martedì 23 novembre 2021

ESTASI TRA BELLEZZA E SCIENZA

 

“Estasi”è un titolo che in questo articolo è incentrato principalmente sulla straordinaria storia dell’attrice che ne interpreto’ l’omonimo film, un film che tra l’altro vanta una primogenitura particolare: essere stato il primo film della storia cinematografica dove appare un nudo integrale di donna;  e che donna! giustappunto lei l’austriaca Hedy Lamarr, classe 1914, quindi all’epoca dei fatti  poco più che diciottenne essendo nata verso la fine dell’anno, e il film uscito nelle sale, ovviamente con enorme scalpore per tale particolarità, nel febbraio del 1933 . Per la verità la giovane non si chiamava ancora così, ma  Hedwig Kiesler, brillantissima studentessa di ingegneria ma che per la straordinaria avvenenza, era già stata scelta per piccole parti in film anche di un certo livello e lei stessa aveva seguito dei corsi di recitazione, forse influenzata da una giovanile passione per un altrettanto giovane promettente attore Wolf  Abach-Retty, che guarda un po’, era il futuro padre di Romy Schneyder. Nel marzo 1931 quando aveva appena 16 anni apparve in topless su di una famosa rivista tedesca e poco dopo veniva  selezionata dal famoso regista teatrale Max Reinhardt, per lavorare in teatro a Berlino: sembra che Reinhardt sia rimasto letteralmente abbagliato dalla  ancora Hedwig Kiesler  definendola “la ragazza più bella del mondo” Queste le premesse per la scelta del regista ceco Gustav Machaty di affidarle la parte di protagonista nel film Estasi, cui da tempo ne stava elaborando la trama, attratto dalle possibilità del mezzo cinematografico di enfatizzare le possibilità espressive del corpo femminile, che già avevano un precedente in un film da lui girato nel 1929 dal titolo Erotikon, ma che ora con una interprete di tal fatta, avevano concretissime possibilità di divenire esplosive (come in effetti doveva puntualmente accadere). Il film girato tra Vienna e gli stabilimenti Barrandov di Praga, più alcune trasferte in Alta Boemia e nei Carpazi, ha una trama esilina “una giovane donna sposata ad un uomo più anziano, ricco e volgare, in preda a disperazione fa ritorno nella casa paterna e a contatto colla natura, tra i boschi, nell’acqua di un laghetto che sono di enfasi ad una riscoperta del suo corpo, sul quale il regista ovviamente  indugia, ritrova anche la passione, nelle vesti (e non vesti) di un giovane di passaggio con il quale passa ore d’amore (e anche qui il regista non smette di indugiare...); Il seguito, del marito che si suicida e lei che rinuncia all’amante, lo fanno anche piuttosto manierato e convenzionale, ma quel corpo di lei, nudo tra le foglie e mollemente adagiato sulle acque, si imporra’ nell’immaginario collettivo di tutto il mondo, con riflessi che non si sono spenti neppure oggi.   Il film, come detto sollevò un enorme scalpore, con le solite indignazioni e proibizioni, però c’è da dire che nell’Italia fascista  ove sulle prime era stato interdetto, poi su pressioni di persone intelligenti, che non mancavano nel Regime, Balbo, Ciano figlio, Bottai,  Freddi, venne presentato al Festival di Venezia del 1934.La bellissima ragazza austriaca si trovò di colpo proiettata ai fasti della fama; quelle scene di nudo solleticavano i pruriti di gran parte della società internazionale dell’epoca e  ci fu anche chi vi trovò analogie con il romanzo di Lawrence L’amante di Lady Chatterley uscito  5 anni prima, anzi per la verità Henry Miller  ci scrisse su un saggio; ma come spesso accade un risultato così eclatante ha spesso delle ripercussioni: sposatasi infatti con un industriale  miliardario mercante d’armi Fritz Mandl, che per molti versi poteva ricordare proprio la vicenda del film, questi cercò di acquistarne tutte le copie del film  in circolazione per distruggerle e conseguentemente proibire alla moglie persino di nominarlo, quel film.Questo matrimonio con un industriale  che aveva contatti con tutte le fabbriche d’armi e anche con nazisti e fascisti e che imponeva alla moglie un ritiro quasi monacale, come a contrapasso della vicenda di quella sua scandalosa iinterpretatzione rappresenta come una parentesi buia della vita di Hedy, eppure  doveva rivelarsi l’occasione per sviluppare quel diverso aspetto della personalità dell’attrice che diverrà predominante negli anni della guerra. Mandl difatti la teneva alquanto segregata, in una sorta di  lussuosissimo Castello e boicottava la sua prosecuzione dell’attività di attrice, ma essendo una bellissima donna, anzi quasi per antonomasia la più bella del mondo, ben volentieri la presentava ai suoi amici industriali e anche a importanti gerarchi dei sopracitati Regimi : Goering, Goebbles, Ciano..., addirittura si sono fatte illazioni che nel Castello/prigione dove la coppia viveva, non era improbabile di vedervi Hitler e Mussolini. Cosa di gran lunga più importante è che oltre a tali personaggi, la residenza dei coniugi Mandl era anche convegno per scienziati, ricercatori di nuove tecnologie belliche, fisici, inventori, e siccome il marito, come un diadema da mostrare a tutti, la portava sempre con sé, ecco che lei l’immagnifica cui tutti, anche il più arcigno dei professoroni, non poteva, sia pure per un attimo, non pensare a quelle scene del laghetto e in mezzo alle frasche, si ritrovava in riunioni dove si parlava di tematiche innovative, segretissime, di cui nessuno, il marito per primo, poteva immaginare che lei ci capisse qualcosa. Ricordate all’inizio della biografia? : ragazza austriaca bellissima, ma anche quel “brillantissima” studentessa di ingegneria?  ebbene c’era molto di vero in quell’epiteto: allieva della scuola di ingegneria a soli 16 anni, aveva sostenuto qualche esame dove il commento unanime dei professori era stato “di un’intelligenza straordinaria, addirittura eccezionale”, sicchè ecco che a quelle riunioni, tra quei commenti, le formule, i calcoli matematici, non è che lei fosse, come tutti credevano una bella statuina, lei incamerava dati, nozioni ed era perfettamente in grado di trarre qualche conclusione, come di lì poco avremo modo di constatare, quando stufa di quella dorata prigionia, stufa del marito e anche sempre più inquieta per l’ascesa di Hitler, che per lei di origine ebree, non era  certo rassicurante, aveva fatto nel 1937, una vera e propria fuga a Parigi dove il produttore Louis.B.Mayer che era in Europa in cerca di nuovi talenti, la convinse a trasferirsi in America e a cambiare il nome in Hedy Lamarr. Ovviamente, con quel po’ po’ di curriculum (il primo nudo della storia del cinema) era  la professione di attrice lo specifico ove orientarsi e Hollywood le riservò un’accoglienza piuttosto lusinghiera, offrendole da subito parti in parecchi film e con attori di grosso calibro (Clark Gable, Spencer Tracy, James Stewart, etc.) Però una volta assicuratasi successo e fama, le tornarono alla mente tutti quei discorsi carpiti in casa Mandl: in particolare aveva attratto la sua attenzione un metodo che alcuni scienziati perseguivano, di teleguidare ordigni e contrastare i segnali trasmessi da un nemico  per bloccare  i segnali radio per il telecontrollo ad esempio di un siluro. Complicatissimo, ma lei  aveva il potenziale non solo per capire  a cosa si alludeva, ma anche di studiarci sopra ; tra un film e l’altro, tra una ripresa a Hollywood  e anche  con la mobilitazione  della comunità austriaca e tedesca di Los Angeles contro il Nazismo e a favore di un’entrata in guerra  contro la Germania, che il regista Ernst Lubitsch andava  organizzando e che comprendeva parecchia gente dello spettacolo, di origine europea come Marlene Dietrich, ma anche statunitense  come  Clark Gable e Carole Lombard (quest’ultima morirà proprio nel corso di un suo giro propagandistico per tale scopo). Hedy era si intelligentissima e un ex portento negli studi di ingegneria, però pur sempre una dilettante per evoluta che fosse, e poi si!!! orse le mancava quel tocco in più, che anche a questo tipo di ricerche, necessità per passare dalla formulazione a qualcosa di realizzabile:  un qualcosa di artistico, di quasi magico, di estremamente fantasioso, ecco tipo un’armonia musicale, Mozart, Beethoven, Stockausen, Varese, magari un semplice Gershwin, e difatti è proprio in ambito musicale che trovò il suo compendio: il compositore d’avanguardia George Antheil, che era anche stato molto vicino al movimento surrealista. Insieme i due idearono  un sistema che si rifaceva a quel progetto di un modo di criptaggio  delle comunicazioni via radio, che in mare poteva indirizzare, ma anche intercettare, i siluri dei sommergibili. Hedy e Antheil svilupparono un prototipo di criptaggio  dei messaggi radio tra centro di controllo e siluri, per far si che non potessero essere intercettati, basato sulla tastiera del pianoforte ove ogni tasto  produceva un segnale ad una data frequenza e solo seguendo un codice che era una sorta di armonia  era possibile controllare la traiettoria del siluro. I due iniziarono una serie di contatti  con il National Inventor's Council fondato nell'agosto 1940 su impulso del Presidente Roosevelt nell'ambito della mobilitazione industriale in vista di una guerra e elaborarono via via delle modifiche  sempre basandosi su osservazioni di tipo musicale, quale ad esempio  una versione tecnologica della banda perforata che si usa nella pianola meccanica, che permetteva una rapida variazione di frequenza, di nuovo il modello del pianoforte con i suoi 88 tasti, e quindi 88 frequenze, che in seguito verrà denominata  “frequency-hopping spread spectrum.” 
L'11 agosto 1942 ai due veniva  concesso il brevetto n. 2.292.387, ma l'Inventor's Council non era propenso ad accettare un dispositivo bellico inventato da una diva del cinema, per di più austriaca, e un compositore di musica. Era ancora il tempo delle valvole termoioniche (i transistor sarebbero arrivati solo anni dopo), così il progetto fu bocciato dalla marina militare U.S.A., che ritenne  impraticabile l'installazione a bordo di un siluro di un simile meccanismo. I due presentarono un secondo progetto questa volta in ambito aeronautico di  un missile antiaereo che esplodeva automaticamente in prossimità del l'obiettivo, non solo quando lo colpiva, ma soprattutto quando lo mancava  per produrre lo stesso danni al nemico, ma ancora una volta l'Inventor's Council bocciò il progetto. Edy Lamarr avrà una sua personale rivincita nel 1962, quando la tecnica da lei ideata con Antheil sarà adottata dagli Stati Uniti (con il nome di CDMA, Code Division Multiple Access) come sistema di comunicazione a bordo di tutte le navi impegnate nel Blocco di Cuba, e ancor di più quando sia lei che Antheil erano morti da tempo, in quanto i loro nomi sono stati inseriti postumi nella National Inventors Hall of fame  degli Stati Uniti (2014) e a tutt’oggi le loro ricerche e invenzioni sono alla base  di molti  sistemi di trasmissioni radio in ambito informatico e di telefonia mobile.

 

NUMERI NEGATIVI IN PROIEZIONE

La verità è che ho sempre avuto una forte attrazione per i numeri negativi : quel “ -1” mi ha sempre dato l’idea di contrastare la spocchia dei razionalisti e super positivisti, per non dire peggio progressisti e modernisti : “bhe non siamo mica all’anno zero” diceva un mio ex amico che oggi mi guarderei bene  persino da rivolgergli la parola, stante che da buon sinistroide è ovviamente oggi un convinto e fanatico scientista, vaccinista inde-fesso, seguace dei vari Soros, Gates, Fauci, Draghi etc. e del loro tentativo di deciso affossamento della Libertà “già !...” rispondevo io a quella sua asserzione presuntuosa, presupponente e sostanzialmente ignorante  “non siamo all’anno zero, infatti siamo all’anno meno uno”  : eccoci quindi  in presenza  del fascinoso, sempre un po’ misterioso -1. Un bello schiaffone in faccia agli arroganti e saccenti il caro vecchio “-1”, che diventa ancora più fascinoso e stimolante se poi usi la proiezione, ECCO TIPO UNA RADICE QUADRATA  : la radice quadrata di un numero negativo, inventata dai matematici del '600, per rendere più completo il calcolo infinitesimale nella sue due ideazioni di Leibniz e Newton, ci introduce nel mondo dei numeri immaginari, che sostanzialmente rappresentano una ulteriore possibilità per i numeri reali di comprendere, se non il tutto, perlomeno molto di più della cosidetta realtà, indagando le sue accezioni immaginarie. Ora è piuttosto noto che il numero negativo è in genere  utilizzato, per denotare un debito, una qualche mancanza, e questo da tempi antichissimi, in particolare dall’introduzione dell’algebra da parte degli Arabi; proiettando tale debito o mancanza, otteniamo qualche cosa, che d’accordo non sta nei registri contabili, ma sta nella nostra percezione, come una sorta di possibilità aggiunta all’ordine delle  cose, un qualcosa che non puoi calcolare coi metodi ordinari, ma puoi farlo se accetti l’idea che a giocare la partita della conoscenza delle cose del mondo, non c’è solo la ragione cosciente, ma  qualcosa che prescinde da essa….eh si! siamo nell’accezione di quella molteplicità di effetti  di significazione che il buon Sigmund Freud denominò inconscio, andandolo a scovare nei risvolti e assai spesso anche nelle pause ed assenze della comunicazione conscia. Proiettare  un numero negativo significa che in qualche modo bisogna restituire qualcosa in termini di comprensione  ed ecco perché i numeri che esprimono tale proiezioni  vanno a costituire quel registro immaginario che è promozionale per  disporci alla comprensione di un altro registro quello del simbolico dove riposa appunto  la totalità della comunicazione. In virtù di tale processo possiamo sostenere  che la radice quadrata di un numero  negativo è la radice quadrata di una proiezione, ovvero ha a che fare con quel registro simbolico che informa  tutti i meccanismi dell’inconscio: sogni, lapsus, fantasie, atti mancati, arte, malattie e financo la morte. Il momento che si esce dal meccanismo della proiezione, ad esempio al risveglio da un sogno o subito dopo un lapsus o alle prese con una esperienza di sincronicità, la proiezione della mancanza viene inseguita come pelle d’asino   e può essere amplificata  fino a riconoscere  che  sogni, lapsus, atti mancati sono sostanzialmente dei debiti con una realtà che vengono  passati tra le maglie di un immaginario per dar adito ad un simbolico. Ora c’è un ulteriore meccanismo che in matematica consente di operare  con quel registro immaginario che la realtà tout court aveva escluso dai suoi procedimenti definendo l’insieme dei numeri complessi, ovvero reali + immaginari: servirsi dell’immagine speculare  di un numero immaginario, rifletterne segno e senso, rimanendo nell’ambito dell’insieme dei numeri complessi, con una nuova categoria di numeri : i coniugati  (due numeri complessi sono il coniugato uno dell’altro se differiscono solo per il segno 4 - 3i =  4 + 3i , ovvero moltiplicando un numero immaginario per il suo coniugato si  ottiene un numero reale. Tornando al nostro parallelismo tra processi matematici e processi inconsci  avremo di riflesso che un sogno, un atto mancato, una fantasia opportunamente riflessi attraverso i coniugati della mente  fanno ritorno a quella realtà che sembrava elusa.
Utilissimo l’impiego dei coniugati  in matematica , soprattutto per lanciarci nei meccanismi del calcolo infinitesimale come abbiamo già fatto cenno, ma parimenti necessari in Fisica  quantistica  dove è proprio con i coniugati  che si può affrontare  la descrizione di un elettrone, passando da una visione particellare ad “funzione d’onda” e quindi pervenendo a quel simbolico che fa si che ad esempio un albero  non sia solo espressione di quel concetto nominalistico e assoluto di albero come ad esempio voleva Platone che difatti era costretto ad ipotizzare un mondo delle idee dove vi erano gli originali dell’essenza dell‘albero, mentre i vari alberi qui sulla terra ne erano solo copie (il concetto è quell’uno che sta per molti, ovvero l’origine di tutti  i dualismi e l’archetipo del giudizio di valore), ma si presti ad una fluttuazione non solo di significati, ma di significanti, sì che l’albero rappresenti anche  sensazioni psichiche ed emozioni, la saldezza, la forza, l’energia, etc. Se ne evince  che per descrivere  qualsiasi cosa del nostro mondo  avremo sempre bisogno  di una parte reale e di una parte immaginaria che possono essere giustappunto coniugate insieme. Restando nella nostra fisica quantistica, passando da una visione particellare ad una che consideri flussi e quindi equazioni d’onda , dobbiamo sempre rattenere che moltiplicando  quel numero complesso 4 – 3i per il suo coniugato 4 + 3i, scompare ogni parte immaginaria nel risultato che consente quindi di passare ad un nuovo registro che è quello del simbolico. 

 

giovedì 11 novembre 2021

LA RELATIVITA' DELLA SCIENZA e UN SUPER ES

 

“Scienza” è un termine molto più moderno di quel che si pensi e poco corrisponde ai vari “Περί Φύσεως “… “de natura” “de rerum natura” dell’antichità, dove lo studio appunto delle cose naturali, dell’organico, del biologico, era affrontato perlopiù con metodi più vicini ad un diffuso fare artistico che ad un sistematico studio, che oggi siamo portati a definire scientifico. La medicina, la botanica, la mineralogia, financo l’analisi dei fatti e degli eventi storici, che si avvalgono di illustri campioni anche dell’antichità, da Esculapio, Tucidide, fino a Linneo, Mehendelson, e vai con tutti  gli scienziati che sono proliferati soprattutto nel periodo della Rivoluzione Industriale e praticamente sono giunti ai giorni nostri : Bernard, Bechamp, Plank, Einstein, Bohr, Fermi, Heisenberg, etc.); si dirà: che relazione hanno queste discipline con l’arte, con il fare artistico? Nessuna!!!! Bhe anche questo non è esatto! Sono pur sempre interpretazioni della natura, prettamente umane e quindi alternative al cosidetto disegno naturale (anche questo termine non è alieno dall’uso di quella particella “Pro” che caratterizza tutto ma proprio tutto l’agire umano, perlomeno da quando un certo “Pro–metheo” rubò quella fatidica scintilla di fuoco agli dei, che non inaugurò la scienza, ma inaugurò la “Technè”, tecnica e arte, di cui anche la scienza fa parte.). Molti, specie nella nostra cultura occidentale, quella che appunto ha la sua base nel pensiero dell’antica Grecia di cui il Mito di Prometeo fa parte,  hanno correlato tale origine della “technè” con una nuova modalità di rapportarsi con il tempo, un tempo progettuale fondato sul tempo opportuno in cui svolgere l’azione (kairòs)  e di cui sarebbe regista e attore l’apparizione di un meccanismo neuronale specifico: la “coscienza” ovvero un qualcosa fondata sul linguaggio articolato e che rappresenta quindi una peculiarità specificamente e unicamente umana , ovvero la capacità di mettere l’uomo in situazione sulla terra, narratizzare a se’ stesso e ai suoi simili una sua presenza che non soggiace più alle modalità del naturale, il giorno  – la notte, il caldo – il freddo, il chiaro – lo scuro, e stagioni, insomma l’eterno ritorno dell’identico, ma è in grado di porre dei cambiamenti, molto rilevanti a tale ordine naturale. Ma questa coscienza che ad un certo punto dell’evoluzione ha fatto la sua comparsa sulla terra è intimamente correlata a quella che potremmo anche definire un assoluta indifferenza della terra, della natura, di tutto ciò che costituisce l’ambiente in cui l’uomo è costretto a vivere a dispiegare la sua “presenza” un qualcosa che a ben vedere , la  rende del tutto inidonea a costituire un punto di riferimento per la comprensione dei progetti umani;  allora i significati che non si trovano vengono conferiti, i valori che non nascono dalla visione delle cose, sono postulati …  ovvero la volontà sostituisce lo sguardo , perché intorno ad esso  altro non si dispiega se non la totale contingenza  della nostra esistenza su una terra indifferente  che non ci conosce.  Tale, sostanzialmente è tutta la coscienza e anche la technè, ovvero l’abilità tecnica, la scelta di un tempo opportuno in cui inserire il proprio agire, e anche l’arte, il cui fine è sostanzialmente quello di sostituire all’indifferenza, la differenza: un atto di volontà, tutto sommato! volontà di  istituire un tentativo che tenga conto della presenza umana e far si  che essa si costituisca come risposta al domandare dell’uomo e quindi rientri, volente o nolente nel sotteso finalismo dell’intenzionalità umana  e dismetta finalmente la sua indifferenza. ma è una domanda che è sempre parziale  che quindi ingenera risposte sempre parziali , una risposta  che offre di sé cio’ che le si richiede, ma trattiene tutto quello che non fa parte di tale richiesta. Ecco quindi l’errore costitutivo di tutte le nostre costruzioni della nostra coscienza, meccanismo neuronale costituito sulla base del linguaggio articolato e quindi  molto molto recente, posteriore non solo  al linguaggio, ma financo posteriore alla scrittura che è la modalità di fissaggio delle volizioni metaforiche di una lingua: errore della tecnica, dell’arte, della filosofia,  e quindi anche della scienza,…errore di fondo e di di tutto, che consiste nello scambiare le verità di queste risposte con la verità della terra” Ovviamente stiamo sempre alludendo alle nostre contrade occidentali, perchè il discorso sarebbe  profondamente differente se dovessimo prendere in considerazione  la filosofia e cultura orientali: Le Upanishad,  I Veda , Lo Zen, il  Mahabaratta, il Bahagvadad Gita, le 4 nobili verità di Buddha, la meditazione Vipassana, il serpente della Kundalini, lo Yoga; il solco della nostra cultura  e tradizione, è senza dubbio questo, ma l’occidente  è anche il luogo di un fraintendimento, la sua coscienza difatti  ci ha portati  a scambiare la nostra volontà, che è sempre volontà di avere ragione e quindi di potenza, volontà di portare tutto  nell’ambito del linguaggio, e quindi della coscienza, anche il  senso della natura, dimenticando la massima di uno dei suoi più antichi campioni, Eraclito di Efeso, che la natura ama nascondersi φύσις κρύπτεσθαι φιλεῖ “ Nascondersi da… e a… che cosa? “Elementare Watson!” avrebbe risposto Sherlock Holmes: dai giochi della parola e quindi dal linguaggio umano, in un’ultima analisi, dalla coscienza che del linguaggio è un derivato. Ma allora se, alla fin fine l’uomo occidentale è quell’essere che ha voluto ridurre tutto il senso della natura nei termini di una sua formazione linguistica, dobbiamo poi tanto stupirci se tutto quello che aveva dimenticato e che non aveva compreso in quel suo “chiamare prima” , diventerà pertinenza  di un qualcosa che cosciente non è, e che un certo signore di Vienna si incaricherà di disvelare al mondo, partendo proprio dalle lacune e dai mancati che tale millenaria operazione aveva giocoforza ingenerato!? La domanda è quindi : anche l’inconscio come la coscienza è posteriore al linguaggio?  e questo come lo si deve intendere?  Con gli stessi meccanismi che Freud ha individuato:  trasferimento condensazione, ovvero metonimia e metafora che sono gli assi portanti del linguaggio?…e lapsus, atti mancati, soprattutto i sogni, che dell’inconscio sono stati individuati  come “via Regia” ? Un’altra imperiosa domanda è “cosa e come sognava l’uomo prima che dal suo linguaggio articolato scaturissero prima la coscienza e quindi a stretta correlazione, l’inconscio?”
Il libro di Julian Jaynes “Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscie
nza” Ed.Adelphi. 1984, che interviene nella formulazione del presente articoletto, cercando di metterlo in relazione al pensiero freudiano, ovviamente quello successivo ad “Al di la’ del principio del piacere, dove vengono introdotti non solo la pulsione di morte, ma anche la coazione a ripetere , aveva postulato una sorta di inizio del momento di passaggio tra la mente bicamerale, che in sostanza altro non era che una serie di comportamenti codificati in presenza di situazioni diciamo così, istituzionalizzate, e la coscienza, mettendolo in relazione all’aumentare delle aggregazioni e complessità sociali e al non poter fare più riferimento a quella serie  di comportamenti codificati  dall’abitudine,  che da semplici precetti  erano assurte ad un qualcosa di soprannaturale identificandosi con una quasi costante presenza divina: In sostanza erano le voci e le visioni degli dei che indicavano il da farsi  nelle varie situazioni  in cui un uomo  in una determinata e ancora limitata contingenza sociale e di aggregazione si trovava a operare. Tali voci, tali allucinazioni potevano benissimo configurarsi come una sorta di pre-inconscio, con tanto di meccanismi di illogicità , tra l’altro non ancora formulata la logica. Ma cosa succede, quando ecco … esse non riescono più  coprire l’aumento  vertiginoso di situazioni e di compiti, che un’aggregazione troppo dilatata, un città di oltre diecimila abitanti o una messa in situazione con compiti inusitati , tipo un viaggio in mare, nuovi territori, nuove genti, nuove modalità di comportamento impongono con urgenza?  Le metafore delle voci, delle allucinazioni di dei che ti dicano cosa e come fare, si fanno insufficienti ed ecco che allora l’uomo è costretto a costruire una metafora che sia analogale, non più di una semplice azione e neppure di un qualcosa addotto dal ripetersi di situazioni simili, c’è bisogno di una metafora che metta in situazione non più la natura, il vento, la pioggia con una istituzionalizzata voce o visione divina, ma che metta in situazione sé stesso, la propria presenza in relazione a…., ovvero ancora una metafora certo, perché e’ col linguaggio articolato che funzione la metafora, ma una metafora particolare che sia un analogo certo, ma un analogo molto particolare: un analogo –Io. E’ questo l’Io che noi possiamo analizzare da Freud  che è un Io che è in grado di riflettere su se stesso sulla sua presenza, ma anche un Io che si trova subito alle prese con l’erede di quelle voci, di quella allucinazioni che nella precedente formazione mentale era stata attribuita agli dei. E questo erede, torniamo alla conclusione precedente, esula dalle attribuzioni della coscienza che in stretto ambito temporale si costruisce le proprie regole logiche che possiamo sintetizzare nei famosi tre principi della logica, ovvero identità, non contraddizione e terzo escluso, principi che quell’erede di allucinazioni auditive e visive, costituirà subito un’eccezione, anzi una assoluta disconoscenza, perché sostanzialmente esso fa riferimento a tutto quello che l’uomo non ha chiamato prima, pro-vocato , nella sua costruzione di se’ in un mondo, una natura, che non conosce se non nei termini di tale chiamare prima, un mondo che soprattutto non conosce lui, l’uomo !Questa sorta di lunga premessa prima di affrontare il tema del secondo libro davvero fondamentale di Freud dopo la pubblicazione di Al di là del principio del piacere”
ovvero “l’Io e l’Es” un saggio che tenta di mettere a punto da un punto di vista meta psicologico  l’intero funzionamento dello psichico umano, è andata individuando, prima di arrivare alla formulazione del Super -io, così come  in quel saggio viene ipotizzato,  anche una
parallela disposizione di porsi non solo rispetto all’Io, ma anche rispetto all’Es: conscio e inconscio.  Se difatti ci dobbiamo misurare con un Super-io, forse  è altrettanto importante misurarsi con un  “Super-es”!? Così come possiamo dedurlo prendendo in esame un libro come il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza” di Jaynes, un Es,  con le sue manifestazioni del tutto estranee alla coscienza  ma con quell’antecedente di voci e allucinazioni, che andarono a costituire “gli dei” anche essi sempre  costruzioni di quell’essere al mondo dell’uomo nelle sue  diverse componenti di inconscio e di conscio 

 

venerdì 22 ottobre 2021

CUORE, AMIGDALA E UN TITININ DI RAGIONE

 

Come spesso sono solito fare , prendo spunto dall'articolo di qualche amico o comunque una persona che stimo, per farci qualche aggiuntina , nella fattispecie e' l'amica Simona Cella esperta delle 5 Leggi Biologiche di Hamer che parla della correlazione tra cuore ed agmidala nella composizione dellla piu' infame delle emozioni : La paura La paura è quell’emozione che si attiva di fronte ad un pericolo reale… è una emozione di stato  di  “all’erta” L’all’erta ci fa alzare il naso per annusare l’aria e sentire cosa si stia preparando: ci fa cogliere tantissimi dati sensoriali in frazioni di secondo per agire all’istante. Il livello che riguarda la sopravvivenza biologica viene gestita dall’Amigdala, centro del sistema limbico: è uno dei processori principali del nostro “sistema operativo”. Se l’Amigdala fosse libera di rispondere ad un pericolo in modo istintivo e spontaneo, svolgerebbe perfettamente bene la sua funzione biologica: salvare vite. Come mai allora la maggior parte delle volte reagiamo allo stimolo della paura in modo convulso e disordinato? Pensa a cosa ti accade quando hai paura: all’improvviso sei nel buio, cieco e svuotato da ogni forza, vorresti sparire, saltare in un’altra realtà, chiudere la porta sulla tua vita e buttar via la chiave.… Sei una preda tremante. Ogni risorsa cognitiva e capacità decisionale sembra definitivamente spenta. Cosa è successo che non rende più abile l’Amigdala a svolgere bene il suo lavoro? Cosa fa sì che diventi preda della paura mentre a tutti gli effetti, l’Amigdala dovrebbe permetterti di reagire proprio per non essere una preda? Solitudine, malattia, inadeguatezza, futuro, perdita, separazione, abbandono, isolamento… tutto oggi è permeato di paura. Per molti esplosa in questo momento così folle -ma coltivata negli anni- che sembra non finire più.Bruciata ogni certezza, ogni speranza, caduto ogni velo, emerge una realtà così agghiacciante che l’idea dell’esistenza di un virus diventa per molti un’ancora di salvezza. Ti stanno “chiedendo” di sacrificare tutto in nome di una “nuova normalità” che di normale non ha nulla. Per sentirti libero di rimanere schiavo, devi rinunciare a tutto ciò in cui credi, al lavoro, agli affetti, a progetti e sogni. La paura s’insinua spingendo molti a violare il loro stesso corpo pur sapendo quanto sia alto il prezzo da pagare… La paura accompagna costantemente anche i più centrati in “modalità aereo”: invisibile e costante, come una melma spalmata sull’asfalto, sta rallentando ogni possibile passo evolutivo. Non basta agire con coraggio, occorre agire con cor-aggio o l’amigdala non è più in grado di salvare vite…COSA FARE?  Ridare all’Amigdala dignità e posizione, de-ipnotizzarla in modo che possa ritrovare la sua statura.ora proprio ieri leggevo un libro sull’inconscio rimosso che giustappunto sarebbe sede dell’agmidala, e’ là proprio là che risiede una memoria mai cancellata dall’inconscio ma assolutamente impenetrabile alla coscienza che ci fa provare quelle emozioni primordiali senza averne la benché minima idea del perchè l’Amigdala e il Cuore sono i due processatori più importanti del nostro sistema.

L’Amigdala si occupa della nostra sopravvivenza biologica. La funzione del Cuore, è gestire scelte a favore della qualità della nostra vita. Il Cuore è il primo organo che si forma a livello fetale con già in essere 40.000 neuroni e una fittissima rete di neurotrasmettitori, cioè informazioni, che mette a nostro servizio. E’ elettromagnetico perciò quantico, così come lo è l’amigdala, che funge un po’ da “doppia fenditura” nel passaggio delle particelle  o flussi .Amigdala e Cuore sono strettamente connessi poiché anche se il Cuore è il processore primario, quando siamo in pericolo di vita o supponiamo di esserlo, cede il comando all’Amigdala: Circuiti neurologici che ci portano le informazioni dal Cuore si “ritirano” per non interferire. Immagina il cuore che fa un passo indietro e lascia pieno campo d’azione all’Amigdala: se stai cadendo dalle scale è sensato che il tuo corpo si attivi all’istante per salvarti la vita.

Ma il Cuore, pur facendo quel passo indietro, c’è sempre. E’ lui che ferma la tua fuga per trascinare in salvo il tuo compagno ferito o il bambino smarrito.

Gesti che ultimamente sono sempre più rari…Non so se hai anche tu la stessa percezione ma sembra che la gente non sia più in contatto con il suo cuore né sia più in grado di distinguere e di fare scelte che siano a favore della vita.
“Forse morirò o resterò ferito grave, ma se non mi pungo e perdo il lavoro, chi penserà ai miei figli?” … Nessun senso bio-logico in questo pensiero e nessuna connessione col cuore…

 COSA E’ SUCCESSO? E' UNA  CONNESSIONE RUBATA

Ci hanno tenuto per anni in costante allarme, in un clima di eterno terrore, ben studiato a tavolino, nella paura di tutto: malattia, povertà, clima, cibo, inquinamento, relazione, il diverso, terrorismo, crollo economico, problemi di sopravvivenza…Osserva quanti temi ti hanno e ti stanno attraversando trattenendoti dal vivere.

Siamo stati separati mettendoci in competizione l’un con l’altro, per farci sentire soli.
Ci hanno tolto autonomia: tutto è stato convertito in imprese multinazionali. L’abilità di costruire e di produrre cibo, la gestione della nostra salute e del sociale, la formazione delle generazioni future.

Ogni aspetto della nostra vita è stato delegato a qualcosa fuori da noi, impenetrabile, ricattatorio, che ci ha tolto ogni possibilità di scelta. Come ti fa sentire questa riflessione? PREDA!

Esattamente l’effetto voluto e ottenuto grazie ad un allarme reiterato giorno dopo giorno: il cuore costantemente un passo indietro, lascia le redini all’amigdala. Effetto? Il Cuore restando continuamente un passo indietro, ha perso molti dei circuiti di connessione con l’Amigdala che si sono spenti, bruciati.L’amigdala sovreccitata, non è più in grado di distinguere il pericolo vero dal falso, va in panico e congelamento anche quando non sarebbe necessario. Non riesce più a salvaguardare la vita.

CHE FARE?
La soluzione richiede lavoro e presenza ma non è complicata come sembrerebbe date le premesse. Occorre ridare ai due processori la loro posizione. Riconoscerli nelle loro piene funzioni.

Immagina la tua Amigdala, che si sente finalmente vista e riconosciuta da te, che può dire a voce alta: “non sono qui per farti scappare o aggredire, il mio compito è di salvaguardare la vita!”
Immagina quanto grande e forte e pura è nel ritrovare la sua posizione.

Immagina il Cuore che si rende conto dell’inganno e che si riconnette all’Amigdala aiutandola a distinguere il vero dal falso: può restare in co-presenza, pronto ad intervenire per scelte sensate che siano nel flusso della vita.

E infine immagina che anche la Mente si unisca a loro e che, incontrandoli nella loro corretta posizione, ritrovi anch’essa la sua statura: non più servitrice di due padroni incoerenti e assenti, ritrova lucidità.
Non deve più farsi carico di scelte che non le competono e che non ha la la forza di sostenere.

Entrambi i processori, Cuore e Amigdala, emettono ora flussi di informazioni tra loro coerenti
poichè direzionati entrambi verso lo stesso obiettivo: salvaguardare e rendere benefica la vita. Così finalmente la Mente può organizzare e coordinare mappe d’azione funzionali, tornando ad essere uno strumento utile.
Ritroviamo la via verso ciò che siamo e ciò che vogliamo che sia e questo mondo così folle ritroverà anch’esso la sua via verso la vita.

E sta già accadendo nelle piazze, nel porto di Trieste, nelle modalità scelte, nelle parole dette:
L’aria che si respira è una resistenza dove Amigdala e Cuore e Mente si stanno tenendo per mano e, nonostante tutte le allucinanti aggressioni, nessuna delle tre retrocede di un passo.  Cuore ed agmidala lo accennava Simona,  sono due sistemi che impongono dei salti, salti quantici che  il ricorso programmato alla paura e alla menzogna hanno depotenziato. Innanzi tutto dobbiamo riprendere l’abitudine a  riaffermare i processi di interferenza con il nostro ambiente, rimetterci alle prese con fenditure e doppie fenditure e cercare di passare , passare stabilendo sempre nuovi cammini, proprio come suggerisce Richard Feynman nel suo famoso “integrale”, ricordando che se c’è il cammino che si rifà inconsciamente a quell’inconscio rimosso che è sempre gestito dall’agmidala, il cuore   che è un sistema più complesso e variegato e’ pur sempre in grado di… se non riconoscerlo, perlomeno ipotizzarlo  “far finta che….” Ecco dovremmo cominciare a ipotizzare di non aver piu’ paura, di non lasciarci soggiogare dalla paura che è un’altra di quelle emozioni che l’agmidala gestisce (purtroppo come tutto ciò che governa l’inconscio sia rimosso che non rimosso, porta indifferentemente al bene che al male: lo vedi allora l’importanza di un integrale come quello sui cammini di Feynman :
se uno dei cammini  non esce dalla stanza di casa mia, un altro può percorrere

all’istante tutta la galassia di Andromeda. Cosa serve per assecondare in tal modo un simile integrale? Serve che il sintomo (sun-thomos accadere insieme di fenomeno e organo corporeo) si trasformi in Simbolo (sum-ballo = rimettere insieme dell’evento con il flusso della vita) accettandone tutte le implicazioni , anche quelle che si rifanno alla ragione, alla cultura, alla tradizione, al discernimento  ed è solo in tal senso che la coscienza quel tanto problematico “io penso” possa trasformarsi in un Sé  onnicomprensivo di io e d es, cioè di conscio e inconscio e riesca nel discernimento a ricacciare la paura e a rifarsi al coraggio. Eh si, proprio come recentemente, proprio qui da noi in Italia, a Trieste è stato detto e fatto e come solo pochissimi in tutta la storia della nostra  storia hanno perseguito e possono essere presi a modello  di cammino : ricacciare tutte le menzogne che risalgono al dualismo del “concetto”platonico  quell’esiziale “uno che sta per molti” propendere per l’enantiadromia di Eraclito e su per gli insegnamenti di Krisna al guerriero Arjuna nel Bagwadad Gita, riappropriarci di quell’Età dell’Oro di cui fa cenno Esiodo, magari attivando connessioni con diversoe modalità di funzionamento degli emisferi cerebrali ( Julian Jaynes : il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza) quindi riappropriarci della coralità medioevale delle Cattedrali ( Da Fulcanelli e Il mistero delle cattedrali a il Le Corbusier di
 Quand les Cathedrales etaient blanches) :  ripensare la “reductio “ umanista e rinascimentale  su di un codice indefinito da applicare come pellicola all’ambiente diversificato, che tende inevitabilmente al neo classicismo, così come indicato da una prassi mercantile e bottegaia (età del bronzo e del ferro – Kali Yuga), rigettare con forza gli  schematismi della dialettica Hegeliana  e del suo ulteriore svilimento nelle due facce della stessa medaglia : liberismo e comunismo. Schopenauer , Nietzsche, Freud  che dà finalmente il giusto valore all’inconscio, debbono diventare il costante riferimento uniti a quei pochissimi che hanno dato valore a tali principi : Guenon, Evola, Mircea Eliade, Kuhn, quasi tutti i protagonisti della rivoluzione relativista e quantistica della fisica (Einstein, Bohr, Heisenberg, De Broglie, Dirac, Schrodinger, Feynman, etc.)
Detto in altri termini bisogna con urgenza riprendere a dire la verità, solo la verità, e  rigettare tutti i giochi
delle parti che specie dalla rivoluzione industriale di metà settecento, i mercanti bottegai uniti in squallide corporazioni, hanno continuato a propinare al grosso dell’umanità, ammettendo che finora ci sono riusciti in maniera esemplare - dal cio’ che è reale è razionale, ad un vile opportunista e mediocre stratega come Napoleone fatto passare per genio militare, a idee abominevoli come il marxismo,  spacciate  per una ideologia di bene comune, ad un progresso tecnologico che ha incatenato l’uomo alle catene della tecnica (età del ferro, proprio il ferro di cui sono fatte le catene,  rinnovando il mito di Prometeo avvinto alla roccia del Caucaso).     

 

martedì 7 settembre 2021

LA LETTERA DI GRODDECK, TOCCATA DA LUBITSCH

 

Mi sono sempre chiesto quale dovette essere la reazione quando ad un Hitler oramai accreditato capo della Germania , fu recapitata una lettera di un certo George Groddeck  “e questo chi è?” aveva chiesto  alla SS che gliel’aveva portata “Sapete  mio Fuher, quel medico di Baden Baden, amico di quell’altro strano individuo, sa quel dottore di Vienna… “Sigmund Freud ! “Si quello lo ricordo, quello che lo abbiamo fatto andare a Londra e lui ci ha scritto che “raccomandava il nazionalsocialismo e la Gestapo a chicchessia!” “Già!” “a pensarci bene  qualcuno mi ha detto  che c’è un certo doppio senso, una ironia di fondo in tale dichiarazione,  ma a noi nazionalsocialisti importano i fatti, non la cultura, non  l’ironia, non  l’intelligenza; ma torniamo “a noi” come dice il mio amico Benito, "allora come si chiama questo medico di Baden Baden?” “George Groddeck!” “mmm…. il nome non mi dice niente, vediamo che cosa mi scrive… Ecco qui, la fantasia non basta, qui ho bisogno di tirare in ballo qualcuno di veramente  straordinario, qualcuno che con il suo “tocco” ha  cambiato i termini della  rappresentazione che è stata la più rilevante caratteristica del XX secolo: il cinema.  Si è lui Ernst Lubitsch, di area mitteleuropea come Hitler, come Groddeck, come Freud , ma attivo, anzi tra i protagonisti assoluti  della Hollywood  dello star system, dove ancora in quel periodo vigeva la frase di Al Johnson “Signori non avete ancora sentito nulla!” La mia fantasia fa un saltino in avanti di qualche anno e arriva al film, ovviamente di lui, Ernest Lubitsch “To be or  not to be” con una sola parola/grido/imprecazione/richiamo : SCHULTZ!!! O meglio “Sssccchhhhuuuuultz!!!!! Nel gerarca nazista buffo e pacioccone, tutto sommato simpatico, che chiama disperatamente  il suo attendente , ecco io ci vedo il terribile Hitler, che, anche lui la faccia da macchietta, con quei baffetti, il riportino dei capelli, i suoi tic e modi da  barzelletta da manicomio, ce l’aveva eccome ! “Schultz!!! chiamami Goebbels, chiamami Goering, Hess, chiamami  chi ti pare, ma subito qualcuno che mi vada  a prendere questo  dannatissimo George Groddeck e me lo porti qui alla mia presenza, immediatamente!!!!!” Cosa c’era scritto in quella lettera  che aveva fatto andare talmente fuori dai gangheri il Fuhrer, tanto da fargli anticipare la macchietta  del gerarca  pacioccone  e i suoi continui richiami allo Schultz di turno? Non è dato saperlo, però conoscendo il senso, soprattutto delle lettere ad un’amica  del libro dell’Es che ancora oggi  fanno imbestialire chicchessia (soprattutto i medici di professione e le donne), non è difficile immaginarlo: richiami a traumi infantili, edipo non risolto, simbiosi di tipo incestuoso con la madre, e magari un invito a farsi ricoverare nella sua  clinica per avviare un trattamento terapeutico.Ma chi era George Groddeck ? e come era arrivato a quella determinazione di inviare una lettera a Hitler, che francamente era un po’  l’incarnazione di tutte le turbe che era andato elencando in quella raccolta epistolare indicata con il sottotitolo di “lettere ad un’amica” che rispondeva al nome del “LIBRO DELL’ES” Nato nel 1866 era cresciuto in una famiglia ricca soprattutto di fermenti culturali e aveva intrapreso la professione medica, attratto da idee e studiosi meno ortodossi della pratica della medicina tradizionale, in particolare  il Dr.Ernst Schweninger  che aveva un clinica in Baden Baden  e che lui più tardi rilevò chiamandola “Marienhole” dove portò avanti  e anche all’esasperazione  il suo approccio alla malattia caratterizzato da istanze psicologiche e dopo un primo momento di rifiuto, anche psicoanalitiche, secondo le teorie di Freud, di cui in breve entrò nell’orbita ed anche di altri grandi  studiosi in materia, in primis Sandor Ferenczi di cui divenne addirittura il medico personale, quindi Otto Rank, Melanie Klein, Karen Horney, Erich Fromm, che lo considerava tra i maggiori psicoanalisti  dell’epoca, sia per l’originalità del suo pensiero, sia per l’efficacia della sua pratica terapeutica. In quanto a Freud , malgrado ne riconoscesse il pensiero e la pratica poco ortodossi rispetto alla psicoanalisi lo aveva nella massima stima e come è noto adotto’   il termine “ES” quale appunto Groddeck definiva l’inconscio, per denominare la sua scoperta “ “devo affermare “ gli scrisse in una lettera “che lei è uno splendido analista, il quale ha afferrato irrevocabilmente la sostanza della questione… chi riconosce che il transfert e la resistenza sono la chiave di volta del trattamento, appartiene ormai, senza rimedio, alla nostra schiera.”  Fu proprio su pressione dello stesso Freud, che Groddeck entro’ a far parte della Società Psicoanalitica, declinando poco dopo l’invito, soprattutto perché lui amava sempre definirsi  uno psicoanalista “selvaggio”  uno che continuava ad operare coi suoi metodi nella clinica di Baden  Baden e che ribadiva a livello teorico in una rivista di arte e cultura  “Die Arche” e in libri, oltre al suo più famoso e già citato “Il libro dell’Es” che contribuì a diffondere, sotto forma di un finto epistolario tra Patrik Troll (pseudonimo di Groddeck) ed una sua amica, molti concetti della psicoanalisi, riformulati in maniera originale e stimolante,  e rappresenta a tutt’oggi uno dei testi più importanti in materia di psiche:  i carteggi con Freud e con Ferenczi, il romanzo “lo scrutatore di anime”, i saggi “Satanarium” , “Nasamecu”  e “il linguaggio dell’Es. C’è da notare che la sua personalità ricca di vistose e suggestive contraddizioni, gli spunti geniali contenuti nei suoi scritti, che volutamente rifuggivano la sistematicità e il dogmatismo delle trattazioni scientifiche, furono subito oggetto di forte controversia e ostracismo. Il primo contatto, in particolare con il suo libro più famoso, Il Libro dell’Es, quello appunto scritto in forma epistolare  provocava - e provoca tuttora - spesso reazioni violente: dalla venerazione all’antipatia, alla repulsione, reazioni  quasi sempre di carattere emotivo (l’ho detto soprattutto a livello di classe medica ortodossa  e di sensibilità femminile) e avevano e hanno  poco a che fare con una intelligente valutazione delle sue parole;  insomma proprio quella ben riassunta dal personaggio Hitler, gratificato da una lettera aggiuntiva  e con la reazione  di cui sono andato a prendere in prestito le immagini di un film dove Ernest Lubitsch, l’ideatore del più famoso dei “tocchi” riesce a dargli anche un  correlato auditivo “Schultz!!!!!” Avvertito in tempo, Groddeck  riuscì a sottrarsi alla cattura da parte degli sgherri di Hitler, ma morì poco dopo, in Svizzera dove si era rifugiato. Non è comunque solo dal Libro dell’Es che la straordinaria personalità  del nostro personaggio emerge: in “Nasamecu” sottotitolo “la natura guarisce, il medico cura” era stato preso in esame  il pensiero e comportamento umano, quando parla di “Es” egli intende un qualcosa  che è anteposto sia all’ Io  che al  Super-Io, che più di viverlo l’uomo, ne è vissuto, un qualcosa di cui si deve assolutamente tenere conto quando si voglia pensare all’uomo come totalità. La sua influenza nel mondo è stata enorme, agli inizi più nell’area  lingua inglese, Auden, Henry Miller, Lawrence Durrel, poi a livello europeo di cui fu lo stesso Durrel  che ne avviò anche in area germanica negli anni sessanta  la nuova edizione delle opere  e Ingebor Bachmann in un saggio destinato alla rivista Der Spiegel, rammaricandosi per la scarsa attenzione rivolta a Groddeck nonostante il tentativo di Durrell di riportarlo alla luce, scrisse nel 1967: “A tutti, oltre alle gocce per la tosse e alle iniezioni, dovrebbe essere prescritto il Libro dell’Es , uno dei classici del secolo”.  Più recentemente fecero a lui riferimento le scrittrici Simone de Beauvoir e Susan Sontag. In territorio anglo-americano l’opera di Groddeck vanta una lunga tradizione. Michael Balint, scrisse : “Ha ragione Groddeck: non è vero che noi viviamo, in verità noi in gran parte veniamo vissuti dall’Es”. È una citazione tratta dal libro Elementi di Psicoanalisi dello psicoanalista italiano Edoardo Weiss, la cui prima edizione è del 1930: molto probabilmente è questa la prima volta che compare il nome di Groddeck in Italia, insieme alla sua parola più  celebre, Es, appunto. Anche da noi le trentatré lettere a un’amica contenute nel Libro dell’Es dovettero attendere trent’anni prima di essere tradotte e sono tuttora uno dei libri più diffusi e letti. In Francia, il Paese di Sartre, di Lacan, dagli anni settanta Groddeck è uno degli psicoanalisti più discussi e conosciuti. Le sue opere sono edite anche in Scandinavia, Olanda, Spagna e Portogallo e nei paesi sudamericani. Nel 1984, nel cinquantesimo della morte, a Baden-Baden fu organizzato il primo simposio su Groddeck, internazionale e interdisciplinare, e nel 1986 a Zurigo venne fondata la Georg-Groddeck-Gesellschaft, con sede a Francoforte, allo scopo di far conoscere la persona e i suoi  scritti. Uno dei tesori nascosti in esso contenuti è il recupero della fonte diretta del concetto di Es, che sarebbe da ricondurre non tanto a Nietzsche, come aveva tenuto a precisare Freud quando aveva preso  il termine da Groddeck, per indicare il suo inconscio, quanto a Wilhelm Bölsche: questi, pur non essendo lo scopritore dell’Es, ne parlava già nel 1904 nello stesso modo in cui farà Groddeck qualche anno più tardi, ovvero come un’entità, più o meno misteriosa, ma sempre presente nella natura umana che è la vera responsabile non solo delle sue fantasie, dei sogni, degli atti mancanti e dei lapsus, ma  anche della malattia, della morte e del suo ambiguo rapporto con il “de-siderio”

 

domenica 22 agosto 2021

INTREPIDI TIGROTTI

 

La lettura dei libri di Evola, non solamente “rivolta contro il mondo moderno” mi sta portando, contrariamente a come potrebbe supporsi, ad un pessimismo di fondo, assai più di quello che assale quando ti misuri con idiozie tipo il “cio’ che è reale è razionale” di Hegel,  la sua risibile dialettica, poi scopiazzata da un  Marx ed infine la summa  di corbellerie ratificata da un vero e proprio ronzino della filosofia come Popper che sembra avere la sua pragmatizzazione grazie al suo allievo preferito George Soros che va senza dubbio annoverato tra uno degli esseri più spregevoli e nefandi che abbiano mai popolato questo pianeta Leggendo non di tali  scempiaggini, ma di cose serie, cioè Evola, Guenon, Mircea Eliade , e attenzione anche roba non dichiaratamente di destra, tipo  Schopenauer, Freud, Jung, Mattè Blanco, Lacan, Jaynes, Hamer , ci si preoccupa per certe considerazioni avanzate da tali autori  che potrebbero far supporre che ci troviamo un po’ al capolinea della storia del mondo (la famosa  età del ferro, ovvero  dei Servi o il Kali-Yuga della sapienza indiana.) Non solo la saggistica, ma anche una certa narrativa  distopica di valore tipo Orwell, Huxley, Breadbury , Matheson, London, e perfino più di evasione  alla Phil Dick e ai romanzi fantascientifici  a puntate della Urania, per non parlare poi della sterminata produzione di film , filmetti, serie televisive  che  da perlomeno un cinquantennio ci ammorbano, tutta una certa parte di informazione ha concorso e concorre a farci accettare come sequenziale quello che stiamo  sopportando sulla nostra pelle, in ispecie negli ultimi 18 mesi. Siamo davvero nell’ultima era contemplata dagli antichi testi e dalle persone più profonde come pensiero?  non c’è alcuna possibilità di sovvertire o invertire l’attuale corso di questa storia dove si applica la inquietantissima formula del “ciò che reale è irrazionale, cio’ che è irrazionale è reale” contraddicendo cioè platealmente  l’antico trombone della filosofia , Hegel?  C’è in tal senso un libro parecchio successivo a “La rivolta….”  di Evola, dal titolo accattivante Cavalcare la tigre, ove  viene indicata la prassi da seguire in una società che sia oramai definitivamente sprofondata nell’abisso della decadenza, il kali Yuga  profetizzato dalla cultura indiana.
Nel 1953, quando uscì in prima edizione, sembrava che in Italia fossero presenti le 
condizioni per dare inizio alla formazione di uno schieramento di Destra: di Destra non nel senso politico, ma soprattutto  ideale e spirituale, magari con l’intento di indicare una direzione di marcia  a chi non si fosse lasciato irretire dalla distopia capital/comunista, dall’ultimo atto di sopraffazione di quei mercanti (età del bronzo)  che avevano sopraffatto i “guerrieri”  (età dell’argento) e avevano rintuzzato proprio con una pandemia (1348)  il tentativo di ritorno all’età aurea della piena tradizione e spiritualità da parte di pochi “eroi” ovvero l’idea del Sacro Romano Impero, la Cavalleria, le caste, la coralità delle Cattedrali medioevali Il presente libro fu quindi  scritto non senza relazione con una determinata situazione italiana, La fine della infiammata legislatura dopo il periodo eroico della grande vittoria sul Fronte Popolare (1948) , la cosidetta “Legge Truffa” l’eclissarsi della influenza Degasperiana,  un libro,  quindi dedicato a chi non può o non vuole staccarsi dal mondo attuale, che è pronto ad affrontarlo e a viverci persino nelle forme più parossistiche senza però cedere interiormente, mantenendovi la propria differenziata personalità". Una visione pessimistica d’accordo , ma ma né passiva, né rinunciataria. Questo - dunque - per il pessimismo. L'altro aspetto del saggio è l'estremo, crudo realismo. Esso deriva dal fatto che l'autore, e i destinatari della sua opera, adottano un criterio di valutazione e giudizio che si rifa alla tedesca Neue Sachlichkeit, la Nuova Oggettività, vale a dire una visione chiara, distaccata e oggettiva dell'esistenza,  vissuta da posizioni non straccamente democratiche e di stampo moderno/consumista. Dunque, è chiaro: un periodo di crisi da affrontare positivamente. Si va allora oltre il nichilismo, questa malattia del mondo moderno: dobbiamo  ricercare gli  strumenti adatti per combatterlo e superarlo, quasi un "manuale"di salvezza interiore, spirituale, per uscire indenni dai marosi del mondo moderno.La contrapposizione fondamentale, di cui parla Evola, tra "mondo storico"e "mondo della Tradizione", è in realtà una contrapposizione paradossale tra azione nella storia e azione metastorica. La prima è il segno distintivo del mondo moderno che si basa sul concetto di tempo, cioè sulla successione che separa e distingue gli eventi. In questo concetto è rappresentata l'idea di sviluppo, di riscatto teleologico, di emancipazione, di progresso. Insomma, è l'azione in atto che lascia rovine al suo passare. La seconda è il segno distintivo della Tradizione, che si basa sul concetto di eterno: l'azione è; è sempre in atto ma non è più espressa in scansioni temporali,bensì spaziali. È l'azione tipica del mito, cioè quella sovratemporale quasi non umana, ma di ispirazione divina. Ma tra i due mondi, quello della Tradizione e quello della Storia, definiti attraverso il  concetto di azione "spaziale" e di azione "temporale", non c'è successione cronologica. Certo, tutta la ricerca di Evola mette in luce come l'abbandono del mondo della Tradizione abbia innescato un irreversibile processo di decadenza dell'Occidente. E si può supporre che,all'epoca della Tradizione, segua cronologicamente  quella della Storia, che all'integrità sacra dell'esistenza segua la decadenza. Questa è, credo, una lettura lecita della sua filosofia, però così non si comprenderebbe il suo carattere eversivo determinato dalla particola revisione eraclitea con cui Evola mette in rapporto i due mondi e, quindi, le due forme dell'azione. La loro opposizione non è stabilita da un "prima" e un "poi", ma da un'opposizione simultanea (cioè non temporale). Il che significa che è sempre in atto un mondo della Tradizione e un mondo della Storia, e che la loro opposizione è sia metafisica, sia reale - nel senso di ciò che definisce socialmente e politicamente la condizione dell'Occidente. L'azione è il segno di questa ineludibile contrapposizione: l'azione non è Storia e non è atto puro. L'azione è "polemos", conflitto in senso eracliteo, luogo dell'origine e principio della scelta. La Storia non potrà mai essere giustificazione dell'evento, e il pensiero non sarà origine metafisica dell'azione. Il pensiero evoliano della "rivolta" è un ideale movimento transitivo dalla Tradizione alla Storia, e da qui nuovamente alla Tradizione e poi ancora alla Storia. È una dinamica che ben si comprende se si riflette su un frammento di  Eraclito ricordato da Evola: "Un uomo è un dio mortale e un dio un uomo immortale". La filosofia diventa allora testimonianza della necessità del conflitto: "Un silenzioso tener fermo di pochi, la cui presenza impassibile da 'convitati di pietra' serve a creare nuovi rapporti, nuove distanze, nuovi valori" Il punto di riferimento qui è dato dalla dottrina tradizionale dei cicli e dall'idea che l'epoca attuale, con tutti i suoi fenomeni più tipici, corrisponde alla fase terminale di un ciclo. Il passaggio da quanto si è detto fin qui a quest'ordine di idee può esser dato dalla formula scelta come titolo del libro: «Cavalcare la tigre». È, questo, un detto  orientale, esprimente l'idea che, se si riesce a cavalcare una tigre, non solo si impedisce che essa ci si avventi addosso, ma, non scendendo, mantenendo la presa, può darsi che alla fine di essa si abbia ragione. E’ un tema prettamente orientale  quale lo Zen giapponese, che recentemente anche un autore italiano maestro di psicoterapia direttiva  Giorgio Nardone ha  adottato per il titolo di un suo manuale d’uso pragmatico  ma  ha  anche un parallelo nell’antichità  con il dio Mithra che si fa trascinare dal toro furioso e non lascia la presa, finché l'animale si arresta, permettendogli di ucciderlo. Questo simbolismo trova applicazione su diversi piani. Lo si può riferire anzitutto ad una linea di condotta per la vita interiore personale, ma anche all'atteggiamento da assumere proprio dinanzi a situazioni critiche,storiche e collettive, quali l’attuale che di certo molto più che ai tempi dello scritto Evoliano risente di una massiccia offensiva delle più turpi forze di quel male che i “mercanti “ hanno diffuso nel mondo in settecento anni di predominio da quando proprio con una Pandemia (quella del 1348 che a questo punto non ha più un riscontro, per così dire “naturale” ma indotto)hanno impresso una vistosa accelerazione per  il  raggiungimento del loro fine di irretire l’intera umanità allo stato di “servi”, contraddistinguendo il passaggio ad un’era che è appunto una mescolanza, una lega come il ferro ovvero  non  più qualcosa di naturale, un metallo puro come l’oro, l’argento, il bronzo. Ecco perchè  ci rivolgiamo a stabilire una  relazione simbolica  con appunto  l'accennata dottrina dei cicli, riguardante la struttura generale della storia e, in particolare, con quell'aspetto di essa che si riferisce alla sequenza delle «quattro età». È, questo, un insegnamento che, come abbiamo avuto occasione di mostrare altrove, ha avuto tratti identici sia nell'Oriente che nell’ Occidente  E giovera’ anche in questa sede ri-assumerne i tratti essenziali  : Nel mondo classico esso è stato presentato nei termini di una discesa dell'umanità dall'età dell'oro via via fino a quella che Esiodo chiamò età del ferro. Nel corrispondente insegnamento indù l'età terminale è dettakali-yuga (= l'età oscura), e l'idea essenziale qui viene precisata col sottolineare che al kali-yuga è proprio appunto un clima di dissoluzione, il passaggio allo stato libero e caotico di forze individuali e collettive, materiali, psichiche e spirituali che in precedenza erano state in vario modo vincolate da una legge dall'alto e da influenze d'ordine superiore. Di questa situazione i testi tantrici dettero una immagine suggestiva dicendo che in essa è «completamente desta» una divinità feminile - Kàli - la quale simboleggia la forza elementare e primigenia del mondo e della vita, ma che nei suoi aspetti «inferi» si presenta anche come una dea del sesso e di riti orgiastici. 
Dopo di che, esaminiamo il principio del cavalcare la tigre nella sua applicazione al mondo esteriore, all'ambiente complessivo. Il suo significato eventuale può allora venir precisato nei seguenti termini: quando un ciclo di civiltà volge verso la fine, è difficile poter giungere a qualcosa resistendo, contrastando direttamente le forze in moto. La corrente è troppo forte, si sarebbe travolti. L'essenziale è di non lasciarsi impressionare dall'onnipotenza e dal trionfo apparente delle forze dell'epoca. Tali forze, per essere prive di connessione con qualsiasi principio superiore, hanno, in fondo, la catena misurata. Non bisogna dunque fissarsi al presente e alle cose vicine, ma aver anche in vista le condizioni che potranno delinearsi in un tempo futuro. Allora il principio da seguire può essere quello di lasciar libero corso alle forze e ai processi dell'epoca, mantenendosi però saldi e pronti ad intervenire quando «la tigre, che non può avventarsi contro chi la cavalca, sarà stanca di correre».  Abbandonando l'azione diretta, ci si ritira su di una linea più interna di posizione. Implicita è, qui, la prospettiva offerta dalla dottrina delle leggi cicliche: chiuso un ciclo, un altro comincia, e il punto in cui un dato processo raggiunge la sua fase estrema è anche quello in cui esso si capovolge nella direzione opposta. Resta tuttavia aperto il problema della continuità fra l'un ciclo e l'altro. Secondo una imagine dell'Hoffmannsthal, la soluzione positiva sarebbe quella dell'incontro fra coloro che hanno saputo vegliare durante la lunga notte e coloro che forse appariranno nel nuovo mattino. Ma questo esito non lo si può tenere per certo: non si può assolutamente prevedere in che modo e su quale piano potrà aversi una certa continuità fra il ciclo che volge al termine e quello successivo. Perciò alla linea dell'accennato comportamento per l'epoca attuale devesi dare un carattere  autonomo e un valore individuale immanente. Vogliamo dire che non deve avervi una parte di rilievo l'attrazione esercitata da prospettive positive a più o meno breve scadenza. Queste potrebbero anche mancare del tutto, prima dell'esaurirsi del ciclo, e le possibilità offerte da un nuovo movimento di là dal punto zero potrebbero riguardare altri che, dopo di noi, abbiano tenuto egualmente fermo, senza attendersi nulla per quanto riguarda effetti diretti e mutamenti esteriori. Anche Evola quindi e tutto il pensiero, antico e moderno , a lui correlato non induce ad alcuna sicurezza, anzi ….conduce a quello che un locale di Praga di qualche anno fa induceva col suo titolo ambiguo  e inquietante “Solidni Nejistota” ovvero dal ceco “Una solida insicurezza”
….e’ questa l’unica cosa certa, appunto solida che i tempi moderni ci consegnano : l’incertezza ovvero l’insicurezza. Questo articolo fa seguito e integrazione con i numerosi articoli
  sullo stesso tema  riportati nel blog  Lenardullier.blogspot, dove ci si è spesi nel tentativo di correlare l’attuale spazio/tempo a tutta una serie di considerazioni dettate anche dalla necessità di ri-assumere le acquisizioni cultural/conoscitive di un preferenziato cammino di vita  - una sorta di parallelismo con un tipico espediente della fisica quantistica : il cosidetto “Integrale sui cammini “ di Richard Feynman (1948) . Ci si era proposti di trovare  correlazioni tra eventi storici così come ci sono stati  tramandati (al 99%  sbagliati o comunque fortemente manipolati) e una interpretazione diversa, ecco magari saccheggiando principi ed effetti di un altro scibile di comprensione (fisica quantistica ) o lasciandosi trasportare da suggestive ri-letture di ardite teorie ( inconscio e pulsione di morte di Freud, inconscio come insiemi infiniti di Mattè Blanco, mente bicamerale e origine della coscienza di Jaynes, Elohim di Biglino,  inconscio come luogo dell’Altro di Lacan, etc.) per magari azzardarne di nuove operando frammistioni tutte tese a comprendere il momento attuale, ed ecco appunto questa sorta di “fermata” per accettare il consiglio del libro qui preso in esame  “Cavalcare la tigre” ….terminata anzi sbaragliata dai mercanti  la precedente età dei guerrieri (ciclo greco romano da noi in occidente)  e anche quella degli eroi (il medioevo della coralità della cattedrale) siamo al cospetto del passaggio dal bronzo al ferro che non si applica più ad un primitivo  passato ancestrale, di imprecisata cronologia, che anzi si suppone non essere mai esistito, ma anzi è oggi disseminato di microchips, codici binari, tecnologia iper informatica e digitale e la solita immotivata assurda paura che ieri era diffusa dal supporre un dio irato (chissà poi da che?) e quindi da una struttura su di esso costruita (Religione) mentre oggi si riveste di supposta scientificità applicata ad inesistenti morbi e affezioni . (2020 come tutte le precedenti panzane delle cosidette pandemie, ordite dalla terza classe delle età del mondo  i bottegai  “mercanti” . Contro quest'ultima fase quindi che non dispone più nè di guerrieri, nè di eroi , dobbiamo trovare la forza di essere come dei tigrotti, si una qualche rammemorazione ai "tigrotti di Mompracen" è di prammatica,  assieme ai nomi di Sandokan, Janez de Gomejra , tigrotti abbastanza intrepidi da salire, per ora, sul dorso della tigre /Materna/Kalì e lasciarsi trasportare fino al momento in cui.... Tigrotti intrepidi come dal titolo : 
al riferimento salgariano del ciclo malese si aggiunge per gente della mia classe il fumetto L'Intrepido dove uno dei protagonisti era il principe indù ma biondo Chiomadoro che aveva sempre con se la sua fida tigre Marana 

L'EUROPA E' UN DUE A BRISCOLA

  La verita'?Tutta la verità ? L'Europa non conta nulla!.... per risolvere i nostri problemi e aspettarci una salvezza dal nostro sp...