il nome è ripreso da un vecchio locale di Praga Solidni Nejistota dei primi tempi dopo la liberazione dal comunismo
mercoledì 8 dicembre 2021
IL PIU' FAMOSO DEI TOCCHI
martedì 23 novembre 2021
ESTASI TRA BELLEZZA E SCIENZA
“Estasi”è un titolo che in questo articolo è incentrato principalmente sulla straordinaria storia dell’attrice che ne interpreto’ l’omonimo film, un film che tra l’altro vanta una primogenitura particolare: essere stato il primo film della storia cinematografica dove appare un nudo integrale di donna; e che donna! giustappunto lei l’austriaca Hedy Lamarr, classe 1914, quindi all’epoca dei fatti poco più che diciottenne essendo nata verso la fine dell’anno, e il film uscito nelle sale, ovviamente con enorme scalpore per tale particolarità, nel febbraio del 1933 . Per la verità la giovane non si chiamava ancora così, ma Hedwig Kiesler, brillantissima studentessa di ingegneria ma che per la straordinaria avvenenza, era già stata scelta per piccole parti in film anche di un certo livello e lei stessa aveva seguito dei corsi di recitazione, forse influenzata da una giovanile passione per un altrettanto giovane promettente attore Wolf Abach-Retty, che guarda un po’, era il futuro padre di Romy Schneyder. Nel marzo 1931 quando aveva appena 16 anni apparve in topless su di una famosa rivista tedesca e poco dopo veniva selezionata dal famoso regista teatrale Max Reinhardt, per lavorare in teatro a Berlino: sembra che Reinhardt sia rimasto letteralmente abbagliato dalla ancora Hedwig Kiesler definendola “la ragazza più bella del mondo” Queste le premesse per la scelta del regista ceco Gustav Machaty di affidarle la parte di protagonista nel film Estasi, cui da tempo ne stava elaborando la trama, attratto dalle possibilità del mezzo cinematografico di enfatizzare le possibilità espressive del corpo femminile, che già avevano un precedente in un film da lui girato nel 1929 dal titolo Erotikon, ma che ora con una interprete di tal fatta, avevano concretissime possibilità di divenire esplosive (come in effetti doveva puntualmente accadere). Il film girato tra Vienna e gli stabilimenti Barrandov di Praga, più alcune trasferte in Alta Boemia e nei Carpazi, ha una trama esilina “una giovane donna sposata ad un uomo più anziano, ricco e volgare, in preda a disperazione fa ritorno nella casa paterna e a contatto colla natura, tra i boschi, nell’acqua di un laghetto che sono di enfasi ad una riscoperta del suo corpo, sul quale il regista ovviamente indugia, ritrova anche la passione, nelle vesti (e non vesti) di un giovane di passaggio con il quale passa ore d’amore (e anche qui il regista non smette di indugiare...); Il seguito, del marito che si suicida e lei che rinuncia all’amante, lo fanno anche piuttosto manierato e convenzionale, ma quel corpo di lei, nudo tra le foglie e mollemente adagiato sulle acque, si imporra’ nell’immaginario collettivo di tutto il mondo, con riflessi che non si sono spenti neppure oggi. Il film, come detto sollevò un enorme scalpore, con le solite indignazioni e proibizioni, però c’è da dire che nell’Italia fascista ove sulle prime era stato interdetto, poi su pressioni di persone intelligenti, che non mancavano nel Regime, Balbo, Ciano figlio, Bottai, Freddi, venne presentato al Festival di Venezia del 1934.La bellissima ragazza austriaca si trovò di colpo proiettata ai fasti della fama; quelle scene di nudo solleticavano i pruriti di gran parte della società internazionale dell’epoca e ci fu anche chi vi trovò analogie con il romanzo di Lawrence L’amante di Lady Chatterley uscito 5 anni prima, anzi per la verità Henry Miller ci scrisse su un saggio; ma come spesso accade un risultato così eclatante ha spesso delle ripercussioni: sposatasi infatti con un industriale miliardario mercante d’armi Fritz Mandl, che per molti versi poteva ricordare proprio la vicenda del film, questi cercò di acquistarne tutte le copie del film in circolazione per distruggerle e conseguentemente proibire alla moglie persino di nominarlo, quel film.Questo matrimonio con un industriale che aveva contatti con tutte le fabbriche d’armi e anche con nazisti e fascisti e che imponeva alla moglie un ritiro quasi monacale, come a contrapasso della vicenda di quella sua scandalosa iinterpretatzione rappresenta come una parentesi buia della vita di Hedy, eppure doveva rivelarsi l’occasione per sviluppare quel diverso aspetto della personalità dell’attrice che diverrà predominante negli anni della guerra. Mandl difatti la teneva alquanto segregata, in una sorta di lussuosissimo Castello e boicottava la sua prosecuzione dell’attività di attrice, ma essendo una bellissima donna, anzi quasi per antonomasia la più bella del mondo, ben volentieri la presentava ai suoi amici industriali e anche a importanti gerarchi dei sopracitati Regimi : Goering, Goebbles, Ciano..., addirittura si sono fatte illazioni che nel Castello/prigione dove la coppia viveva, non era improbabile di vedervi Hitler e Mussolini. Cosa di gran lunga più importante è che oltre a tali personaggi, la residenza dei coniugi Mandl era anche convegno per scienziati, ricercatori di nuove tecnologie belliche, fisici, inventori, e siccome il marito, come un diadema da mostrare a tutti, la portava sempre con sé, ecco che lei l’immagnifica cui tutti, anche il più arcigno dei professoroni, non poteva, sia pure per un attimo, non pensare a quelle scene del laghetto e in mezzo alle frasche, si ritrovava in riunioni dove si parlava di tematiche innovative, segretissime, di cui nessuno, il marito per primo, poteva immaginare che lei ci capisse qualcosa. Ricordate all’inizio della biografia? : ragazza austriaca bellissima, ma anche quel “brillantissima” studentessa di ingegneria? ebbene c’era molto di vero in quell’epiteto: allieva della scuola di ingegneria a soli 16 anni, aveva sostenuto qualche esame dove il commento unanime dei professori era stato “di un’intelligenza straordinaria, addirittura eccezionale”, sicchè ecco che a quelle riunioni, tra quei commenti, le formule, i calcoli matematici, non è che lei fosse, come tutti credevano una bella statuina, lei incamerava dati, nozioni ed era perfettamente in grado di trarre qualche conclusione, come di lì poco avremo modo di constatare, quando stufa di quella dorata prigionia, stufa del marito e anche sempre più inquieta per l’ascesa di Hitler, che per lei di origine ebree, non era certo rassicurante, aveva fatto nel 1937, una vera e propria fuga a Parigi dove il produttore Louis.B.Mayer che era in Europa in cerca di nuovi talenti, la convinse a trasferirsi in America e a cambiare il nome in Hedy Lamarr. Ovviamente, con quel po’ po’ di curriculum (il primo nudo della storia del cinema) era la professione di attrice lo specifico ove orientarsi e Hollywood le riservò un’accoglienza piuttosto lusinghiera, offrendole da subito parti in parecchi film e con attori di grosso calibro (Clark Gable, Spencer Tracy, James Stewart, etc.) Però una volta assicuratasi successo e fama, le tornarono alla mente tutti quei discorsi carpiti in casa Mandl: in particolare aveva attratto la sua attenzione un metodo che alcuni scienziati perseguivano, di teleguidare ordigni e contrastare i segnali trasmessi da un nemico per bloccare i segnali radio per il telecontrollo ad esempio di un siluro. Complicatissimo, ma lei aveva il potenziale non solo per capire a cosa si alludeva, ma anche di studiarci sopra ; tra un film e l’altro, tra una ripresa a Hollywood e anche con la mobilitazione della comunità austriaca e tedesca di Los Angeles contro il Nazismo e a favore di un’entrata in guerra contro la Germania, che il regista Ernst Lubitsch andava organizzando e che comprendeva parecchia gente dello spettacolo, di origine europea come Marlene Dietrich, ma anche statunitense come Clark Gable e Carole Lombard (quest’ultima morirà proprio nel corso di un suo giro propagandistico per tale scopo). Hedy era si intelligentissima e un ex portento negli studi di ingegneria, però pur sempre una dilettante per evoluta che fosse, e poi si!!! orse le mancava quel tocco in più, che anche a questo tipo di ricerche, necessità per passare dalla formulazione a qualcosa di realizzabile: un qualcosa di artistico, di quasi magico, di estremamente fantasioso, ecco tipo un’armonia musicale, Mozart, Beethoven, Stockausen, Varese, magari un semplice Gershwin, e difatti è proprio in ambito musicale che trovò il suo compendio: il compositore d’avanguardia George Antheil, che era anche stato molto vicino al movimento surrealista. Insieme i due idearono un sistema che si rifaceva a quel progetto di un modo di criptaggio delle comunicazioni via radio, che in mare poteva indirizzare, ma anche intercettare, i siluri dei sommergibili. Hedy e Antheil svilupparono un prototipo di criptaggio dei messaggi radio tra centro di controllo e siluri, per far si che non potessero essere intercettati, basato sulla tastiera del pianoforte ove ogni tasto produceva un segnale ad una data frequenza e solo seguendo un codice che era una sorta di armonia era possibile controllare la traiettoria del siluro. I due iniziarono una serie di contatti con il National Inventor's Council fondato nell'agosto 1940 su impulso del Presidente Roosevelt nell'ambito della mobilitazione industriale in vista di una guerra e elaborarono via via delle modifiche sempre basandosi su osservazioni di tipo musicale, quale ad esempio una versione tecnologica della banda perforata che si usa nella pianola meccanica, che permetteva una rapida variazione di frequenza, di nuovo il modello del pianoforte con i suoi 88 tasti, e quindi 88 frequenze, che in seguito verrà denominata “frequency-hopping spread spectrum.” L'11 agosto 1942 ai due veniva concesso il brevetto n. 2.292.387, ma l'Inventor's Council non era propenso ad accettare un dispositivo bellico inventato da una diva del cinema, per di più austriaca, e un compositore di musica. Era ancora il tempo delle valvole termoioniche (i transistor sarebbero arrivati solo anni dopo), così il progetto fu bocciato dalla marina militare U.S.A., che ritenne impraticabile l'installazione a bordo di un siluro di un simile meccanismo. I due presentarono un secondo progetto questa volta in ambito aeronautico di un missile antiaereo che esplodeva automaticamente in prossimità del l'obiettivo, non solo quando lo colpiva, ma soprattutto quando lo mancava per produrre lo stesso danni al nemico, ma ancora una volta l'Inventor's Council bocciò il progetto. Edy Lamarr avrà una sua personale rivincita nel 1962, quando la tecnica da lei ideata con Antheil sarà adottata dagli Stati Uniti (con il nome di CDMA, Code Division Multiple Access) come sistema di comunicazione a bordo di tutte le navi impegnate nel Blocco di Cuba, e ancor di più quando sia lei che Antheil erano morti da tempo, in quanto i loro nomi sono stati inseriti postumi nella National Inventors Hall of fame degli Stati Uniti (2014) e a tutt’oggi le loro ricerche e invenzioni sono alla base di molti sistemi di trasmissioni radio in ambito informatico e di telefonia mobile.
NUMERI NEGATIVI IN PROIEZIONE
La verità è che ho sempre avuto una forte attrazione per i numeri negativi : quel “ -1” mi ha sempre dato l’idea di contrastare la spocchia dei razionalisti e super positivisti, per non dire peggio progressisti e modernisti : “bhe non siamo mica all’anno zero” diceva un mio ex amico che oggi mi guarderei bene persino da rivolgergli la parola, stante che da buon sinistroide è ovviamente oggi un convinto e fanatico scientista, vaccinista inde-fesso, seguace dei vari Soros, Gates, Fauci, Draghi etc. e del loro tentativo di deciso affossamento della Libertà “già !...” rispondevo io a quella sua asserzione presuntuosa, presupponente e sostanzialmente ignorante “non siamo all’anno zero, infatti siamo all’anno meno uno” : eccoci quindi in presenza del fascinoso, sempre un po’ misterioso -1. Un bello schiaffone in faccia agli arroganti e saccenti il caro vecchio “-1”, che diventa ancora più fascinoso e stimolante se poi usi la proiezione, ECCO TIPO UNA RADICE QUADRATA : la radice quadrata di un numero negativo, inventata dai matematici del '600, per rendere più completo il calcolo infinitesimale nella sue due ideazioni di Leibniz e Newton, ci introduce nel mondo dei numeri immaginari, che sostanzialmente rappresentano una ulteriore possibilità per i numeri reali di comprendere, se non il tutto, perlomeno molto di più della cosidetta realtà, indagando le sue accezioni immaginarie. Ora è piuttosto noto che il numero negativo è in genere utilizzato, per denotare un debito, una qualche mancanza, e questo da tempi antichissimi, in particolare dall’introduzione dell’algebra da parte degli Arabi; proiettando tale debito o mancanza, otteniamo qualche cosa, che d’accordo non sta nei registri contabili, ma sta nella nostra percezione, come una sorta di possibilità aggiunta all’ordine delle cose, un qualcosa che non puoi calcolare coi metodi ordinari, ma puoi farlo se accetti l’idea che a giocare la partita della conoscenza delle cose del mondo, non c’è solo la ragione cosciente, ma qualcosa che prescinde da essa….eh si! siamo nell’accezione di quella molteplicità di effetti di significazione che il buon Sigmund Freud denominò inconscio, andandolo a scovare nei risvolti e assai spesso anche nelle pause ed assenze della comunicazione conscia. Proiettare un numero negativo significa che in qualche modo bisogna restituire qualcosa in termini di comprensione ed ecco perché i numeri che esprimono tale proiezioni vanno a costituire quel registro immaginario che è promozionale per disporci alla comprensione di un altro registro quello del simbolico dove riposa appunto la totalità della comunicazione. In virtù di tale processo possiamo sostenere che la radice quadrata di un numero negativo è la radice quadrata di una proiezione, ovvero ha a che fare con quel registro simbolico che informa tutti i meccanismi dell’inconscio: sogni, lapsus, fantasie, atti mancati, arte, malattie e financo la morte. Il momento che si esce dal meccanismo della proiezione, ad esempio al risveglio da un sogno o subito dopo un lapsus o alle prese con una esperienza di sincronicità, la proiezione della mancanza viene inseguita come pelle d’asino e può essere amplificata fino a riconoscere che sogni, lapsus, atti mancati sono sostanzialmente dei debiti con una realtà che vengono passati tra le maglie di un immaginario per dar adito ad un simbolico. Ora c’è un ulteriore meccanismo che in matematica consente di operare con quel registro immaginario che la realtà tout court aveva escluso dai suoi procedimenti definendo l’insieme dei numeri complessi, ovvero reali + immaginari: servirsi dell’immagine speculare di un numero immaginario, rifletterne segno e senso, rimanendo nell’ambito dell’insieme dei numeri complessi, con una nuova categoria di numeri : i coniugati (due numeri complessi sono il coniugato uno dell’altro se differiscono solo per il segno 4 - 3i = 4 + 3i , ovvero moltiplicando un numero immaginario per il suo coniugato si ottiene un numero reale. Tornando al nostro parallelismo tra processi matematici e processi inconsci avremo di riflesso che un sogno, un atto mancato, una fantasia opportunamente riflessi attraverso i coniugati della mente fanno ritorno a quella realtà che sembrava elusa. Utilissimo l’impiego dei coniugati in matematica , soprattutto per lanciarci nei meccanismi del calcolo infinitesimale come abbiamo già fatto cenno, ma parimenti necessari in Fisica quantistica dove è proprio con i coniugati che si può affrontare la descrizione di un elettrone, passando da una visione particellare ad “funzione d’onda” e quindi pervenendo a quel simbolico che fa si che ad esempio un albero non sia solo espressione di quel concetto nominalistico e assoluto di albero come ad esempio voleva Platone che difatti era costretto ad ipotizzare un mondo delle idee dove vi erano gli originali dell’essenza dell‘albero, mentre i vari alberi qui sulla terra ne erano solo copie (il concetto è quell’uno che sta per molti, ovvero l’origine di tutti i dualismi e l’archetipo del giudizio di valore), ma si presti ad una fluttuazione non solo di significati, ma di significanti, sì che l’albero rappresenti anche sensazioni psichiche ed emozioni, la saldezza, la forza, l’energia, etc. Se ne evince che per descrivere qualsiasi cosa del nostro mondo avremo sempre bisogno di una parte reale e di una parte immaginaria che possono essere giustappunto coniugate insieme. Restando nella nostra fisica quantistica, passando da una visione particellare ad una che consideri flussi e quindi equazioni d’onda , dobbiamo sempre rattenere che moltiplicando quel numero complesso 4 – 3i per il suo coniugato 4 + 3i, scompare ogni parte immaginaria nel risultato che consente quindi di passare ad un nuovo registro che è quello del simbolico.
giovedì 11 novembre 2021
LA RELATIVITA' DELLA SCIENZA e UN SUPER ES
“Scienza” è un termine molto più moderno di quel che si pensi e poco corrisponde ai vari “Περί Φύσεως “… “de natura” “de rerum natura” dell’antichità, dove lo studio appunto delle cose naturali, dell’organico, del biologico, era affrontato perlopiù con metodi più vicini ad un diffuso fare artistico che ad un sistematico studio, che oggi siamo portati a definire scientifico. La medicina, la botanica, la mineralogia, financo l’analisi dei fatti e degli eventi storici, che si avvalgono di illustri campioni anche dell’antichità, da Esculapio, Tucidide, fino a Linneo, Mehendelson, e vai con tutti gli scienziati che sono proliferati soprattutto nel periodo della Rivoluzione Industriale e praticamente sono giunti ai giorni nostri : Bernard, Bechamp, Plank, Einstein, Bohr, Fermi, Heisenberg, etc.); si dirà: che relazione hanno queste discipline con l’arte, con il fare artistico? Nessuna!!!! Bhe anche questo non è esatto! Sono pur sempre interpretazioni della natura, prettamente umane e quindi alternative al cosidetto disegno naturale (anche questo termine non è alieno dall’uso di quella particella “Pro” che caratterizza tutto ma proprio tutto l’agire umano, perlomeno da quando un certo “Pro–metheo” rubò quella fatidica scintilla di fuoco agli dei, che non inaugurò la scienza, ma inaugurò la “Technè”, tecnica e arte, di cui anche la scienza fa parte.). Molti, specie nella nostra cultura occidentale, quella che appunto ha la sua base nel pensiero dell’antica Grecia di cui il Mito di Prometeo fa parte, hanno correlato tale origine della “technè” con una nuova modalità di rapportarsi con il tempo, un tempo progettuale fondato sul tempo opportuno in cui svolgere l’azione (kairòs) e di cui sarebbe regista e attore l’apparizione di un meccanismo neuronale specifico: la “coscienza” ovvero un qualcosa fondata sul linguaggio articolato e che rappresenta quindi una peculiarità specificamente e unicamente umana , ovvero la capacità di mettere l’uomo in situazione sulla terra, narratizzare a se’ stesso e ai suoi simili una sua presenza che non soggiace più alle modalità del naturale, il giorno – la notte, il caldo – il freddo, il chiaro – lo scuro, e stagioni, insomma l’eterno ritorno dell’identico, ma è in grado di porre dei cambiamenti, molto rilevanti a tale ordine naturale. Ma questa coscienza che ad un certo punto dell’evoluzione ha fatto la sua comparsa sulla terra è intimamente correlata a quella che potremmo anche definire un assoluta indifferenza della terra, della natura, di tutto ciò che costituisce l’ambiente in cui l’uomo è costretto a vivere a dispiegare la sua “presenza” un qualcosa che a ben vedere , la rende del tutto inidonea a costituire un punto di riferimento per la comprensione dei progetti umani; allora i significati che non si trovano vengono conferiti, i valori che non nascono dalla visione delle cose, sono postulati … ovvero la volontà sostituisce lo sguardo , perché intorno ad esso altro non si dispiega se non la totale contingenza della nostra esistenza su una terra indifferente che non ci conosce. Tale, sostanzialmente è tutta la coscienza e anche la technè, ovvero l’abilità tecnica, la scelta di un tempo opportuno in cui inserire il proprio agire, e anche l’arte, il cui fine è sostanzialmente quello di sostituire all’indifferenza, la differenza: un atto di volontà, tutto sommato! volontà di istituire un tentativo che tenga conto della presenza umana e far si che essa si costituisca come risposta al domandare dell’uomo e quindi rientri, volente o nolente nel sotteso finalismo dell’intenzionalità umana e dismetta finalmente la sua indifferenza. ma è una domanda che è sempre parziale che quindi ingenera risposte sempre parziali , una risposta che offre di sé cio’ che le si richiede, ma trattiene tutto quello che non fa parte di tale richiesta. Ecco quindi l’errore costitutivo di tutte le nostre costruzioni della nostra coscienza, meccanismo neuronale costituito sulla base del linguaggio articolato e quindi molto molto recente, posteriore non solo al linguaggio, ma financo posteriore alla scrittura che è la modalità di fissaggio delle volizioni metaforiche di una lingua: errore della tecnica, dell’arte, della filosofia, e quindi anche della scienza,…errore di fondo e di di tutto, che consiste nello scambiare le verità di queste risposte con la verità della terra” Ovviamente stiamo sempre alludendo alle nostre contrade occidentali, perchè il discorso sarebbe profondamente differente se dovessimo prendere in considerazione la filosofia e cultura orientali: Le Upanishad, I Veda , Lo Zen, il Mahabaratta, il Bahagvadad Gita, le 4 nobili verità di Buddha, la meditazione Vipassana, il serpente della Kundalini, lo Yoga; il solco della nostra cultura e tradizione, è senza dubbio questo, ma l’occidente è anche il luogo di un fraintendimento, la sua coscienza difatti ci ha portati a scambiare la nostra volontà, che è sempre volontà di avere ragione e quindi di potenza, volontà di portare tutto nell’ambito del linguaggio, e quindi della coscienza, anche il senso della natura, dimenticando la massima di uno dei suoi più antichi campioni, Eraclito di Efeso, che la natura ama nascondersi “φύσις κρύπτεσθαι φιλεῖ “ Nascondersi da… e a… che cosa? “Elementare Watson!” avrebbe risposto Sherlock Holmes: dai giochi della parola e quindi dal linguaggio umano, in un’ultima analisi, dalla coscienza che del linguaggio è un derivato. Ma allora se, alla fin fine l’uomo occidentale è quell’essere che ha voluto ridurre tutto il senso della natura nei termini di una sua formazione linguistica, dobbiamo poi tanto stupirci se tutto quello che aveva dimenticato e che non aveva compreso in quel suo “chiamare prima” , diventerà pertinenza di un qualcosa che cosciente non è, e che un certo signore di Vienna si incaricherà di disvelare al mondo, partendo proprio dalle lacune e dai mancati che tale millenaria operazione aveva giocoforza ingenerato!? La domanda è quindi : anche l’inconscio come la coscienza è posteriore al linguaggio? e questo come lo si deve intendere? Con gli stessi meccanismi che Freud ha individuato: trasferimento condensazione, ovvero metonimia e metafora che sono gli assi portanti del linguaggio?…e lapsus, atti mancati, soprattutto i sogni, che dell’inconscio sono stati individuati come “via Regia” ? Un’altra imperiosa domanda è “cosa e come sognava l’uomo prima che dal suo linguaggio articolato scaturissero prima la coscienza e quindi a stretta correlazione, l’inconscio?” Il libro di Julian Jaynes “Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza” Ed.Adelphi. 1984, che interviene nella formulazione del presente articoletto, cercando di metterlo in relazione al pensiero freudiano, ovviamente quello successivo ad “Al di la’ del principio del piacere, dove vengono introdotti non solo la pulsione di morte, ma anche la coazione a ripetere , aveva postulato una sorta di inizio del momento di passaggio tra la mente bicamerale, che in sostanza altro non era che una serie di comportamenti codificati in presenza di situazioni diciamo così, istituzionalizzate, e la coscienza, mettendolo in relazione all’aumentare delle aggregazioni e complessità sociali e al non poter fare più riferimento a quella serie di comportamenti codificati dall’abitudine, che da semplici precetti erano assurte ad un qualcosa di soprannaturale identificandosi con una quasi costante presenza divina: In sostanza erano le voci e le visioni degli dei che indicavano il da farsi nelle varie situazioni in cui un uomo in una determinata e ancora limitata contingenza sociale e di aggregazione si trovava a operare. Tali voci, tali allucinazioni potevano benissimo configurarsi come una sorta di pre-inconscio, con tanto di meccanismi di illogicità , tra l’altro non ancora formulata la logica. Ma cosa succede, quando ecco … esse non riescono più coprire l’aumento vertiginoso di situazioni e di compiti, che un’aggregazione troppo dilatata, un città di oltre diecimila abitanti o una messa in situazione con compiti inusitati , tipo un viaggio in mare, nuovi territori, nuove genti, nuove modalità di comportamento impongono con urgenza? Le metafore delle voci, delle allucinazioni di dei che ti dicano cosa e come fare, si fanno insufficienti ed ecco che allora l’uomo è costretto a costruire una metafora che sia analogale, non più di una semplice azione e neppure di un qualcosa addotto dal ripetersi di situazioni simili, c’è bisogno di una metafora che metta in situazione non più la natura, il vento, la pioggia con una istituzionalizzata voce o visione divina, ma che metta in situazione sé stesso, la propria presenza in relazione a…., ovvero ancora una metafora certo, perché e’ col linguaggio articolato che funzione la metafora, ma una metafora particolare che sia un analogo certo, ma un analogo molto particolare: un analogo –Io. E’ questo l’Io che noi possiamo analizzare da Freud che è un Io che è in grado di riflettere su se stesso sulla sua presenza, ma anche un Io che si trova subito alle prese con l’erede di quelle voci, di quella allucinazioni che nella precedente formazione mentale era stata attribuita agli dei. E questo erede, torniamo alla conclusione precedente, esula dalle attribuzioni della coscienza che in stretto ambito temporale si costruisce le proprie regole logiche che possiamo sintetizzare nei famosi tre principi della logica, ovvero identità, non contraddizione e terzo escluso, principi che quell’erede di allucinazioni auditive e visive, costituirà subito un’eccezione, anzi una assoluta disconoscenza, perché sostanzialmente esso fa riferimento a tutto quello che l’uomo non ha chiamato prima, pro-vocato , nella sua costruzione di se’ in un mondo, una natura, che non conosce se non nei termini di tale chiamare prima, un mondo che soprattutto non conosce lui, l’uomo !Questa sorta di lunga premessa prima di affrontare il tema del secondo libro davvero fondamentale di Freud dopo la pubblicazione di Al di là del principio del piacere” ovvero “l’Io e l’Es” un saggio che tenta di mettere a punto da un punto di vista meta psicologico l’intero funzionamento dello psichico umano, è andata individuando, prima di arrivare alla formulazione del Super -io, così come in quel saggio viene ipotizzato, anche una parallela disposizione di porsi non solo rispetto all’Io, ma anche rispetto all’Es: conscio e inconscio. Se difatti ci dobbiamo misurare con un Super-io, forse è altrettanto importante misurarsi con un “Super-es”!? Così come possiamo dedurlo prendendo in esame un libro come il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza” di Jaynes, un Es, con le sue manifestazioni del tutto estranee alla coscienza ma con quell’antecedente di voci e allucinazioni, che andarono a costituire “gli dei” anche essi sempre costruzioni di quell’essere al mondo dell’uomo nelle sue diverse componenti di inconscio e di conscio
venerdì 22 ottobre 2021
CUORE, AMIGDALA E UN TITININ DI RAGIONE
Come spesso sono solito fare , prendo spunto dall'articolo di qualche amico o comunque una persona che stimo, per farci qualche aggiuntina , nella fattispecie e' l'amica Simona Cella esperta delle 5 Leggi Biologiche di Hamer che parla della correlazione tra cuore ed agmidala nella composizione dellla piu' infame delle emozioni : La paura La paura è quell’emozione che si attiva di fronte ad un pericolo reale… è una emozione di stato di “all’erta” L’all’erta ci fa alzare il naso per annusare l’aria e sentire cosa si stia preparando: ci fa cogliere tantissimi dati sensoriali in frazioni di secondo per agire all’istante. Il livello che riguarda la sopravvivenza biologica viene gestita dall’Amigdala, centro del sistema limbico: è uno dei processori principali del nostro “sistema operativo”. Se l’Amigdala fosse libera di rispondere ad un pericolo in modo istintivo e spontaneo, svolgerebbe perfettamente bene la sua funzione biologica: salvare vite. Come mai allora la maggior parte delle volte reagiamo allo stimolo della paura in modo convulso e disordinato? Pensa a cosa ti accade quando hai paura: all’improvviso sei nel buio, cieco e svuotato da ogni forza, vorresti sparire, saltare in un’altra realtà, chiudere la porta sulla tua vita e buttar via la chiave.… Sei una preda tremante. Ogni risorsa cognitiva e capacità decisionale sembra definitivamente spenta. Cosa è successo che non rende più abile l’Amigdala a svolgere bene il suo lavoro? Cosa fa sì che diventi preda della paura mentre a tutti gli effetti, l’Amigdala dovrebbe permetterti di reagire proprio per non essere una preda? Solitudine, malattia, inadeguatezza, futuro, perdita, separazione, abbandono, isolamento… tutto oggi è permeato di paura. Per molti esplosa in questo momento così folle -ma coltivata negli anni- che sembra non finire più.Bruciata ogni certezza, ogni speranza, caduto ogni velo, emerge una realtà così agghiacciante che l’idea dell’esistenza di un virus diventa per molti un’ancora di salvezza. Ti stanno “chiedendo” di sacrificare tutto in nome di una “nuova normalità” che di normale non ha nulla. Per sentirti libero di rimanere schiavo, devi rinunciare a tutto ciò in cui credi, al lavoro, agli affetti, a progetti e sogni. La paura s’insinua spingendo molti a violare il loro stesso corpo pur sapendo quanto sia alto il prezzo da pagare… La paura accompagna costantemente anche i più centrati in “modalità aereo”: invisibile e costante, come una melma spalmata sull’asfalto, sta rallentando ogni possibile passo evolutivo. Non basta agire con coraggio, occorre agire con cor-aggio o l’amigdala non è più in grado di salvare vite…COSA FARE? Ridare all’Amigdala dignità e posizione, de-ipnotizzarla in modo che possa ritrovare la sua statura.ora proprio ieri leggevo un libro sull’inconscio rimosso che giustappunto sarebbe sede dell’agmidala, e’ là proprio là che risiede una memoria mai cancellata dall’inconscio ma assolutamente impenetrabile alla coscienza che ci fa provare quelle emozioni primordiali senza averne la benché minima idea del perchè l’Amigdala e il Cuore sono i due processatori più importanti del nostro sistema.
L’Amigdala si
occupa della nostra sopravvivenza
biologica. La funzione del Cuore, è gestire scelte a favore della qualità della nostra vita. Il Cuore è il primo organo che si
forma a livello fetale con già in essere 40.000 neuroni e una fittissima rete
di neurotrasmettitori, cioè informazioni, che mette a nostro servizio. E’
elettromagnetico perciò quantico, così come lo è l’amigdala, che funge un po’ da
“doppia fenditura” nel passaggio delle particelle o flussi .Amigdala e Cuore sono strettamente
connessi poiché anche se il Cuore è il processore primario, quando siamo in
pericolo di vita o supponiamo di esserlo, cede il comando all’Amigdala: Circuiti
neurologici che ci portano le informazioni dal Cuore si “ritirano” per non
interferire. Immagina il cuore che
fa un passo indietro e lascia pieno campo d’azione all’Amigdala: se stai cadendo dalle scale è sensato che il tuo corpo si attivi
all’istante per salvarti la vita.
Ma il Cuore, pur facendo quel passo indietro, c’è sempre. E’ lui che ferma la tua fuga per
trascinare in salvo il tuo compagno ferito o il bambino smarrito.
Gesti che ultimamente sono sempre più rari…Non so se hai anche tu la stessa percezione ma
sembra che la gente non sia più
in contatto con il suo cuore né sia più in grado di
distinguere e di fare scelte che siano a favore della vita.
“Forse morirò o resterò ferito
grave, ma se non mi pungo e perdo il lavoro, chi penserà ai miei figli?” … Nessun senso
bio-logico in questo pensiero e nessuna connessione col cuore…
Ci hanno tenuto per anni in
costante allarme, in un clima di eterno
terrore, ben studiato a tavolino, nella paura di tutto: malattia, povertà,
clima, cibo, inquinamento, relazione, il diverso, terrorismo, crollo economico,
problemi di sopravvivenza…Osserva quanti temi
ti hanno e ti stanno attraversando trattenendoti dal vivere.
Siamo stati separati mettendoci in
competizione l’un con l’altro, per farci sentire soli.
Ci hanno tolto autonomia: tutto è stato convertito in imprese multinazionali.
L’abilità di costruire e di produrre cibo, la gestione della nostra salute e
del sociale, la formazione delle generazioni future.
Ogni aspetto della nostra vita è
stato delegato a qualcosa fuori da noi, impenetrabile, ricattatorio, che ci ha
tolto ogni possibilità di scelta. Come ti fa sentire questa riflessione? PREDA!
Esattamente l’effetto voluto e ottenuto grazie ad un allarme reiterato
giorno dopo giorno: il
cuore costantemente un passo indietro, lascia le redini all’amigdala. Effetto? Il Cuore restando
continuamente un passo indietro, ha perso molti dei circuiti di connessione con
l’Amigdala che si sono spenti, bruciati.L’amigdala sovreccitata, non è più in grado
di distinguere il pericolo vero dal falso, va in panico e
congelamento anche quando non sarebbe necessario. Non riesce più a
salvaguardare la vita.
CHE FARE?
La soluzione richiede lavoro e presenza ma non è complicata come
sembrerebbe date le premesse. Occorre ridare ai due
processori la loro posizione. Riconoscerli nelle loro
piene funzioni.
Immagina la tua Amigdala,
che si sente finalmente vista e riconosciuta da te, che può dire a voce
alta: “non sono qui per farti scappare o aggredire, il mio
compito è di salvaguardare la vita!”
Immagina quanto grande e forte e pura è nel ritrovare la sua
posizione.
Immagina il Cuore che
si rende conto dell’inganno e che si riconnette all’Amigdala aiutandola a
distinguere il vero dal falso: può restare in
co-presenza, pronto ad intervenire per scelte sensate che siano nel flusso
della vita.
E infine immagina che anche la Mente si unisca a loro e che, incontrandoli nella loro corretta
posizione, ritrovi anch’essa la sua statura: non più servitrice di due padroni incoerenti
e assenti, ritrova lucidità.
Non deve più farsi carico di
scelte che non le competono e che non ha la la forza di sostenere.
Entrambi i processori, Cuore e Amigdala, emettono ora flussi di informazioni tra loro
coerenti
poichè direzionati entrambi verso
lo stesso obiettivo: salvaguardare e
rendere benefica la vita. Così finalmente la Mente può organizzare e coordinare mappe d’azione
funzionali, tornando ad essere
uno strumento utile. Ritroviamo la via verso ciò che siamo e ciò che vogliamo che sia e questo
mondo così folle ritroverà anch’esso la sua via verso la vita.
E sta già accadendo nelle
piazze, nel porto di Trieste, nelle modalità scelte, nelle parole dette:
L’aria che si respira è una
resistenza dove Amigdala e Cuore e Mente si stanno tenendo per mano e,
nonostante tutte le allucinanti aggressioni, nessuna delle tre retrocede di un
passo. Cuore ed agmidala lo accennava
Simona, sono due sistemi che impongono
dei salti, salti quantici che il ricorso
programmato alla paura e alla menzogna hanno depotenziato. Innanzi tutto
dobbiamo riprendere l’abitudine a riaffermare
i processi di interferenza con il nostro ambiente, rimetterci alle prese con
fenditure e doppie fenditure e cercare di passare , passare stabilendo sempre
nuovi cammini, proprio come suggerisce Richard Feynman nel suo famoso “integrale”,
ricordando che se c’è il cammino che si rifà inconsciamente a quell’inconscio
rimosso che è sempre gestito dall’agmidala, il cuore che è
un sistema più complesso e variegato e’ pur sempre in grado di… se non
riconoscerlo, perlomeno ipotizzarlo “far
finta che….” Ecco dovremmo cominciare a ipotizzare di non aver piu’ paura, di
non lasciarci soggiogare dalla paura che è un’altra di quelle emozioni che l’agmidala
gestisce (purtroppo come tutto ciò che governa l’inconscio sia rimosso che non
rimosso, porta indifferentemente al bene che al male: lo vedi allora l’importanza
di un integrale come quello sui cammini di Feynman :se uno dei cammini non esce dalla stanza di casa mia, un altro può percorrere
martedì 7 settembre 2021
LA LETTERA DI GRODDECK, TOCCATA DA LUBITSCH
Mi sono sempre chiesto quale dovette essere la reazione quando ad un Hitler oramai accreditato capo della Germania , fu recapitata una lettera di un certo George Groddeck “e questo chi è?” aveva chiesto alla SS che gliel’aveva portata “Sapete mio Fuher, quel medico di Baden Baden, amico di quell’altro strano individuo, sa quel dottore di Vienna… “Sigmund Freud ! “Si quello lo ricordo, quello che lo abbiamo fatto andare a Londra e lui ci ha scritto che “raccomandava il nazionalsocialismo e la Gestapo a chicchessia!” “Già!” “a pensarci bene qualcuno mi ha detto che c’è un certo doppio senso, una ironia di fondo in tale dichiarazione, ma a noi nazionalsocialisti importano i fatti, non la cultura, non l’ironia, non l’intelligenza; ma torniamo “a noi” come dice il mio amico Benito, "allora come si chiama questo medico di Baden Baden?” “George Groddeck!” “mmm…. il nome non mi dice niente, vediamo che cosa mi scrive… Ecco qui, la fantasia non basta, qui ho bisogno di tirare in ballo qualcuno di veramente straordinario, qualcuno che con il suo “tocco” ha cambiato i termini della rappresentazione che è stata la più rilevante caratteristica del XX secolo: il cinema. Si è lui Ernst Lubitsch, di area mitteleuropea come Hitler, come Groddeck, come Freud , ma attivo, anzi tra i protagonisti assoluti della Hollywood dello star system, dove ancora in quel periodo vigeva la frase di Al Johnson “Signori non avete ancora sentito nulla!” La mia fantasia fa un saltino in avanti di qualche anno e arriva al film, ovviamente di lui, Ernest Lubitsch “To be or not to be” con una sola parola/grido/imprecazione/richiamo : SCHULTZ!!! O meglio “Sssccchhhhuuuuultz!!!!! Nel gerarca nazista buffo e pacioccone, tutto sommato simpatico, che chiama disperatamente il suo attendente , ecco io ci vedo il terribile Hitler, che, anche lui la faccia da macchietta, con quei baffetti, il riportino dei capelli, i suoi tic e modi da barzelletta da manicomio, ce l’aveva eccome ! “Schultz!!! chiamami Goebbels, chiamami Goering, Hess, chiamami chi ti pare, ma subito qualcuno che mi vada a prendere questo dannatissimo George Groddeck e me lo porti qui alla mia presenza, immediatamente!!!!!” Cosa c’era scritto in quella lettera che aveva fatto andare talmente fuori dai gangheri il Fuhrer, tanto da fargli anticipare la macchietta del gerarca pacioccone e i suoi continui richiami allo Schultz di turno? Non è dato saperlo, però conoscendo il senso, soprattutto delle lettere ad un’amica del libro dell’Es che ancora oggi fanno imbestialire chicchessia (soprattutto i medici di professione e le donne), non è difficile immaginarlo: richiami a traumi infantili, edipo non risolto, simbiosi di tipo incestuoso con la madre, e magari un invito a farsi ricoverare nella sua clinica per avviare un trattamento terapeutico.Ma chi era George Groddeck ? e come era arrivato a quella determinazione di inviare una lettera a Hitler, che francamente era un po’ l’incarnazione di tutte le turbe che era andato elencando in quella raccolta epistolare indicata con il sottotitolo di “lettere ad un’amica” che rispondeva al nome del “LIBRO DELL’ES” Nato nel 1866 era cresciuto in una famiglia ricca soprattutto di fermenti culturali e aveva intrapreso la professione medica, attratto da idee e studiosi meno ortodossi della pratica della medicina tradizionale, in particolare il Dr.Ernst Schweninger che aveva un clinica in Baden Baden e che lui più tardi rilevò chiamandola “Marienhole” dove portò avanti e anche all’esasperazione il suo approccio alla malattia caratterizzato da istanze psicologiche e dopo un primo momento di rifiuto, anche psicoanalitiche, secondo le teorie di Freud, di cui in breve entrò nell’orbita ed anche di altri grandi studiosi in materia, in primis Sandor Ferenczi di cui divenne addirittura il medico personale, quindi Otto Rank, Melanie Klein, Karen Horney, Erich Fromm, che lo considerava tra i maggiori psicoanalisti dell’epoca, sia per l’originalità del suo pensiero, sia per l’efficacia della sua pratica terapeutica. In quanto a Freud , malgrado ne riconoscesse il pensiero e la pratica poco ortodossi rispetto alla psicoanalisi lo aveva nella massima stima e come è noto adotto’ il termine “ES” quale appunto Groddeck definiva l’inconscio, per denominare la sua scoperta “ “devo affermare “ gli scrisse in una lettera “che lei è uno splendido analista, il quale ha afferrato irrevocabilmente la sostanza della questione… chi riconosce che il transfert e la resistenza sono la chiave di volta del trattamento, appartiene ormai, senza rimedio, alla nostra schiera.” Fu proprio su pressione dello stesso Freud, che Groddeck entro’ a far parte della Società Psicoanalitica, declinando poco dopo l’invito, soprattutto perché lui amava sempre definirsi uno psicoanalista “selvaggio” uno che continuava ad operare coi suoi metodi nella clinica di Baden Baden e che ribadiva a livello teorico in una rivista di arte e cultura “Die Arche” e in libri, oltre al suo più famoso e già citato “Il libro dell’Es” che contribuì a diffondere, sotto forma di un finto epistolario tra Patrik Troll (pseudonimo di Groddeck) ed una sua amica, molti concetti della psicoanalisi, riformulati in maniera originale e stimolante, e rappresenta a tutt’oggi uno dei testi più importanti in materia di psiche: i carteggi con Freud e con Ferenczi, il romanzo “lo scrutatore di anime”, i saggi “Satanarium” , “Nasamecu” e “il linguaggio dell’Es. C’è da notare che la sua personalità ricca di vistose e suggestive contraddizioni, gli spunti geniali contenuti nei suoi scritti, che volutamente rifuggivano la sistematicità e il dogmatismo delle trattazioni scientifiche, furono subito oggetto di forte controversia e ostracismo. Il primo contatto, in particolare con il suo libro più famoso, Il Libro dell’Es, quello appunto scritto in forma epistolare provocava - e provoca tuttora - spesso reazioni violente: dalla venerazione all’antipatia, alla repulsione, reazioni quasi sempre di carattere emotivo (l’ho detto soprattutto a livello di classe medica ortodossa e di sensibilità femminile) e avevano e hanno poco a che fare con una intelligente valutazione delle sue parole; insomma proprio quella ben riassunta dal personaggio Hitler, gratificato da una lettera aggiuntiva e con la reazione di cui sono andato a prendere in prestito le immagini di un film dove Ernest Lubitsch, l’ideatore del più famoso dei “tocchi” riesce a dargli anche un correlato auditivo “Schultz!!!!!” Avvertito in tempo, Groddeck riuscì a sottrarsi alla cattura da parte degli sgherri di Hitler, ma morì poco dopo, in Svizzera dove si era rifugiato. Non è comunque solo dal Libro dell’Es che la straordinaria personalità del nostro personaggio emerge: in “Nasamecu” sottotitolo “la natura guarisce, il medico cura” era stato preso in esame il pensiero e comportamento umano, quando parla di “Es” egli intende un qualcosa che è anteposto sia all’ Io che al Super-Io, che più di viverlo l’uomo, ne è vissuto, un qualcosa di cui si deve assolutamente tenere conto quando si voglia pensare all’uomo come totalità. La sua influenza nel mondo è stata enorme, agli inizi più nell’area lingua inglese, Auden, Henry Miller, Lawrence Durrel, poi a livello europeo di cui fu lo stesso Durrel che ne avviò anche in area germanica negli anni sessanta la nuova edizione delle opere e Ingebor Bachmann in un saggio destinato alla rivista Der Spiegel, rammaricandosi per la scarsa attenzione rivolta a Groddeck nonostante il tentativo di Durrell di riportarlo alla luce, scrisse nel 1967: “A tutti, oltre alle gocce per la tosse e alle iniezioni, dovrebbe essere prescritto il Libro dell’Es , uno dei classici del secolo”. Più recentemente fecero a lui riferimento le scrittrici Simone de Beauvoir e Susan Sontag. In territorio anglo-americano l’opera di Groddeck vanta una lunga tradizione. Michael Balint, scrisse : “Ha ragione Groddeck: non è vero che noi viviamo, in verità noi in gran parte veniamo vissuti dall’Es”. È una citazione tratta dal libro Elementi di Psicoanalisi dello psicoanalista italiano Edoardo Weiss, la cui prima edizione è del 1930: molto probabilmente è questa la prima volta che compare il nome di Groddeck in Italia, insieme alla sua parola più celebre, Es, appunto. Anche da noi le trentatré lettere a un’amica contenute nel Libro dell’Es dovettero attendere trent’anni prima di essere tradotte e sono tuttora uno dei libri più diffusi e letti. In Francia, il Paese di Sartre, di Lacan, dagli anni settanta Groddeck è uno degli psicoanalisti più discussi e conosciuti. Le sue opere sono edite anche in Scandinavia, Olanda, Spagna e Portogallo e nei paesi sudamericani. Nel 1984, nel cinquantesimo della morte, a Baden-Baden fu organizzato il primo simposio su Groddeck, internazionale e interdisciplinare, e nel 1986 a Zurigo venne fondata la Georg-Groddeck-Gesellschaft, con sede a Francoforte, allo scopo di far conoscere la persona e i suoi scritti. Uno dei tesori nascosti in esso contenuti è il recupero della fonte diretta del concetto di Es, che sarebbe da ricondurre non tanto a Nietzsche, come aveva tenuto a precisare Freud quando aveva preso il termine da Groddeck, per indicare il suo inconscio, quanto a Wilhelm Bölsche: questi, pur non essendo lo scopritore dell’Es, ne parlava già nel 1904 nello stesso modo in cui farà Groddeck qualche anno più tardi, ovvero come un’entità, più o meno misteriosa, ma sempre presente nella natura umana che è la vera responsabile non solo delle sue fantasie, dei sogni, degli atti mancanti e dei lapsus, ma anche della malattia, della morte e del suo ambiguo rapporto con il “de-siderio”
L'UNIVERSO UBBIDIENTE (O NO)?
L’intero Universo potrebbe, e dico potrebbe, obbedire alle leggi che un gruppetto di geni dei primi trent’anni del XX secolo, era andato...
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. Giova sempre ripetersi il titolo di un libro che e' di per se' una induzione a ri-assumere, assumere di nuovo altre credenze, al...
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Come sottolinea Rick Geerd Hamer L'AFFEZIONE AI POLMONI, specie il cancro corrisponde alla paura di morire, alla paura della morte. ...
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Nel blog capotesta ho manifestato l'intenzione di trattare malattia per malattia secondo l'accezione simbolica che al processo app...



