio 2022 delle dimissioni del soggetto in questione ) e ho maturato la decisione di non chiamarmi piu’ Mario, ma cambiarlo in Marcello. Un nome che ho sempre adorato, per via della appartenenza all’unico attore che mi siasempre piaciuto e abbia anche ammirato Marcello Mastroianni, per qualche altro bel soggetto frequentato nella vita, ma soprattutto per essere il nome di mio nipote Marcello Gruia Nardulli nato il 23 febbraio 2019. Mi ha divertito l’idea di fare il contrario di quello che si fa di solito : dare il nome del nonno al nuovo nato, ebbene io faccio il netto contrario : da nonno prendo il nome del nipote: se non e’ simmetria questa , anzi direi proprio una super simmetria come quella che governa le stringhe in fisica quantistica secondo la M-Theory di Witten (1995) e che asseconda anche il famoso inconscio come insiemi infiniti dello psicoanalista cileno Ignacio Matte’ Blanco
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