venerdì 17 marzo 2023

CALABI-YAU (CODICE STRINGATO)

 

La versione originaria e originale della teoria delle stringhe e' stata sviluppata nel 1968  da Gabriele Veneziano un fisico italiano e all'epoca  giovanissimo (CL.1942) che si era laureato a Firenze nel 1965  e dopo aver collaborato a vari studi quantistici  nello Stato di Israele,  era stato chiamato alla Università di Ginevra  dove aveva pubblicato le sue ricerche che hanno dato avvio alla teoria delle stringhe.  L’associazione basilare  che aveva dato  inizio alla teoria  è quella  della musica  e gli strumenti a corda, difatti quando si tende una corda di un pianoforte fra due piroli e la si fa vibrare, si raggiunge una certa frequenza La frequenza è il numero di vibrazioni al secondo. Una corda di pianoforte ha pure armonici di vibrazione : tonalita' piu' alte che si mescolano con 
la sua frequenza fondamentale, sì da produrre il particolare suono che associamo allo strumento…
Possiamo mettere a confronto in maniera diretta una corda di pianoforte con le stringhe della teoria sopracitata. Per distinguere fra tipi differenti di stringhe chiameremo quelle di cui ci parla la teoria fisica stringhe relativistiche...Si conviene che le stringhe relativistiche terminino su oggetti chiamati D-brane. Se sopprimiamo gli effetti delle interazioni fra stringhe, le D-brane sono infinitamente "pesanti"...La più semplice delle D-brane è chiamata D0-brana: è una particella puntiforme...Tendiamo una stringa relativistica fra 2 piroli. Le D0-brane non sono attaccate a nulla, ma non si muovono perché sono infinitamente pesanti. Il livello di energia più basso della stringa tesa non ha vibrazioni - bé, non ne ha quasi. C'è sempre una debole vibrazione quantomeccanica.Il modo corretto per comprendere lo stato

fondamentale della stringa è pensare che essa possieda tanta poca energia vibrazionale quanta ne ammette la meccanica quantistica. La stringa relativistica ha stati eccitati in cui vibra - alla sua frequenza fondamentale oppure su uno dei suoi armonici. Proprio come la corda di un pianoforte, può vibrare simultaneamente su moltissime frequenze differenti. Tuttavia, così come in un atomo d'idrogeno l'elettrone non può muoversi in maniera arbitraria, anche una stringa relativistica non può vibrare a suo piacimento...La stringa deve "scegliere" entro una sequenza di stati vibrazionali.Questi possiedono energie differenti, ma siccome energia e massa sono legate dall'equazione E = mc², i differenti stati vibrazionali di una stringa hanno masse diverse. La massa totale di una stringa è frutto di molteplici contributi. Anzitutto c'è la sua massa a riposo la massa che essa possiede per il fatto di essere tesa 
 da una D0-brana all'altra. Inoltre, c'è l'energia vibrazionale in ciascun armonico: questa contribuisce alla massa, giacché, stando all'equazione E = mc², l'energia è massa! Infine, c'è un contributo che viene dalla quantità minima di vibrazione consentita dalla meccanica quantistica. Tale contributo causato dalle fluttuazioni quantistiche è chiamato energia di punto zero. Siffatta espressione dovrebbe ricordarci che questo contributo quantistico è ineludibile. Il contributo dell'energia di punto zero alla massa è negativo. Il che è strano, molto strano! Se ci limitiamo a considerare un unico modo vibrazionale della stringa, l'energia di punto zero è negativa. Armonici più alti accrescono i contributi positivi all'energia di punto zero. Ma quando li si somma tutti quanti in maniera opportuna, si ottiene un numero negativo. Se ciò non bastasse, c'è di peggio: tutti questi effetti - massa a riposo, energie vibrazionali ed energia di punto zero - si sommano al quadrato della massa totale. Quindi se l'energia di punto zero è dominante, il quadrato della massa è negativo. Ciò significa che la massa è immaginaria, come √-1...
Per riassumere la cosa in poche parole, una stringa relativistica nel suo stato energetico quantico più basso ha massa negativa al quadrato. Una stringa in tale stato è detta 
tachione...Nello scenario  descritto, ove una stringa è tesa fra 2 D0-brane, possiamo liberarci [dei tachioni] soltanto separando le D0-brane in misura sufficiente affinché il contributo della massa ottenuto dalla tensione della stringa sia maggiore delle fluttuazioni quantistiche. Ma anche in assenza di D0-brane, ci sono comunque stringhe. Anziché finire su qualcosa, esse si richiudono su se stesse. Non sono affatto tese. Possono ancora vibrare, ma non devono farlo obbligatoriamente. L'unica cosa di cui non possono fare a meno è fluttuare secondo quanto previsto dalla meccanica quantistica. E come prima, tali fluttuazioni quantistiche di punto zero tendono a renderle tachioniche...
 I tachioni sono sintomo d'instabilità - un'instabilità simile a quella di una matita in equilibrio sulla punta. Se qualcuno è particolarmente insistente e abile, magari riesce davvero a far sì che la matita si regga in quel modo. Ma il minimo soffio di vento la farà cadere. La teoria delle stringhe con i tachioni è quasi come una teoria del moto di un milione di matite distribuite su tutto lo spazio e tutte quante in equilibrio sulla punta...[Ma] c'è qualcosa di buono nei tachioni. Accettiamo che lo stato fondamentale di una stringa è un tachione, con massa negativa al quadrato:  < 0. L'energia vibrazionale rende m² "meno" negativa. Di fatto, se giochiamo bene le nostre carte, il più piccolo incremento di energia vibrazionale consentito dalla meccanica quantistica rende m esattamente pari a 0. Ottima cosa, dato che sappiamo che esistono in natura particelle senza massa: fotoni e gravitoni. Così, se le stringhe devono descrivere il mondo, bisogna che ci siano stringhe prive di massa - più precisamente, esisteranno stati quantici vibrazionali delle stringhe privi di massa. "Giocare bene le nostre carte" significa che abbiamo bisogno di 26 dimensioni dello spazio-tempo...Quando qualcosa vibra - poniamo, la corda di un pianoforte-, vibra in una direzione definita. La corda di un piano vibra nella direzione in cui è stata percossa. In un pianoforte orizzontale ciò significa che la corda vibra "su e giù" anziché da una parte all'altra. Le vibrazioni prendono una direzione, e ignorano tutte le altre. Per contrasto, le fluttuazioni quantistiche di punto zero vanno in ogni direzione possibile. Ogni nuova dimensione che viene introdotta dà alle fluttuazioni quantistiche un'ulteriore direzione da esplorare. Più direzioni significano più fluttuazioni di punto zero, cioè un maggiore contributo negativo a m². Non resta che chiedersi come si mantenga l'equilibrio fra le vibrazioni e le irriducibili fluttuazioni quantistiche di punto zero. A quanto risulta, la quantità minima di vibrazione si neutralizza a vicenda con il valore delle 26 dimensioni della fluttuazione quantistica, portando - come si voleva - a stati di stringa privi di massa.≫≪Abbiamo buone notizie, cattive notizie e pessime notizie. Le stringhe hanno modi vibrazionali e possono comportarsi come fotoni o come gravitoni - e questa è la buona notizia. Possono farlo soltanto in 26 dimensioni: ecco la cattiva notizia. C'è pure un modo vibrazionale di una stringa che ha massa immaginaria, il tachione. Ciò indica un'instabilità nell'intera teoria.
Negli anni '70, tuttavia, c'è l'avvento della nozione di supersimmetria e la nascita della cosiddetta Teoria delle Superstringhe  Per cercare di comprendere almeno l'essenza del concetto di supersimmetria, dobbiamo un attimo ritornare sulle particelle che costituiscono la materia. La meccanica quantistica ci permette di classificare le particelle in 2 categorie fondamentali: bosoni e fermioniLa differenza sostanziale sta nel fatto che i bosoni non sono soggetti al principio di esclusione di Pauli, mentre i fermioni lo sono! Il principio afferma infatti che 2 fermioni identici (come ad esempio gli elettroni) non possono occupare simultaneamente lo stesso stato quantico (in parole povere, la rappresentazione matematica di un sistema fisico).Un'ulteriore differenza tra bosoni e fermioni è data dal tipo di momento angolare di spin che essi possiedono. Lo spin è una particolare grandezza (o se vogliamo essere precisi, un numero quantico) che va appunto (assieme ad altre grandezze) a definire uno stato quantico. Ed è in particolare una forma di momento angolareSussiste il cosiddetto teorema spin-statistica, il quale afferma che i bosoni presentano spin intero, mentre i fermioni hanno spin seminteroPer esempio i fotoni, che sono  bosoni di gauge ovvero  sono bosoni elementari mediatori delle forze fondamentali della natura, sono descritte da  teorie di gauge in cui le forze si esercitano mediante lo scambio di particelle che potrebbero anche essere stringhe  che sono bosoni che presentano spin pari a 1, mentre gli elettroni (che sono fermioni) hanno spin uguale ad 1/2. Detto ciò, la supersimmetria (abbreviata SUSY) è quella teoria che individua una certa simmetria per cui ad ogni fermione e ad ogni bosone vanno a corrispondere rispettivamente un bosone e un fermione di egual massa, comporta che all'elettrone (fermione di spin 1/2), corrisponde il selettrone  (bosone di spin 0), al quark (fermione di spin 1/2) corrisponde lo squark (bosone di spin 0) e così via. La teoria delle superstringhe rappresenta una cura per il problema dei tachioni e abbassa il numero delle dimensioni da 26 a 10. Produce anche nuovi modi vibrazionali che fanno sì che le stringhe si comportino come elettroni.
La superstringa fluttua non solo nello spazio e nel tempo ma anche in altre modalità più astratte. Questi nuovi tipi di fluttuazioni sono in parte - ma non del tutto - diretti alla soluzione della questione dei tachioni. Rimane ancora un modo vibrazionale con massa negativa quadrata. La chiave di tutto è che se si comincia con modi vibrazionali che rappresentano
 fotoni, elettroni o altre particelle a nostra scelta, a prescindere da quali collisioni si provochino fra loro, non si potrà mai ottenere un tachione. È un po' come se l'intera teoria fosse in equilibrio sulla lama di un coltello. C'è, però, una particolare simmetria che aiuta a mantenere l'equilibrio: ed ecco che facciamo ritorno alla  supersimmetria., laddove intorno alla fine degli anni ottanta ai fisici divenne chiaro che la teoria delle stringhe, per quanto arrivi molto vicino a una descrizione unificante dell'Universo, non riesce però a raggiungere tale obiettivo in pieno.Tra l'altro, si era scoperto che esistevano ben 5 tipologie differenti di teoria delle superstringhe:
1) tipo I;
2) tipo IIA;
3) tipo IIB;
4) eterotica-O;
5) eterotica-E.

Tutte hanno in comune numerose caratteristiche fondamentali, ad esempio: necessitano di 10 dimensioni spaziali, di cui 6 compattificate in uno spazio di Calabi-Yau (spazio a 6 dimensioni che prende la denominazione dai matematici Eugenio Calabi e Shing-Tung Yau) ; i modi di vibrazione determinano le masse e le "cariche di gauge".

Ma le differenze tra le suddette teorie esistono e crearono un certo imbarazzo negli studiosi di teoria delle stringhe.
D'altronde un conto è avere un'unica teoria che potrebbe spiegare il meccanismo dell'intero Universo, un altro è averne 5 diverse, un eccesso che finisce per indebolirle tutte quante!
Più recentemente si arrivò a una svolta, come ci illustra Brian Greene nel celebre saggio L'universo elegante, di cui mi è gia' capitato di parlare in miei precedenti articoli e che costituisce sul comodino del mio letto una sorta di rilettura  quotidiana  prima di addormentarmi....(un pò a mò del famoso "leggere e rileggere Freud di Lacan) 
 "
Al congresso del 1995, Witten argomentò che, partendo con una stringa di tipo IIA e aumentando la sua costante di accoppiamento da un valore molto minore di 1 fino a un valore molto maggiore di 1, la fisica che è ancora possibile analizzare ha un'approssimazione a basse energie che è la supergravità in 11 dimensioni. Quando Witten annunciò questa scoperta, i presenti restarono stupefatti. Si trattava di uno sviluppo per quasi tutti completamente inaspettato  Sostanzialmente Edward Witten riuscì a riunire le 5 teorie di superstringa differenti in un'unica teoria madre, chiamata  M - Teoria la quale invece di supporre l'esistenza di 10 dimensioni, ne prevede11! Qual è il significato della M? Witten non specificò inizialmente cosa intendesse con quella lettera, lasciando il lettore libero di immaginare che si riferisse a "magia", "mistero", oppure (teoria) "madre" o ancora "matrice". 

mercoledì 1 marzo 2023

TUTTO IL MALE DEL MONDO

 

Il male, tutto il male del mondo, e’ del tutto coevo alla coscienza, cioe’ alla consapevolezza dell’uomo di essere in situazione  con il proprio ambiente, ovvero il contesto che lo impegna:   una analogia tra uomo e ambiente , giustappunto un analogo,  solo che invece di fare riferimento tra due significati, uno piu’ conosciuto, uno meno, come avviene normalmente nel procedimento linguistico per ampliare ed arricchire una lingua, fa riferimento a se stesso in analogia al contesto, quindi un “analogo io”  il che sostanzialmente puo’ essere detto in altri termini, come un qualcosa di origine metaforica quindi di derivazione strettamente  linguistica. Se ne deduce che senza linguaggio articolato e senza metafora di condensazione uomo-ambiente, non vi e’ malvagita’ intenzionale, ma solo meccanismi istintuali del tutto simili a quelli del mondo animale. Altro elemento di fondamentale importanza nella eziologia del male nel mondo e’ la possibilita’ di tale consapevolezza di interazione fra uomo e ambiente  che puo’ non solo essere raccontata a voce, ma puo’ essere tramandata in quanto fissata con la parola scritta: eh si! anche  la scrittura , puo’ essere ascritta come  co-archetipa del male nel mondo. Possiamo anche dire che la nascita della storia, possibile solo attraverso il meccanismo dell’analogo.io, cioe’ la coscienza, corrisponde in tutto e per tutto all’Esser-ci Heideggeriano (Desein) sul teatro del mondo  e di avere il potere di cambiare le regole del gioco  - diciamo  che i tentativi di tali cambiamenti  buoni o cattivi che siano , vengono registrati, dapprima in un linguaggio orale, che ha ancora larghi margini di variabilita’ in virtu’ del carattere volatile della parola, per poi essere fissato con la parola scritta in un qualcosa di molto piu’ definitivo (il famoso verba volant, scripta manent,  suscettibile di farsi secondo l’ancora piu’ famosa Ode di Orazio un vero e proprio monumento  “piu’ duraturo del bronzo” ovvero lo “Èxegì monumèntum àere perènnius ”. Comprensibile l’orgoglio del grande poeta che ha come la sensazione di aver raggiunta l’immortalita’ “Nòn omnìs moriàr,  mùltaque pàrs mei vìtabìt Libitìnam  ùsque ego pòstera crèscam làude recèns”, peccato pero ‘ che a parte le lodevoli ma poche manifestazioni di grandezza ascritte all’arte, in parte alla tecnica, molto a buoni sentimenti umani tipo l’amore, la lealta’, la giustizia, la liberta’  e parecchio anche a faccende di solito non contemplate dalla tradizionale narrazione storica tipo l’alimentazione, il buon cibo, il vino, la birra, il formaggio, la cioccolata,un piatto di bucatini alla amatriciana o una bouillabaisse,
 e quindi di un po’ tutta la storia umana,  sia essenzialmente un racconto  di guerre, eccidi, massacri, violenze, brutalita’ sopraffazione tra popoli e intolleranza. Quasi tutti gli antichi storici hanno descritto questa prima manifestazione della coscienza come l’eta’ dell’argento  per porre netto il distinguo con la precedente eta’ dell’oro, di cui però non era dato di sapere alcunche’ e che difatti non era solo una eta’, ma una totalmente differente organizzazione, addirittura biologica con un differente funzionamento del cervello umano, quello che lo psichiatra Julian Jaynes ha denominato “mente bicamerale” e che non contemplando ne’ la coscienza umana ne’ tanto meno la scrittura, non aveva modo di essere raccontato, ne’ tantomeno storicizzato : gli dei erano indicati come i rappresentanti dell’eta’ dell’oro, ma questo solo a posteriori, non sapendo niente di tali dei  e solo in virtu’ di quella messa in situazione tra io e ambiente che la coscienza aveva potuto effettuare, ma solo con la scomparsa della precedente organizzazione neuronale, quindi facendo ricorso all’immaginazione e incedendo alla fantasia. Così era venuto naturale, cercando di riportare quell’ordine e quella definizione che non era possibile trovare nel precedente periodo,   scegliere un metallo,  meno nobile dell’oro, meno splendente, soggetto ad invecchiamento e annerimento come l’argento e che trovava corrispondenza in una specifica classe sociale, quella dei “guerrieri” ovvero  coloro che  si trovavano ad esercitare con l’impiego di armi e strumenti appositi proprio quella specificita’ che meglio si adattava a esercitare il dominio della nuova organizzazione mentale, la coscienza. Per millenni si sono succedute societa’ e singole persone distintisi nell’esercitare le precipue specificita’ della coscienza e cioè la violenza, la sopraffazione, la distruzione;  per millenni abbiamo avuto continue guerre, popoli in lotta tra di loro e spesso e volentieri in  lotta dentro di loro, guerre di conquista, di annessione, guerra civili, e tutto questo ben lungi dal darne un giudizio di riprovazione, ma anzi….si e’ conferito il titolo di “grande” a personaggi distintisi un tale abominio, i re Orientali della Persia, degli assiri , quindi anche per uno venuto dalla culla della ragione  e del sapere: il re di Macedonia Alessandro che ebbe come precet -
tore il filosofo Aristotele e che nessuno ancora oggi nomina se non con quell’epiteto di “Magno” valutando cioe’ questa supposta grandezza solo in termini di battaglie e conquiste militari, e non prendendo in minima considerazione il fatto di trovarsi al cospetto di una persona fortemente disturbata, malato, irascibile, psicopatico, dedito a droghe, morto giovanissimo per i suoi eccessi. Procedendo nella storia della coscienza  si perviene a periodi sempre piu' oscuri e vili, dove l'argento cede ad un metallo ancora meno prezioso, il bronzo e i guerrieri cedono la supremazia  ai mercanti, laddove non diminuiscono le violenze e le sopraffazioni, ma si fanno solo meno evidenti, piu' mascherate, piu' ipocrite
e l'elemento che era gia emerso nella eta' precedente, ovvero il denaro si fa prioritario.  Il "vir" del periodo di massima dell'eta' dei guerrieri cede il posto all'homo oeconomicus dell'eta' dei mercanti o come dico io, dei "bottegai", di una societa' equiparata ad un mero esercizio commerciale di compravendita su di un unico valore di scambio,  con pochi padroni ed una pletora di garzoni come 
vili  servitori.
 Uno schema addirittura piu' odioso di quello dei guerrieri, aggravato dallo sviluppo della tecnologia che abilmente perseguita e promossa dai padroni delle ferriere e diffusa dai loro garzoni, sopratutto con l'avvento della Rivoluzione industriale di meta' secolo XVIII, sostituisce progressivamente la specificita' umana con quella della macchina.  

lunedì 27 febbraio 2023

SUL CONCETTO DI CIVILTA'

 

Oramai mi lascio influenzare e qualche volta convincere solo da scrittori che non sono di sinistra , eh gia’ …. perche considero la sinistra (comunismo, socialismo, socialdemocrazia, anche radicalismo e all’estero laburismo o tout court i cosidetti democratici)  solo la faccia oscura, un tantino frustrata in quanto sempre invidiosa  del Liberalismo  che altro non rappresenta che i “padroni delle ferriere” e cioe’ i bottegai che da un bel po’ di secoli si sono oramai impadroniti piuttosto capillarmente del mondo e non solo quello occidentale: Dugin, De Benoist anche il nostro Giorgio Agamben sulla cui validita’ del concetto di “nuda vita” espresso nel suo propedeutico saggio “Homo Sacer” (un inciso necessario : i nove libri che formano il progetto Homo sacer acquistano il loro vero significato nel fitto gioco dei rimandi interni, ove  la ripresa e lo svolgimento dei temi di volta in volta enunciati disegnano un’architettura imponente, articolata in quattro sezioni. Nella prima viene tracciato il programma di una messa in questione dell’intera tradizione politica dell’Occidente alla luce del concetto di nuda vita o di vita sacra (Il potere sovrano e la nuda vita, 1995). Nella seconda sezione questo programma viene svolto attraverso una serie di indagini genealogiche: (Iustitium. Stato di eccezione, 2003; Stasis. La guerra civile come paradigma politico, 2015; Horkos. Il sacramento del linguaggio, 2008; Oikonomia. Il Regno e la Gloria, 2007; Opus Dei. Archeologia dell’ufficio, 2012). La terza sezione sottopone l’etica alla prova di Auschwitz (Auschwitz. L’archivio e il testimone, 1998).
La quarta sezione, infine, elabora i concetti essenziali per ripensare da capo l’intera storia della filosofia: forma-di-vita, uso, inoperosità, modo, potere destituente (
Altissima povertà, 2011; L’uso dei corpi, 2014).) L’archeologia del pensiero politico e filosofico occidentale sviluppata nel progetto Homo sacer non si limita, infatti, semplicemente a criticare e correggere alcuni concetti o alcune istituzioni; si tratta, piuttosto, di revocare in questione il luogo e la stessa struttura originaria della politica e dell’ontologia, per portare alla luce l’arcanum imperii che ne costituisce il fondamento e che era rimasto, in esse, insieme pienamente esposto e tenacemente nascosto. “È bene non dimenticarlo” , dice personalmente Giorgio Agamber in un recentissimo articolo su Quodlibet la sua eccezionale rubrica che è una sorta di faro in questo mondo  volgarizzato e sinistrato appunto dalle dominanti del pensiero e della prassi postmoderne di neoliberalismo (il padrone della bottega) e di buonismo sinistrorso (i garzoni nella stessa bottega)   “quando vediamo oggi che l’Europa, che si è costituita come un patto fra stati nazionali, non solo non ha né ha mai avuto alcuna realtà al di fuori della moneta e dell’economia, ma è oggi ridotta a un fantasma, di fatto integralmente assoggettato agli interessi militari di una potenza ed essa estranea. Tempo fa, riprendendo un suggerimento di Alexandre Kojève, avevamo proposto la costituzione di un «impero latino», che avrebbe unito economicamente e politicamente le tre grandi nazioni latine (insieme alla Francia, la Spagna e l’Italia) in accordo con la Chiesa cattolica e aperta ai paesi del mediterraneo. Indipendentemente dal fatto che una tale proposta sia o meno tuttora attuale, vorremmo oggi portare all’attenzione degli interessati che se si vuole che qualcosa come l’Europa acquisisca una realtà politica autonoma, ciò sarà possibile solo attraverso la creazione di un’Impero europeo simile a quello austro-ungarico o all’Imperium che Dante nel De monarchia concepiva come il principio unitario che doveva ordinare come «un ultimo fine» i regni particolari verso la pace. È possibile, cioè, che, nella situazione estrema in cui ci troviamo, proprio modelli politici che sono considerati del tutto obsoleti possano ritrovare un’inaspettata attualità. Ma per questo occorrerebbe che i cittadini degli stati nazionali europei ritrovassero un legame con i propri luoghi e con le proprie tradizioni culturali abbastanza forte da poter deporre senza riserve le cittadinanze statuali e sostituirle con un’unica cittadinanza europea, che fosse incarnata non in un parlamento e in commissioni, ma in un potere simbolico in qualche modo simile al Sacro Romano Impero. Il problema se un tale Impero europeo sia o meno possibile non c’interessa né corrisponde ai nostri ideali: nondimeno esso acquisisce un significato particolare se si prende coscienza che l’attuale comunità europea non ha oggi alcuna reale consistenza politica e si è anzi trasformata, come tutti gli stati che ne fanno parte, in un organismo malato che corre più o meno consapevolmente verso la propria autodistruzione” Lo ripeto , ho una ammirazione fortisssima per Agamben, ma ad essere sincero  un impero rappresentato da  Francia, Spegna e Italia con accordo della Chiesa cattolica proprio non lo vedo, anzi lo considero una vera e propria mostruosita’ non fiosse altro per l’inadeguatezza delle componenti proposte, prima fra tutte metto proprio la nostra nazione l’Italia, che la recente farsa pandemica ha mostrato,  senza se e senza ma, che e’ proprio l’Italia, forse in virtu’ della complesse e anche piuttosto vergognose vicende di formazione nazionale, il Paese che si e’ maggiormente distinto in servilismo ossequioso verso quei famosi padroni delle ferriere. La Francia le e’ subito a ruota con un Presidente e una politica davvero senza identita’ e senza dignita’, ne’ maggiore considerazione merita la Spegna. Non vedo poi perche’ da tale compagine venga esclusa la Grecia, che in termini di tradizione  e’ il Paese che ha da offrire di piu’, sia pure ammettendo che la tradizione che abbisogna oggi a qualsivoglia nuova compagine che voglia porsi come alternativa al Liberalismo quasi trionfante e suoi lacche’ entrambi tronfi, e’ quella tradizione senza tradizione,  proposta dal grande filosofo Julius Evola nel suo saggio “Cavalcare la tigre”  e che Aleksander Dugin ha ripreso a proposito di un “soggetto radicale” titolo di un suo saggio in grado appunto di traghettare non solo l’Europa, ma tutto il mondo ad accettare una visione non piu’ unipolare quale si e’ conformata la visione dominante del mondo, ma multipolare (altro saggio dello stesso autore “Teoria del mondo multipolare” ) Neppure prendo poi in considerazione quell’ accenno ad un fantomatico “accordo” con la Chiesa Cattolica: quale chiesa ? quella dei gesuiti seguaci del folle esaltato Ignazio De Loyola, con le loro ipercapitaliste idee di supremazia culturali e che annovera oggi lo stesso Capo della Chiesa, il sedicente papa Bergoglio oltre ad una nutrita schiera di laici che si dichiarano suoi seguaci come il ben noto ragionierucolo che ha infarcito la sua prassi di governo con provvedimenti che neppure i peggiori dittatori della storia si erano mai sognati di applicare e persino il mediocre precedente capo del governo italiano . Ecco semmai posso essere molto, ma molto piu’ attratto e anche favorevolmente possibilista in merito alla formazione di una nuova entita’ socio politica, fondata non sulle singole  nazionalita’ e neppure su quella alquanto improponibile oggi di un Impero, ma come osserva ancora Dugin, sull’alquanto dimenticato concetto di civilta’.  Il punto e’ che individuare la civilta’ come concetto ideologico e’. oggi che ci troviamo  nell’attuale  stadio di transizione,   piuttosto discordante  e cio’ come giustamente osserva Dugin, e’ dovuto soprattutto all’oramai compiuto passaggio dalla modernita’ alla postmodernita' che ha preso un ritmo vertiginoso in questo terzo millennio. Spengler nel suo famosissimo saggio “il tramonto dell’occidente”  comparava la civilta’  con la cultura di un popolo e quindi ne dava anche una determinata area di diffusione necessariamente ampia che poteva anche essere intesa  con il significato del termine “Impero” poi e’ arrivato Schmitt con la sua suddivisione in Imperi di terra e Imperi di mare, ma solo dopo l’avvento della eta’ dei mercanti e cioe’  dopo la buriana della epidemia di peste, molto molto gonfiata, e tutto ha preso una diversa connotazione : come definire ad esempio la piu’ palese esternazione dell’Impero di mare ovvero l’Inghilterra a partire dalla Regina Elisabetta detta la Grande  a partire dalla fine del trecento in termini territoriali, quando l’elemento marino per sua stessa struttura sfugge a qualsiasi delimitazione? Abbiamo visto che considerando tutt’altra accezione di analisi,  quella del saggio di Jaynes “il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza” la stessa coscienza e’ con tutta probabilita’ originata dall’elemento marino (i Fenici costretti a far ricorso ad una metafora io in relazione ai diversi compiti richiesti da una lunga permanenza in mare non catalogabili in prescrizioni affidate alla consuetudine ), quindi l’elemento fluido, mutevole, discontinuo, non circoscrivibile in comportamenti ritualizzati e trasmettibili metonimicamente, si pone di per se’ come elemento di rottura con un ordine precedente e tale da delinearsi costantemente come continua forzatura di limiti e quindi di nessuna considerazione di tutto quello che invece ha costituito la forza degli Imperi di terra, fondati sul concretismo della terra quindi la tradizione, gli usi, i costumi . Civilta’ puo’ quindi alternativamente significare  cambiamento e stabilita’, innovazione e tradizione e i suoi confini non sono necessariamente circoscrivibili. Eppure cio' malgrado si abbisogna di un nuovo soggetto che cancelli quello  di unipolarismo su base Liberalista di stampo anglo/statunitense diffusosi dopo il crollo del sistema comunista della URSS, che ha anche decretato il fallimento degli Stati Nazionali che appunto si sono rivelati solo meschini servi del liberalismo postmodernista,non resta che rifarsi ad un piu' variegato concetto di civilta' , non esclusivo, ma anzi fondato sul rispetto tra le diverse civilta' e mai sulla supremazia di una sola fazione :  ecco quello che Dugin chiama Multipolarismo  e ne ha anche individuato una sorta di registro di civilta'  che aggiunge a quelle  otto canoniche stabilite da Huntington  (1-occidentale,2-cinese,3-giapponese, 4-islamica, 5-indiana. 6-slavo-ortodossa, 7- latino-americana, 8-africana) quella dell'Eurasia.
Una civilta' che potrebbe comprendere anche noi gli europei che non sono allineati ai diktat dei bottegai e loro garzoni, ma che potrebbe preludere ad un qualcosa di davvero promettente, in ispecie mantenendo  quei propositi di rispetto e pluralita'  secondo il pensiero del grande filosofo e vogliamo sperarlo anche secondo la prassi operativa  di un grande statista quale si sta dimostrando Vladimir Putin, che ha dichiarato guerra non solo ad una pilotata Ucraina (pilotata proprio da quel concetto di supremazia unipolare degli USA  sostenuto e promosso dal grande capitale bancario e finanziario internazionale) ma anche a tutti i propositi di "nuovo ordine"  tramite "great reset" di cui con tutta probabilita' la recente farsa di pandemia e' stata una sorta di prova generale 

domenica 26 febbraio 2023

DIVERSI SOCIAL

 

Ecco  faccio lo stesso di quello che ho fatto con FB sul blog Lapasseggiatadellecattive, riporto articoli e commenti di Vk il social russo nel quale mi iscrissi nel 2020 quando mi resi conto che FB non garantiva quel rispetto della liberta' e giustizia che invece in terra Russa sono  rispettate. E' di prammatica che qui ci siano tutt'altre interpretazioni e quindi i miei commenti meno virulenti, anzi quasi sempre di plauso specie verso il personaggio Putin  che difatti iniziano con questa attestazione di stima  :
Grande uomo, l'unico del terzo millennio 

Weltanschauung Italia
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I punti chiave del discorso del Presidente della Federazione Russa, V.Putin, all'Assemblea Federale della Federazione Russa 21/02/2023:

🔸La Russia ha fatto tutto il possibile per risolvere la crisi ucraina con mezzi pacifici. Gli accordi di Minsk venivano utilizzati solo per prendere tempo, per organizzare l'esercito ucraino, come poi i leader occidentali hanno piú volte affermato.

🔸L'Operazione Militare Speciale è stata iniziata per proteggere la Federazione Russa e per eliminare la minaccia nazista. L'Occidente ignora il nazismo perché utilizza chiunque per combattere la Russia.

🔸La guerra è stata iniziata dall'Occidente e noi abbiamo usato e continuiamo a usare la forza per fermarla.

🔸La Russia non sta combattendo contro il popolo ucraino, ma è il popolo ucraino a essere ostaggio del regime di Kiev e dei suoi padroni occidentali che hanno occupato questo paese. L'Occidente sta usando l'Ucraina sia come ariete contro la Russia che come campo di addestramento.

🔸A febbraio del 2022 avevano pronte operazioni punitive nel Donbass, dove già avevano fatto bombardamenti e questo era in contrasto con la risoluzione dell'Onu. Dovevamo intervenire per difendere la vita delle nostre persone. La Russia farà di tutto perché nelle 4 nuove regioni torni la pace, la ripresa sociale e economica per far ripartire le imprese e il lavoro. Saranno costruite strade moderne come in Crimea.

🔸L'Occidente ha già speso più di 150 miliardi di dollari per aiutare Kiev e fornirle armi. Più l'Occidente fornirà a Kiev sistemi d'arma a lunga gittata e più la Russia sarà costretta a respingere la minaccia dai suoi confini.

🔸Kiev stava tentando di dotarsi di armi nucleari.

🔸L'obiettivo dell'Occidente è portare la Russia ad una sconfitta strategica, vogliono eliminarci per sempre. Non si rendono conto che è in gioco l'esistenza stessa della Russia.

🔸L'Occidente ha schierato contro la Russia non solo un fronte militare, informativo, ma anche economico. Ma non ha ottenuto nulla e non otterrà nulla. Il risultato del 2022 è che il Pil si è ridotto del 2,1% secondo i dati più aggiornati. La forte bilancia dei pagamenti della Federazione Russa e il lavoro stabile delle nostre banche - la Russia non ha bisogno di prendere prestiti all'estero.

🔸L'immagine dell'Occidente come rifugio sicuro si è rivelata un fantasma, un falso. Gli uomini d'affari russi che tenevano fondi lì sono stati semplicemente derubati.

🔸L'Occidente negli ultimi decenni ha fatto precipitare intere regioni nel caos.

🔸La Russia sospende la sua partecipazione al Trattato New Start.

🔸La Russia è un paese aperto e una civiltà originale, ma senza alcuna pretesa di esclusività e superiorità. La Russia sa essere amica e mantenere la parola data, non deluderà nessuno e nelle difficoltà offrirà sempre il suo sostegno, così come ha aiutato i paesi occidentali durante la pandemia.


io sono entusiasta della Meloni però per cose tutto sommato a lei indirette e in negativo verso altri e cioè per averci liberato da gente come Draghi, Speranza, Di Maio, Fico, Boldrini....per questo le sarò eternamente grato, però per cose fatte da lei e il suo governo, non tanto. Non ha preso una posizione netta contro la farsa pandemica e non ha denunciato il mercimonio dei vaccini e le abnormi, vergognose infamità commesse in nome di questi e poi non ha preso posizione contro la istituzione più infame di tutte : la UE. Spero che lo faccia per una sorta di strategia (come la foto sopra dimostra) che è si opportunismo, ma insomma bisogna andarci piano, e in ultimo la questione guerra Ucraina...eh sì a dialogare con quel guitto di Zelensky, proprio ci si perde in dignità, e andare contro Putin è sconsiderato, ipocrita e molto pericolosoi


Ecco le foto che rappresentano l'inesorabile cedimento della Meloni alle principali figure di questo postmodernismo neo liberista e totalmente assoggettato allo spirito bottegaio anglosassone e statunitense 


mercoledì 11 gennaio 2023

AGAMBEN E LA "NUDA VITA"

 


giovedì 5 gennaio 2023

DA-SEIN : TERRA O MARE ?

Esser-ci  ovvero vivere in terra o mare ?  Per uscire dalle trappole della cultura vigente , dobbiamo giocoforza rifarci ad altri parametri, seguire strade diverse "laudet diversa sequentis" -   Heidegger e Schmitt  sono paradigmatici in tal senso proprio per andare oltre la mistificazione dell'attuale cultura di post modernismo  liberista e  consumista. La globalizzazione viene presentata dalla cultura vigente come una realta' complessa e caratterizzante, preferenziando il fattore economico e riversando quindi gli effetti in termini di utilita' e bisogni su tutte le manifestazioni sociali; sappiamo bene da dove vengono  le tendenze moderne , anzi post moderne: dalla solita' mentalita' bottegaia di derivazione anglosassone che e ' riuscita,  specie dopo il momento che ha passato il suo gretto testimone agli ancora più consumistici e iper liberisti Stati Uniti a  conquistare il primato del mondo: Ecco perche' è necessario cercare di estrarre dal contesto di menzogne e falsificazioni dominante  qualche tentativo di cogliere la vera realta' sociale. Non senza una certa paradossalità, una delle costruzioni intellettuali che si dimostra più funzionale per l'individuazione di una metodologia effettiva e non costruita è costituita dall’interpretazione di Carl  Schmitt, un originalissimo e profondo pensatore  del diritto e della politica internazionali, che e' stato alquanto accantonato dalla cultura dominante da dopo il 1945, per via delle sue posizioni filo naziste. Paradossale che i piu' originali e profondi pensatori del XX secolo (Heidegger, Evola, Guenon, Junger, Eliade, Jaynes, Kuhn, Hamer, ovviamente Schmitt e anche quelli che ancora infiammano la cultura in questo terzo millennio Agamben, De Benoist, Dugin,  siano tutti in qualche modo ostracizzati dalla cultura della globalizzazione e del post modernismo. Parliamo di “paradossalità” in quanto con la polarizzazione su di un tipo di cultura strettamente correlata con l'elemento economico, quale quella emersa dopo il 1945 ovvero con la dominanza dell'elemento liberal/consumistico portato all'esasperazione dalla societa' statunitense, si e' persa, o perlomeno e' divenuta estremamente aleatoria la ricerca di una alternanza di pensiero, proprio come e' avvenuto sotto il profilo utilitaristico:  ecco quindi che  la capacità analitica attraverso cui Schmitt è riuscito ad isolare elementi essenziali della storia europeo-occidentale e quella sintetica con cui li ha poi organicamente combinati, hanno permesso alla sua visione di accogliere in sé non soltanto il passato, ma anche lo sviluppo storico ad essa successivo, donandole un tratto che, visto con occhi contemporanei, risulta quasi profetico.   Riflettere oggi sul saggio di Schmitt Terra e mare con la minaccia di una globalizzazione  che per molti versi  si sta affermando significa privilegiare  un punto di vista contenutistico, poiché non è la dimensione strettamente giuridica a prevalere, quanto quella storica. E siccome  «Terra e Mare» e’ soprattutto  una grande lezione di metodologia storica, che mostra la fruttuosità di un approccio trans-disciplinare, che spazia dalla geografia alla filosofia, dal diritto alla storia della scienza e della tecnica, in grado di conciliare fenomeni particolarissimi e processi, si puo’ affermare che in esso viene sviluppata  una visione in grado di accogliere in sé non soltanto il passato, ma anche lo sviluppo storico ad essa successivo, donandole un tratto che, visto con occhi contemporanei, risulta quasi profetico.. Il principio storico-filosofico che sta alla base della trattazione corrisponde all’idea secondo cui la prassi umana è in primo luogo determinata dallo spazio in cui il soggetto si trova a vivere: questa sua “situazione” è dunque all’origine tanto della sua percezione del mondo, del suo modo di concepire lo stesso spazio, quanto della modalità di formazione e conduzione delle relazioni sociali. Ma se la prassi è rivolta all’esigenza di amministrazione di un certo spazio, ad orientarla saranno per primi gli elementi di cui tale spazio è composto:  giustappunto terra e/o mare. Tale rapporto di causazione non è però da intendersi unilateralmente, perché se da un lato gli elementi condizionano il comportamento individuale e collettivo, resta sempre nelle possibilità del soggetto «decidersi per» un determinato elemento  e condurre con ciò un’esistenza prevalentemente marina o terrestre.  Epocale e’ l’affermazione di Schmitt “La storia universale è una storia della lotta delle potenze del mare contro le potenze della terra e delle potenze della terra contro le potenze del mare». L’immagine che nella tradizione del pensiero cattura meglio questa realtà è la metafora cabalistica dello scontro tra il Leviatano e il Behemoth: dove il primo cerca di stremare e soffocare il secondo, questo tenta invece di azzannare e trafiggere a morte il suo avversario. In questa metafora sono evidentemente racchiusi i due diversi modi con cui le potenze marittime e terrestri si presentano allo scontro: mentre i popoli del mare cercano di colpire indirettamente il nemico privandolo di risorse e alleati per portarlo al cedimento, i popoli della terra optano invece per uno scontro frontale attraverso cui annientare direttamente le forze avversarie. La storia europea è stata dominata per la maggior parte del suo corso dall’elemento della terra. Tali è infatti nella sua essenza la gran parte degli imperi e dei grandi regni del passato, come l’Impero romano o quello carolingio. Ma anche tra quelle che possono esser definite come “potenze del mare”, come ad esempio Venezia o Atene, l’elemento della terra rimane in ogni caso largamente presente, tanto da impedire di connotare l’esistenza di questi popoli come determinata definitivamente dal mare. Questa situazione inizia per la prima volta a modificarsi con l’epoca delle grandi scoperte geografiche, quando l’oceano entra a far stabilmente parte dello spazio percorso dai popoli europei. La rilevanza storica delle scoperte è tale da renderle, come presto si motiverà, tra le principali cause della più significativa «rivoluzione dello spazio» dell’intera storia umana. È opportuno mettere in risalto che il concetto di «rivoluzione dello spazio» non viene da Schmitt inteso come semplice allargamento degli orizzonti e delle conoscenze geografiche, quanto più come radicale modificazione della «struttura del concetto di spazio stesso», che porta ad avere una diversa percezione anche dello spazio già conosciuto e abitualmente percorso. Il canonico esempio di ciò è l’Inghilterra che, tra il XVI e il XVII secolo, inizia concepire se stessa non più come «un pezzo di terra ferma» circondata dall’acqua, ma come una «nave» o un «pesce». L’elemento di assoluta novità che le nuove scoperte geografiche comportano risiede nel fatto che, per la prima volta, la rappresentazione mitica del Mondo viene sostituita da una empirica e scientifica. Possiamo addirittura affermare che in questo momento si sviluppi il concetto di Mondo, così come noi oggi lo intendiamo. Una volta acquisita tale consapevolezza, nasce simultaneamente per gli europei l’ambizione e la necessità di dare un ordine allo spazio planetario, ma sulle prime vengono a scontrarsi due diversi progetti d’ordine, il primo per un’egemonia delle potenze della terra cattoliche, il secondo per un’egemonia delle potenze del mare calviniste.
Il culmine dello scontro è raggiunto con la Guerra dei Trent’anni (1618-1648), la prima «guerra civile europea». Se da un lato però i territori d’oltremare hanno inizialmente scatenato le pulsioni egemoniche delle potenze europee, dall’altro è la stessa nuova situazione geopolitica a permettere il raggiungimento di un equilibrio di inedita efficacia, nato proprio dal compromesso tra terra e mare: nasce così il primo diritto internazionale mondiale della Storia, lo jus publicum Europaeum. La “costituzione materiale” di un tale ordinamento si fonda su tre elementi: l’equilibrio tra le superfici degli stati nazionali in Europa, il libero mare e la disponibilità di immensi spazi al di fuori del Vecchio Continente, o disabitati o abitati da popolo non europei, che in quanto tali posso essere solo oggetto e mai soggetto del diritto. Questo tipo di ordinamento dà avvio alla secolarizzazione della vita pubblica, che a sua volta consente una, fino a quel momento impossibile, razionalizzazione della guerra, articolata attraverso il riconoscimento reciproco tra gli stati nazionali e dunque sulla possibilità di distinzione tra justus hostis, lo stato nazionale europeo appunto. Ciò segna la possibilità di superamento della “guerra totale” che aveva caratterizzato i conflitti di religione appena combattuti, dove il nemico “infedele” non poteva godere di alcuna considerazione e tutela giuridica, e segna invece l’inizio della «guerra-duello», combattuta esclusivamente da eserciti regolari e senza fini di annientamento. Contro i popoli non-europei, che come abbiamo visto non dispongono di alcun riconoscimento giuridico, resta invece la possibilità di impiegare qualsiasi mezzo o strategia militare. Lo jus publicum Europaeum si presenta come un ordinamento di forte impronta romana e accentrato attorno alla statualità. Questi elementi ci suggeriscono il prevalere delle logiche della terra su quelle del mare. Cionondiméno il mare acquisisce al suo interno un’importanza crescente in modo proporzionale all’ascesa dell’Impero britannico, prima potenza ad «essersi decisa interamente per l’elemento del mare». Il mare, formalmente libero e de facto egemonizzato dall’Inghilterra, diventa allo stesso tempo condizione materiale e metafora della libertà di commercio, quindi del concetto moderno, di ovvia derivazione anglosassone, di mercato e di commercio quindi del predominio dell’elemento economico tout court. Il mare, e soprattutto l’oceano, non è infatti soltanto lo spazio attraverso cui si svolgono concretamente i commerci, ma costituisce anche il momento in cui l’individuo si distacca dalla comunità di appartenenza, dove lo stato cessa di esistere e lo spazio si ritrova privo di forma. Se la terra permette di essere misurata, distribuita e amministrata attraverso la legge, il mare rifugge a tale forza ordinatrice. Il mare è al contempo res omnium o res nullius, rimane cioè stato di natura. Sulla base di tali modelli concettuali, già all’interno della cornice dello jus publicum Europaeum, si viene a formare, a fianco del «diritto internazionale inter-statale», un «diritto privato internazionale» che travalica la statualità e si pone come garante della libertà economica degli individui. Appellandosi ai principi di questa nuova forma di diritto, l’Inghilterra riesce così a penetrare economicamente nei territori degli stati nazionali senza che questi riescano sempre a trovare efficaci strumenti giuridici di contrasto. Il sostanziale equilibrio tra logiche marine e terrestri, così come la condizione di relativa pace tra gli stati europei, si incrina paurosamente per il perseguire sempre lei l’Inghilterra, come la definiva Napoleone “la nazione bottegaia”,
 un intento di predominio su tutti gli altri stati in forza dell’elemento economico sfruttando l’obsolescenza della politica Metternichiana  impostasi  subito dopo la sconfitta di Napoleone nel 1815 e perpetuatasi per oltre trent’anni (1815-1848). Vediamo cosi’ “la nazione bottegaia” fomentare sommosse, rivolte, rivoluzioni facendo leva su di un fumoso anelito di indipendenza con carattere  nazionalista  nel famoso 1848 ( Regno delle Due Sicilie, Francia, Lombardo Veneto, Austria stessa , financo il Papato) per essere l’anno seguente in questa prima istanza clamorosamente debellata dappertutto, grazie anche ad un rinnovato senso di solidarieta’ delle potenze di terra (soprattutto Austria e Russia in occasione della guerra contro l’Ungheria).
Molto piu’ riuscita la seconda uscita delle macchinazioni del
  principio talassico rappresentato dall’inghilterra, che riesce in occasione della Guerra di Crimea del 1853/55  a dividere  giustappunto Russia e Austria  e addirittura a venirsi contro , avvalendosi sull’oramai totale assenza, per ragioni anagrafiche,  del grande tessitore degli interessi delle potenze di terra ovvero il Principe Metternich (oramai ultra ottantenne)  e di converso anche per l’opposto 
motivo della troppa giovane eta’, ovvero sfruttare l'inesperie-
za dell’Imperatore Franz Joseph. L’equilibrio  si volge decisamente verso il mare  con la Prima grande guerra europea  che addirittura diviene mondiale per l’intervento degli Stati Uniti d’America, che di li’ a poco con una seconda guerra mondiale , raccoglieranno il testimone  di grande nazione bottegaia  e piena rappresentante delle potenze di mare. Gia’ con la prima di queste guerre “mondiali “ le potenze di terra erano uscite decisamente sconfitte  (Impero Germanico e Impero Asburgico) e parimenti annientato era risultato l’Impero Russo, anche se non nei termini voluti dall’ancora determinante Inghilterra, in quanto il crollo degli Zar aveva portato ad una non prevista affermazione del bolscevismo, una sorta di anomalia di copione della storia , per certi versi un po' alla maniera di Napoleone che nato da in seno alla Rivoluzione Francese ne aveva col suo velleitario cesarismo stravolto gli elementi di adesione al principio economico e quindi marittimo. L’ordine che sorge dalle ceneri del secondo conflitto mondiale pero’  si presenta come qualcosa di estremamente diverso dallo jus publicum Europaeum, a partire dal fatto che l’Europa non è più il centro del nuovo ordinamento, ma è stata invece inglobata dall’Occidente, entrando così a far parte dell’area di influenza americana.L’egemonia sull’emisfero occidentale da parte degli Stati Uniti, eredi spirituali dell’Impero britannico, sancisce la definitiva affermazione del mare. In questo senso si possono rintracciare una serie di linee di tendenza che partono dal declino della statualità e della dimensione pubblica, procedono nella deteriorializzazione del diritto, con la complementare diffusione di modelli di common law, fino ad arrivare ad una complessiva in-formalizzazione delle relazione sociali, che i sociologi hanno colto nella nozione di «società liquida». Tuttavia la società liquida o la piena affermazione di un Nomos del mare non sono ancora la realtà della globalizzazione. Questa segna infatti l’avvento dell’elemento dell’aria nelle relazioni sociali e nella loro codificazione. Già dalla seconda metà dell’Ottocento la tecnologia ha reso l’elemento dell’aria finalmente accessibile e “percorribile” per l’uomo attraverso una serie di invenzioni (come l’aereo, il telefono o la radio). Ciò ha però solo marginalmente toccato le relazioni socio-politiche, che hanno per lo più proseguito lungo il binario terra-mare. Lo sviluppo e diffusione di ulteriori tecnologie al termine del XX secolo (fra tutte: computer e internet) hanno invece prodotto una rivoluzione antropo-sociologica di rilevante portata. Se, ad esempio, il mare fino a qualche decennio fa poteva valere come metafora efficace del mercato, oggi questo, con il primato della finanza sull’economia reale e la conseguente diffusione dell’ «economia immateriale», si mostra perlopiù come una realtà “gassosa”. Anche a livello sociale assistiamo ad una “vaporizzazione” dei legami tra gli individui, dell’appartenenza di classe, delle forme dell’interazione politica ecc. che ci inducono a leggere, l’evoluzione della società occidentale nel Novecento secondo un andamento che va dal solido al gassoso. Ciò non ci autorizza ancora parlare di un “Nomos dell’aria” in riferimento all’ordine mondiale della globalizzazione, sia perché l’elemento aeriforme non ha ancora portato allo sviluppo di significative innovazioni, quali potrebbero essere peculiari istituzioni giuridiche, sia perché tale elemento non è certo attualmente dominante. Volendo proporre in conclusione una valutazione complessiva della dottrina schmittiana appena esposta, possiamo definire questa maestosa costruzione intellettuale, facendo nostre le parole del filosofo Carlo Galli, come una «contro-filosofia della storia» rispetto all’auto-interpretazione della globalizzazione liberal-democratica. Dove infatti questa professa l’universalità dei propri principi, Schmitt rivela tanto la limitatezza nella possibilità di replicazione quanto la particolarità degli interessi perseguiti; laddove si crede di scorgere necessità, Schmitt smaschera la contingenza.






L'UNIVERSO UBBIDIENTE (O NO)?

  L’intero Universo potrebbe,  e dico potrebbe, obbedire alle leggi che un gruppetto di geni dei primi trent’anni del XX secolo,  era andato...